Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento Ore: 14.54
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24 giugno 2026
L'ex sindaco di Roma lascia il carcere dopo un anno e mezzo: "Ho conosciuto una realtà terribile. Dobbiamo costruire un sovranismo sociale". Il racconto della prima giornata di libertà ROMA – “Martire sicuro, santo non lo so…”. Sorride Gianni Alemanno. All’ombra di un leccio, nel parco giochi di un centro sportivo a due passi dal carcere di Rebibbia, da dove è uscito poco prima delle 10 del mattino. Sono passate due ore, è madido di sudore. Mezzogiorno di fuoco a Roma. Ad attenderlo fuori dal penitenziario c’erano duecento persone. “Gianni! Gianni!”, gridavano. Si allungavano per toccarlo, fotografarlo, baciarlo. “Qua ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica”, dice lui che dalla cella ha pubblicato con costanza un diario. “Chiederò un incontro a Nordio”, promette. Le telecamere e i taccuini sono affamati di politica. “Stasera vedo Vannacci”, conferma l’ex sindaco. “Futuro Nazionale è il fatto nuovo osserva la speranza dell’Italia. Noi dobbiamo unire la destra sociale al sovranismo identitario, dobbiamo costruire un sovranismo sociale“. A vegliare su di lui c’è Massimo Arlechino, amico e compagno di avventure politiche, che a nome di Alemanno ha sciolto il movimento Indipendenza in Futuro Nazionale, entrando nell’esecutivo del partito di Vannacci. Ha una cartellina zeppa di date e trasmissioni: sono le richieste già arrivate per intervistare Alemanno nei prossimi giorni, giornali e tv. Finalmente libero da Rebibbia e dai suoi fan, Alemanno fila via nell’auto guidata da Arlechino diretto al ristorante ‘Mozzico’ all’interno di un grande centro sportivo sulla via Tiburtina. Chi paga venti euro si attovaglia con l’ex sindaco. Ma c’è ancora tempo per il pranzo. Prima selfie, abbracci, festeggiamenti. Lo portano lontano dalle tavolate, nel verde di un parchetto giochi per un poco di privacy. Col suo baricentro basso e le gambe leggermente divaricate Alemanno marcia alla Clint Eastwood verso l’ombra dei lecci. Fende un centro estivo a sinistra, coi bimbi che giocano a ruba bandiera in maglietta verde; mentre a destra le signore che fanno acquagym in piscina guardano interdette questo corteo festoso e sudato, capeggiato da un ex sindaco. “Oggi è san Giovanni, buon onomastico”, grida un uomo. Ed è qui che Alemanno sorride e sospira: “Martire sicuro, santo non lo so…”. Dietro a inseguire c’è Sylvie Lubamba, ex showgirl e da tempo vestale di Vannacci che, a dire il vero, non se la fila molto. Con lei un altro vannacciano, non identificato. “Visto quanti fan ha Gianni?”, domanda lei. “È come Vannacci- aggiunge- ma lo sa che il generale per accontentare tutti quelli che vogliono farsi una foto con lui salta persino i pasti?“. Stasera i due, Gianni e Roberto, si parleranno. Lubamba la butta là: “Io Alemanno lo vedo bene alla Giustizia”. L’uomo accanto si turba: “No, là ci sto io”. Lei lo fulmina, ma la discussione muore prima di iniziare perché la chiamano per un’intervista alla radio. Lei prontissima si lancia: “Sogno di fare la speaker”. Più tardi, a pranzo, riuscirà caparbia a sedere davanti ad Alemanno, grazie alla tenacia di una assistente che occupa due posti e ringhia a chiunque si avvicini. Nel parchetto, tra scivoli e altalene, Alemanno si prende l’amore dei suoi. Due uomini sono arrivati apposta da Bari, gli allungano un’icona di San Nicola. Un altro ha guidato dalla Calabria. Uno se ne va: “Io te saluto che devo anna’ a lavora’”, e giù risate. Arriva Mario Landolfi, erano insieme in An e al governo nel Berlusconi III. “Gianni è stato bravo perché ha riempito di contenuto un’esperienza terribile, ha pagato la passione per la politica”. Alemanno mastica amaro: “Chi va in carcere sono i più sfigati, non i più cattivi”. L’ex sindaco rivela di una visita in carcere ricevuta da Vannacci mesi fa e ricorda che diversi politici di destra sono andati a trovarlo, “ma appena si è diffusa la notizia che Indipendenza confluiva in Futuro Nazionale sono scomparsi tutti”. Tutti tutti? “L’unico con cui continuo a mantenere i contatti è La Russa, a lui non gliene frega un cazzo…”. A un militante brillano gli occhi: “Mi hanno raccontato che ha litigato di brutto con Arianna, che ha detto a Giorgia ‘scegli, o me o lei’. Non so se è vero…”. Continua la processione, abbracci sudati e saluti camerateschi, con gli avambracci. “Io sono la destra sociale – spiega Alemanno a una pattuglia di cronisti – non siamo mai stati estremisti”. Concede che “è impensabile pensarmi una cosa totalmente diversa da FdI. Non c’è astio da parte mia. Chi è di destra non può voler male a Meloni, ma non la sento dal ’22 ed è diventata una conservatrice, ma se in Italia da conservare non c’è niente!”. Stasera quindi vedrà Vannacci. Il battesimo della cosa nera, ancora un ristorante, stavolta sulla Flaminia. Una ventina i commensali. Tutti uomini tranne Caterina Galli e Annamaria Frigo, entrambe di Fn. Seppur “non condivido tutto di Vannacci”, Alemanno sa che l’operazione può rimetterlo in sella, lui che è un amante dei viaggi in moto. E allora accelera, a tutto gas: “Non vedo grandi differenze tra Vannacci e Almirante, il tema identitario e la sicurezza li uniscono. Vannacci sta rompendo il politicamente corretto e i luoghi comuni. La X Mas? Ma se ha fatto la gloria dell’Italia. Per noi giovani di destra negli anni Settanta la Folgore e il Col Moschin, El Alemain, erano la quintessenza della destra. Io sono figlio di un militare e se non mi fossi rotto una gamba a 15 anni avrei provato anche io a entrare nella Folgore. Penso che molti su Vannacci si convinceranno nei prossimi mesi”. Racconta del carcere, che “se lo prendi bene è una specie di monastero, ti rallenta la vita, riesci a riflettere profondamente. Io correvo, mi allenavo, lavavo i piatti, non mi sono mai sottratto. Ma oggi in carcere sta bene chi spaccia e traffica, non chi cerca di imparare un lavoro. Basta moltiplicare i reati, non serve a niente. La sicurezza dei cittadini si fa rieducando, non inasprendo le pene e riempiendo le carceri. Cosa mi è mancato di più? L’orizzonte- risponde- perché il carcere accorcia lo sguardo”. Più prosaicamente? “Un bicchiere di vino e la montagna. Appena potrò scapperò tra monti”. Arriva un prosecco e si brinda “alla libertà”. Le vette devono attendere. Spunta il figlio Manfredi, grande abbraccio. “Mia sorella, mio figlio, la mia ex moglie Isabella sono tutti meloniani, non vi sbagliate”, ride. Poi però dell’ex amica Giorgia dice: “Lei non può avere il monopolio della destra. Dire ‘la destra era mia’ non esiste come discorso. Dopo che si è diffusa la notizia del mio rapporto con Vannacci ho ricevuto messaggi per Vannacci dai detenuti, dalle guardie, dalle infermiere. Tutti pro Vannacci, se fossi Meloni non sottovalutarei il problema…”. Lo tirano via, è l’ora di pranzo. A un tratto Alemanno si smarca, si allontana da solo. Vestita color panna e con gli occhiali da sole c’è Barbara Saltamartini, ex deputata. Oggi ha un ristorante a Rieti, non fa politica e non è tentata dalle sirene vannacciane. Si avvicina ad Alemanno. “Scusa, non sono venuta…”, sussurra lei. “Non importa”, risponde lui. Prima poggiati fronte a fronte, poi si abbracciano per qualche secondo. Infine lei si allontana e scoppia a piangere. Non si ferma a pranzo, dove vanno forti i fritti e l’insalata di farro resta intonsa. Un uomo sbraita con i camerieri: “Io ar sole nun ce magno- avverte- se insistono je do na capocciata e finisce la festa…”. Si volta e si porta dietro sedia e tavolino. Sulle spalle della maglietta una scritta: “Pensati sobrio”.