Schiaffi alla bolognese
Il direttore d’orchestra Arturo Toscanini si rifiuta di eseguire “Giovinezza” prima di un suo concerto.
È il 1931 e ne nascerà un duro scontro con una delegazione fascista, raccontato con vividezza da Stefano Casertano.
Bologna, 14 maggio 1931. Il celeberrimo, già allora, direttore d’orchestra Arturo Toscanini darà un concerto al Teatro Comunale e c’è grande attesa per l’evento. Ma c’è un “ma”, e bello grosso: Toscanini si rifiuta infatti di eseguire “Giovinezza”, inno del Partito nazionale fascista, prima del concerto. Apriti cielo! Per tutta la giornata si tiene una spasmodica negoziazione tra Toscanini, uomo non certo noto per la sua arrendevolezza, e una delegazione fascista in visita da Roma, fino all'assalto davanti all'ingresso artisti del teatro e la fuga di Toscanini dalla città.
È una storia che si svolge nell’arco temporale di 24 ore e che coinvolge, oltre a Toscanini e a sua moglie Carla De Martini, il ministro delle Comunicazioni Costanzo Ciano, il sottosegretario agli Interni (ed ex-podestà di Bologna) Leandro Arpinati, e il direttore del Teatro Comunale, il letterato e vice-podestà Giuseppe Lipparini, quella che racconta Stefano Casertano nel suo libro “A morte Toscanini!” (Bertoni editore).
Un libro che narra vicende rigorosamente vere, anche se romanzate, frutto dello studio di sei diversi resoconti sulla giornata, che l’autore ha reperito in archivi e biblioteche a Bologna, Firenze, Parma e Roma.
E bene ha fatto, visto che questa pagina di storia, dove musica e regime si incontrano (anzi, si scontrano) può essere anche poco conosciuta dai più.
Stefano, che cosa l’ha incuriosita e spinta e raccontarla?
“Gli ‘schiaffi a Toscanini’ sono una commedia reale. C'è tutto: il contrasto tra cultura e potere, tra genio italico e cialtroneria italiana, tra ego e talento. È qualcosa di tragico, ma a suo modo - con la distanza del tempo - buffonesco e, a tratti, grottesco. È perciò un ritratto del nostro amato paese, nel bene e nel male. “
I fatti di Bologna furono determinanti perché Toscanini, già in rotta con il fascismo, decidesse di vivere negli Stati Uniti. Cosa la affascina maggiormente, se è possibile estrapolare una sola caratteristica, della figura di Toscanini?
“La dedizione assoluta al suo genio musicale. Toscanini non si presta ad alcun tipo di compromesso: è pronto a mettere in gioco tutto (carriera, famiglia, status) pur di preservare la purezza della musica e della sua arte. Dobbiamo però ammettere che una simile intransigenza è un lusso che solo i geni si possono permettere.”
Lei è scrittore ma anche regista. Al momento di accingersi a scrivere “A morte Toscanini!” aveva già in mente che la storia sarebbe potuta diventare anche una sceneggiatura, come poi è stato, con il testo che è assegnatario dei contributi selettivi da parte del Ministero della Cultura per "Particolare qualità artistica" e con l’inizio riprese previsto per il 2026?
“Il percorso creativo è stato parallelo e la scrittura del libro ha influenzato quella della sceneggiatura, e viceversa. Visualizzare le scene come un film arricchisce la narrazione - e la narrazione contribuisce a esprimere meglio il percorso cinematografico.”
Nelle note del libro si aprono tante storie parallele alla vicenda principale di Toscanini. Quali suggerirebbe al lettore più curioso di approfondire?
“Ho una passione particolare per tre vicende, tutte rigorosamente inventate. La prima è la biografia del direttore della Banda dei Ferrovieri, Ottino Ranalli, uomo di buon carattere e umili origini. La seconda è la vicenda matrimoniale di un artista fallito, il maestro Liverani, e la consorte che proviene da una ricca famiglia di industriali (donna diseredata a causa del matrimonio non autorizzato). La terza è quella di tale Donna Cecilia detta ‘La Scintilla’, amante di Toscanini alle spalle del povero marito spedito in Libia al seguito di Graziani. “
Il rapporto tra arte e potere politico è sempre stato controverso e molti artisti che hanno sposato una fazione politica sono stati spesso oggetto di critiche. Secondo lei esiste un modo “giusto” dell’artista di rapportarsi alla politica?
“Il problema è che siamo passati dall'arte politica alla politica che pretende di fare arte. “
La storia di Toscanini, schiaffeggiato dai fascisti a Bologna, è emblematica dei rischi di ogni totalitarismo, in quegli anni poi sfociati in una guerra mondiale. Secondo lei ci sono dei campanelli d’allarme che a livello nazionale e globale dovremmo ascoltare con maggiore attenzione?
“La risposta è evidente.”
L’AUTORE
Stefano Casertano è regista e il suo studio creativo si chiama "Daring House". Il suo ultimo lavoro, intitolato "Tales of the march", ha fatto parte della selezione ufficiale "Venice Immersive" della Mostra del Cinema di Venezia nel 2023. Con Baldini+Castoldi ha pubblicato nel 2023 un saggio dedicato alla Rivoluzione Digitale. Questo su Toscanini è il suo secondo romanzo.

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