Affrontiamo giorni difficili". Tajani parla con Rubio La Premier al Colle dopo Crosetto. Il Ministro della Difesa: "Momento più difficile degli ultimi decenni".

Redazione • 4 marzo 2026

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Stiamo affrontando giorni difficili. Queste le parole della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, riferendosi alla guerra in Iran con la crisi che si sta allargando anche ad altri Paesi del Golfo. Le parole della premier - che è attesa a breve al Quirinale dal capo dello Stato Sergio Mattarella per fare il punto della situazione sulla politica internazionale - al convegno 'Laying the Groundwork for Jobs in Africa: Core Infrastructure & Business Environments', presso la Banca d'Italia-Palazzo Koch.

"Nonostante i giorni difficili che stiamo affrontando, non volevo perdere l'occasione di chiudere questo dibattito dedicato a un argomento che considero cruciale non solo per il futuro dell' Africa, ma per il futuro dell'Europa intera", ha detto Meloni prendendo la parola al convegno.

Crosetto al Colle da Mattarella: "Momento più difficile degli ultimi decenni"

Al Colle è salito oggi anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Un faccia a faccia riservato, al Quirinale, convocato mentre il quadro in Medio Oriente. Secondo quanto apprende l’Adnkronos da fonti della Difesa, Crosetto avrebbe rappresentato al capo dello Stato uno scenario drammatico in rapido deterioramento, definendolo il momento più difficile degli ultimi decenni. Una valutazione che il ministro ha condiviso anche con i colleghi del formato E5 nella riunione di oggi, ribadendo tutti i suoi timori per una crisi che rischia di sfuggire di mano da un momento all'altro.

  Diversi i dossier sul tavolo. Dall’ipotesi di invio dei sistemi di difesa aerea Samp-T ai Paesi del Golfo al possibile dispiegamento di unità navali italiane verso Cipro, Paese membro dell’Unione europea colpito dall’Iran nel corso della controffensiva. Scelte che richiedono valutazioni politiche e operative, oltre a un coordinamento stretto con gli alleati.

I riflettori sono ora puntati sulle comunicazioni che Crosetto terrà domani in Parlamento insieme al ministro degli Esteri Antonio Tajani, passaggio chiave per chiarire la linea del governo tra esigenze di deterrenza, tutela degli interessi italiani e necessità di evitare un’escalation. Restano sullo sfondo le polemiche interne per le ferie a Dubai di Crosetto, proprio mentre esplodeva la controffensiva iraniana, tema che continua ad alimentare il dibattito politico nazionale. Nel frattempo, in serata, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata ricevuta al Colle da Mattarella dopo aver incontrato a palazzo Chigi Abdullah bin Zayed Al Nahyan, ministro degli Esteri degli Emirati arabi uniti, uno dei paesi protagonisti della vicenda.

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani - si legge in una nota del suo ufficio stampa - ha informato il presidente del Senato Ignazio La Russa e il presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana che il "governo intende riferire nelle Aule parlamentari sull'evoluzione della situazione internazionale e sulla richiesta di aiuti da parte dei paesi del Golfo". Sempre sul fronte internazionale, ieri Tajani ha affrontato anche il tema della possibile richiesta degli Stati Uniti sull’utilizzo delle basi militari italiane nel contesto della crisi: "Quando arriverà la richiesta" da parte di Washington sull’uso delle basi italiane per la guerra contro l’Iran, "il governo la valuterà".

  Proprio alla luce dell’evoluzione dello scenario, oggi si è svolto a Palazzo Chigi un nuovo vertice dedicato all’analisi degli sviluppi della crisi in Medio Oriente e delle relative implicazioni economiche, presiedutoda Meloni. Alla riunione hanno partecipato Tajani, l'altro vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini (collegato da remoto), Crosetto, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, i sottosegretari alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, oltre ai vertici dell’intelligence. Per garantire la massima presenza e puntualità in Aula in occasione delle comunicazioni di domani, dai vertici di FdI sarebbe arrivata ai parlamentari un’indicazione chiara: essere tutti presenti.

Tajani parla al telefono con Rubio

Intanto oggi il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato al telefono con il segretario di Stato Usa Marco Rubio, come reso noto dalla Farnesina. Nel corso del colloquio telefonico Tajani ha "espresso la preoccupazione del Governo italiano per il fatto che l’Iran stia allargando il conflitto in Medio Oriente, arrivando a colpire tutti i paesi arabi del Golfo Persico". E dopo aver confermato "il deciso sostegno dell’Italia ai paesi amici del Golfo, partner politici ed economici del nostro paese", ha evidenziato che "la chiusura di Hormuz, se prolungata, potrebbe provocare effetti duramente negativi sulle economie internazionali".

"L’Italia conferma l’obiettivo che l’Iran non debba arrivare a detenere ordigni nucleari militari, e auspica che si possa arrivare a una fine del conflitto alla quale dovrebbe contribuire un accorto lavoro politico e diplomatico", ha scritto ancora su X Tajani.

Rubio e Tajani "hanno parlato al telefono e hanno discusso dei recenti sviluppi in Iran e nel Medio Oriente in generale", ha comunicato dal canto suo Tommy Pigott, portavoce principale del Dipartimento di Stato americano, aggiungendo che "i leader hanno ribadito la forte partnership tra Stati Uniti e Italia".

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani - si legge in una nota del suo ufficio stampa - ha informato il presidente del Senato Ignazio La Russa e il presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana che il "governo intende riferire nelle Aule parlamentari sull'evoluzione della situazione internazionale e sulla richiesta di aiuti da parte dei paesi del Golfo". Sempre sul fronte internazionale, ieri Tajani ha affrontato anche il tema della possibile richiesta degli Stati Uniti sull’utilizzo delle basi militari italiane nel contesto della crisi: "Quando arriverà la richiesta" da parte di Washington sull’uso delle basi italiane per la guerra contro l’Iran, "il governo la valuterà".

Proprio alla luce dell’evoluzione dello scenario, oggi si è svolto a Palazzo Chigi un nuovo vertice dedicato all’analisi degli sviluppi della crisi in Medio Oriente e delle relative implicazioni economiche, presiedutoda Meloni. Alla riunione hanno partecipato Tajani, l'altro vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini (collegato da remoto), Crosetto, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, i sottosegretari alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, oltre ai vertici dell’intelligence. Per garantire la massima presenza e puntualità in Aula in occasione delle comunicazioni di domani, dai vertici di FdI sarebbe arrivata ai parlamentari un’indicazione chiara: essere tutti presenti.

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Fissati per il 20 ottobre gli interrogatori dei due ragazzi indagati per la scia di violenze nel quartiere Monteverde. La Procura per i minorenni di Roma ha ufficialmente aperto un fascicolo d’inchiesta a carico di due giovani di 16 e 17 anni, ritenuti i componenti della cosiddetta "banda della minicar", responsabile di una serie di violente aggressioni consumatesi nel quartiere Monteverde. I capi d'accusa ipotizzati dai magistrati sono di estrema gravità: tentato omicidio, lesioni personali aggravate e percosse in concorso. L’indagine, coordinata dalla Procuratrice Giovanna Lebboroni, fa seguito ai drammatici fatti avvenuti tra il 4 e il 5 ottobre scorsi. I due minorenni, a bordo di una vettura microcar, avrebbero messo in atto ben sei raid punitivi ai danni di passanti scelti a caso. Tra gli episodi più gravi figura il violento pestaggio dell'attore Davide Iacopini, ricoverato in terapia intensiva al San Camillo a causa dei traumi riportati. I due indagati, già individuati e rintracciati dalle forze dell’ordine grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e al sequestro del veicolo, sono stati ufficialmente convocati per il prossimo 20 ottobre 2026, data in cui verranno sottoposti a interrogatorio formale davanti all'autorità giudiziaria. Nel frattempo, le attività investigative proseguono a ritmo serrato. Gli inquirenti hanno disposto il sequestro dei telefoni cellulari dei ragazzi e della dashcam installata a bordo della minicar. L'analisi dei dispositivi, attualmente in corso, sarà fondamentale per verificare l'eventuale presenza di video o elementi utili a ricostruire l'esatta dinamica e la pianificazione dei raid.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 16 ottobre 2026
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è intervenuto direttamente nel dibattito sollevato dalle recenti dichiarazioni della Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, in merito all'accordo energetico sul gasolio siglato tra Washington e la Russia di Vladimir Putin. Rispondendo a una domanda posta a Washington dal collaboratore dell'Adnkronos, Iacopo Luzi, il Presidente Trump ha voluto ridimensionare la portata bilaterale dell'intesa, inserendola in un quadro macroeconomico internazionale. "Nel complesso non è una gran cosa, ma è un accordo che riguarda il mondo. Non è un accordo per noi", ha dichiarato l'inquilino della Casa Bianca. Trump ha poi sottolineato l'impatto positivo dell'operazione sulla stabilità delle forniture: "Loro immetteranno sul mercato del diesel. Quindi è una buona cosa, è una buona cosa. Ma in realtà non è un accordo che ci riguarda direttamente. È un accordo globale". La replica giunge a quarantotto ore dal discorso tenuto dalla premier Meloni al Senato della Repubblica, durante il quale l'intesa sul gasolio russo era stata definita "una scelta molto rischiosa" e dal "risultato dubbio". Pur condividendo l'esigenza di contenere i costi energetici per famiglie e imprese, Meloni aveva evidenziato come l'impennata dei prezzi del carburante fosse da attribuire principalmente al conflitto in Iran e non alla crisi in Ucraina. A sostegno della linea presidenziale è intervenuta anche la portavoce della Casa Bianca, Taylor Rogers, la quale ha ribadito l'efficacia del negoziato condotto da Trump, definendolo "un altro ottimo accordo per rifornire il mercato globale". L'amministrazione statunitense difende così la natura strategica dell'intesa, considerata uno strumento necessario per calmierare i mercati mondiali dei prodotti raffinati, nonostante i dubbi manifestati da Roma sulla tenuta e sulla reale efficacia geopolitica della misura.
Autore: REDAZIONE • 16 ottobre 2026
Il Presidente ucraino interviene a Bruxelles delineando i costi del conflitto per il prossimo anno e lancia l'allarme sulla tenuta del continente. Tensioni a distanza con Donald Trump. B RUXELLES (16 ottobre 2026) – Nel corso del suo intervento odierno al vertice del Consiglio Europeo a Bruxelles, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivolto un drammatico appello ai leader dell'Unione Europea, delineando le catastrofiche conseguenze umanitarie ed economiche in caso di un collasso del fronte difensivo contro la Russia. L'allarme umanitario e il costo della guerra Zelensky ha stimato che una sconfitta dell'Ucraina spingerebbe verso i confini europei un'ondata migratoria senza precedenti: "Se cadiamo, verranno non so quanti profughi in Europa, 20 milioni di ucraini. Ci distruggeranno, ci spingeranno fuori: per questo vi chiediamo di difendere il nostro Paese". Sul piano finanziario, il leader ucraino ha quantificato in 155 miliardi di euro il costo complessivo del conflitto per il 2027, avanzando una richiesta esplicita ai partner europei: "Abbiamo bisogno di almeno altri 70 miliardi di euro da parte vostra: per la difesa, per le armi e per la nostra resilienza. Si tratta di una cifra realistica che ci aiuterà a tenere a bada la Russia". Scudo aereo e Progetto Freja Sul fronte della sicurezza immediata in vista della stagione fredda, Zelensky ha rassicurato la stampa spiegando che l'Europa dispone attualmente del numero di intercettori Patriot necessario per permettere al Paese di superare l'inverno. Sul lungo periodo, il Presidente ha annunciato un’accelerazione sul fronte tecnologico: "Procederemo con il progetto Freja per arrivare alla nostra difesa missilistica indipendente. Se l'Europa ci sostiene unita, il futuro sarà più facile". Le tensioni internazionali e il quadro politico Il vertice si inserisce in un clima di forte pressione internazionale, acuito dalle recenti dichiarazioni di Donald Trump. In un'intervista rilasciata a Newsmax, Trump ha espresso forti critiche verso la leadership ucraina, definendo Zelensky un interlocutore "più difficile da gestire rispetto a Vladimir Putin" e ribadendo la necessità di indire nuove elezioni in Ucraina. Trump ha inoltre sostenuto che la guerra non sarebbe mai iniziata se l'esito delle elezioni statunitensi del 2020 fosse stato differente. A margine dei lavori del Consiglio Europeo, si registrano infine importanti dinamiche diplomatiche interne all'UE: fonti diplomatiche di Madrid hanno infatti confermato il raggiungimento di un’intesa tra la Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, e il Primo Ministro spagnolo, Pedro Sánchez, in merito alla revoca di determinati controlli di frontiera.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 16 ottobre 2026
Al termine del Consiglio Europeo a Bruxelles, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sulle accese mobilitazioni studentesche e sindacali che oggi hanno interessato i principali centri italiani in occasione dello sciopero nazionale della scuola. Pur riconoscendo il valore della partecipazione democratica, la premier ha espresso una netta e ferma condanna nei confronti dei disordini e degli atti di guerriglia urbana registrati durante i cortei, in particolare a Roma e a Torino. "Le manifestazioni degli studenti sono un fatto bello, perché dimostrano voglia di partecipare, ma senza violenza" ha dichiarato la presidente Meloni, ricordando la propria passata esperienza personale nella militanza giovanile. "Sono sempre contenta quando c’è la mobilitazione, penso sempre che sia un fatto bello nella democrazia che le persone vogliano dire la loro. Cosa diversa è la violenza, cosa diversa sono le bombe carta, cosa diversa è aggredire le forze dell'ordine. Su questo dobbiamo essere molto chiari". La giornata di sciopero, indetta per rivendicare salari più equi per docenti e dirigenti e dare voce alle proteste degli studenti nell'ambito del "No Meloni day", ha visto l'attivazione di massicci dispositivi di sicurezza. Nonostante ciò, si sono verificati momenti di forte tensione, culminati con il lancio di petardi contro il Ministero dell'Istruzione a Roma e cariche di alleggerimento a Torino, dove si contano tre minorenni arrestati e circa 50 identificati. Ulteriori disordini e fermi sono stati segnalati anche nelle città di Genova, Treviso e Verona. Il Governo ribadisce la totale apertura al dialogo con il mondo della scuola e al confronto democratico, ponendo tuttavia come limite invalicabile il rispetto della legalità e l'incolumità delle forze dell'ordine e dei cittadini.
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