Calcio Italiano: è l’ora della rifondazione
E siamo arrivati a toccare il fondo. Forse al Mondiale non saremmo stati squadra all’altezza.
Prendiamo questa mancata qualificazione come il più importante dei momenti per dare corso alla
Rifondazione del Calcio Italiano. E solo un uomo dai valori profondi e limpidi, il Ministro Abodi,
senza alcun riferimento allo schieramento politico, ha già parlato di "coscienza individuale” da
anteporre ai ruoli, agli obiettivi di potere che hanno prodotto negli anni il peggiore (per qualità)
massimo campionato nazionale in Europa. E non si parla della Serie B o della Lega Pro (o Serie
C), cresciute nel tempo per competitività ed interesse da parte dei tifosi. Già proprio di coloro che
rinunciano alle vacanze di famiglia per andare nello stesso luogo di ritiro pre-campionato. Di
coloro che spendono in abbonamenti e riempiono gli stadi, le cornici che rendono il dipinto di
questo sport come la disciplina sportiva più seguita al mondo. Anche e soprattutto a loro si deve
rispetto.
Perché non riformare, Sig. Ministro, anche il sistema di rappresentanza ed, in relazione a questa,
di voto delle componenti del Consiglio Federale? Così come è ora si è sempre innescato un
sistema basato sulla forza dei poteri di rappresentanza fondato sul numero dei tesserati o
associati. Per semplificare: quando si vota un nuovo presidente ed i componenti dei vertici in
FIGC, è così opportuno che la Lega Dilettanti rappresenti, in percentuale di voto, il 34% rispetto a
Lega di Serie A o B? C’è qualcuno che, in passato, ha comprato le percentuali minori (il 3% degli
Arbitri-AIA sta per Associazione Italiana Arbitri) per arrivare alla maggioranza per un candidato
piuttosto che il suo contendente. Ed ancora perché non imporre la regola che il Presidente debba
avere un passato di massimo livello come calciatore, esperto di quel mondo sul campo. O ancora
perché non rendere intoccabili i ragazzi dei settori giovanili dalle tentazioni prospettate dai
Procuratori Sportivi? I settori giovanili sono un patrimonio da proteggere per dare loro la
possibilità di esordire nella prima squadra dove sono cresciuti. In passato a capo
dell’Associazione Calciatori c’era Damiano Tommasi, stimato per la sua correttezza durante la sua
carriera da calciatore (ricordiamo un grave infortunio per il quale lui stesso comunicò alla società
che il suo stipendio doveva essere ridotto al minimo contrattuale poiché fermo o in riabilitazione e
che solo alla prima convocazione per una partita di campionato potesse “ripartire” l’applicazione
del contratto stipulato con la società). Oggi apprezzato Sindaco di Verona, Tommasi fu un
esempio che nessuno ha imitato.
E qui, riprendendo Aldo Cazzullo sul Corriere, forse conviene riflettere su una affermazione di Gigi
Riva, indimenticabile attaccante del Cagliari e della Nazionale, che da Dirigente Accompagnatore
della Nazionale, disse: "il problema più importante è che non vedremo più bambini giocare a
pallone nelle strade o nei cortili". Forse i veri Campioni erano loro. Quelli del 4-3 ad una grande
Germania come, allo stesso modo, della sconfitta per 4-1 da un Brasile irraggiungibile e spaziale:
quello di Pelé.
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