Ciociara è un insulto?", Meloni replica al consigliere Pd: "Orgogliosa di essere definita così" La Presidente del Consiglio su X: "

FRV NEWS MAGAZINE • 8 ottobre 2026

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SCONTRO PONTEDERA, MELONI REPLICA AL PD: «ORGOGLIOSA DI ESSERE DEFINITA CIOCIARA. DA SINISTRA PROFONDO DISPREZZO PER IL POPOLO E PER I NOSTRI TERRITORI»


 «Borgatara, pesciarola, ortolana. E poi tanto altro: “regina di Coattonia”, “vacca”, “rana dalla bocca larga”, “str****”. E così via. In questi anni ho ricevuto epiteti di ogni tipo. Personali, sul mio fisico, sulla mia famiglia, sulle mie origini. Ma oggi si cambia registro. E il livello cambia». Lo dichiara sui propri canali social il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, replicando alle affermazioni pronunciate dal consigliere comunale del Partito Democratico di Pontedera, Floriano Della Bella.


«Un signore del Partito democratico, tal Floriano Della Bella, ha detto in una seduta del Consiglio comunale di Pontedera che la Meloni è una “ciociara, nella maniera più dispregiativa”  spiega il Premier . E per questo è stato richiamato dal Presidente dell’Aula, altro esponente del Pd, che aggiunge: “Per favore, usi termini consoni al suo ruolo”. Quindi, per questi signori, essere “ciociari” è una vergogna e se lo dici a qualcuno equivale ad insultarlo. Non solo: è addirittura un termine che non va pronunciato in un luogo istituzionale. Mi spiace per loro, ma io non la penso così. E sono orgogliosa di essere definita ciociara».


Il Presidente Meloni rivendica con fermezza il valore storico e culturale del territorio: «La Ciociaria è uno dei territori più belli, antichi e straordinari della nostra Italia. Terra di Papi e condottieri, di Santi e artisti, di letterati e poeti. Cicerone, Caio Mario, Bonifacio VIII, San Tommaso d’Aquino, Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica, Nino Manfredi e tanti altri uomini e donne che nel corso del tempo hanno fatto la nostra storia».

«Si riempiono la bocca di popolo, poi definiscono inferiori quasi mezzo milione di italiani», conclude il Presidente del Consiglio.

 

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Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 8 ottobre 2026
L'avvocato Stephen Ferrell alla BBC: "È cosciente ma confusa. Ha mosso i primi passi nella stanza d'ospedale, ma presenta gravi traumi fisici alle braccia e complicazioni cliniche". A una settimana dal drammatico e fallito tentativo di esecuzione tramite doppia iniezione letale dello scorso 30 settembre, si registrano i primi significativi sviluppi sulle condizioni di salute di Christa Pike , la cinquantenne detenuta nel braccio della morte del Tennessee. La donna, ricoverata in un ospedale di Nashville in condizioni inizialmente critiche, ha ripreso conoscenza pronunciando le sue prime parole: "Dove sono? Chi sei?". Secondo quanto riferito dal suo collegio difensivo, Pike è ora in grado di esprimersi ma si trova in uno stato di profonda confusione cognitiva ed emotiva, non avendo memoria chiara della dinamica legata al blocco della procedura d'esecuzione. I primi passi e il quadro clinico L'avvocato difensore Stephen Ferrell ha confermato in un'intervista esclusiva alla BBC che la paziente ha mostrato lievi miglioramenti sul fronte della mobilità: "Oggi si è alzata e ha camminato per la prima volta. Si è trattato solo di piccoli movimenti all'interno della stanza d'ospedale e per un breve periodo di tempo, ma è un segnale importante". Nonostante questo progresso, il quadro clinico complessivo rimane estremamente delicato. I legali sottolineano la presenza di severi danni fisici localizzati agli arti superiori, pesantemente lesionati dai ripetuti e traumatici tentativi di accesso venoso subiti durante la procedura del 30 settembre. A questo si aggiungono una diagnosi di polmonite, l'insorgenza di un coagulo di sangue e persistenti difficoltà di deglutizione. La battaglia legale e il contesto politico Il caso di Christa Pike – condannata nel 1995 per l'omicidio della compagna di classe Colleen Slemmer – ha riacceso con forza il dibattito sulla pena di morte negli Stati Uniti. A seguito del fallimento di questa esecuzione e di precedenti anomalie procedurali, il Governatore del Tennessee, Bill Lee, ha disposto la sospensione immediata di tutte le esecuzioni capitali nello Stato per il resto dell'anno, avviando contestualmente un'indagine indipendente. Il team legale della Pike ha già annunciato che si batterà formalmente per chiedere la commutazione della pena di morte in ergastolo, definendo l'accaduto come una tortura psicofisica inaccettabile e senza precedenti.
Autore: AGENZIA DIRE ORE 13.35 • 8 ottobre 2026
Lo comunica il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti: "Oggi la risposta che arriva dalla Commissione europea va nella direzione indicata dall’Italia" ROMA – “L’ Europa riconosce le ragioni dell’Italia, dando l’ok alla clausola di flessibilità su energia e difesa fortemente voluta da Giorgia Meloni. È un passaggio politico cruciale e conferma come questo Governo abbia saputo portare a Bruxelles le priorità nazionali con chiarezza e autorevolezza”. Così il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti. “Le regole europee non potevano non tener conto di una realtà economica profondamente cambiata e l’impatto determinante dell’inflazione. Oggi la risposta che arriva dalla Commissione europea va nella direzione indicata dall’Italia. Energia e sicurezza sono dossier strategici per la tutela e la competitività nazionali. Avere maggiore spazio di bilancio significa poter affrontare queste sfide con strumenti adeguati. È così che l’Italia deve stare in Europa: protagonista, credibile e capace di ottenere risultati concreti”, conclude Foti.
Autore: AGENZIA DIRE Ore: 13.19 • 8 ottobre 2026
La maggioranza esulta alla Camera. La protesta dell'opposizione. Donzelli: "Entriamo nella terza repubblica". Schlein: "Avete paura degli elettori" ROMA – Con votazione a scrutinio segreto, l’Aula della Camera ha approvato in via definitiva lo Stabilicum, la riforma elettorale su cui il governo ha chiesto la fiducia e che ora diventa legge. I voti a favore sono stati 227 e i voti contrari 164. Al momento del voto ha esultato la maggioranza. Proteste dalle opposizioni che avevano chiesto il voto segreto sperando nei ‘franchi tiratori’ per affossarla. Il testo non è stato modificato rispetto alla versione arrivata dal Senato e poi blindata con tre fiducie. La riforma archivierà il Rosatellum cancellando i collegi uninominali. Si tratta di un proporzionale con premio di maggioranza (o di governabilità) di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato (fino a un tetto di 220 deputati e 113 senatori). Il premio andrà alla coalizione che abbia ottenuto almeno il 42% dei voti. Se nessuno raggiunge tale percentuale, anche solo in una Camera, si procede con un proporzionale puro. Restano le discipline speciali per Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige (con una redifinizione dei collegi di Merano, Bressanone e Bolzano). Le liste singole e le coalizioni sono tenute a presentare un ‘listone’ a livello circoscrizionale. Lo sbarramento è al 10% per le coalizioni di liste e al 3% per le liste singole o coalizzate, salvo il ripescaggio, per ogni coalizione di liste, della prima lista coalizzata rimasta al di sotto di tale soglia. Le singole liste o coalizioni dovranno indicare anche il candidato premier al momento del deposito del programma ma il nome non comparirà sulla scheda elettorale. Viene introdotto un sistema misto con capilista bloccati e un massimo di tre preferenze dal secondo nome in poi da scegliere tra sei nomi dopo primo in lista. Per i nuovi partiti, quelli che attualmente non hanno una rappresentanza in Parlamento, viene quadruplicato il numero delle firme per concorrere alle elezioni politiche: saranno necessarie 450mila sottoscrizioni per il totale dei collegi. Viene infine reso strutturale il voto ai fuorisede, consentito anche per i ‘caregiver’, ossia per chi assiste una persona che ha bisogno di assistenza o cura in una Regione diversa da quella residenza. Cambiano le circoscrizioni estero: saranno due per la Camera (Europa ed extra-Ue) e una sola per il Senato. 13:19 – ZAN (PD): LEGGE VERGOGNA, ITALIA TORNA INDIETRO DECENNI “La legge elettorale voluta dalla maggioranza di Giorgia Meloni è una vergogna. Una legge che riporta indietro l’Italia di decenni sulla rappresentanza di genere e che aggira la Costituzione per inserire una logica di premierato. Una legge elettorale cucita addosso al governo Meloni, che ha paura di confrontarsi con elettrici ed elettori e così si blinda al potere”. Così Alessandro Zan, componente della segreteria Pd ed eurodeputato. 13:16 – BIGNAMI : LEGGE GIUSTA, ANCHE PARTE DELLE OPPOSIZIONI L’HANNO VOTATA “Anche ieri avevo già ipotizzato che avremmo anche preso un numero maggiore di voti rispetto alla maggioranza perché è una legge giusta, dà stabilità, consente agli italiani di scegliere il partito, il programma, la coalizione e il candidato premier, può proporre un presidente della Repubblica e soprattutto dopo 30 anni dà la possibilità agli elettori di scegliere i propri parlamentari. È così apprezzata che anche parte delle opposizioni l’hanno votata”. Lo ha detto il capogruppo Fdi alla Camera, Galeazzo Bignami, subito dopo l’approvazione definitiva della legge elettorale. “Tra gli assenti annunciati- ha aggiunto Bignami- ci sono Giorgetti, impegnato all’Ecofine Giorgia Meloni impegnata altrove. E poi credo qualche assenza per motivi di salute”. 13:09 – TAJANI: SÌ A GOVERNI DURATURI, NO ALCHIMIE DI PALAZZO “La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale. Il centrodestra offre agli italiani un sistema di voto per continuare a garantire al Paese la stabilità politica necessaria a rafforzare l’immagine di un’Italia credibile e affidabile anche a livello internazionale. Diciamo sì a governi duraturi e in grado di realizzare i programmi presentati ai cittadini, diciamo no a quelle alchimie di palazzo tanto care alla sinistra che tradiscono le scelte degli elettori”. Lo dice il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, su X. 13:05 – DONZELLI: MODIFICHE? LA LEGGE È APPROVATA, ORMAI È QUESTA “La legge ormai è approvata, la legge è questa”. Lo ha detto Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione Fdi, subito dopo l’approvazione definitiva della legge elettorale, a proposito della possibilità di correggere tramite decreto la questione delle firme necessarie per le candidature. A chi gli fa notare che sulle firme potrebbe intervenire la Consulta, Donzelli risponde: “Non mi risulta. Esiste la commissione di Venezia che stabilisce che a livello nazionale devono essere entro l’1% rispetto alla popolazione votante e noi siamo allo 0,6. Quindi siamo a metà di quanto è previsto dalla Commissione Venezia”. 12:55 – MELONI: CENTRODESTRA UNITO, ITALIANI ORA POTRANNO SCEGLIERE TUTTO “A chi sperava di vedere il centrodestra diviso, oggi rispondiamo con i fatti: siamo uniti, compatti e determinati a portare avanti gli impegni presi con i cittadini. Avanti così”. Lo dice la premier Giorgia Meloni. 12:40 – CARTELLI PROTESTA OPPOSIZIONE IN AULA PRIMA DEL VOTO FINALE Al momento dell’approvazione della legge elettorale, le opposizioni hanno protestato nell’Aula di Montecitorio esponendo vari cartelli: “NO all’Imbroglio”, “Legge Truffa”, “Con Meloni Gasolio a 3 euro”, “Con Meloni salari al palo”, “Con Meloni – sanità e + armi”. 12:37 – DONZELLI: ENTRIAMO IN TERZA REPUBBLICA IMMAGINATA DA TATARELLA, BOSSI E BERLUSCONI Con l’approvazione della legge elettorale “entreremo nella terza Repubblica con la democrazia dell’alternanza grazie a una destra matura come immaginava Pinuccio Tattarella. Entreremo nella terza repubblica con una democrazia attenta ai territori come voleva Umberto Bossi. Entreremo nella terza repubblica con una scelta di campo come sognava Presidente Berlusconi. Entreremo nella terza repubblica con l’Italia apprezzata nel mondo come finalmente ci sta accompagnando Giorgia Meloni”. Lo dice il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, nel corso delle dichiarazioni di voto sulla legge elettorale. 12:23 – LE VEDETTE DI FDI PRENDONO POSTO, TRA POCO IL VOTO Andrea Delmastro, Sara Kelany, Marta Schifone. Sono alcune delle “vedette” piazzate dal capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, per vigilare sul voto del suo gruppo parlamentare. Tra pochi minuti, infatti, è atteso il voto segreto sulla legge elettorale e il rischio franchi tiratori non è mai del tutto controllabile. “A parte qualcuno a cui abbiamo tagliato le dita- scherzava Bignami prima di entrare in aula- ci fidiamo dei nostri deputati”. 12:15 – SCHLEIN: AVETE PAURA DI PERDERE, NOI OGGI UNITI E VOI DIVISI “Se davvero siete così forti, perché non vi presentate agli elettori con le stesse regole di quattro anni fa? La verità è che avete paura di perdere, la verità è che la novità siamo noi, un’alleanza progressista, unita, competitiva, che ha preso più voti assoluti di voi in tutte le ultime tornate elettorali. Noi oggi siamo uniti e divisi in siete voi”. “Avete paura del momento in cui gli italiani vi chiederanno conto, della democrazia e quindi cercate di manometterla. L’unica priorità di Meloni è cambiare la legge elettorale, a pochi mesi dal voto cambia le regole con la a partita in corso. Per altro a colpi di fiducia. Se davvero siete così forti, come dite, perchè non vi presentate agli elettori con le attuali regole”. “E’ innegabile che questa legge sia cambiata varie volte a seconda dei sondaggi e delle convenienze. E’ una legge sbagliata e incostituzionale. Non potete ottenere con una legge ordinaria quello che non riuscite ad ottenere con la legge di riforma costituzionale. Noi siamo e rimarremo una Repubblica parlamentare, se volete cambiare la forma di governo abbiate almeno il coraggio di passare nel percorso di riforma costituzionale necessario. La democrazia non è un assegno in bianco a chi vince le elezioni”. “La cosa ancora piu’ grave è che la prima presidente del consiglio donna ha cancellato la parità di genere, cioè dopo che è arrivata lei chi se ne frega delle altre”. 12:13 – RAVETTO: VOTEREMO CONVINTAMENTE NO, SORPRESE? NON CREDO “Noi voteremo convintamente no perché questa è una legge elettorale che non introduce la nostra prima richiesta, cioè dare agli elettori la possibilità di scegliere i suoi rappresentanti e rimettere le schede elettorali dai partiti nelle mani degli elettori”. Lo ha detto la deputata di Futuro Nazionale Laura Ravetto, ospite a Start su Sky TG24. “Se ci saranno sorprese? Io credo di no. Sappiamo che le fiducie si mettono sempre contri i tuoi. Addirittura sono state messe tre fiducie, per dare una velata idea che se dovessero cadere su questa legge elettorale si andrebbe al voto anticipato. Di fatto si sono spaventati i deputati di maggioranza”, ha concluso. 12:11 – SCHLEIN: OGGI VOTATE LEGGE AFFOSSATA IL 14 LUGLIO PER PAURA ELETTORI “Posso capire l’imbarazzo oggi votate la legge che avete affossato il 14 luglio e la votate per la paura degli elettori. Mi chiedo cosa sia cambiato rispetto al 14 luglio. Capisco il vostro imbarazzo”. Lo dice la segretaria dem, Elly Schlein in dichiarazione di voto sulla legge elettorale in Aula alla Camera. “Avete scelto di occuparvi soltanto di voi per la vostra indifferenza ai problemi degli italiani”. 11:59 – RAMPELLI: DA OPPOSIZIONE POSTURA DISCUTIBILE “La postura dell’opposizione è stata più che discutibile: se qualcosa non piace è normale dire di voler lavorare per cambiarla, migliorando la legge per il bene dello Stato e dei cittadini, collaborando. Invece sono state sollevate osservazioni ridicole. Sulle preferenze abbiamo vissuto tre momenti: un silenzio tombale in un primo tempo; nessun emendamento sulle preferenze alla Camera dei deputati, consapevoli che nessuno a sinistra aveva mai pensato di introdurle; infine emendamento strumentale in Senato per avere le preferenze al 100%, forse per sfruttare il fatto che non alla Camera c’era stata su questo una bocciatura con il voto segreto, segno di una insofferenza da parte di alcuni deputati di centrodestra. Sul premio di maggioranza, le osservazioni sollevate sono altrettanto ridicole. Se l’obiettivo è la stabilità, come dice anche la sinistra (ma ho i miei dubbi visto che il 100% dei governi tecnici si sono realizzati grazie alla sinistra, se non per sua iniziativa diretta), dovrebbero chiedere un premio di maggioranza a partire dal 40% e meno. Invece criticano la soglia al 42%. La verità è che loro puntano al pareggio per poter governare senza aver vinto le elezioni, furbastri”. Lo dichiara il Vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia intervenendo in diretta nella trasmissione Coffee Break su La7. 11:45 – CONTE: MANCA SOLO CHE PREMIO MAGGIORANZA A PREMIER CON OCCHI CHIARI “Vi state concentrando sulla legge elettorale per perpetuare il vostro potere, vi state cucendo addosso il vestito per restare incollati alle poltrone, e che continuate a modificare, manca solo una cosa per garantirvi il premio di maggioranza: indicare che il premio vada a una premier con gli occhi chiari”. Lo dice il leader M5s, Giuseppe Conte 11:40 – CONTE IN AULA MOSTRA FOTO SCARPINATO-FALCONE E COLOSIMO-CIAVARDINI Giuseppe Conte difende Roberto Scarpinato, ex magistrato e ora senatore del M5s definito dalla maggioranza come “figura depistante”. Il leader pentastellato durante le dichiarazioni di voto alla Camera sulla legge elettorale mostra un’immagine a favore di telecamera: “Ci sono delle foto che sono più di una testimonianza fotografica, sono testimonianze di vita. Qui Scarpinato è con Falcone e Borsellino al lavoro”, dice. Poi attacca la maggioranza: “Ci sono delle foto che sono anch’esse delle testimonianze di vita. Qui abbiamo Delmastro avvinghiato a Caroccia, prestanome di un clan camorristico”, aggiunge il presidente del M5S sempre a favore di telecamera. E ancora: “Abbiamo la presidente dell’antimafia Colosimo con le mani intrecciate a quelle di Ciavardini, che ricordiamo è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, come esecutore materiale della strage di Bologna del 1980. Per chi dimenticasse o ha perso la memoria”. 10:40 – VANNACCI CONTRO “Se nella legge elettorale sono spuntate delle preferenze ‘meticce’ lo si deve soltanto al generale Vannacci che ha richiamato il centrodestra ad alcune promesse che aveva fatto negli anni passati. Dico questo perché nel testo originario non c’era traccia delle preferenze, caro onorevole Donzelli, altro che sovranità popolare…”. Lo dice il deputato di Futuro nazionale Edoardo Ziello nel suo intervento alla Camera durante le dichiarazioni di voto sulla legge elettorale. “Con il ricatto del meccanismo dei capilista bloccati” nella prossima legislatura “la stragrande maggioranza dei parlamentari non sarà il frutto di preferenze ma sempre di scelte delle segrete stanze delle segreterie dei partiti politici”, aggiunge. Futuro nazionale apre al dialogo nel centrodestra. “Per noi la priorità è non far tornare a guidare la nazione ai vari Bonelli, Fratoianni, Conte e Schlein della situazione. Però serve da parte vostra rispetto, serve un’interlocuzione programmatica”. “A differenza del Campo largo il programma noi ce l’abbiamo, voi ce l’avete ed è arrivato il momento a mio avviso di avviare un’interlocuzione seria per capire se ci sono le condizioni per questa alleanza perché la priorità deve essere quella di tenere a casa questi signori che farebbero soltanto più danni della grandine”. “Quando si dice Futuro nazionale è una stampella della sinistra, bisogna ricordare che in questa legge elettorale grazie all’intervento dell’onorevole Donzelli ci sono i futuri leader della prossima legislatura come Fratoianni, Bonelli, Calenda e Renzi che, a differenza di Futuro nazionale, non dovranno raccogliere le firme per presentarsi”. “Per il tramite dell’onorevole Donzelli, perché questa legge elettorale è il ‘Donzellum’ e non lo ‘Stabilicum’ né il ‘Melonellum’, è stato inserito l’esonero per questi leader politici di sinistra che non dovranno raccogliere le firme perché si dice perché hanno costituito un gruppo parlamentare. La bellezza della norma Donzelli è che colpisce l’unico partito di destra che ha l’opposizione ma crea un privilegio a questi partiti di sinistra”, aggiunge Ziello. Poi conclude: “Siamo costretti a seguito di queste ‘donzellate’ a votare contro questa legge elettorale. Noi avremmo voluto votare a favore ma con questi contenuti, per un partito di destra vera come Futuro nazionale, è impossibile accodarci al centrodestra”. 10:30 – CASELLATI: HO BUONE VIBRAZIONI “Ho vibrazioni buone, ma la mano sul fuoco non la metto mai…”, dice la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati, entrando in aula alla Camera. Quanti voti si aspetta oggi il centrodestra? “I conti non li faccio, in matematica avevo due…”. Sul voto segreto, Casellati ricorda la sua corsa al Quirinale quando fu sconfitta: “Dire una cosa prime e farne una dopo non è leale, io l’ho subita, non l’approvo”.
Autore: frv news magazine • 8 ottobre 2026
Roma, 8 ottobre 2026 – L'Aula della Camera dei Deputati ha approvato questo pomeriggio in via definitiva la riforma della legge elettorale. Il provvedimento è passato con 227 voti a favore e 164 contrari, superando anche lo scoglio del voto segreto richiesto dalle opposizioni e confermando la tenuta della maggioranza. Si tratta del terzo e ultimo passaggio parlamentare per la riforma. Il testo è tornato a Montecitorio dopo le modifiche apportate dal Senato, che ha introdotto il meccanismo delle preferenze (mantenendo comunque i capilista bloccati) e ha innalzato il numero di firme richieste per la presentazione delle liste da parte dei partiti non presenti in Parlamento. Il via libera definitivo ha riacceso lo scontro politico: la segretaria del PD, Elly Schlein, ha commentato duramente l'esito del voto sostenendo che la maggioranza sia stata "costretta a dire sì per paura", mentre il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha attaccato la presidente Meloni parlando di una "persistente nostalgia del Ventennio". Con questa approvazione l'iter si conclude formalmente e la riforma diventa ufficialmente legge dello Stato.
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento Ore: 10.33 • 8 ottobre 2026
In Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato riunite, il Ministro risponde sull’attacco alla base di Ta’if e sulla presenza italiana nel Paese saudita: "Approvata dal parlamento" ROMA – L’Arabia Saudita è “un Paese partner”, di valore “strategico” per gli interessi nazionali, e “continua a chiedere” l’aiuto dell’Italia: lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, durante un’audizione alla Camera dei deputati. Le dichiarazioni sono state rese in Sala del mappamondo, in riferimento al conflitto in Medio Oriente, che coinvolge le forze houthi al potere a Sana’a, in Yemen. Il ministro risponde alle domande dei commissari, in particolare sulla presenza dei militari nei paesi coinvolti da gravi tensioni in Medio Oriente, Arabia Saudita in primis. Le forze italiane sono state “dislocate in Arabia Saudita” per “garantire la sicurezza del personale militare e dei cittadini italiani presenti, la protezione della sicurezza energetica, interessi commerciali nonché accorate richieste d’aiuto”, ha spiegato il Ministro, puntualizzando che la presenza di 500 militari in missione fa parte “della nostra partecipazione Inherent Resolve, approvata con risoluzioni parlamentari”. CROSETTO: “TRUPPE IN ARABIA SAUDITA SCELTA TECNICA, NON POLITICA” Il Gulfstream, l’aereo radar italiano, “è tornato in Italia, così com’è tornato il velivolo di rifornimento, così come ho detto che i militari in missione sono 500. La scelta di trasferire i militari dal Kuwait all’Arabia Saudita, mettendoli in sicurezza in parte in Arabia e in parte in altri Paesi, non è una scelta politica, non lo è mai, è una scelta tecnica: dobbiamo prendere atto della situazione”. Lo ribadisce il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sull’attacco alla base di Ta’if e sulla presenza di militari italiani in Arabia Saudita, replicando all’on. Amendola in Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato riunite. “La cosa chiara di questi schieramenti è che le nostre truppe non hanno fatto un solo atto difforme da quello autorizzato dal parlamento”. CROSETTO: “OGNI MISSIONE ITALIANA POGGIA SU QUADRO GIURIDICO CHIARO” Sopratutto, “la presenza italiana nell’area poggia su un quadro giuridico assolutamente chiaro e trasparente”. Lo dichiara il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sull’attacco alla base di Ta’if e sulla presenza di militari italiani in Arabia Saudita, assicurando i commissari. CROSETTO: “ABBIAMO RISPOSTO AD ACCORATE RICHIESTE AIUTO” “La presenza dei nostri militari in Arabia Saudita non è nuova, ma parte della nostra partecipazione Inherent Resolve, approvata con risoluzioni parlamentari”. Lo dichiara il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sull’attacco alla base di Ta’if e sulla presenza di militari italiani in Arabia Saudita, intervenendo in Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato riunite. L’importanza di “garantire la sicurezza del personale militare e dei cittadini italiani presenti” è tra le ragioni per cui le forze italiane sono state “dislocate in Arabia Saudita”, insieme alla protezione della “sicurezza energetica, interessi commerciali nonché accorate richieste d’aiuto”. “Il Parlamento- assicura di nuovo il ministro- è sempre stato coinvolto nelle decisioni di dislocare”, come già era avvenuto per “Iraq e Kuwait”. MAR ROSSO. ASPIDES, CROSETTO: “RISCONTRO SU ASSET DA 2-3 PAESI UE” L’Italia conta in “un riscontro positivo” rispetto ai contributi navali che potrebbero arrivare “da due o tre” Paesi dell’Unione europea per la missione Aspides nel Mar Rosso: lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, durante un’audizione alla Camera dei deputati. Crosetto ha detto di “contare in un riscontro positivo” rispetto agli “asset navali” che sarebbero messi a disposizione da “due o tre nazioni”. Al riguardo, il ministro ha menzionato le richieste presentate il mese scorso a Kaja Kallas, Alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’Ue. Crosetto ha sottolineato come la libertà di navigazione nel Mar Rosso sia “fondamentale per l’armatoria italiana”, costretta altrimenti a cambiare rotte e a far fronte a costi maggiori. CROSETTO: “PORTO ALL’UE LA RICHIESTA DI AIUTO DELL’ARABIA SAUDITA ALL’ ITALIA” I Paesi del Golfo e del Medio Oriente “continuano a chiederci aiuto: ho sentito due giorni fa il collega dell’Arabia Saudita, il presidente del Consiglio è stato chiamato dal vertice dell’Arabia Saudita alcuni giorni fa: l’Arabia Saudita soprattutto ci chiede aiuto: quindi, ho interloquito ieri con la premier e sto spingendo affinché la richiesta sia fatta all’Europa non solo all’Italia. Occorre coinvolgere tutta l’Ue dato che è una questione di sicurezza energetica e dell’area e ne sto parlando con la Kallas“. E’ la replica del ministro della Difesa Guido Crosetto in audizione Esteri e Difesa di Camera e Senato, sulla presenza dei militari italiani in Arabia Saudita. Incalzato dalle opposizioni, il ministro ribadisce che “la fornitura di aiuti difensivi a paesi colpiti da attacchi iraniani- tra cui l’Arabia saudita- che hanno chiesto aiuto ai paesi amici è un aspetto comunicato al Parlamento sia nelle audizioni mie e del collega Tajani che del Capo di stato maggiore della difesa. Parallelamente, nell’audizione del comandante del Covi sulla missione Inherent Resolve le componenti operative sono state ridislocate in Arabia Saudita e Giordania dove svolgiamo attività di difesa antiaerea antimissile“. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo in audizione alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. CROSETTO: “SE L’EUROPA RESTA SORDA, PASSEREMO IN PARLAMENTO” “Se per caso l’Europa sarà sorda e ci fosse la necessità di costruire qualcosa ad hoc, dovremo necessariamente passare in Parlamento, ma sarebbe qualcosa di diverso da quello che ci ha spinto a dislocare le nostre forze in Kuwait, o a prendere le altre decisioni”. Lo dichiara il ministro Guido Crosetto, nel corso dell’audizione alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 8 ottobre 2026
L'Aula della Camera ha espresso il proprio voto decisivo, a scrutinio segreto, approvando in via definitiva la riforma della legge elettorale. Il via libera dell'emiciclo giunge al culmine di un iter parlamentare ad altissima tensione, segnato dal via libera alla terza questione di fiducia posta dall'esecutivo. Soddisfazione da parte del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che a margine del voto ha commentato ai cronisti: «Tranquilla? Lo sono sempre», blindando il risultato politico ottenuto dalla maggioranza di governo. La riforma introduce profonde modifiche al sistema di voto, tra cui l'istituzione di un premio di governabilità al raggiungimento del 42% dei consensi, l'indicazione del Premier sulla scheda e il ritorno parziale delle preferenze accanto ai capilista bloccati. Durissima la reazione delle opposizioni, pronte a dare battaglia oltre le aule parlamentari. Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ha espresso la netta contrarietà delle forze di minoranza delineando i prossimi passi del contrasto alla riforma: «La lotta si sposta dal Parlamento ai tribunali». Il riferimento è al possibile intervento della Corte Costituzionale, con un timing della Consulta che potrebbe portare a una decisione già nel mese di febbraio.
Autore: AGENZIA DIRE • 8 ottobre 2026
"L'Europa si risvegli dal suo lungo torpore". Il testo integrale dell'intervento del segretario di Stato Usa: "A difesa della civiltà occidentale" ROMA – Dai ‘tratti inconfondibili’ di Atene a Roma nei ‘grandi americani di ogni generazione’ fino al ‘nuovo mondo’, alle porte di un decennio ‘decisivo’ per la ‘civiltà occidentale’: sono parole e nessi utilizzati dal segretario di Stato americano Marco Rubio, in un discorso tenuto ieri nella capitale greca. Sullo sfondo dell’Acropoli e del Partenone, Quello di Rubio è stato un appello a riscoprire lo ‘spirito’ della ‘civiltà occidentale’, oggi ‘a un punto di svolta’, in un decennio che sarà decisivo, in un mondo segnato dalla ‘competizione tra le potenze’ e il ‘ritorno della guerra’. In primo piano, di fronte alle ‘minacce’ contemporanee, l’esigenza di ‘rafforzare l’alleanza’ tra Stati Uniti ed Europa. “L’ANTICA GRECIA DA SEMPRE ISPIRATRICE DELLA STORIA AMERICANA” A seguire il testo integrale del discorso di segretario americano, intitolato ‘A difesa della civiltà occidentale’: ‘Ci sono grandi rovine in tutto il mondo. In molti casi, sono luoghi in cui la storia sembra essersi esaurita: resti di culture lontane che da tempo sono ormai al di là della memoria. Ma l’Acropoli è diversa. Da migliaia di anni, la civiltà che ha costruito ciò che vedete alle mie spalle cattura l’immaginazione del mondo occidentale. Generazioni di statisti, artisti e filosofi hanno guardato a essa – con meraviglia e con timore reverenziale. Ora, il tempo tende ad affievolire i sensi: le grandi vittorie e le sconfitte catastrofiche sembrano ridursi a una nota a piè di pagina in un libro di storia, a un altro fatto che i nostri ragazzi devono imparare a memoria per poi dimenticarlo. Ma gli antichi Greci sembrano esercitare una presa quasi mistica sulla nostra memoria. Ci richiamano a sé, ancora e ancora. Nel 480 avanti Cristo, gli eserciti di Serse arrivarono in questa città e diedero alle fiamme i suoi santuari. La maggior parte degli ateniesi aveva ormai evacuato la città via mare, rifugiandosi su un’isola vicina. Ma alcuni si rifiutarono di abbandonare la propria casa. Si barricarono così nella fortezza rocciosa dell’Acropoli per combattere un’ultima, straordinaria resistenza, facendo rotolare enormi massi lungo le scogliere contro gli invasori persiani e tenendo a bada per giorni il più grande impero dell’epoca’. ‘Alla fine furono sopraffatti. I persiani saccheggiarono i templi, incendiarono i santuari e rasero al suolo l’Acropoli. Ma quando gli ateniesi tornarono, raccolsero i resti spezzati della vecchia Acropoli e li seppellirono nella collina sulla quale era sorta. E decenni dopo, sotto Pericle, costruirono il Partenone. Da 25 secoli, il Partenone è ancora qui. Gli imperi sono sorti e caduti sotto la sua ombra. E i discendenti degli uomini che lo costruirono – i figli di Atene e di Roma – hanno portato la loro civiltà fino ai confini della Terra. Due secoli e mezzo dopo la fondazione della repubblica americana, dall’altra parte del mondo rispetto al luogo in cui mi trovo ora – io sono qui oggi come segretario di Stato di quella repubblica, e come pronipote di coloni arrivati nel Nuovo mondo dalla Spagna – sono qui per testimoniare un debito che nessun trascorrere del tempo, nessuna distanza nello spazio potrà mai estinguere’. ‘La storia dell’America, la storia del mio Paese, è ricoperta dalle impronte dell’antichità. La Grecia è letteralmente scolpita nell’architettura del nostro governo: nelle imponenti colonne, nelle cupole e nei monumenti della nostra capitale. La città in cui nacque la nostra Costituzione – Philadelphia – ha essa stessa un nome greco. Gli uomini che fondarono il mio Paese erano affascinati dall’eredità che avevamo ricevuto dalla vostra civiltà. Erano profondamente colti in materia di storia – erano pienamente consapevoli del loro posto unico in essa – ma nessun’altra epoca del passato catturava la loro attenzione e la loro immaginazione quanto l’antichità. Molti rimangono sorpresi nello scoprire che l’autore più citato nei Federalist Papers non era un filosofo dell’Illuminismo né un teorico della politica. No, l’autore più citato nei Federalist Papers era Plutarco, il biografo greco dei grandi uomini della Grecia e di Roma’. “LE NOSTRE IDEE DI LEGGE, CITTADINANZA E GOVERNO PLASMATE DALLE CITTÀ-STATO GRECHE” Prosegue il testo del discorso di Mario Rubio, segretario di Stato americano: ‘Molto è stato scritto e detto sull’influenza dell’antica Grecia sulle idee dei Padri fondatori americani – e, del resto, su tutti i filosofi e gli statisti occidentali che li hanno preceduti. La maggior parte di noi conosce la storia di base. Atene ci ha dato la democrazia. Platone e Aristotele ci hanno dato la filosofia occidentale. Le nostre idee di legge, virtù, cittadinanza e governo repubblicano sono state plasmate nelle città-Stato greche. Persino gran parte del nostro vocabolario politico – parole come democrazia, tirannia, la stessa parola “politica” – ha avuto origine qui. Tutto questo è vero. Ma ciò che dobbiamo a questo luogo – come americani e come occidentali – è in realtà molto, molto più profondo. Queste istituzioni e queste idee erano l’espressione esteriore di qualità più fondamentali che vediamo negli antichi Greci: qualità che non possono essere ridotte a un particolare sistema politico o a una teoria. Qui, ad Atene, troviamo la prima piena espressione di tutti i tratti essenziali che avrebbero definito l’Occidente: un’individualità fiera e una determinazione incrollabile; l’audacia nell’esplorare e nell’inventare; il desiderio di scoperta, di avventura, di rischio e di gloria. Una curiosità insaziabile per il mondo e per i principi che lo governano, una fame di conoscere i misteri della natura e di afferrare i segreti del cosmo. L’impazienza di fronte all’idea dell’impossibile, l’insofferenza verso ogni confine e ogni limite, la tensione a scrutare nelle profondità dell’ignoto. Non erano semplicemente formule o precetti di una particolare scuola filosofica. Erano caratteristiche di un popolo – espresse nelle sue tradizioni, nelle sue storie, nella sua immaginazione; nelle qualità che pretendeva dai suoi cittadini; nelle cose per cui viveva, combatteva e moriva. Conoscere loro significa conoscere noi stessi’. ‘Qui, in questo luogo, è sbocciato il desiderio occidentale di portare alla luce tutto ciò che l’ignoranza, l’oscurità e la distanza avevano tenuto nascosto alla mente dell’uomo. I greci non hanno soltanto plasmato la storia; i greci ci hanno dato la storia stessa. Gran parte di ciò che sappiamo su molte civiltà antiche proviene quasi interamente dai resoconti degli esploratori e degli storici greci, esploratori e storici che non si limitarono a raccontare la storia del proprio popolo, ma si spinsero oltre i propri confini per osservare e registrare le vicende di popoli e culture straniere in ogni parte del mondo. Laddove altri guardavano verso l’interno, i Greci furono i primi a rivolgere lo sguardo verso l’esterno, inseguendo l’emozione e la gloria di vedere tutto ciò che era strano e nuovo. Fu questo tratto a spingere l’Occidente a creare e costruire cose che altri non potevano, distinguendoci da tante altre culture e civiltà nelle quali la stabilità e la mera sopravvivenza rappresentavano i fini supremi della vita. Ma non ereditiamo dai Greci soltanto l’ambizione di esplorare l’ignoto; ereditiamo la convinzione che l’ignoto possa essere conosciuto. La fiducia che il mondo possa essere tracciato, misurato, mappato e compreso – e che esista un ordine razionale nel cosmo, governato da determinate leggi fondamentali, leggi che l’uomo può osservare e che la mente può arrivare a comprendere. Questa fu la base della mente occidentale: la nostra matematica, la nostra scienza, la nostra medicina. La nostra filosofia, la nostra etica e la nostra religione. Aprì la strada al Vangelo di Gesù Cristo, permettendogli di trovare terreno fertile in Europa e di fiorire nella civiltà cristiana. Fu la base della ricchezza della teologia cristiana – di Agostino e Tommaso d’Aquino e dell’intera tradizione della legge naturale. Diede vita a una civiltà caratterizzata non soltanto da una cultura comune, ma da un’antropologia comune – da una visione comune dell’uomo e del suo posto nell’universo. I suoi discendenti avrebbero condiviso non solo l’idea di un ordine naturale, ma anche una concezione distintiva della virtù; del destino e della sorte; della verità, della bontà e della bellezza; di un codice che stabilisce come gli uomini dovrebbero vivere; di standard e ideali oggettivi verso cui tendere. Per gli antichi Greci, la ricerca dell’eccellenza era il principio stesso dell’esistenza dell’uomo. Organizzarono tutta la vita civica intorno alla sfida, all’ambizione, alla competizione: nella filosofia e nella poesia, nella scultura e nel teatro, nell’atletica e nell’arte, nella guerra e nell’arte di governare. La città greca classica era un’arena in cui i grandi uomini potevano mettersi alla prova e dimostrare il proprio valore, affinando le proprie potenzialità attraverso una lotta incessante – per essere i migliori, i più forti, i più belli, tendendo continuamente verso la perfezione’. ‘So che alle orecchie moderne ciò che ho appena descritto, questo modo di vivere, può sembrare strano; può persino sembrare crudele. L’ideale di molte ideologie del nostro tempo è diventato, francamente, un mondo di sicurezza assoluta, privo di rischi e di fallimenti, senza né la gloria della vittoria né la vergogna della sconfitta. Troppo spesso oggi costruiamo verso il basso. Definiamo i nostri standard in modo tale da garantire che nessuno perda; ci preoccupiamo più del benessere dei peggiori che del potenziale dei migliori. Teniamo in ostaggio le persone più eccezionali tra noi, sacrificandole alla media, all’ordinario, alla mediocrità. Gli uomini che costruirono il Partenone costruivano verso l’alto. Ritenevano che l’aspirazione più alta e nobile della vita fosse superare tutti gli altri, cercare di essere i migliori in ogni cosa. Le antiche città-Stato greche erano piene di passione intensa, rivalità, fazioni e conflitti. Ma da quella lotta costante per distinguersi nacque la grande fioritura dell’arte, della filosofia e dell’energia politica e intellettuale che avrebbe trasformato un insieme di città mediterranee nel luogo di nascita della più grande civiltà del mondo. Il ‘thumos’, come lo chiamavano gli antichi greci – il fuoco della passione, della forza, del coraggio, dell’orgoglio – è il cuore della grande civiltà. E senza di esso? Senza di esso, le nazioni perdono la volontà di combattere, la volontà di lottare, la volontà di sopravvivere. Oggi, gran parte dell’Occidente ha dimenticato questa qualità’. “CON IL TEMPO NOI OCCIDENTALI SIAMO ARRIVATI A VERGOGNARCI DEI NOSTRI SUCCESSI…” Prosegue il testo del discorso di Mario Rubio, segretario di Stato americano: ‘Con il tempo, noi occidentali siamo arrivati a vergognarci proprio delle cose che ci rendevano eccezionali. Ci siamo sentiti in imbarazzo perché i nostri successi ci distinguevano dal resto del mondo. La nostra prosperità è diventata in qualche modo motivo di senso di colpa. Non credevamo più di meritare e di esserci guadagnati la nostra grandezza. La parola ‘nazionalismo’ è diventata una parolaccia. E così abbiamo abbattuto i nostri monumenti; abbiamo condannato la nostra stessa storia. E in troppi luoghi abbiamo insegnato ai nostri figli a vergognarsi dei Paesi che avrebbero ereditato. Nel frattempo, abbiamo aperto le nostre frontiere e delocalizzato la nostra industria, permettendo alle nostre forze armate di indebolirsi e deteriorarsi. E ogni anno che passava sembrava che esternalizzassimo una parte sempre maggiore della nostra sovranità, trasferendo le nostre decisioni a burocrazie globali molto lontane dal nostro controllo. Ma altri sono stati fin troppo felici di riempire il vuoto che abbiamo lasciato – il vuoto creato dalla nostra debolezza. E mentre la fiducia dell’Occidente vacillava, i suoi avversari e rivali diventavano sempre più assertivi, costruendo al posto nostro la propria ricchezza e il proprio potere. E oggi ci troviamo a un bivio’. “L’OCCIDENTE A UNA SVOLTA, MANTENERE IL RUOLO DI GUIDA O RASSEGNARSI AL SUO DECLINO” ‘Perché il prossimo decennio e le decisioni che prenderemo scriveranno la storia del prossimo secolo. La strada che sceglieremo determinerà se l’Occidente manterrà il proprio posto alla guida del mondo oppure si rassegnerà a un futuro di atrofia, sottomissione e declino. O sceglieremo di agire ora, oppure perderemo persino la possibilità di scegliere di agire. Sotto il presidente Trump, gli Stati Uniti hanno fatto la loro scelta. Scegliamo di perseguire senza vergogna la potenza nazionale: riprendere il controllo delle nostre catene di approvvigionamento strategiche, reindustrializzare la nostra economia, ricostruire la nostra difesa, conquistare la leadership nelle tecnologie e nelle industrie del futuro. Scegliamo di puntare verso nuove frontiere: nella manifattura avanzata e nella super-intelligenza; nei droni, nelle armi e nella guerra; nei semiconduttori, nei minerali, nel cyberspazio e in ogni altro ambito delle possibilità umane. Liberare la nostra energia, ricostruire le nostre fabbriche, riportare i nostri astronauti sulla Luna e inaugurare una nuova era dell’esplorazione spaziale. Per quanto elevati fossero i loro ideali, gli antichi greci non erano ingenui. Capivano che le nazioni hanno interessi. Capivano che l’arte di governare richiede prudenza e diplomazia, ma comprende anche la capacità di usare la forza quando prudenza e diplomazia falliscono. Capivano che il potere non richiede soltanto di possedere i mezzi per difendersi, ma anche la credibilità di essere pronti a usarli’. “L’EUROPA SI SVEGLI DAL SUO LUNGO TORPORE” ‘Questa è la concezione classica della politica e dell’arte di governare che l’amministrazione Trump spera di recuperare – recuperarla non soltanto per il nostro Paese, ma per l’intera nostra civiltà. Crediamo che l’Europa possa risvegliarsi dal suo lungo torpore e riaccendere il fuoco che è stato acceso qui migliaia di anni fa. Ci sono già dei segnali. In tutto questo continente stiamo assistendo a quelli che speriamo siano gli inizi di un cambiamento generazionale: una crescita vertiginosa della spesa per la difesa, una raffica di nuove partnership e programmi, una maggiore capacità produttiva e manifatturiera, sulla scia degli storici impegni per la difesa assunti lo scorso anno all’Aia. La Grecia è stata al centro di questo cambiamento. Il popolo di questa nazione ha dimostrato ancora una volta di essere un amico indispensabile tanto per l’Europa quanto per gli Stati Uniti, dall’energia alla migrazione, fino alla difesa, dove la Grecia è stata un alleato modello. Ed è la nostra più sincera speranza che tutta l’Europa segua il vostro esempio. Anche se le passioni possono, a volte, aver messo a dura prova i legami di affetto tra gli Stati Uniti e l’Europa, non dobbiamo permettere che li spezzino. Insieme dobbiamo rafforzare un’alleanza capace di affrontare le minacce del nostro tempo. E possiamo farlo. Perché non crediamo che l’amicizia transatlantica debba essere un gioco a somma zero. Al contrario: la nostra visione è quella di un’alleanza la cui forza sia superiore alla somma delle sue parti. È una visione che abbiamo visto concretamente appena il mese scorso, in un nuovo accordo senza precedenti tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia – un accordo che ridisegnerà l’Artico e rafforzerà la sicurezza dell’intera Nato. Tutti e tre i partner di quell’accordo ne sono usciti vincitori. Tutta l’Europa – così come la Nato e gli Stati Uniti – è emersa più sicura, più forte e più protetta grazie ad esso. Vogliamo vincere insieme. Dobbiamo vincere insieme’. L’AMERICA FIRST, L’IDEALE DEL GRANDE UOMO: IN LINEA CON GLI ANTICHI GRECI Prosegue il testo del discorso di Mario Rubio, segretario di Stato americano: ‘Oggi è diventato di moda pensare che una politica estera illuminata significhi anteporre la comunità globale al proprio popolo. E credo che anche qui abbiamo molto da imparare dagli uomini dell’antica Grecia, perché sapevano che non c’era nulla di egoistico o di sbagliato nella fedeltà alla propria nazione, né nel combattere per difenderne gli interessi sopra ogni altra cosa. Credevano – con forza – nell’ideale del grande uomo: l’individuo eccezionale che conquista l’immortalità attraverso le proprie azioni. Ma credevano che la gloria e la fama si conquistassero impegnandosi, sacrificandosi e ottenendo grandi risultati per qualcosa di più grande di se stessi. L’eroe ricorrente del mondo greco antico era l’uomo disposto a pagare qualsiasi prezzo per una causa degna della propria lealtà. Lo vediamo in Socrate, che si rifiutò di abbandonare la ricerca della verità anche a costo della propria vita. Lo vediamo nella leggendaria resistenza dei 300 spartani – circondati e disperatamente inferiori di numero rispetto ai giganteschi eserciti persiani – che rifiutarono la possibilità di salvarsi, scegliendo di combattere fino all’ultimo uomo piuttosto che abbandonare il proprio posto o il proprio dovere. E lo vediamo nel mito epico di Achille, al quale viene offerta la possibilità di tornare a casa e vivere una vita lunga e pacifica, ma che sceglie invece di rimanere a Troia e morire alla ricerca della gloria eterna. Queste sono le qualità che avrebbero plasmato l’immaginario morale occidentale. Dal martire cristiano che rifiuta di tradire la propria fede al patriota che dà la vita per il proprio Paese; da san Tommaso Moro alla battaglia di Alamo, fino alle immortali parole conclusive della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti: “Ci impegniamo reciprocamente a vicenda con le nostre vite, le nostre fortune e il nostro sacro onore”. È dai Greci che l’Occidente ha ereditato il senso del dovere – una fedeltà incrollabile al proprio codice, alla propria causa, al proprio Paese. I nostri eroi, gli eroi dell’Occidente, sono coloro che scelgono di rimanere fedeli al proprio dovere proprio quando è più difficile e doloroso farlo: l’uomo vincolato alla propria parola, il soldato che non abbandonerà il proprio posto, il capitano, il proverbiale capitano, che affonda con la propria nave. Questo è completamente diverso da ciò che vediamo, ancora oggi, per esempio in fanatici come i mullah radicali dell’Iran, il cui culto della morte celebra i bambini kamikaze come eroi nazionali e presenta il martirio come un fine in sé. I nostri eroi possono essere disposti a morire per la loro causa; ma i nostri eroi non venerano la morte. È proprio perché attribuiamo valore alla vita che arriviamo a riconoscere l’eroismo di coloro che preferirebbero sacrificarla piuttosto che tradire i propri principi. Oggi diamo per scontata la concezione occidentale di questi valori – eroismo, onore, dovere. Presumiamo che siano in qualche modo universali per tutti gli uomini, in ogni epoca e in ogni luogo. Non lo sono. Sono il prodotto di un carattere distinto, un carattere che è nato qui e ha plasmato l’intera storia della civiltà che ne è seguita. Una civiltà che oggi dobbiamo difendere con la stessa passione dei nostri antenati. Gli uomini che costruirono il Partenone furono seguiti dagli architetti della cristianità europea, che innalzarono le cattedrali di Milano, Colonia e Firenze. La ricerca della perfezione della forma umana che animava gli antichi scultori greci trovò una nuova espressione in Michelangelo. La ricerca della struttura dell’universo da parte dei filosofi greci fu ereditata da Copernico, poi da Galileo, da Keplero e da Newton. La fame di nuove conoscenze diede vita alla prima spedizione di Magellano intorno al mondo, alla scoperta dell’America da parte di Colombo e, infine, al viaggio dell’Apollo 11 verso la Luna. E le qualità che portarono Alessandro a conquistare l’intero mondo conosciuto riapparvero in Cesare, poi in Carlo Magno e in Cortés. E in America, quella stessa tradizione si riscoprì nuovamente. Una terra aperta e selvaggia divenne il luogo di una grande rinascita dell’immaginazione e dell’ambizione occidentali. L’aspirazione greca verso nuovi orizzonti divenne lo spirito della frontiera americana. La civiltà di Atene e Roma trasformò una giovane repubblica costiera in un impero continentale. I più grandi americani di ogni generazione hanno portato con sé i tratti inconfondibili dei loro antenati – nati ad Atene, formati da Roma, battezzati nella cristianità, forgiati nella fornace dell’Europa medievale, dotati del genio inglese per la libertà e poi portati attraverso l’Atlantico per rinascere sulle coste di un nuovo mondo. Insieme, dobbiamo ora riscoprire quello spirito’. “SIAMO A UN PUNTO DI SVOLTA NELLA STORIA DELL’INTERA CIVILTÀ“ Prosegue il testo del discorso di Mario Rubio, segretario di Stato americano: ‘Siamo a un punto di svolta – un punto di svolta non soltanto nella storia della mia nazione, ma nella storia dell’intera nostra civiltà. Le minacce che affrontiamo oggi sono altrettanto reali di quelle che si presentavano sulla drammatica scena dell’antichità. Gli interessi nazionali non sono scomparsi di fronte alle istituzioni internazionali. La guerra non è scomparsa semplicemente perché preferivamo la pace. Gli altri Stati hanno continuato ad armarsi, a cercare influenza, a competere per territori, tecnologia, risorse, mercati, energia e potere. E ora la guerra è tornata. È tornata la competizione tra grandi potenze. Sono tornate la vulnerabilità, l’aggressione, il terrorismo, un intero universo di nuove minacce e nuovi attacchi. E dunque dobbiamo ricostruire le nostre istituzioni e le nostre alleanze per affrontare insieme queste minacce – comprendendo che lo scopo di queste strutture non è abolire la sovranità delle nazioni che le compongono, ma difenderla. E che le nazioni non devono abbandonare le proprie identità distintive per riconoscere i propri interessi comuni. Abbiamo costruito un modello di questo tipo con i nostri partner qui in Grecia: nelle nostre partnership per la difesa, nell’energia e nella tecnologia, nella nostra ambizione condivisa di proteggere i confini europei dalle minacce della migrazione di massa. La nostra amicizia risale ai primi anni della mia nazione. Quando la Grecia insorse nel 1821 per riconquistare la propria indipendenza dopo secoli di dominio ottomano, gli americani riconobbero qualcosa di familiare in quella lotta. Tre anni dopo, il grande statista americano Daniel Webster pronunciò un celebre discorso al Congresso, contribuendo a portare la causa della Rivoluzione greca davanti ai rappresentanti della giovane repubblica americana. E iniziò richiamando la loro attenzione su tutto ciò che li circondava. Questo è ciò che disse nel suo discorso: ‘Questa forma libera di governo, questa assemblea popolare… questa pratica del libero dibattito e della discussione pubblica, il confronto tra mente e mente… persino l’edificio in cui ci riuniamo, queste colonne proporzionate, questa architettura ornamentale, tutto ci ricorda che la Grecia è esistita e che noi, come il resto dell’umanità, siamo profondamente suoi debitori’. Quelle parole sono vere oggi come lo erano quando furono pronunciate. E tutti noi – non soltanto gli americani, ma gli europei e i nostri amici in tutto l’Occidente – dobbiamo reimparare le lezioni che i nostri antenati trassero da questo luogo e dalla sua storia. La storia della Grecia non ci offre soltanto uno sguardo sulle nostre istituzioni nelle loro forme più antiche. La storia della Grecia ci mostra un’immagine di noi stessi. Ci mostra che siamo gli eredi di grandi eroi e che dovremmo essere orgogliosi – profondamente orgogliosi – delle nostre origini. Dovremmo meravigliarci di ciò che i nostri antenati hanno scolpito in questa terra. La storia della nostra civiltà è la più grande storia mai conosciuta dall’uomo. E tutto è cominciato qui, con i primi uomini e le prime donne dell’Occidente. Da loro – da loro – possiamo riscoprire le virtù, il coraggio e la forza necessari per affrontare i pericoli del nostro tempo. Grazie’. (photo credit: U.S. Department of State/Fb e Secretary Marco Rubio/X)
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 7 ottobre 2026
Vasco Rossi è ufficialmente Dottore di Ricerca Honoris Causa in Politica e Comunicazione . Il prestigioso titolo accademico gli è stato conferito oggi pomeriggio dall’ Università degli Studi di Salerno durante una cerimonia solenne tenutasi nell’Aula Magna “Vincenzo Buonocore” del campus di Fisciano, travolta dall’affetto e dall’energia di oltre 1.500 studenti e fan. Non si è trattato di una semplice formalità burocratica, ma del riconoscimento definitivo a un artista che da oltre quarant'anni dà voce alle emozioni, alle fragilità e alle inquietudini di intere generazioni, ridefinendo i codici della cultura pop e della comunicazione di massa nel nostro Paese. Durante la sua applauditissima lectio magistralis, il Blasco ha affrontato con la consueta schiettezza il legame profondo tra parole, musica e società civile: «La politica non è soltanto quella dei palazzi, delle elezioni e dei programmi. È anche il modo in cui una società decide chi ascoltare, chi proteggere e chi lasciare ai margini. Una canzone non dà istruzioni per vivere, ma dà voce a un disagio e fa sentire meno sole le persone. La parola è un’arma potente: può alimentare cinismo o fiducia, odio o confronto, rassegnazione o voglia di reagire». Accolto dal Rettore dell’ateneo, Vasco ha espresso tutto il suo stupore e orgoglio per un traguardo inaspettato, ironizzando sul fatto che i suoi testi siano ormai da tempo oggetto di studi e tesi universitarie. Con questo secondo titolo onorifico della sua carriera, l'Università ha voluto premiare non i numeri da record dei suoi stadi, ma la straordinaria capacità antropologica di unire le persone sotto un unico, universale coro.  Da oggi la poesia del rock italiano sale ufficialmente in cattedra: la "vita spericolata" ha trovato il suo equilibrio più bello, sopra la follia e dentro la storia.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 7 ottobre 2026
– Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è intervenuto ufficialmente sulla questione dei presunti casi di peste registrati in territorio russo. Parlando direttamente dallo Studio Ovale della Casa Bianca, il leader americano ha spento le speculazioni geopolitiche delle ultime ore riguardanti una possibile escalation non convenzionale. Le dichiarazioni principali Rispondendo alle domande dei giornalisti presenti a Washington, il Presidente ha delineato la posizione dell'amministrazione statunitense: Nessuna minaccia biologica: "Non crediamo che sia un'arma biologica" ha dichiarato esplicitamente Trump, escludendo che il focolaio sia frutto di un programma militare o di un attacco deliberato. La versione di Mosca: Il Presidente ha poi fatto riferimento alle rassicurazioni ricevute dalle autorità russe, aggiungendo: "Se si ascoltano loro, la situazione è sotto controllo". Il contesto La presa di posizione della Casa Bianca arriva in un momento di estrema delicatezza per gli equilibri internazionali. Le rassicurazioni sul fronte russo si incrociano infatti con il drammatico appello del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che nella stessa giornata ha denunciato un bilancio pesante sul fronte del conflitto interno, con 25 vittime civili accertate, tra cui 5 bambini
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 7 ottobre 2026
Si è spenta all'età di 87 anni Maricarmen Abascal, la donna diventata il volto simbolo della lotta per il diritto all'alloggio in Spagna. L'anziana è deceduta presso l'ospedale Gregorio Marañón di Madrid, dove si trovava ricoverata dal 23 settembre scorso, a seguito del drammatico sfratto coatto eseguito nella sua storica abitazione nel quartiere del Retiro, dove risiedeva da oltre settant'anni. L'esecuzione del provvedimento, avvenuta mentre la donna veniva portata via in barella sotto le telecamere della diretta televisiva, ha sollevato un'ondata di indignazione popolare in tutto il Paese. Centinaia di attivisti e cittadini si erano mobilitati per tentare di bloccare lo sfratto, trasformando il caso in un caso politico nazionale. La tragica scomparsa dell'anziana sta infiammando nuovamente le proteste dei movimenti sociali, che chiedono a gran voce l'interruzione immediata delle procedure di sfratto per le fasce più vulnerabili della popolazione e l'applicazione di riforme strutturali sul mercato immobiliare.
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