CASO RANUCCI: IL LEGALE DENUNCIA MANOVRE POLITICHE E INIZIATIVE INQUINATE DA FALSITÀ. DEPOSITATA QUERELA CONTRO LA MAGISTRATA FORLEO.

FRV NEWS MAGAZINE • 19 agosto 2026

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IIn merito alle recenti indiscrezioni e alle polemiche sollevate nelle ultime ore, l’ufficio legale di Sigfrido Ranucci rilascia la seguente nota ufficiale a tutela del giornalista e della redazione di Report.

"Ogni iniziativa che la Rai dovesse assumere in questo momento nei confronti di Sigfrido Ranucci, e quindi della trasmissione Report, sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità che, nonostante la posizione netta e chiara della Autorità Giudiziaria sulla vittima e la sua inconsapevolezza, sono state alimentate incessantemente da polemiche pretestuose anche all'interno dell'Azienda".

La difesa tecnica ribadisce con fermezza che l’Autorità Giudiziaria si è già pronunciata in modo inequivocabile, riconoscendo il dott. Ranucci come parte lesa e del tutto inconsapevole rispetto ai fatti oggetto di strumentalizzazione. Di conseguenza, qualsiasi eventuale provvedimento di sospensione o stop al conduttore non potrà che essere interpretato come una scelta esclusivamente politica, priva di qualsivoglia fondamento disciplinare o deontologico.

Si comunica, inoltre, che in data odierna il dott. Sigfrido Ranucci ha formalizzato una querela per diffamazione nei confronti della magistrata Clementina Forleo, a seguito delle gravissime e lesive affermazioni pubblicate da quest'ultima sul proprio profilo social.

La difesa e la redazione di Report non si lasceranno intimidire da attacchi pretestuosi e continueranno a vigilare a tutela della libertà di informazione e della dignità professionale del giornalista.



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Autore: FRV NEWS MAGAZINE 19 agosto 2026
FEMMINICIDIO TANIA TERRIN, ZAIA: "UN FALLIMENTO, AVEVA DENUNCIATO". PROCLAMATO IL LUTTO REGIONALE IN VENETO Il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ha disposto la proclamazione del lutto regionale in concomitanza con i funerali di Tania Terrin, la donna uccisa dall'ex fidanzato a Camponogara [adnkronos_2026]. Nel giorno delle esequie, le bandiere di tutte le sedi istituzionali della Regione saranno poste a mezz'asta [adnkronos_2026]. Il Governatore Zaia ha espresso parole durissime di fronte all'ennesima tragedia, evidenziando il corto circuito del sistema di protezione: "È un fallimento, la vittima aveva denunciato" [adnkronos_2026]. "Le bandiere a mezz'asta saranno un atto di omaggio verso la vittima di un tragico delitto, ma dovranno essere anche un richiamo alla riflessione per tutti", si legge nella nota ufficiale della Regione [adnkronos_2026]. "Ogni volta che si consuma un femminicidio, infatti, piangiamo la morte ingiustificabile di una donna e, contemporaneamente, dobbiamo misurarci con una sconfitta per tutta la società" [adnkronos_2026]. La vicenda riaccende l'urgenza di riforme strutturali per evitare che le segnalazioni rimangano inascoltate. "Quanto è accaduto a Tania ci dice che non abbiamo lavorato abbastanza e bisogna impegnarsi ancora molto perché simili crimini non succedano", conclude la nota della Presidenza [adnkronos_2026]. "È fondamentale intervenire con decisione a livello educativo, preventivo e repressivo, perché il femminicidio non deve essere neanche lontanamente immaginabile in una comunità civile" [adnkronos_2026]. L'amministrazione regionale si stringe nel più profondo cordoglio attorno ai familiari, alle amiche, agli amici e a tutti i cari di Tania Terrin
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 19 agosto 2026
Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha commentato questa mattina le recenti indiscrezioni giornalistiche internazionali relative a potenziali piani di Teheran volti a colpire infrastrutture militari statunitensi dislocate sul territorio europeo. "In base alle dinamiche geopolitiche correnti e alla condotta strategica emersa nel corso del conflitto, nessun potenziale scenario può essere aprioristicamente precluso", ha dichiarato il Ministro. Crosetto ha evidenziato come la linea d'azione avversaria miri strutturalmente all'estensione del caos e del fattore di instabilità anche verso aree geografiche e nazioni estranee al teatro principale delle operazioni. Il titolare del Dicastero ha tuttavia espresso una ferma esortazione alla responsabilità degli organi di informazione, invitando a evitare la divulgazione di ipotesi dettagliate che possano, anche involontariamente, fornire spunti operativi o indicazioni tattiche. La Difesa conferma il costante e rigoroso monitoraggio della situazione securitaria, in stretto e permanente coordinamento con i partner della NATO e dell'Unione Europea, a tutela della sicurezza degli assetti strategici e dei territori nazionali.
Autore: AGENZIA DIRE 19 agosto 2026
L'ex (amatissimo) Ministro della Difesa epurato lancia la sfida elettorale al Presidente, nonostante la legge marziale e la guerra in corso ROMA – Nove minuti che scuotono Kiev, senza droni, missili o bombe. È la durata del videomessaggio con cui l’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, licenziato di recente, ha lanciato la sfida politica a Volodymyr Zelensky : elezioni presidenziali, subito, nonostante la guerra in corso. Il politico, il cui improvviso allontanamento il mese scorso aveva già scatenato ondate di proteste nella capitale, reclama un cambio di passo, va “ripristinato un processo democratico completo anche nel mezzo di una guerra prolungata”. “ La democrazia non può essere tenuta in ostaggio dalla Russia. Combattiamo proprio perché vogliamo rimanere uno stato europeo libero”, ha detto Fedorov nel suo intervento. Senza mai nominare esplicitamente Zelensky, l’ex ministro ha lasciato intendere che l’attuale leadership è incapace di contrastare efficacemente la corruzione. “Le persone non possono vivere all’infinito in uno stato in cui non capiscono perché vengono prese certe decisioni. Perché alcune riforme vanno avanti mentre altre vengono bloccate”. “È particolarmente pericoloso quando nella società si diffonde la convinzione che il criterio principale per una nomina non sia la professionalità, i risultati o la capacità di trasformare il Paese, bensì la lealtà personale al sistema”. Le elezioni in Ucraina restano sospese dall’imposizione della legge marziale, decretata all’inizio dell’invasione russa. Il mandato quinquennale di Zelensky si è formalmente concluso nel maggio 2024 . Lo stesso presidente americano Donald Trump aveva in passato sollecitato Kiev a indire nuove elezioni, sebbene i rapporti tra i due leader, un tempo tesi, si siano progressivamente distesi nell’ultimo anno, complice la tenuta ucraina sul campo di battaglia. Fedorov, 35 anni, aveva guidato il ministero del Digitale dal 2019 fino a gennaio, diventando protagonista dell’adozione massiccia dei droni nella strategia bellica ucraina, prima di assumere brevemente, fino a luglio, l’incarico di ministro della Difesa . La sua uscita di scena è arrivata improvvisamente, nell’ambito di un rimpasto di governo, dopo un contrasto con il comandante militare, il generale Oleksandr Syrskyi. Ne erano seguite proteste di piazza che avevano portato al licenziamento dello stesso Syrskyi, ma senza alcun segnale di un possibile reintegro per Fedorov. Proprio martedì, Zelensky ha formalizzato la nomina di Yevhen Khmara, fino a quel momento ministro della Difesa ad interim, come titolare definitivo dell’incarico che dovrà ora ricevere il via libera del parlamento ucraino. Secondo un sondaggio condotto a inizio mese, riportato dal Guardian, l’ex ministro si posizionerebbe terzo al primo turno delle presidenziali con il 13,1% dei consensi, alle spalle di Zelensky (22,3%) e dell’ex capo delle forze armate, oggi ambasciatore ucraino nel Regno Unito, Valerii Zaluzhnyi (21,4%). Ma lo stesso sondaggio, realizzato dal Centro Socis per la ricerca sociale, rivela un dato ancora più significativo: al ballottaggio, secondo il sistema elettorale a due turni in vigore in Ucraina, Zelensky risulterebbe sconfitto sia da Fedorov che da Zaluzhnyi. Resta comunque un nodo logistico tutt’altro che semplice da sciogliere: un’eventuale tornata elettorale dovrebbe fare i conti con milioni di cittadini esiliati o sfollati dall’inizio della guerra , oltre un milione di persone impegnate nelle forze armate – molte delle quali schierate in prima linea – e circa un quinto del territorio nazionale attualmente sotto occupazione russa.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 19 agosto 2026
Un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti è stato intercettato e sequestrato dagli agenti della Polizia di Stato all'interno dello scalo ferroviario di Roma Termini. L'operazione è scattata a seguito del ritrovamento di una borsa che ha subito attirato l'attenzione dei poliziotti impegnati nei servizi di controllo del territorio. La successiva ispezione del bagaglio ha rivelato la presenza di oltre 7,8 chilogrammi di droga, nello specifico dosi di cocaina ed eroina destinate al mercato illegale. Secondo le stime delle forze dell'ordine, il valore complessivo della merce sequestrata si aggira intorno al milione di euro. Le indagini proseguono ora a ritmo serrato per individuare i responsabili del trasporto del carico.
Autore: Redazione 19 agosto 2026
Il titolo scende sotto i 550 dollari in seguito all'azione legale promossa da una coalizione di 29 Stati americani a tutela della salute mentale dei minori. Meta Platforms affronta una nuova e complessa sfida legale sul fronte regolatorio negli Stati Uniti. L'apertura ufficiale del maxi-processo in California, che vede la big tech contrapposta a una coalizione di 29 Stati americani, ha innescato un'immediata ondata di vendite sui mercati finanziari, portando il titolo a registrare una flessione del 4,4% a Wall Street e a scendere sotto la soglia dei 550 dollari per azione. L'azione legale, guidata dalle Procure generali degli Stati firmatari, accusa formalmente la holding di aver sviluppato e implementato funzioni algoritmiche su Instagram e Facebook specificamente progettate per indurre dipendenza psicologica nei minori, sfruttando commercialmente la loro attività online a scapito della salute mentale. L'impatto sul mercato riflette i timori degli investitori istituzionali riguardo a potenziali sanzioni pecuniarie multimiliardarie e, soprattutto, al rischio di riforme strutturali forzate sui modelli di profilazione pubblicitaria e di monetizzazione dei dati, che costituiscono il core business del gruppo. La società ha ribadito la propria linea di difesa, evidenziando gli investimenti miliardari profusi negli ultimi anni per lo sviluppo di strumenti di controllo parentale e per la sicurezza dei minori sulle proprie piattaforme. Ciononostante, gli analisti prevedono una persistente volatilità sul titolo Meta nel breve e medio termine, legata strettamente agli sviluppi e alle testimonianze che emergeranno dalle aule di tribunale.
Autore: Redazione 19 agosto 2026
Si apre un nuovo fronte sul tema della gestione dei flussi migratori in Europa. Dopo un blocco durato quasi quattro anni, la Svizzera ha annunciato ufficialmente la ripresa dei trasferimenti verso l'Italia dei migranti irregolari e dei cosiddetti "dublinanti". Secondo quanto confermato dalla Segreteria di Stato della migrazione (Sem) di Berna, i primi voli sono già stati prenotati e le operazioni prenderanno il via a partire dalla fine di agosto. La misura riguarderà inizialmente casi isolati e si concentrerà sui richiedenti asilo entrati in territorio svizzero dopo il 12 giugno. Le autorità svizzere hanno specificato che il piano di rimpatrio è stato concordato con le controparti italiane e avverrà in modo graduale. L'obiettivo dichiarato da Berna è garantire una ripresa sostenibile per entrambi i Paesi, evitando di sovraccaricare il sistema di accoglienza e assicurando la stabilità duratura delle procedure. La decisione della Svizzera si inserisce in un quadro di forte tensione internazionale per l'Italia, già impegnata in delicate trattative con la Germania sul caso della ventiduenne somala Faduma temporaneamente protetta dall'asilo ecclesiastico a Norimberga e in un confronto con Madrid sullo spazio Schengen. La notizia ha immediatamente riacceso il dibattito politico interno, sollevando dure critiche da parte delle opposizioni contro la gestione migratoria dell'esecutivo.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 19 agosto 2026
Un’azione fulminea, violenta e chirurgica. Sono bastati solo due minuti ai banditi per mettere a segno il clamoroso furto al Museo Regionale di Messina, portando via tre delle cinque tavole del celeberrimo Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina. Il colpo, avvenuto nella sera di Ferragosto, ha fatto scattare indagini a tutto campo coordinate dalla Procura della Repubblica di Messina. La dinamica del blitz Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, la banda – composta da almeno due o quattro persone vestite interamente di nero – ha scavalcato il cancello d'ingresso e ha forzato una porta laterale della struttura. Una volta dentro, i malviventi sono andati a colpo sicuro verso la sala espositiva. Utilizzando una grossa mazza, hanno frantumato la teca blindata, prelevato le preziosissime tavole e sono fuggiti prima dell'intervento dei quattro custodi presenti nella struttura, attualmente sospesi in ferie forzate. Le telecamere di videosorveglianza hanno ripreso due uomini all'interno della sala, e i frame sono ora al vaglio degli specialisti. L'ombra della criminalità organizzata Il Procuratore Capo di Messina, Antonio d’Amato, non esclude alcuna pista e punta i riflettori sui clan: "Ci stiamo chiedendo se su questo furto milionario non ci sia il coinvolgimento della criminalità organizzata di tipo mafioso, storicamente interessata al furto delle opere d’arte". La Procura sta seguendo una pluralità di direzioni investigative. Massima attenzione viene dedicata alle tracce fisiche lasciate dai ladri sul percorso di fuga e all'interno della sala, così come alle verifiche su una eventuale complicità interna o a falle nel sistema di vigilanza. Il mercato internazionale dell'arte è allertato: le ricerche per recuperare un patrimonio dal valore inestimabile sono ufficialmente scattate a livello globale.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 19 agosto 2026
Nella notte tra il 18 e il 19 agosto 2026, le forze armate russe hanno condotto un violento attacco utilizzando droni d'assalto contro la città di Zaporizhzhia. Il bilancio provvisorio, confermato dalle autorità locali, rileva il decesso di una persona e il ferimento di altri sei civili. L'aggressione aerea ha causato pesanti devastazioni nel tessuto urbano. I colpi messi a segno dai vettori russi hanno danneggiato gravemente numerose infrastrutture, tra cui diversi edifici residenziali e strutture non residenziali. A seguito degli impatti, un vasto incendio è divampato nell'area colpita, richiedendo l'intervento immediato dei servizi di emergenza e dei vigili del fuoco per il contenimento delle fiamme e il soccorso dei residenti rimasti coinvolti. La conferma ufficiale dell'accaduto è arrivata tramite una nota di Ivan Fedorov, capo dell'amministrazione militare regionale di Zaporizhzhia, successivamente rilanciata dai media internazionali e dalle agenzie di stampa. Le operazioni di rimozione delle macerie e di assistenza alla popolazione civile ferita o rimasta senza alloggio sono attualmente in corso. Le autorità locali ribadiscono lo stato di massima allerta per il rischio di ulteriori incursioni aeree nelle prossime ore. 
Autore: Redazione 19 agosto 2026
Alta tensione nel Golfo. Missili verso gli Emirati, Houthi attaccano raffineria saudita In Iran è stallo totale dopo sei mesi di guerra e con la tregua di 60 giorni ormai scaduta. Donald Trump continua a rivendicare che lo stretto di Hormuz è aperto e sotto controllo degli Stati Uniti: anzi, lo definisce "un nuovo territorio Usa", con tanto di mappa a corredo. Teheran gli replica che la strategica striscia di mare è e resterà chiusa fino a quando Washington non revocherà il blocco navale e le sanzioni, definendo quelle del presidente americano "illusioni". Trump ha quindi smentito il suo stesso inviato in Medio Oriente, Jared Kushner, negando che ci siano colloqui in corso con gli iraniani. Nel frattempo, secondo quanto riferito da fonti informate al Washington Post, il Pentagono sta valutando di ridurre la propria presenza militare in Medio Oriente una volta finito il conflitto contro l'Iran. Uno degli aspetti chiave al vaglio del dipartimento della Difesa è l'eventuale ritiro delle truppe dal Golfo Persico, dove le grandi basi militari americane sono state ripetutamente colpite da attacchi iraniani nel corso degli ultimi mesi. In un'intervista a Fox News da Gerusalemme Kushner aveva sostenuto che le interlocuzioni tra il governo americano e tutte le componenti del governo iraniano sono più intense che mai. "Si sono svolti molti dialoghi proficui, il che ritengo sia estremamente utile. Non c'è molta fiducia tra Stati Uniti e Iran", ha aggiunto il genero del presidente precisando che "Trump farà un accordo quando le condizioni saranno mature". Poche ore dopo, su Truth, the Donald ha dichiarato il contrario. "Non sono in corso, né sono previsti, colloqui o conversazioni con la Repubblica Islamica dell'Iran. Il blocco navale rimane pienamente in vigore. Lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo", ha scritto aggiungendo che "tutte le mine navali sono state rimosse o fatte brillare". Il tycoon ha anche ripetuto l'idea lanciata qualche giorno fa di dichiarare Hormuz territorio americano con tanto di mappa e scritta: 'New Us Territory'. Immediata la replica di Teheran che ha bollato come "un'illusione" la definizione coniata dall'inquilino della Casa Bianca. "Così come Trump ha scritto correttamente il nome dell'eterno Golfo Persico, la sua illusione sullo stretto di Hormuz verrà presto corretta. Oppure correggeremo noi le illusioni di quest'uomo illuso", ha scritto il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi su X. L'Iran ha anche negato che lo stretto sia aperto, avvertendo che prima devono essere rispettati i termini dell'accordo provvisorio: la revoca del blocco marittimo e delle sanzioni petrolifere, lo sblocco dei beni iraniani congelati e la fine delle minacce e delle operazioni militari su tutti i fronti. Il principale negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che è anche il presidente del parlamento iraniano, ha inoltre avvertito che le dispute interne indeboliscono il Paese e incoraggiano gli avversari stranieri che stanno cercando di fomentare disordini, combinandoli con operazioni militari, assassinii e attività separatiste. In questa fase di paralisi è intervenuto anche il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres. "Il suo messaggio lo stesso che ha trasmesso fin dall'inizio: non esiste una soluzione militare a questo conflitto. Ed esorta Iran e Stati Uniti a riprendere i negoziati per una soluzione pacifica e duratura il prima possibile", ha dichiarato un portavoce. Intanto la tensione resta altissima in tutta l'area del Golfo. Sull'altro fronte della guerra i ribelli Houthi, sostenuti dai pasdaran, hanno affermato di aver lanciato un attacco con droni contro una raffineria petrolifera nel sud dell'Arabia Saudita. Gli Houthi "hanno preso di mira la raffineria Aramco", colosso petrolifero saudita a Jazan, sulla costa del Mar Rosso, "con diversi droni", ha detto l'agenzia di stampa della milizia sciita Saba, citando una fonte militare, dicendo che si trattava di una risposta alle "violazioni dello spazio aereo" nello Yemen. Gli Emirati Arabi invece hanno accusato l'Iran di aver lanciato due missili contro il loro territorio nessuno dei quali, comunque, ha colpito la terraferma. Si tratterebbe del primo attacco al Paese dopo il memorandum tra Teheran e Washington.
Autore: Redazione 18 agosto 2026
Il Comitato di redazione del Tg3 esprime profonda preoccupazione e sconcerto di fronte ai duri e continui attacchi sferrati in queste ore contro "Report", storico programma d'inchiesta e pilastro fondamentale del palinsesto di Rai3. La vicenda giudiziaria che vede coinvolto Sigfrido Ranucci – e che lo qualifica attualmente come parte lesa e vittima – seguirà il suo naturale corso istituzionale. La magistratura accerterà i fatti con la dovuta autonomia. Risulta tuttavia del tutto inaccettabile che tale situazione venga strumentalizzata come pretesto per smantellare una trasmissione che rappresenta l'essenza stessa del servizio pubblico in Italia. Il valore di "Report" risiede unicamente nella veridicità delle sue video-inchieste. Le rivelazioni della redazione hanno sempre resistito al vaglio della magistratura e a ogni querela di parte, garantendo all'azienda ascolti straordinari a fronte di budget di produzione estremamente limitati. È evidente come sia proprio questa indipendenza giornalistica a risultare scomoda. Denunciamo inoltre con forza la diffamatoria campagna mediatica in corso, alimentata dalla diffusione strumentale dei costi lordi di produzione (comprensivi di trasferte, troupe e logistica), artatamente spacciati per i compensi netti degli inviati. Si tratta dell'ennesima dimostrazione di malafede editoriale. È fin troppo chiaro il disegno commerciale e politico portato avanti da testate appartenenti a gruppi editoriali concorrenti, i quali tentano da mesi di erodere il pubblico di Rai3 e indebolire l'intera azienda. Rivolgiamo un appello fermo e urgente ai vertici della Rai: tutelare Rai3 e le sue voci libere significa difendere la dignità del servizio pubblico radiotelevisivo. Non permetteremo che Rai3 muoia. Viva Rai3, viva il giornalismo d'inchiesta.
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