TRASPORTI, MARCELLO DI CATERINA (ALIS): BENE EMENDAMENTO ETS, PROVENTI A DECARBONIZZAZIONE E INCENTIVI

FRV NEWS MAGAZINE • 28 marzo 2026

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ALIS (Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile) esprime profonda soddisfazione per l’approvazione dell’emendamento 4.100 (T2) nell’ambito dell’esame del DL Energia (DL 21/2026).


 La misura interviene sulla destinazione dei proventi del sistema di tassazione ETS, indirizzandoli strategicamente verso la decarbonizzazione del settore trasporti e il rafforzamento dell’intermodalità.

L’emendamento prevede che i proventi delle aste sulle emissioni siano destinati a sostenere il trasporto ferroviario, marittimo e le forme di mobilità a basse emissioni. In quest'ottica, ALIS auspica un incremento significativo delle dotazioni finanziarie già a partire dal prossimo anno per strumenti chiave come il Sea Modal Shift e il Ferrobonus, fondamentali per il riequilibrio modale del Paese.

 

Abbiamo appreso favorevolmente che, nel corso dell’esame del DL Energia, è stato approvato un importante emendamento relativo alla destinazione dei proventi del sistema di tassazione Ets e all’incentivazione delle varie modalità di trasporto”, ha dichiarato Marcello Di Caterina, Direttore Generale di ALIS.

 

“Questo risultato è un grande successo di ALIS e del costante dialogo tra la nostra Associazione e le istituzioni competenti. Dimostra infatti che, quando il sistema Paese lavora insieme, si possono ottenere scelte coraggiose e lungimiranti. È un segnale politico importante: la sostenibilità non deve essere un costo, ma un’opportunità di crescita e competitività” ha aggiunto Marcello Di Caterina.

 

Il Direttore Generale ha poi concluso sottolineando l'impegno futuro dell'Associazione: 

“ALIS continuerà a promuovere una visione concreta e non ideologica della transizione ecologica, attenta alle imprese e alla competitività del nostro comparto, specialmente in una situazione economica e geopolitica così complessa”.


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A sei mesi dalla strage di Capodanno, Sofia Donadio, 16 anni, una dei giovani sopravvissuti italiani, è finalmente in grado di parlare. E rende pubblica la sua testimonianza chiave ROMA – “Non cerco vendetta. Solo giustizia, perché la vita di tutti noi è stata stravolta e bastava nulla per evitare tutto questo“. Sofia sulle spalle non porta più i lunghi capelli sciolti, sono invece ben visibili i segni della schiuma che le si è sciolta sulla pelle. In testa una parrucca con un taglio alla ‘maschietto’. Ma il sorriso è lo stesso che aveva prima della terribile notte di Capodanno. E non l’ha perso. Sofia Donadio, 16 anni, è una dei giovani sopravvissuti italiani della strage di Crans Montana , in Svizzera. Dalla notte di Capodanno ha trascorso 62 giorni in ospedale, i primi due in Svizzera, poi al Centro grandi ustionati del Niguarda di Miano, diversi in coma. Le sue condizioni erano gravissime. È stata sottoposta a una decina di interventi chirurgici per trattare le ustioni che hanno colpito la testa, la schiena, le gambe e le braccia. È poi riuscita a tornare casa, ancora incapace di parlare. Tuttora il suo percorso verso il recupero e l’autonomia è lungo dall’essere concluso. Ma oggi la sua voce, anche se flebile, può farsi sentire e ha scelto di raccontare la sua storia. Sofia è la prima dei ragazzi italiani che ha vissuto l’inferno del Constellation a voler dare la sua testimonianza e a voler chiedere giustizia. LA RABBIA: BASTAVA UN CONTROLLO IN PIÙ Con al fianco i sui familiari, ha parlato nello studio dell’avvocato milanese Fabrizio Ventimiglia che rappresenta la famiglia Donadio. “Ripenso molto spesso a come poteva essere benissimo evitata tutta questa situazione. Bastava un’accortezza in più, un controllo in più”, sono le prime parole, un macigno che pesa sui 14 indagati per la strage di Capodanno: politici e funzionari comunali, e soprattutto i coniugi Jessica e Jacques Moretti , proprietari del Le Constellation, il locale andato a fuoco. “Sono sicuramente arrabbiata – chiarisce – non cerco vendetta, ma giustizia: questo evento ha rovinato un sacco di persone che non se lo meritavano, non è giusto che cerchino di passarla liscia”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 26 giugno 2026
Alta tensione nell'aula della Camera dei Deputati all'avvio della discussione generale sulla riforma della legge elettorale. Il segretario di +Europa e relatore di minoranza, Riccardo Magi, è stato ufficialmente espulso dall'aula, provocando l'immediata sospensione dei lavori a meno di un'ora dal loro inizio. La protesta è scattata durante l'intervento dello stesso Magi, il quale ha strappato un manifesto recante la scritta "Il tuo voto non conta nulla", esposto per contestare il meccanismo del "listone" e delle liste bloccate previsto dal nuovo testo. Nonostante i ripetuti richiami all'ordine da parte della presidente di turno, Anna Ascani, il deputato ha proseguito la sua contestazione anche durante il successivo intervento della ministra per le Riforme Istituzionali, Elisabetta Casellati. Al terzo richiamo formale, come da regolamento parlamentare, è scattata l'espulsione immediata. "Questa legge elettorale è il segno di un colpo di Stato elettorale", ha duramente attaccato Magi, contestando la soglia del 42% per l'assegnazione del premio di maggioranza e i limiti alla scelta degli elettori. Netta anche la reazione delle opposizioni in aula, che hanno stigmatizzato le dinamiche del dibattito e i contenuti del provvedimento, inizialmente illustrato dal relatore di Fratelli d'Italia, Angelo Rossi. I lavori parlamentari restano al momento congelati in attesa della ripresa della seduta.
Autore: Redazione 26 giugno 2026
Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana, si è costituito questa mattina presso il carcere di Rebibbia a Roma. L'ingresso in istituto penitenziario è avvenuto a seguito della decisione della Corte di Cassazione, che ha reso definitiva la condanna a 5 anni di reclusione per il manager. La sentenza mette la parola fine alla vicenda giudiziaria legata al disastro ferroviario del 29 giugno 2009, nel quale persero la vita 32 persone a causa del deragliamento e dell'esplosione di un treno merci carico di GPL.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 26 giugno 2026
Al via oggi in Aula Paolo VI il secondo Concistoro straordinario. Ad aprire i lavori è stato Papa Leone, che durante la messa con il Collegio cardinalizio ha lanciato un forte e accorato appello globale per la pace e l'unità della famiglia umana. Nel corso della sua omelia, il Pontefice ha condannato duramente il ricorso alla violenza armata, definendo i conflitti come un regresso della civiltà. "La guerra non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio", ha ammonito il Santo Padre, sottolineando come il Creatore abbia dotato l'essere umano di intelligenza e volontà per "risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche". Il Papa ha poi evidenziato la grave ferita che le tensioni internazionali infliggono alla comunità globale, ricordando che l'unità dei popoli non è solo un dato biologico, ma un preciso principio etico. Nonostante lo scenario geopolitico drammatico, il Pontefice ha espresso speranza per il moltiplicarsi di iniziative nel mondo volte al rispetto della dignità umana, della giustizia e del diritto. I lavori del Concistoro straordinario proseguiranno nella giornata di domani.
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento Ore: 08.52 26 giugno 2026
Al termine del vertice intergovernativo, annunciata una coalizione internazionale per il post-UNIFIL e il potenziamento della cooperazione nella space economy ROMA – Si è concluso ad Antibes il vertice intergovernativo tra Italia e Francia. Al centro del colloquio tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente francese, Emmanuel Macron, si sono succeduti i dossier internazionali più urgenti, la cooperazione strategica nei settori d’avanguardia e lo stato dei rapporti bilaterali tra Roma e Parigi. COALIZIONE INTERNAZIONALE PER IL LIBANO POST-UNIFIL Il primo asse d’intervento emerso dal bilaterale riguarda la stabilità del Medio Oriente, con particolare attenzione alla gestione della crisi in territorio libanese. “Siamo attenti alla crisi in Libano dove Italia e Francia possono fare assolutamente la differenza, sono due nazioni impegnate da sempre per la pace e la stabilità», ha dichiarato Meloni nelle dichiarazioni congiunte alla stampa. «Come sapete a fine anno terminerà la missione UNIFIL ed è necessario dal nostro punto di vista garantire una presenza internazionale che scongiuri un pericolosissimo vuoto di sicurezza ed è la ragione per la quale insieme abbiamo deciso di lanciare una coalizione per il sostegno del Libano post-UNIFIL, magari anche immaginando presto una conferenza internazionale per l’avvio dell’iniziativa”. L’INTESA SULLA SPACE ECONOMY E IL PROGRAMMA BROMO Il secondo capitolo del vertice ha visto i due governi convergere sul potenziamento delle rispettive filiere industriali ad alta tecnologia, con un focus specifico sull’autonomia strategica nei lanci satellitari. “Vogliamo potenziare la nostra collaborazione anche nell’ambito della space economy», ha spiegato la premier italiana. «Come ricordava correttamente il presidente Macron, Italia e Francia anche qui possono vantare nel settore una filiera industriale all’avanguardia, oltre a essere le uniche due nazioni europee ad avere un accesso autonomo allo spazio grazie ai lanciatori di satelliti Vega C e Ariane 6. È un ambito nel quale possiamo fare la differenza e che ha ancora enormi potenzialità, ci auguriamo che la nostra cooperazione possa anche sostenere il successo del programma Bromo che punta a far nascere un campione europeo in questo settore”. MELONI SMORZA I RETROSCENA: “RELAZIONI TRA PERSONE SERIE” A margine dei tavoli tecnici, la presidente del Consiglio ha risposto direttamente alle indiscrezioni giornalistiche che descrivevano una freddezza diplomatica tra i due leader, rivendicando invece la concretezza del rapporto personale e politico. “Confesso che sono un po’ divertita di tutti i retroscena che si facevano sulle nostre relazioni, siamo due persone, diceva correttamente il presidente Macron, che difendono il loro interesse nazionale, ma che sanno lavorare insieme. Questo richiede chiaramente franchezza anche quando non si è d’accordo e ci sono state delle volte nelle quali non siamo stati d’accordo, e richiede capacità di cooperazione quando si è d’accordo. Ma richiede in ogni caso la possibilità e la capacità di parlarsi per capire ciascuno le ragioni dell’altro, è quello che abbiamo sempre fatto”. “Credo che la cooperazione tra Italia e Francia dimostri che le nostre relazioni non sono state glaciali, sono state relazioni tra persone serie che parlano di politica», ha aggiunto la premier, concludendo con una battuta sulla copertura mediatica della sua mimica: «I rapporti in queste vicende sono più complessi di come a volte li vedo semplificati dai video o dalle espressioni o dall’interpretazione delle espressioni, che è una dinamica che vedo accadere molto e che mi riguarda particolarmente perché come si sa sono una persona mediamente espressiva e quindi mi ritrovo spesso a vedere le mie espressioni interpretate”.
Autore: Redazione in aggiornamento 26 giugno 2026
Nella notte tra il 25 e il 26 giugno 2026, le forze ucraine hanno sferrato uno dei più massicci attacchi aerei dall'inizio del conflitto, lanciando 660 droni contro il territorio della Federazione Russa. Il Ministero della Difesa di Mosca ha comunicato che i sistemi di difesa aerea hanno intercettato e distrutto i velivoli in oltre una decina di regioni, incluse la Crimea e le aree marittime del Mar Nero e del Mar d'Azov. I raid sulla capitale e nelle regioni limitrofe Il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, ha reso noto tramite Telegram che almeno 47 droni diretti verso la capitale sono stati neutralizzati. Al momento sono in corso le operazioni di rimozione dei detriti da parte dei servizi di emergenza; non si segnalano vittime o danni strutturali in città. Un impatto maggiore è stato registrato nella regione di Tula, circa 180 km a sud di Mosca, definita dal governatore Dmitry Milyaev bersaglio di un attacco "massiccio". Nel distretto di Shchekino, la caduta di frammenti ha causato il ferimento di una donna e il danneggiamento di un'abitazione privata. La strategia di Kiev e l'allarme geopolitico L'operazione odierna conferma l'intensificazione della campagna militare a lungo raggio dell'Ucraina. Kiev punta a colpire in modo sistematico i nodi logistici e le infrastrutture energetiche russe, come già avvenuto la scorsa settimana con l'incendio di una raffineria a sud-est di Mosca, per ridurre le risorse economiche destinate al conflitto. Contemporaneamente, il clima di tensione si estende ai confini europei. Fonti di intelligence del fianco orientale della NATO, riprese dal Guardian, hanno avvertito del rischio imminente di "provocazioni" russe nei paesi baltici o in Polonia. Secondo gli analisti, l'azione del Cremlino mirerebbe a testare la compattezza e la capacità di reazione dell'alleanza occidentale.
Autore: AGENZIA DIRE ultim aggiornamento 26 giugno 2026
Dopo le due violentissime scosse di magnitudo 7.1 e 7.5, scatta la solidarietà nostrana e non solo. Dagli Usa arrivano uomini e 150 milioni di dollari ROMA – Sale a 235 persone il bilancio delle vittime del terremoto che ha colpito il Venezuela. A comunicarlo è il ministro della salute Carlos Alvarado che, in una nota, spiega: “Il sistema sanitario pubblico ha garantito assistenza a oltre 4.300 feriti, per lo più con lesioni lievi e alcuni casi moderati e gravi che hanno richiesto interventi chirurgici, e purtroppo abbiamo ricevuto circa 235 persone arrivate prive di segni vitali o decedute all’arrivo nelle nostre strutture sanitarie, con il maggior numero di casi registrati nello stato di La Guaira”. Tra le vittime un italiano, come confermato dalla Farnesina: “Il ministero degli Esteri ha avuto conferma del decesso di un cittadino italo-venezuelano, nato a Caracas nel 1970, con parenti in Italia“. Nella nota si aggiunge che “il connazionale è stato coinvolto nel crollo di un edificio a La Guaira, a 30 chilometri da Caracas, una delle zone più colpite dal terremoto”. IL SUPPORTO DEGLI STATI UNITI In queste ore gli Usa stanno mobilitando risorse per supportare il Paese colpito dalla tragedia. “Gli Stati Uniti sono al fianco del popolo del Venezuela dopo i devastanti terremoti di ieri- scrive su X il Segretario alla guerra Pete Heghseth-. Su indicazione del presidente Trump, ho immediatamente mobilitato il Dipartimento della Guerra per lavorare a fianco del Dipartimento di Stato nel sostegno al popolo venezuelano. La nostra missione è chiara: salvare vite e fornire rapidamente aiuti dove sono più necessari. Gli Stati Uniti sono impegnati nel nostro emisfero. Quando le vite dei nostri amici sono in gioco, l’America agisce”. Volano in Venezuale membri del personale militare statunitense della Joint Task Force-Bravo, come mostrano le immagini pubblicate dallo United States Southern Command. Precedentemente anche Marco Rubio, segretario di Stato, aveva comunicato: “Gli Stati Uniti stanno predisponendo una risposta immediata e mobilitando supporto per il popolo venezuelano colpito dai terremoti. Abbiamo dispiegato squadre di ricerca e soccorso e stiamo fornendo assistenza consolare agli americani e alle loro famiglie”. 150 MILIONI DI DOLLARI DAGLI USA “Oltre al supporto immediato per le operazioni di ricerca e soccorso, il trasporto aereo e il coordinamento, gli Stati Uniti stanno mobilitando 150 milioni di dollari in aiuti al Venezuela attraverso i propri partner“. Lo comunica una nota pubblicata dal sito dell’ambasciata statunitense a Caracas. I fondi predisposti attingono “a 50 milioni di dollari di nuovi finanziamenti bilaterali destinati a partner sul campo in Venezuela, tra cui World Vision, Samaritan’s Purse, Catholic Relief Services, International Medical Corps, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e il Programma Alimentare Mondiale, oltre a un contributo di 100 milioni di dollari al fondo comune dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) per il Venezuela. Oltre a fornire supporto finanziario, il Dipartimento sta aiutando le organizzazioni a coordinare logisticamente le operazioni e a mantenere i contatti con le autorità provvisorie”. SCATTA LA SOLIDARIETÀ ITALIANA Di fronte alla devastazione provocata dal drammatico doppio sisma che ha messo in ginocchio il Venezuela, la macchina della solidarietà italiana si è messa in moto in tempi record. 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