Roma, la Metro C arriva nel cuore della Storia: inaugurate le nuove stazioni Webuild per una Capitale sempre più green.

FRV News Magazine • 29 dicembre 2025

Share this article

Un nuovo capitolo per la mobilità romana: e’ stato inaugurato nel corso di questo mese le attese stazioni della Linea C della metropolitana, Colosseo e Porta Metronia, portando il tracciato sempre più verso il cuore della Capitale e offrendo una connessione fondamentale da Sud-Est verso il centro, grazie alla realizzazione dell'imponente progetto guidato da Webuild (consorzio Metro C). 

 

Una Connessione Strategica da Sud-Est al Centro Storico 
Con l'apertura di queste nuove fermate, la Linea C si estende, collegando quartieri densamente popolati come Centocelle, 
Pigneto, Appio Latino e il Centro Storico (Colosseo), snellendo drasticamente i tempi di percorrenza e riducendo il traffico veicolare. 

 

Un'Opera di Ingegneria Sostenibile 
Il progetto, curato da Webuild, rappresenta un'eccellenza ingegneristica che integra soluzioni sostenibili e tecnologie avanzate, minimizzando l'impatto sull'ambiente urbano e valorizzando il patrimonio archeologico. Questa infrastruttura, che si estende da est a ovest attraversando zone storiche, è una colonna portante per il futuro della mobilità romana, con l'obiettivo di estendersi ulteriormente e servire tutta la città. 

 

Il Futuro della Metro C 
L'apertura di queste due stazioni segna un passo cruciale verso il completamento della Linea C, un'infrastruttura che, una volta terminata, permetterà di attraversare Roma da est a ovest, collegando in modo efficiente le periferie al centro storico e i nodi di scambio principali. 

 

Webuild Conferma il suo Impegno 
"Siamo orgogliosi di aver realizzato un'opera di tale portata, che migliora la vita quotidiana dei cittadini e posiziona Roma all'avanguardia nella mobilità sostenibile," ha dichiarato un portavoce di Webuild. "La Linea C è un progetto complesso, che ha richiesto soluzioni innovative e un forte impegno per la tutela del territorio, confermando il nostro ruolo di leader nelle grandi opere infrastrutturali.

 

 

 

Frv news redazione

 

Recent Posts

Autore: AGENZIA DIRE 21 marzo 2026
Nelle indagini sul deragliamento di Milano che ha causato due morti emerge una telefonata di tre minuti e 40 secondi fatta dall'autista pochi istanti prima dell'incidente Spunta una telefonata sospetta nella vicenda del deragliamento del tram numero 9 a Milano, che il 27 febbraio alle 16.11 è uscito dalle rotaie andando a schiantarsi contro un palazzo all’angolo tra via Vittorio Veneto e via Lazzaretto. Si tratta di una telefonata di tre minuti e 40 secondi che l’autista del mezzo, Pietro M., avrebbe fatto a un collega subito prima dello schianto in cui sono morte due persone. Tra la chiusura della telefonata (ovviamente vietatissima quando si è alla guida di tram e autobus) e lo sbandamento, scrive il Corriere della Sera, sarebbero passati appena 12 secondi. E proprio in quei frangenti risulta una fermata saltata, lo scambio non azionato e la curva imboccata a tutta velocità. Pochi istanti dopo, il deragliamento. Insomma, se fino a oggi si era parlato quasi certamente di malore, l’emergere di questa telefonata potrebbe cambiare le cose. A CHI AVEVA TELEFONATO L’AUTISTA L’autista del tram, che è indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose, ha 60 anni e una lunga carriera in Atm. I colleghi hanno detto di lui che è sempre stato un guidatore molo prudente e, anzi, raccontavano che andava anche troppo piano (e veniva ‘raggiunto’ da chi aveva il turno dopo di lui). La chiamata di quel giorno, Pietro M. l’aveva fatta ad un collega, un altro altro autista, e il Corriere racconta che lo avrebbe chiamato per parlargli del dolore a un piede che si era procuratore poco prima aiutando una passeggero disabile a scendere dal tram. Nell’incidente del 27 febbraio sono morte due persone: Ferdinando Favia di 59 anni e l straniero Okon Johnson Lucky di 49 anni. I feriti sono stati più di 50.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 21 marzo 2026
Oggi, in tutta Italia, si celebra la Giornata Nazionale della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, un appuntamento istituito ufficialmente per legge il 21 marzo di ogni anno. In questa data, che coincide con l'inizio della primavera, la nostra comunità si unisce alla rete nazionale promossa da Libera e Avviso Pubblico per onorare gli oltre 1.100 nomi di vittime innocenti – servitori dello Stato, magistrati, giornalisti, imprenditori e semplici cittadini – che hanno perso la vita per mano della criminalità organizzata. Il Valore della Memoria e dell'Impegno Il tema di quest'anno invita a trasformare il ricordo in azione quotidiana. Come sottolineato dal simbolo della formica, scelto per l'edizione 2026, la lotta alle mafie non è solo compito della magistratura o delle forze dell'ordine, ma richiede uno sforzo corale di cittadinanza attiva. "Fare memoria" significa impegnarsi affinché la verità e la giustizia non restino velate, sostenendo i familiari delle vittime nel loro percorso di dignità e coraggio. Le Iniziative
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 21 marzo 2026
È stata confermata l’identità delle due vittime dell’esplosione avvenuta nella serata di giovedì 19 marzo all'interno del Parco degli Acquedotti. Si tratta di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, figure già note agli organi di polizia per la loro vicinanza ai gruppi dell'anarco-insurrezionalismo. Secondo le ricostruzioni della DIGOS e degli artificieri, i due sarebbero rimasti uccisi mentre stavano confezionando un ordigno artigianale ad alto potenziale. La deflagrazione accidentale della miscela chimica ha provocato il crollo del solaio dell’ex casa cantoniera che utilizzavano come base logistica. Le autorità collegano l’attività della coppia alla mobilitazione anarchica contro il regime di 41 bis, ipotizzando che la bomba dovesse essere utilizzata per un’azione imminente nella Capitale.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 21 marzo 2026
L’Italia dell’atletica resta sul gradino più alto del podio grazie ad Andy Diaz. Con una prova di forza straordinaria a Torun, l’azzurro ha conquistato la medaglia d’oro, confermandosi campione mondiale indoor nel salto triplo. Subito dopo il successo, Diaz ha espresso tutto il suo orgoglio ai microfoni di Sky Sport, sottolineando il momento magico dello sport italiano: "Siamo un’Italia vincente. Dopo i successi di Kimi Antonelli e Jannik Sinner, l’atletica non poteva essere da meno. Non potevo restare indietro". Il campione azzurro non si è però fermato alle celebrazioni, spostando immediatamente l’obiettivo verso i prossimi appuntamenti all'aperto e lanciando un guanto di sfida diretto al suo grande rivale, il portoghese Pedro Pichardo: "Ti aspetto all'Europeo". Con questa vittoria, Diaz si conferma leader globale della disciplina, trascinando una Nazionale sempre più protagonista nel panorama sportivo internazionale.
Autore: REDAZIONE 21 marzo 2026
La scossa più significativa alle ore 2.46 di magnitudo 4.6 a Nord di Cefalù, a Ovest di Alicudi, a una profondità di 29 chilometri con epicentro nel mar Tirreno meridionale Notte di paura a Palermo per delle scosse di terremoto che si sono avvertite in diverse zone della città. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia parla di uno sciame sismico in corso nell’area delle Isole Eolie, con epicentro in mare, tra Alicudi e Palermo. Secondo i dati ufficiali, nelle ultime ore si sono susseguite almeno 15 scosse intorno all’arcipelago eoliano. La più significativa quella registrata alle ore 2.46 di magnitudo 4.6 a Nord di Cefalù, a Ovest di Alicudi, a una profondità di 29 chilometri con epicentro nel mar Tirreno meridionale. Appena tre minuti dopo, alle 2.49, un’altra scossa - stavolta di magnitudo 4.3 - è stata registrata nella stessa area. A queste due scosse, le più forti finora registrate, sono seguite numerose repliche di minore intensità, comprese tra magnitudo 2.0 e 3.0, che hanno caratterizzato un vero e proprio sciame sismico con oltre 15 eventi rilevati in un paio di ore, dalle 1.19 alle 4.28. In molte zone, soprattutto lungo la fascia costiera tra Palermo e Messina, il terremoto è stato percepito in modo netto. Nonostante l’intensità delle scosse principali, non risultano al momento danni a persone o cose.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 21 marzo 2026
Matteo Berrettini vola al terzo turno dell'Atp Masters 1000 di Miami. L'azzurro, al secondo round, supera in 2 set il kazako Alexander Bublik, testa di serie numero 10. Berrettini si impone per 6-4, 6-4 in 1h28'. Il romano affronterà il vincente della sfida tra l'argentino Mariano Navone e il monegasco Valentin Vacherot, testa di serie numero 24.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 21 marzo 2026
Nelle ultime ore si è registrata una gravissima escalation della tensione internazionale a seguito di una serie di attacchi incrociati che coinvolgono Iran, Stati Uniti e Israele. L’attacco a Diego Garcia Secondo fonti ufficiali citate dal Wall Street Journal, l’Iran ha lanciato due missili balistici a raggio intermedio verso l’isola di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, sede di una strategica base militare americano-britannica. L’operazione non ha causato danni alla struttura: Il primo vettore ha subito un malfunzionamento tecnico durante la traiettoria. Il secondo è stato intercettato con successo da un sistema SM-3 lanciato da una nave da guerra statunitense. Resta incerta la tempistica esatta dell'azione, che segna però un precedente di estrema gravità per la portata geografica dell'offensiva iraniana. La risposta di Israele Contemporaneamente, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dato il via a una serie di "attacchi mirati" su larga scala. Gli obiettivi includono postazioni di Hezbollah a Beirut e, in una mossa senza precedenti, "obiettivi terroristici" direttamente a Teheran. In Libano, i media locali riportano il primo bilancio civile del raid: un morto e due feriti a seguito della distruzione di un’abitazione nel sud del Paese. Fronte energetico e sanzioni  Parallelamente allo scontro militare, si muove la diplomazia economica. Gli Stati Uniti hanno autorizzato la vendita del petrolio iraniano già in fase di navigazione. La deroga resterà valida fino al prossimo 19 aprile, una misura volta probabilmente a stabilizzare i mercati petroliferi in attesa di ulteriori sviluppi della crisi.
Autore: a80d0376_user 21 marzo 2026
Il Presidente: "Valutiamo la graduale riduzione dei nostri enormi sforzi militari in Medio Oriente" Donald Trump valuta il ridimensionamento dell'impegno militare degi Stati Uniti nella guerra contro l'Iran. Lo Stretto di Hormuz dovrà essere sorvegliato dai paesi che lo utilizzano. Il presidente americano per la prima volta, in maniera esplicita, fa riferimento ad un primo passo indietro dopo 3 settimane di conflitto innescato dagli attacchi del 28 febbraio. "Ci stiamo avvicinando sempre di più al raggiungimento dei nostri obiettivi mentre valutiamo la graduale riduzione dei nostri enormi sforzi militari in Medio Oriente in relazione al regime terroristico iraniano", dice Trump in un post su Truth social. L'affermazione, una novità nel diluvio di dichiarazioni e post del numero 1 della Casa Bianca, in realtà sembra in contrasto che le indiscrezioni relative alle operazioni in corso: il Pentagono sta trasferendo almeno 2.200 Marines nell'area del conflitto, dove dovrebbero giungere almeno altre 3 navi. Non proprio segnali di un imminente 'rompete le righe'. Per Trump, evidentemente, la missione è quasi conclusa. "Posso dire che abbiamo vinto a livello militare. Possiamo dialogare, ma non voglio un cessate il fuoco. Non si fa un cessate il fuoco quando si sta annientando completamente l'altra parte. Non hanno una marina, non hanno un'aviazione, non hanno equipaggiamento, non hanno vedette, non hanno difese aeree, non hanno radar. E tutti i loro leader sono stati eliminati, a tutti i livelli", ripete. Gli obiettivi centrati Nel messaggio su Truth, il presidente elenca i 5 target che l'operazione Epic Fury ha consentito di raggiungere: "1. Demolire completamente le capacità missilistiche iraniane, i sistemi di lancio e tutto ciò che è collegato. 2. Distruggere la base industriale della difesa iraniana. 3. Eliminare la Marina e l'Aeronautica, compresi i sistemi di difesa aerea. 4. Non permettere mai all'Iran di avvicinarsi alla capacità nucleare e essere sempre in una posizione tale da consentire agli Stati Uniti di reagire rapidamente e con forza a una tale situazione, se si dovesse verificare. 5. Proteggere, al massimo livello, i nostri alleati mediorientali, tra cui Israele, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait e altri", scrive il presidente snocciolando l'elenco, nel quale non viene menzionato il tema del 'regime change'. "Stiamo avendo difficoltà, vogliamo parlare con loro, ma non c'è nessuno con cui parlare", ironizza Trump davanti a microfoni e telecamere. "I loro leader sono tutti spariti -aggiunge- il gruppo successivo di leader è sparito e anche quello ancora successivo è quasi tutto sparito, Ed ora nessuno vuole più essere un leader. Non abbiamo nessuno con cui parlare e sapete, a noi piace che sia così". Lo Stretto di Hormuz non è un problema Usa Quindi, Trump affronta - ancora una volta - il nodo relativo allo Stretto di Hormuz . La via del petrolio è di fatto bloccata di fatto dall'Iran, con la paralisi del traffico del greggio e con effetti dirompenti sui mercati. Gli Stati Uniti, che hanno ottenuto dal Regno Unito l'uso delle basi britanniche, potrebbero agire in tempi brevi per liberare lo Stretto: un'azione è un'ipotesi concreta a giudicare dai movimenti di navi e truppe verso la regione. Quando la situazione sarà stata risolta, "lo Stretto di Hormuz dovrà essere sorvegliato e controllato, se necessario, dalle altre nazioni che lo utilizzano. Gli Stati Uniti non lo usano. Se ci verrà chiesto, aiuteremo questi Paesi nei loro sforzi per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, ma non dovrebbe essere necessario una volta eliminata la minaccia iraniana. È importante sottolineare che per loro sarà un'operazione militare semplice", dice. I paesi in questione comprendono gli alleati della Nato - definiti qualche ora prima "codardi" per il mancato sostegno agli Usa -, la Cina e il Giappone. "Sarebbe bello" se Pechino e Tokyo si unissero agli sforzi per riaprire lo Stretto. "Noi non ne abbiamo bisogno. L'Europa ne ha bisogno. La Corea, il Giappone, la Cina e molti altri ne hanno bisogno: quindi dovranno farsi coinvolgere".
Autore: AGENZIA DIRE ORE: 20.46 20 marzo 2026
La premier: "Sicuramente non è stata una bella campagna elettorale perché c'è stato il tentativo di 'buttarla in caciara' per individuare il nemico" In caso di vittoria del No “mi preoccupa il messaggio che in questa nazione le cose che non funzionano non si possono cambiare e che noi non siamo in grado di guardare avanti, di correggere le storture del sistema, che dobbiamo rimanere sempre identici a noi stessi anche se sappiamo che ci sono delle cose che non funzionano”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni intervistata in occasione dello speciale sul referendum del Tg La7 in onda stasera. E, per Meloni, “non è una cosa che paga il Governo, la pagherebbero i cittadini. È una sfida tra chi vuole rimanere sempre identico, tra chi vuole difendere lo status quo sapendo che in quello status quo si annidano privilegi e storture, e chi vuole guardare avanti e modernizzare, per consegnare ai propri figli una nazione migliore di quella che ci è stata consegnata”. Domenica e lunedì, ha ribadito la premier, “non si vota sulla Meloni”. Con il No “ti tieni la Meloni e intanto non hai riformato una giustizia che in Italia non funziona: la Meloni si può mandare a casa fra un anno, ci sono le elezioni politiche, ma adesso noi non stiamo votando su questo, stiamo votando su una riforma sacrosanta. Si lancia una lepre da rincorrere per non guardare la realtà delle cose”. MELONI: NESSUN CONTRACCOLPO, I GOVERNI LI IMPALLINANO LE MAGGIORANZE.. Meloni non vede “contraccolpi di natura politica indipendentemente da come il referendum dovesse andare, e particolarmente non per il Governo: sappiamo tutti che i Governi di solito vengono impallinati dalle proprie maggioranza, non dalle opposizioni. E la maggioranza è solida e lo è stata anche in questa campagna, a differenza delle opposizioni”. MELONI: FAMIGLIA BOSCO? C’ENTRA, CON RIFORMA PRINCIPIO RESPONSABILITÀ I casi giudiziari e di cronaca citati durante la campagna referendaria “c’entrano eccome, perché questa è una riforma sulla responsabilità e sulla meritocrazia nella giustizia. Il caso della famiglia nel bosco, al di là dell’approccio ideologica con cui questa vicenda è stata trattata, evidenzia una negligenza perché non si valuta l’impatto sui bambini, si dimentica di chiamare l’interprete. E introdurre il principio della responsabilità affronta queste questioni molto meglio”, ha aggiunto Meloni. MELONI: PERCHÉ HO CITATO GARLASCO? RACCONTA MALFUNZIONAMENTO SISTEMA “Perché ho citato Garlasco? Sono fatti specifici che raccontano il malfunzionamento di un sistema. Se voi dite che l’ho citato probabilmente lo avrò fatto perché è un caso di giustizia che sta impattando molto e che ha coinvolto anche dei magistrati che al tempo non avevano fatto il loro lavoro. Ho raccontato mille altri casi che raccontano il malfunzionamento di quel sistema”, ha detto Meloni aggiungendo che questa “non è una riforma fatta contro i magistrati, è una riforma fatta per tutta la magistratura. Ed è la ragione per cui moltissimi magistrati autorevolissimi la stanno sostenendo con coraggio”. MELONI: NON È STATA BELLA CAMPAGNA, HANNO PROVATO A BUTTARLA IN CACIARA “Sicuramente non è stata una bella campagna elettorale, anche perché c’è stato questo tentativo di ‘buttarla in caciara’ per individuare il nemico, spaventare la gente e dire cose che non c’entravano niente”, ha spiegato la premier. “Ho trovato veramente orrendo- ha sottolineato Meloni- il fatto di dover mentire per essere convincenti, e questo è accaduto prevalentemente da parte del fronte del No. Dopodiché ovviamente i toni che sono stati utilizzati hanno portato a dei falli di reazione anche nella nostra metà campo, ed ecco perché non è stata una campagna elettorale”.
Autore: AGENZIA DIRE 20 marzo 2026
Un taglio di 24,4 centesimi al litro. Avanti con i controlli della Gdf per chi non ha ancora adeguato i listini Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, sulla base degli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit, alle ore 8 di oggi, venerdì 20 marzo, quasi il 60% degli impianti di distribuzione in Italia (12.107 punti vendita) ha ridotto i prezzi in seguito al taglio delle accise disposto dal Governo. Una nuova rilevazione è prevista nel pomeriggio. Tutte le principali compagnie petrolifere operanti nel Paese hanno inoltre adeguato i propri prezzi consigliati, con una riduzione di 24,4 centesimi di euro al litro, in linea con il provvedimento adottato in Consiglio dei ministri. IL PREZZIO MEDIO PER BENZINA E GASOLIO Il prezzo medio dei carburanti rilevato questa mattina in modalità self-service sulla rete stradale nazionale è pari a 1,734 €/l per la benzina e 1,978 €/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, il prezzo medio self-service si attesta invece a 1,812 €/l per la benzina e 2,048 €/l per il gasolio. MA UN IMPIANTO SU DIECI HA AUMENTATO I PREZZI Dalle ultime rilevazioni del Mimit emerge inoltre che l’11,4% degli impianti, oltre a non aver ancora ridotto i prezzi al taglio delle accise, ha addirittura aumentato i prezzi esposti: il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha già trasmesso alla Guardia di Finanza l’elenco di questi distributori, affinché vengano effettuati i necessari controlli ai sensi del nuovo regime speciale previsto dal decreto-legge approvato dal Governo. Gli esiti dei controlli saranno trasmessi anche all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per l’eventuale avvio di procedimenti sanzionatori e, nei casi in cui emergano profili di rilevanza penale, all’autorità giudiziaria.
Show More