Avvelenate con la ricina, sequestrato il cellulare della figlia 19enne. Controlli su un pc di una scuola
Avvelenate con la ricina, sequestrato il cellulare della figlia 19enne. Controlli su un pc di una scuola
Continuano senza sosta le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e sua figlia di 15 anni Sara Di Vita, morte pochi giorni dopo Natale dopo aver assunto ricina, una tossina pericolosissima
ROMA – È stato posto sotto sequestro il cellulare di Alice Di Vita, la ragazza di 19 anni che pochi giorni dopo Natale ha perso la mamma Antonella Di Ielsi e la sorella di 15 anni, Sara Di Vita, morte in circostanze misteriose a Pietracatella e, stando a quanto emerso nell’ultimo mese, avvelenate con la ricina, una tossina letale e molto rara. La notizia del sequestro del cellulare è stata data ieri da Chi l’ha visto. Le indagini, da quando è emerso l’elemento dirompente della ricina con l’esito degli esami tossicologici, hanno preso una piega molto diversa: dall’omicidio colposo ipotizzato nei confronti di cinque medici dell’ospedale di Campobasso che avrebbero potuto sottovalutare i sintomi di una possibile intossicazione alimentare. si è passati all’accusa di duplice omicidio premeditato. Il fascicolo della Procura di Larino è al momento contro ignoti.
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SFILATA DI TESTIMONI IN QUESTURA
Nelle ultime settimane, gli inquirenti hanno ascoltato decine e decine di testimoni, sarebbero una cinquantina, tra parenti, amici e conoscenti, per ricostruire i fatti di quei giorni e in particolare hanno ascoltato per molte ore sia il padre e marito Gianni Di Vita, sia la figlia maggiore Alice. Lei, la sera del 23 dicembre, quella in cui nella loro casa di Pietracatella si sarebbe consumata la cena ‘incriminata’ in seguito alla quale sono stati male, era fuori a mangiare una pizza con gli amici. Difficile pensare che l’ingestione del veleno sia avvenuta al pranzo del 24, giorno in cui l’intera famiglia era a casa del nonno.
IL MALORE DEL PADRE: COSA GLI SUCCESSE?
Sul padre, invece, che la sera del 23 ha cenato a casa con la moglie e la figlia minore, ci sono molti interrogativi sul fatto che abbia assunto anche lui la ricina: l’uomo, in quei giorni, disse di sentirsi male (ma con sintomi più lievi) e venne anche monitorato in ospedale in via precauzionale (dopo l’aggravamento inarrestabile delle condizioni della figlia e della moglie, decedute il 27 e 28 dicembre venne anche inviato allo Spallanzani di Roma), ma poi non ebbe conseguenze. E gli esami tossicologici, a differenza di quanto emerso per le due donne, non hanno rilevato presenza di ricina nel suo sangue: come è possibile? Che possa averla metabolizzata molto in fretta o ingerita in quantità minore? I suoi sintomi erano reali? Negli ultimi giorni, a un quadro già complesso, si è aggiunto il dettaglio di un dialogo captato nella casa di famiglia dove una dottoressa, parlando con un carabiniere, sottolineava i valori fortemente alterati rilevati anche nel sangue di Gianni Di Vita, così come in quello di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, come se anche lui risultasse avere gli stessi effetti. Insomma, il giallo è più intricato che mai.
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ACCERTAMENTI SUL TELEFONO IL 28 APRILE
Ora l’ultimo atto dell’inchiesta è il sequestro del telefono della 19enne, che sarà sottoposto ad accertamenti tecnici irripetibili, che si svolgeranno il 28 aprile alla presenza delle parti (quindi anche i medici indagati dalla Procura di Campobasso e gli avvocati e consulenti di Gianni e Alice Di Vita, al momento parti offese in quel primo provvedimento). Nei fatti, verrà eseguita una copia forense del contenuto del telefono. Le verifiche successive riguarderanno in particolare le chat degli ultimi cinque mesi (ma soprattutto quelle di quei giorni convulsi e i messaggi scambiati con madre e sorella che stavano male), così come le telefonate, gli appunti e le comunicazioni varie, anche rispetto a quanto dicevano i medici. Questi dati saranno fondamentali per dare a tutta la vicenda una scansione temporale esatta, fatta di orari forniti dalle comunicazioni tra le persone.
GLI APPUNTI SUI PASTI DI QUEI GIORNI
Ci sarebbe anche, tra gli elementi contenuti nel telefono, una sorta di nota in cui figurano appunti dei pasti consumati in quei giorni a cavallo di Natale, tra il 22 e il 25 dicembre. Una volta preso in mano il contenuto del cellulare, ovviamente verrà analizzata anche la cronologia del traffico telefonico e le ricerche Google effettuate dalla ragazza. Banalmente, il cellulare potrà anche dire con certezza anche dove si trovava la ragazza la sera del 23 dicembre, quella in cui sarebbe avvenuto con tutta probabilità l’avvelenamento. A casa, Gianni, Antonella e Sara mangiarono cozze (pare avanzate da un pranzo aziendale del giorno prima), giardiniera e salumi.
Tra le persone ascoltate più volte dagli inquirenti negli ultimi tempi c’è anche la cugina di Gianni Di Vita, Laura, convocata due volte per diverse ore: è a casa di lei che l’uomo e la figlia si sono trasferiti dopo le morti di fine dicembre. La casa di famiglia, al momento, è ancora sotto sequestro. Questa donna, che le due ragazze chiamavano ‘zia’, era una persona molto vicina alla famiglia. E nella casa di Pietracatella sono rimasti ancora anche i telefoni delle due vittime, Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi: anch’essi potrebbero essere successivamente sottoposti ad accertamenti.
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IL 29 I VETRINI ANALIZZATI A BARI
Entro la fine del mese dovrebbe arrivare anche la relazione conclusiva sugli esami tossicologici eseguiti al centro anti veleni di Pavia (e poi per verifica anche in Svizzera e in America). Il 29 aprile, poi, è un’altra data importante: a Bari verranno esaminati i vetrini istologici delle autopsie.
LE RICERCHE ONLINE IN UNA SCUOLA
Ma la ricina, chiunque la abbia utilizzata, come se la sarebbe procurata? È una sostanza per nulla facile da reperire, per cui in un primo tempo si era subito pensato al dark web. C’è però un’altra possibile pista su cui ragionano gli inquirenti, e cioè che il veleno non possa essere stato realizzato artigianalmente a partire dalla pianta, che in Molise è presente. Ma isolarla e renderla veleno non è per nulla una procedura semplice.
In particolare, negli ultimi giorni, sono stati avviati accertamenti all’istituto agrario di Riccia, a pochi chilometri da Pietracatella, dove uno dei pc scolastici presenterebbe tracce di una ricerca Google sull’argomento diversi mesi prima di quanto accaduto a dicembre. Gli inquirenti ci sono arrivati attraverso le parole di un testimone tra i 50 ascoltati. Le verifiche, poi, si sono estese anche a negozi specializzati in prodotti agricoli, per capire se la tossina o sostanze riconducibili possano essere contenute o ricavabili da materiali in vendita. Intanto, proseguono le audizioni: ieri sono state ascoltate diverse ex compagne di classe di Sara, per cercare di ricostruire le relazioni in famiglia e se la ragazza avesse confidato a qualcuno di dissapori o problemi.
(Foto da Chi l’ha visto)

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