La rivoluzione gentile delle persone per bene

Anna Maria Rengo • 23 aprile 2026

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L’imprenditore e scrittore Sauro Pellerucci scardina i luoghi comuni su un mondo nel quale vincono soltanto diffidenza, sfiducia e narrazioni tossiche.

 

“E se ci svegliassimo scoprendo che il mondo è popolato da persone per bene?” Sarebbe certamente un magnifico risveglio! Ma chissà se, anziché un sogno a occhi aperti, non sia la realtà. Certamente, è il quesito da cui parte Sauro Pellerucci, imprenditore, opinionista e scrittore, per fotografare un’immagine del nostro tempo che raramente trova spazio nel dibattito pubblico: quello in cui la normalità è fatta di persone che ogni giorno scelgono di essere per bene, senza clamori e senza pretese. Un modo di essere, una scelta che “conviene” a tutti, come spiega Pellerucci nelle pagine de “Il mondo delle persone per bene” (Sì! Edizioni, 2024), un saggio che ribalta il paradigma dominante fatto di diffidenza, sfiducia e narrazioni tossiche.


Ma che il mondo sia delle persone per bene è una constatazione oppure un auspicio? Con questa domanda iniziamo la nostra conversazione con Sauro.

“Direi l’una e l’altro. Sono convinto che il mondo che ci viene raccontato dai media sia ben peggiore di quello reale, semplicemente perché le notizie, per diffondersi, hanno bisogno di essere aggressive, di stimolare, di emozionare. Chi tutti i giorni fa quello che deve, gli incidenti evitati, non sono notizie che troviamo sui giornali e nello stesso senso le persone per bene sono molte di più di quelle che vengono rappresentate. Poi certo, il mio è anche un auspicio: le persone per bene, per potersi riconoscere, devono anche esserne consapevoli. Sicuramente dare loro spazio e fiducia le aiuta a non sentirsi fuori dal mondo e a trovare una cittadinanza.”

 

Come definiresti, in poche parole, una persona per bene?

“Innanzitutto una persona perbene è una che non si sente tale e che quindi ha il dubbio se lo sia o no. È proprio il dubbio che ci spinge a migliorare. Poi, la persona per bene non è quella che non sbaglia mai, ma quella che usa l’errore correggersi e migliorarsi. Ancora, la persona per bene non si sente l’unica stella a brillare in un universo di tenebre, ma riconosce anche altre che sono tali. E sceglie di essere per bene, non lo è solo perché non potrebbe essere altro. A me piace dire che esistono persone perbene e persone che perbene non sono ancora, perché non hanno ancora capito come evolve la propria attività umana. La persona per bene sa come ottenere il meglio anche dagli altri, dando fiducia: quando incontra qualcuno non è prevenuta e non si stupisce se l’altro si comporta bene, ma del contrario, dà fiducia fino a prova contraria.”

 

La mia impressione personale è che nel mondo attuale ci sia ancora la possibilità di essere una persona per bene, ma che se vuoi essere tale devi mettere in conto che difficilmente potrai diventare ricchissimo, oppure famosissimo, e che dunque l’essere per bene ha un prezzo che si deve, magari ben volentieri, pagare. Sei d’accordo?

“Pensare che l'essere per bene sia un impedimento per raggiungere l'élite significa, in fondo, pensare che tutti quelli che occupano i posti top, dal presidente della Repubblica in giù, non siano in realtà per bene. Questa mi sembrerebbe una contraddizione e vorrebbe dire che stiamo accettando che le posizioni di massimo potere siano occupate da persone che non stimiamo e che non vorremmo neanche avere vicine.

E no, non lo credo. Credo invece che per fare carriera nella vita bisogna impegnarsi. Poi, certo, servono anche capacità dialettiche, diplomatiche, a volte un po’ di scaltrezza. Ma una persona per bene è innanzitutto molto preparata, non cerca di ingannare l’esaminatore ma studia.

Poi magari, proseguendo con l’esempio del presidente della Repubblica, non tutti saranno state delle persone specchiate ma sicuramente avranno fatto un percorso che li ha distinti e non per la parte oscura della personalità, ma verso la luce. Io voglio giudicare le persone rispetto al loro risultato migliore e non per i loro incidenti ed errori. Secondo me dobbiamo abbassare il livello delle aspettative e alzare quello della fiducia.”


Come definiresti essere una persona di successo?

“Il successo non è una manifestazione esterna, denaro, fama, ma è il valore che noi riusciamo ad esprimere e a far percepire a chi è intorno a noi. È crescere noi, non rendere piccoli gli altri.”


Secondo te una persona per bene può e deve a prescindere evitare lo scontro, la disobbedienza, la violenza fisica e verbale, la bugia?

“Un conto è essere per bene, altro essere perbenisti. La persona per bene deve attuare tutti i comportamenti necessari affinché il bene vinca, chiaramente rifuggendo dalla violenza e da qualsiasi tipo di sopraffazione, ma non dalla resistenza. Nel momento in cui dovesse esserci un elemento di aggressività di qualcuno verso di me, o verso qualcuno che io dovrei difendere, non posso non difendermi o difendere, essendo non aggressivo ma resistente. Chi è buono e basta in fondo non credo che sia per bene, perché risponde solo a un suo imperativo categorico interno che lo fa star bene e che lo spinge a non reagire. Resistere alle forze negative è faticoso, pesante: talvolta è più facile rimanere in silenzio e subire che reagire nella maniera giusta. Io credo nel linguaggio non violento, che non significa per forza gentile e tenero.”


Il tuo libro, per chi ti conosce, costituisce una sorta di sintesi di quella che è la tua attività imprenditoriale e soprattutto di impegno nel sociale e nell’associazionismo. Quali sono state le motivazioni che ti hanno infatti portato a creare l’associazione “Io sono una persona per bene”, che conferisce anche dei riconoscimenti a personalità particolarmente meritevoli?

“Era l’agosto del 2015, periodo solitamente di pausa per me. Leggendo i giornali mi resi conto che tutte le notizie riportate erano pessime: efferatezze, violenze, omicidi, sversamenti inquinanti… Non mi riconoscevo in questo modo al quale poi si finisce pure per assuefarsi. Da lì l’idea di fondare una fan page sui social che ha raggiunto ben presto i 5-55mila follower e nel quale abbiamo iniziato a raccontare solo belle notizie, ben prima che iniziassero a farlo altri quotidiani nazionali: storie di eroi normali, non di personaggi famosi. Poi, dal 2006, abbiamo iniziato a premiare alcuni dei protagonisti delle storie narrate e da lì è nata l’idea, la filosofia delle persone per bene, che rifugge dall’idea che chi lo è non è intelligente. Con la nascita dell’associazione ho voluto dare una testimonianza, inizialmente minima, solo la mia, ma poi anche dei miei conoscenti, e nel corso del tempo il gruppo è cresciuto fino a diventare riconosciuto a livello internazionale.”



Dal tuo libro, ma anche dalle tue attività, traspare fiducia nel genere umano e nelle sue potenzialità. Di fronte agli scenari di guerre attuali e a una violenza, anche nei rapporti interpersonali e famigliari, come minimo non sopita, questa tua fiducia riesce a non vacillare?

“Io ho fiducia nel futuro e del resto non abbiamo altra alternativa che averla. E poi facciamo un’analisi. È vero che ci sono motivi di paura, negatività, pessimismo e che in quest’ultimo periodo sono scoppiate guerre come non ce n’erano da anni, almeno da noi, visto che nel resto del mondo non sono mai cessate. Cerchiamo di non essere cinici, ma realisti. Cosa abbiamo realizzato negli ultimi ottant’anni? Il numero dei poveri è diminuito, non solo in termini percentuali ma anche assoluti e questo vuol dire che c’è una maggiore quantità e capacità dell’umanità di sostenersi.  Sono migliorate le condizioni economiche e sanitarie e anche se non sono tuttora eccellenti e positive in maniera assoluta, cresce il numero di persone che vivono in maniera sostenibile. Nonostante le violenze di cui abbiamo notizia tutte le sere in tv le condizioni del medio-periodo sono migliorate, anche se certo gli ultimi dieci anni non sono stati tra i migliori della storia recente. Purtroppo ogni tot di anni nasce una motivazione che scatena litigi su scala planetaria di crescita. Con questo non voglio dire che ci dobbiamo accontentare ma che la storia è ciclica e che ci sono dei momenti in cui il mondo deve trovare dei nuovi equilibri, dei momenti che richiedono maggiore forza nella gestione. Io poi non riesco ad avere una visione che non sia territoriale: ciascuno di noi può incidere nel suo territorio di riferimento. Il mondo delle persone per bene è anche lì.”

 

L’AUTORE - Nato a Narni (Tr) nel 1967, è founder di Pagine Sì! Spa, uno dei principali player italiani nel settore della comunicazione digitale a favore di Pmi, Pa, associazioni e liberi professionisti, con oltre 55 sedi e 450 dipendenti.

Oltre ad essere imprenditore è anche opinionista e scrittore di romanzi, saggi ed editoriali.

Nel 2015 ha istituito il Premio “Io sono una persona per bene”, per valorizzare quella “maggioranza silenziosa” di persone che contribuisce a rendere migliore la società.

Nel gennaio 2024 ha pubblicato “Il mondo delle persone per bene” (Sì!Edizioni), il suo ottavo libro, definito dalla critica un “manifesto del bene” che, in un’epoca dominata da pessimismo e intolleranza, offre una visione di speranza, celebrando l’umanità che opera per il bene comune ogni giorno e in silenzio, lontano dai riflettori.

Nel 2025 è diventato presidente del Festival dell’Editoria e del Giornalismo Emergente (Fege), che, su sua iniziativa, ha trovato casa stabile a Terni, rafforzando il legame tra la città e il mondo dell’editoria e dell’informazione.

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