8Von der Leyen in Ucraina con Costa: "Pace a condizioni Kiev". Zelensky: "Putin ha fallito"

AGENZIA • 24 febbraio 2026

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La Presidente della Commissione europea ribadisce: "Siamo al vostro fianco". Il presidente ucraino: "Russia non ha vinnto la guerra". Lo scontro in Ue con Orban



"La pace alle condizioni dell'Ucraina". Così la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen oggi a Kiev insieme al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa in occasione del quarto anniversario dell'invasione da parte della Russia.

"A Kiev per la decima volta dall'inizio della guerra - scrive von der Leyen - Per ribadire che l'Europa è al fianco dell'Ucraina, finanziariamente, militarmente e in questo rigido inverno. Per sottolineare il nostro impegno duraturo nella giusta lotta dell'Ucraina. E per inviare un messaggio chiaro sia al popolo ucraino che all'aggressore: non ci arrenderemo finché non sarà ristabilita la pace. La pace alle condizioni dell'Ucraina".

Quattro anni di una guerra di aggressione ingiusta. Quattro anni di incrollabile coraggio ucraino. Quattro anni di incrollabile sostegno europeo. Un obiettivo comune: garantire una pace giusta e duratura in Ucraina. Ecco perché oggi siamo qui a Kiev", ha scritto su X Costa.

Zelensky: "Putin non ha vinto la guerra"


Vladimir Putin "ha fallito". Quattro anni dopo l'inizio dell'invasione russa, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky celebra la 'resistenza' del suo popolo. In un video discorso in occasione dell'anniversario della guerra: "Putin non ha raggiunto i suoi obiettivi. Non ha spezzato gli ucraini. Non ha vinto questa guerra. Abbiamo preservato l'Ucraina e faremo tutto il possibile per raggiungere la pace e garantire che ci sia giustizia".

"Oggi - ha continuato Zelensky - sono esattamente quattro anni da quando Putin ha iniziato la sua avanzata di tre giorni per conquistare Kiev. E questo la dice lunga sulla nostra resistenza, su come l'Ucraina ha combattuto per tutto questo tempo. Dietro queste parole ci sono milioni di persone, un immenso coraggio, un duro lavoro, la perseveranza e il lungo cammino che l'Ucraina sta percorrendo dal 24 febbraio" del 2022. "Ripensando all'inizio dell'invasione e riflettendo sul presente, abbiamo tutto il diritto di dire: abbiamo difeso la nostra indipendenza, non abbiamo perso la nostra statualità", ha concluso il presidente ucraino.

Un anniversario amaro: lo scontro nell'Ue sul prestito all'Ucraina

L'Ungheria, come ha fatto sistematicamente dal 2022 a oggi su quasi tutti i pacchetti di sanzioni contro la Russia, minacciando o ponendo il veto, oppure ritardando l'approvazione delle misure, ha bloccato sia il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia per l'invasione dell'Ucraina sia il prestito da 90 miliardi di euro a Kiev approvato nel Consiglio europeo di dicembre, dal quale pure Budapest si era chiamata fuori, insieme a Slovacchia e Repubblica Ceca, consentendo però agli altri 24 di andare avanti, mediante cooperazione rafforzata.

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Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 febbraio 2026
L’Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile (ALIS) ha partecipato attivamente alla Winter Edition del Forum in Masseria 2026 , svoltasi il 20 e 21 febbraio nella cornice delle Terme di Saturnia . Il Vicepresidente e Direttore Generale di ALIS, Marcello Di Caterina , è intervenuto nel panel dedicato a "Energia e competitività industriale: come colmare il gap energetico con il resto d’Europa" . Durante il dibattito, che ha visto la partecipazione del Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin , sono state affrontate le sfide cruciali per il sistema produttivo italiano, con un focus sulla necessità di accelerare la transizione energetica per garantire la sostenibilità e la resilienza della logistica e dei trasporti. L'evento, organizzato da Bruno Vespa in collaborazione con Comin & Partners, si è confermato un osservatorio privilegiato sulle dinamiche economiche e politiche del Paese, riunendo otto ministri e i principali leader dell'industria italiana. La presenza di ALIS ha ribadito il ruolo centrale dell'associazione come piattaforma di dialogo tra istituzioni e operatori della filiera del trasporto, orientata all'innovazione e alla orientata all'innovazione e alla sostenibilità del sistema logistico nazionale.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 febbraio 2026
In occasione dell’apertura del 76° Festival della Canzone Italiana, Tiziana Baudo ha condiviso l’emozione di tornare a Sanremo per onorare la memoria del padre, Pippo Baudo, a sei mesi dalla sua scomparsa. Accompagnata dal fratello Alessandro, Tiziana sarà presente in platea all’Ariston per una kermesse che vedrà il grande conduttore protagonista attraverso omaggi e iniziative speciali. Tiziana Baudo ha espresso profonda gratitudine verso il direttore artistico Carlo Conti per aver intitolato a Pippo Baudo il celebre camerino del teatro, luogo storico di lavoro e incontri per il conduttore. Baudo sarà inoltre presente virtualmente durante tutte le cinque serate come "presenza interattiva", permettendo al pubblico di risentire la sua voce iconica sul palco che lo ha visto protagonista per tredici edizioni. PROGETTI FUTURI: STATUA E MOSTRA CON MIKE BONGIORNO  Nel corso della settimana del Festival sono stati annunciati importanti progetti per onorare la carriera del presentatore: La Statua: Sarà realizzata un’opera celebrativa entro il prossimo 7 giugno, data in cui Baudo avrebbe compiuto 90 anni. La Mostra: È in fase di studio una collaborazione con Niccolò Bongiorno e le Teche Rai per una mostra congiunta che celebri il legame e la carriera di Pippo Baudo e Mike Bongiorno. Arte all'Ariston: È stata inaugurata all’interno del teatro un’opera dell’artista Marco Lodola dedicata proprio al "Pippo nazionale". UN FESTIVAL D’EMOZIONE “Sarà un Festival atipico e denso di emozioni” , ha dichiarato Tiziana Baudo. “Lo vivrò per la prima volta in platea e non dietro le quinte, dove fin da bambina accompagnavo papà durante le prove” . Tra i ricordi più dolci, Tiziana ha citato l'edizione del 1985, quando il padre riuscì a portare al Festival i Duran Duran, coronando il suo sogno di giovane fan. Baudo sarà inoltre presente virtualmente durante tutte le cinque serate come "presenza interattiva", permettendo al pubblico di risentire la sua voce iconica sul palco che lo ha visto protagonista per tredici edizioni.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 febbraio 2026
Si alza il sipario sul 76° Festival della Canzone Italiana. Stasera, in diretta su Rai 1 dalle ore 20:40, Carlo Conti affiancato per la prima serata come co -conduttore dall’attore Can Yaman inaugura un’edizione speciale interamente dedicata alla memoria di Pippo Baudo, storico volto della kermesse per ben 13 edizioni. «Era doveroso dedicare questo Festival a Pippo, un maestro e un faro per tutti noi», ha dichiarato Carlo Conti. «Sarà una festa della musica che unisce la nostra storia al futuro della canzone». IL SUPER OSPITE: TIZIANO FERRO ALL'ARISTON L'attesa è tutta per il grande ritorno di Tiziano Ferro in veste di super ospite della serata inaugurale. L'artista di Latina tornerà a calcare il palco del Teatro Ariston con una performance speciale che celebrerà i suoi più grandi successi, regalando al pubblico un momento di altissimo livello musicale e confermandosi ancora una volta come uno dei pilastri della musica italiana nel mondo. LA GARA: SUL PALCO TUTTI I 30 ARTISTI La prima serata vedrà l'esecuzione integrale di tutti i 30 brani in gara. Le performance saranno valutate esclusivamente dalla Giuria della Sala Stampa, TV e Web. Al termine delle esibizioni verrà svelata la Top 5, ovvero i primi cinque classificati in ordine casuale, fornendo il primo parziale della competizione. I MOMENTI CELEBRATIVI E GLI OSPITI Oltre alla competizione canora, la serata vivrà di momenti di alta intensità emotiva e civile: Tributo a Baudo: Un omaggio artistico aprirà la serata alla presenza dei figli del conduttore, Tiziana e Alessandro. Celebrazioni per la Repubblica: In occasione dell’80° anniversario della Repubblica Italiana, salirà sul palco l’ospite speciale Gianna Pratesi, 105 anni, per testimoniare il valore storico del primo voto del 1946.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 febbraio 2026
La nuova linea di Washington dopo la sentenza della Corte Suprema: "Ci aspettiamo che Paesi rispettino accordi fino a quando non troveremo nuove basi legali per misure più appropriate" Da oggi entrano in vigore i nuovi dazi di Donald Trump con tariffe del 15%. Il 24 febbraio segna l'inizio della nuova 'era commerciale' che il presidente degli Stati Uniti è costretto ad avviare dopo la sentenza della Corte Suprema. La sentenza della Corte Suprema e lo stop ai vecchi dazi I giudici hanno bocciato una fetta consistente dei 'vecchi' dazi di Trump. E il presidente, che tira dritto dopo aver scelto il piano B, invia un 'alert' ai partner: "Niente giochetti". La giornata di oggi modifica, in particolare, i rapporti commerciali tra Usa e Unione europea. La linea americana nei confronti di Bruxelles viene ribadita da un funzionario della Casa Bianca: Washington intende continuare a imporre dazi del 15% alle importazioni dalla Ue anche dopo la decisione della Corte Suprema. La base legale di questi nuovi dazi globali è fornita dal decreto firmato da Trump subito dopo la sentenza dei giudici venerdì scorso. "Questo è, comunque, solo temporaneo, mentre l'amministrazione cercherà altre autorità legali per applicare tassi di dazi più appropriati o pre-negoziati - continua la fonte -. Fino ad allora, noi ci aspettiamo che tutti i Paesi continuino a rispettare gli impegni commerciali per la riduzione delle barriere commerciali e altre concessioni, impegni - conclude - che non sono cambiati".
Autore: AGENZIA DIRE 24 febbraio 2026
Lo afferma la premier dopo aver letto "con sgomento gli ultimi sviluppi sull’uccisione di uno spacciatore nel noto 'boschetto della droga' di Rogoredo" Chi indossa una divisa e rappresenta le Istituzioni ha il dovere di farlo con il massimo del rigore. E con chi sbaglia, a maggior ragione perché indossa quella divisa, occorre essere implacabili. La giustizia farà il suo corso e confidiamo che sia determinata, anche perché a differenza di quello che leggo non esiste alcuno ‘scudo penale’ “. Lo afferma la premier Giorgia Meloni, dopo aver letto “con sgomento gli ultimi sviluppi sull’ uccisione di uno spacciatore nel noto ‘boschetto della droga’ di Rogoredo . Gli inquirenti ipotizzano che questo crimine sia legato a dinamiche connesse allo spaccio di sostanze stupefacenti, nelle quali sarebbe coinvolto anche l’agente di Polizia che ha sparato. Se quanto ipotizzato trovasse conferma nel seguito delle indagini, ci ritroveremmo davanti a un fatto gravissimo, un tradimento nei confronti della Nazione e della dignità e onorabilità delle nostre Forze dell’Ordine”. “Provo profonda rabbia all’idea che l’operato di chi tradisce la divisa possa ‘sporcare’ il lavoro dei tantissimi uomini e donne che, ogni giorno, ci proteggono e difendono la nostra sicurezza, con abnegazione, sacrificio e senso delle Istituzioni. Servitori dello Stato nei confronti dei quali, invece, dobbiamo tutti essere riconoscenti. Come dobbiamo essere riconoscenti in particolare alla Polizia di Stato che, su delega della Procura di Milano, sta svolgendo le indagini sui propri agenti coinvolti in questa tragica vicenda, al solo fine di far emergere la verità“, dice ancora Meloni.
24 febbraio 2026
William sbotta: 'Sono turbato'. E ora spuntano 'i massaggi di Stato' all'ex duca La polizia britannica ha rilasciato su cauzione Peter Mandelson, l'ex ministro ed ex ambasciatore britannico negli Usa, fermato ieri per il suo coinvolgimento nel caso Epstein. "Un uomo di 72 anni, fermato con l'accusa di negligenza nell'esercizio delle sue funzioni pubbliche, è stato rimesso in libertà su cauzione in attesa del proseguimento delle indagini", si legge in un comunicato della polizia, nel quale non viene mai specificato il nome della persona rilasciata. Secondo quanto riferito dalla Press Association, citando una fonte di polizia, l'uomo è Peter Mandelson. L'ex eminenza grigia del blairismo era finito in guardina per mano di Scotland Yard con la stessa accusa dell'ex duca di York: "Condotta illecita nell'esercizio di funzioni pubbliche", per avere nel suo caso spifferato a Epstein (e ad altri businessmen) delicate informazioni governative segrete, utilizzabili a scopo di lucro, mentre era al potere nei primi anni 2000. Ultimo anello di una catena di presunte malefatte che intanto minaccia di scuotere il trono del 77enne Carlo III. Chiamato in causa ormai direttamente da più parti, nella sua veste di capo della famiglia reale, su decenni di sospette coperture; e sollecitato qua e là sui media persino a "valutare" - al di là del coraggio riconosciuto con cui sta combattendo la battaglia contro il tumore diagnosticatogli nel 2024 - lo scenario tabù per eccellenza di casa Windsor: un'ipotetica abdicazione. Ad azzardare questo sbocco come estrema ancora di sopravvivenza per l'istituzione è ad esempio la giornalista Shelagh Fogarty, ex volto noto della Bbc, che indica la strada di un - pur non immediato - passaggio di consegne all'erede William alla stregua di un gesto "di generosità" da prendere "in considerazione", sull'esempio "delle dimissioni di papa Benedetto XIV" che aprirono le porte alla "svolta di papa Francesco". Convinta che il principe di Galles abbia se non altro il profilo generazionale giusto per provare a "modernizzare (e a salvare) la monarchia". Elucubrazioni che il 43enne William in qualche modo alimenta, facendo un passo avanti nella visibilità pubblica alla cerimonia di premiazione dei Bafta, gli Oscar britannici, dove è ricomparso al fianco della consorte dopo due anni di forfait coincisi con la drammatica sfida al cancro affrontata pure da Kate. "In questo momento non sono in uno stato di calma", le sue parole: quasi un messaggio in codice per esprimere turbamento, se non impazienza. I contorni dello scandalo che investe suo zio, fratello minore di Carlo III e figlio prediletto di Elisabetta II, vera responsabile postuma delle protezioni accordate per anni e anni al reprobo, si fanno del resto ogni giorno più imbarazzanti. Per lui, come per un'intera dinastia in calo di consensi e per un governo reso ancor più impopolare dal parallelo caso Mandelson. A partire dalla denuncia ulteriore dell'ex premier Gordon Brown sull'abuso attribuito ad Andrea di basi e velivoli della Raf sfruttati nei panni di emissario commerciale governativo per compiere in realtà visite 'private' al sodale di bisbocce Epstein. Senza tralasciare il progetto di legge senza precedenti sulla sua cancellazione formale dalla lista di successione al trono - ultimo privilegio simbolico superstite di un diritto di sangue rivendicato (invano) con protervia financo contro l'arresto di giovedì - messo in cantiere da Starmer; e accolto dal placet immediato di altri governi di Paesi del Commonwealth rimasti legati alla corona come quello australiano di Anthony Albanese. Ma soprattutto senza tralasciare le nuove accuse, estranee agli Epstein Files, sollevate da ex alti funzionari pubblici britannici secondo i quali l'ex duca si sarebbe fatto pagare dai contribuenti, nei panni di emissario commerciale del governo di Londra indossati fra il 2001 e il 2011, persino spese personali per "massaggi" e lussi vari, a costi "smodati". Vicende su cui re Carlo promette adesso la massima collaborazione agli inquirenti - al pari di Starmer - affinché "la legge faccia il suo corso"; senza poter spegnere peraltro l'ultima polemica innescata dai tabloid sui documenti che sembrano provare come lui stesso fosse stato informato almeno dal 2019 degli scambi d'indiscrezioni e d'affari allargati a suo tempo da Andrea anche ai controversi banchieri Rowland. Mentre un ex ministro Tory, Tom Tugendhat, veterano delle forze armate di Sua Maestà non certo repubblicano, evoca ormai il marchio "dell'alto tradimento": su Mandelson, come sul figlio di Elisabetta che da giovane combatté nella guerra delle Falkland.
Autore: Redazione 23 febbraio 2026
L'ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, Peter Mandelson, è stato arrestato oggi, lunedì 23 febbraio, dalla Metropolitan Police con l’accusa di abuso d'ufficio. In una nota, citata da Sky News, la polizia ha riferito che un uomo di 72 anni è stato fermato a un indirizzo nel quartiere londinese di Camden e condotto in una stazione di polizia per essere interrogato. L'arresto segue l’esecuzione di mandati di perquisizione in due proprietà nelle aree di Wiltshire e Camden. Mandelson ha in precedenza respinto ogni accusa di illecito. I file saranno resi pubblici, ma è polemica sui tempi Il governo britannico ha inoltre annunciato che la prima tranche di documenti relativi alla nomina di Mandelson ad ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti sarà pubblicata all'inizio di marzo. Il capo segretario del premier Keir Starmer, Darren Jones, ha spiegato alla Camera dei Comuni che i file saranno diffusi progressivamente, mentre un documento legato all’indagine in corso sarà reso pubblico solo successivamente, in accordo con la polizia. All'inizio del mese i deputati avevano votato per obbligare l'esecutivo a rendere pubblica tutta la documentazione relativa all'incarico diplomatico di Mandelson. Secondo Sky News, i materiali coinvolti sarebbero migliaia. Il ministro ombra conservatore Mike Wood ha criticato i tempi della pubblicazione, accusando il governo di procedere "con l'urgenza di un bradipo stanco in un lunedì festivo". Il ritiro dalla Camera dei Lord e dal Partito laburista All’inizio del mese - dopo essere stato richiamato a settembre dall’incarico di ambasciatore negli Usa in seguito alle prime rivelazioni legate ai file sul caso Epstein - Mandelson aveva annunciato il ritiro dalla Camera dei Lord, con effetto dal 4 febbraio, lasciando anche il Partito laburista sotto la crescente pressione politica e mediatica provocata dalle nuove informazioni emerse dall’ultima pubblicazione del Dipartimento di Giustizia statunitense. La rinuncia al seggio parlamentare non comporta però la perdita automatica del titolo nobiliare di Lord, che può essere revocato soltanto attraverso una specifica legge del Parlamento. Il governo ha indicato l’intenzione di valutare nuove norme in materia, mentre Starmer ha affermato che non sarebbe opportuno che Mandelson continui a utilizzare il titolo. 
Autore: Pier Paolo Pinto 23 febbraio 2026
165 anni fa..Il 13 febbraio 1861, con la resa di Gaeta, si chiude formalmente l’esperienza del Regno delle Due Sicilie. La narrazione ufficiale ha ridotto quell’evento a una sconfitta militare, all’inevitabilità della Storia o all’arretratezza del Sud. Ma questa lettura è rassicurante e incompleta. La vera frattura fu sociale, prima ancora che politica o bellica. Il Regno borbonico non cade perché privo di esercito o di risorse. Cade perché le sue classi dirigenti intermedie smettono di riconoscersi nello Stato. Notabili locali, funzionari, ufficiali, proprietari, borghesia amministrativa: nessuno di questi gruppi si mobilita realmente per difendere l’ordine esistente. Non per idealismo unitario, ma per disaffezione strutturale. Lo Stato borbonico era forte nell’apparato, ma debole nell’integrazione. Centralizzato, verticale, poco permeabile. Non offriva alle élite territoriali un senso di partecipazione, né un vero spazio di negoziazione. Il potere era percepito come distante, statico, non “abitabile”. Quando Giuseppe Garibaldi avanza, non incontra una resistenza compatta, ma attendismo, neutralità, talvolta collaborazione passiva. Non c’è tradimento epico: c’è disimpegno razionale. Il passaggio sotto la Casa Savoia viene letto da molte élite meridionali come un’opportunità di riallineamento. Non un’adesione a un mito nazionale, ma una scommessa di posizionamento. Lo Stato cade perché è già socialmente svuotato. Il popolo, escluso da ogni processo decisionale, resta spettatore. Il parallelo con l’Italia di oggi è meno azzardato di quanto sembri. Anche oggi viviamo in uno Stato che funziona per procedure, norme, automatismi, ma che fatica a produrre identificazione. Le classi dirigenti sono fluide, mobili, pronte a riposizionarsi. I cittadini partecipano poco, delegano tutto, si ritirano nella lamentela privata. Non c’è conflitto aperto, perché manca il coinvolgimento. È una stabilità apparente, fondata sull’inerzia. La lezione del 1861 è semplice e inquietante: uno Stato non crolla quando viene attaccato, ma quando smette di essere difeso. E uno Stato smette di essere difeso quando non è più sentito come proprio. La storia del Regno delle Due Sicilie non parla solo del Sud. Parla di ogni comunità politica che confonde l’ordine con la legittimità e scopre, troppo tardi, che non coincidono.
Autore: Redazione FRV NEWS MAGAZINE 23 febbraio 2026
Nel cuore di Sumirago, la Badi Farm non è solo un punto di riferimento per l’allevamento del Quarter Horse, ma un laboratorio di eccellenza dove la passione si fonde con la strategia d'impresa. Abbiamo incontrato Ferruccio Badi, leader in Confagricoltura e voce degli allevatori a Bruxelles, per tracciare la rotta di un comparto che vale miliardi di euro. Non chiamatelo solo allevamento. La Badi Farm è l’incarnazione del modello di Imprenditore Agricolo Professionale 4.0. Qui, tra le colline varesine, Ferruccio Badi ha costruito un ecosistema dove la tradizione della doma dolce e la precisione della mascalcia convivono con una visione manageriale che guarda direttamente alle istituzioni europee. Badi, figura di vertice in Confagricoltura e Presidente del Gruppo di Lavoro "Cavalli" presso il Copa-Cogeca a Bruxelles, è l’uomo che sta portando le istanze degli allevatori italiani sui tavoli dove si decide il futuro della Politica Agricola Comune (PAC). In questa intervista esclusiva, analizziamo la metamorfosi di un settore che sta finalmente uscendo dall'ombra del "lusso" per reclamare la propria dignità agricola e sportiva. Ferruccio, l'allevamento equino è spesso visto come un'attività di nicchia, ma i numeri dicono altro. Dal suo osservatorio in Confagricoltura, come si posiziona oggi il comparto equino nell’economia agricola nazionale e quanto pesa il riconoscimento del cavallo come "atleta" ai fini fiscali? In Italia vivono circa mezzo milione di cavalli, con tantissime diversità sia nel loro uso che attitudine. In Europa circa undici milioni. Il comparto pesa a livello europeo per cento miliardi di Euro (includendo allevamento, addestramento, competizioni e servizi) e in Italia sforiamo i cinque miliardi, anche se il tracciamento a livello nazionale è sempre controverso per mancanza di dati completi. Il cavallo è parte del genoma di tutti noi: i nostri nonni forse lo avevano più presente mentre noi lo diamo per scontato e lo bistrattiamo, ma se il “ricordo” è bipartisan al cavallo dobbiamo tutto. L’evoluzione del rapporto con il cavallo, quello che in ambito Europeo e Nazionale io chiamo il cavallo moderno, sorpassa il suo uso per alimentazione, e per creare un maggiore reddito agli allevatori, diventa cavallo per attività sportive e per diporto. In Europa abbiamo diverse interpretazioni della figura del cavallo: dalla Svezia con una delle normative più avanzate del mondo, sul benessere di questo animale, sino ad arrivare in Italia con il riconoscimento del cavallo come “atleta”. In Italia usciamo dall’idea populista di cavallo come bene di lusso ed entriamo in quella dove il cavallo diventa strumento tecnico per attività sportiva, questo sancisce anche il fatto che il cavallo non debba più entrare nelle stime di reddito, ma possa invece essere detraibile. La nostra battaglia sindacale sulla riduzione dell’Iva per le vendite di puledri sotto i due anni, iniziata in Europa è terminata in Italia con la diminuzione dal 22% al 5%, grazie alla lettura del Ministro Giorgetti. Noi come allevatori ci auguriamo che tutte queste manovre portino maggiori investimenti nel settore che, come capite, non è marginale. Entrando poi un'altra dimensione devo citare che oltre al valore economico c’è un valore morale e sociale che è intrinseco nel cavallo: il sorriso di un bambino che si rapporta con il cavallo diventa invalutabile e penso che arricchisca tutti noi che animiamo il mondo del cavallo. L'aumento delle materie prime e dell'energia ha messo a dura prova le aziende agricole. Quali misure sta promuovendo al Copa-Cogeca affinché la prossima Politica Agricola Comune (PAC) preveda sostegni specifici per la biodiversità equina e per gli allevatori professionali? A livello comunitario il rapporto tra cavallo e agricoltura non è mai stato chiarito in modo lapidario, anzi alcune resistenze proprio in seno agli stati del Nord lo hanno limitato, mentre alcuni paesi come la Francia, lo sostengono con fermezza, in Italia sino a poco tempo fa veniva quasi demonizzato come bene di lusso. Come Copa Cogeca stiamo premendo sull’acceleratore e abbiamo fatto presente questa mancanza al consiglio Europeo. Ormai è certa la revisione a cui la UE dovrà sottoporre la proposta PAC (2028 - 2034), rigettata dalla Corte dei Conti Europea (ECA) a febbraio di quest’anno; qui noi vediamo uno spiraglio per l’inserimento del nostro settore, sarà una azione a favore di tutti riconoscendo di fatto il cavallo come bene agricolo anche se non destinato all’alimentazione; chi ne fruirà saranno gli allevamenti e le aziende agricole attive. Ma il nostro operato non si ferma solo a livello Europeo: a livello nazionale abbiamo promosso e stiamo caldeggiando una PDL, in discussione alla Camera (PDL Ippicultura), presentata da Maria Chiara Gadda, vicepresidente commissione agricoltura della Camera, che rappresenta il giusto collocamento, nel suo punto 1, del cavallo: determinazione di una FILIERA del cavallo inserita come produzione agricola sino alla fuoriuscita dalle aziende agricole sia come giovane cavallo che come cavallo “lavorato”. L’Italia oltre a una grande rappresentanza di razze diverse, ha una sua biodiversità (più di 30 razze autoctone) che coniuga il territorio le aree marginali e la difesa dell’ambiente e degli ecosistemi. Per queste, ma in generale per tutti i cavalli DPA / Non DPA, da corsa da Equitazione o solo divertimento, se allevati in aziende agricole si devono attivare tutti i sostegni agricoli alle imprese, senza più discriminazioni. Noi siamo agricoltori e quindi siamo pronti ad aspettare, ma come detto a molti politici, anche a dimostrare se non verrà fatta chiarezza e ridato dignità al nostro settore, Bruxelles e Strasburgo ne sono testimonianza e vorremmo evitare di arrivare a Milano e Roma con i nostri cavalli. Badi Farm è un esempio di "azienda multifunzionale". In un mercato globale competitivo, quanto è fondamentale per un allevatore oggi integrare servizi come l’addestramento tecnico e la formazione per garantire la sostenibilità economica dell’impresa? Come detto prima il cavallo nel 2026 deve essere considerato “moderno”. E deve essere considerato “moderno” anche l’approccio dell’imprenditore a riguardo. Ho grande stima dei miei colleghi che riescono a produrre in modo professionale e in grande selezione cavalli da competizione che vengono proposti con successo in tutti i mercati internazionali, senza tutta una filiera che invece noi abbiamo dovuto mettere a regime. Per noi e i nostri cavalli l’importanza della filiera è imprescindibile. Cosa significa? La nostra idea sino dall’inizio nel 1983 è stata collegare tutti gli strumenti che il legislatore ha creato in ambito agricolo per poter produrre al meglio con risultati. Siamo partiti dall’allevamento con capi selezionati e genetica importante, per poi collegare la stazione di fecondazione equina, con stalloni testati; poi si doveva creare proselitismo e pubblicizzare i nostri prodotti e quindi abbiamo partecipato a competizioni internazionali, ben piazzando i nostri prodotti; si è creata la scuola di equitazione e i nostri prodotti vengono lavorati e preparati per avere un compratore, sia in ambito agonistico o anche come compagno di una vita ed equiturismo, proprio come chi ha bovine da latte, produce il latte e poi lo caseifica. La cura di tutti questi settori con anche la pensione dei nostri cavalli venduti a clienti che li tengono in agriturismo è la chiave per la sopravvivenza e per creare reddito anche a chi del nostro personale vi lavora. Ovviamente si deve lavorare anche su sé stessi ecco perché da 25 anni sono giudice internazionale per l’American Quarter Horse Association, Paint, Appaloosa e altre ancora. Il settore del Reining e dei cavalli americani attira molti giovani. Qual è il rischio economico più grande per chi decide di investire oggi in una startup agricola equestre e quali sono, invece, i mercati esteri più promettenti per l’export della genetica italiana? La mia esperienza in campo equestre parte da piccolo con l’equitazione classica. Dopo i primi anni si è spostata verso quella Western, nel 1980 una novità. Ho sempre cercato di andare verso nuovi interessi vincendo anche un Futurity di Reining, poi proponendo Mountain Trail e non da ultimo le discipline Ranch che oggi sono la vera novità del mercato. Abbiamo in azienda molti tirocinanti mandati da università e scuole professionali agricole, il sogno dei più è aprire una struttura simile alla nostra e iniziare a lavorare nella filiera. Ma tante sono le difficoltà eccone alcune: -La terra, Badi Farm è partita da un nucleo di circa sei ettari e ora conta più di cento ettari di terreno dove produciamo l’alimentazione dei nostri cavalli e gestiamo la nostra parte agricola, cosa non facile in un territorio come, ad esempio, Varese dove la densità abitativa è grande. -La burocrazia: mi ricordo ancora oggi il dilemma inziale “..per essere agricoltore si deve avere una azienda agricola e per essere azienda agricola si deve essere agricoltori” un mantra che sembrava invalicabile, ma che con calma e pazienza si era risolto a nostro favore. - Gli investimenti: senza capitale non si parte; sapete il detto “sai come diventare milionario con i cavalli? Importante è partire miliardari” …in effetti penso sia il lavoro con meno soddisfazioni economiche che si possa intraprendere, si è in balia del meteo se il fieno non si è prodotto per qualche problema meteorologico il precedente anno, il costo del fieno quadruplica, così anche per i cereali, ma si è in balia anche delle crisi economiche: se c’è crisi quale privato pensa di investire in un cavallo che è un costo? Dei mercati: quando a livello generale uno stato o una coalizione litiga con uno stato quel mercato sparisce (vedi quello Russo) e tu che avevi investito rimani a piedi. -L’emozionalità: ovvero tutti noi siamo dopati dagli interessi di settore, ma essendoci una scarsità di dati ufficiali, l’impresa intraprende verso i propri interessi, mai con il raziocinio. -Il mercato: produrre.. si tutti bravi a prendere una cavalla e farla ingravidare, ma poi l’inserimento nel mercato locale, regionale e nazionale? Nella gara più importante del nostro settore western lo scorso anno riservati ai cavalli di tre anni, ben tre soggetti erano figli della medesima madre (embrio transfert a più soggetti), e tutti sanno che una cavalla genera un solo puledro all’anno, quindi la lotta non è più solo con chi ha idee e investe ma con chi ha più soldi di te e si può permettere una genetica, una lavorazione embrio e tutta una filiera di eccellenza. L’Export: la genetica vende, ma costa: l’Italia è uno dei primi centri di interesse per i mercati esteri a fianco degli Usa. Ma seguire questi mercati è complicato… e soprattutto sono tutti in balia del nuovo arrivato, colui che ha vinto e che a statistica (per noi gli USA) è il più nominato dell’anno. Quindi meglio coltivarsi un piccolo mercato di nicchia e provare a diventare leader del proprio mercato… questa la ricetta più semplice…
Autore: Redazione 23 febbraio 2026
La Premier torna a smentire la sua presenza al festival: "E' la più grande festa della musica italiana, non ha bisogno di ospiti immaginari e non serve infilarci a forza la polemica politica" Leggo da giorni di una mia presunta partecipazione alla prima serata di Sanremo. Una notizia totalmente inventata, smentita immediatamente da Palazzo Chigi e successivamente dallo stesso Carlo Conti", scrive sui social la premier Giorgia Meloni. "Eppure la storia continua: dopo la smentita, oggi il conduttore è stato nuovamente incalzato in conferenza stampa su questa mia fantomatica presenza. A questo punto - ironizza la presidente del Consiglio - forse conviene ricordare a chi inventa notizie di sana pianta che il FantaSanremo è un gioco divertente per gli appassionati del Festival. Le notizie, invece, dovrebbero restare nel mondo reale". "Nel frattempo io continuo a fare il mio lavoro. E sono sicura che Sanremo saprà brillare senza ospiti immaginari. Perché è la più grande festa della musica italiana, e non serve infilarci a forza la polemica politica", conclude Meloni.
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