Cortei, 60 perquisizioni in 23 città'Nei confronti di chi sui social ha incitato alle violenze di piazza'
Tolleranza zero contro la violenza sul web che infiamma le piazze italiane. Su disposizione della Procura della Repubblica, gli uomini della Polizia Postale, in stretta collaborazione con i reparti della Digos, hanno dato esecuzione a un massiccio decreto di perquisizione e sequestro telematico che ha interessato 60 obiettivi sensibili in 23 città del territorio nazionale.
L’operazione rappresenta la risposta immediata e perentoria dello Stato dopo i gravissimi disordini registrati durante lo sciopero generale del 30 ottobre. Nel corso dei cortei che hanno paralizzato oltre 60 città, la guerriglia urbana scatenata da frange estremiste ha portato al ferimento di 13 agenti delle forze dell’ordine, registrando picchi di forte tensione e scontri frontali soprattutto nelle città di Roma e Torino. Solo nella Capitale, l’efficace dispositivo di sicurezza ha permesso l’identificazione di 369 persone e il deferimento all'Autorità Giudiziaria di 7 manifestanti.
Le indagini, condotte attraverso il monitoraggio costante della rete e delle piattaforme di messaggistica istantanea, hanno fatto emergere una vera e propria cabina di regia virtuale. Sotto la lente degli investigatori sono finiti post, chat e profili social utilizzati non per manifestare il dissenso, ma per pianificare attacchi mirati e incitare esplicitamente allo scontro fisico contro i reparti mobili della Polizia.
Nel mirino degli inquirenti sono finite anche le diramazioni locali del "Movimento 17 ottobre", organizzazione già nota alle cronache per i recenti disordini di Milano legati alle proteste contro il carovita. Tra le città maggiormente interessate dal blitz odierno figura anche Firenze, dove gli agenti hanno posto sotto sequestro numerosi dispositivi informatici, smartphone e materiale d'area utile al prosieguo delle indagini.
La Polizia Postale rende noto che sono tuttora in corso le analisi tecniche sui supporti digitali sequestrati e che i principali canali social utilizzati per il reclutamento e l'incitamento alla violenza di piazza sono stati oscurati e posti sotto sequestro giudiziario per interrompere il circuito dell'illegalità in rete.

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