Famiglia nel bosco: I figli appartengono alle famiglie, non allo Stato: il ruolo delle istituzioni è il supporto, non la sostituzione
Il caso dei "bambini nella casa nel bosco" riaccende il dibattito sul delicato equilibrio tra potestà genitoriale e intervento pubblico. Se da un lato l'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) sottolinea come i figli non siano "proprietà" ma soggetti di diritti autonomi, dall'altro emerge con forza il principio che i figli appartengono ai loro genitori e al nucleo familiare, e non ai servizi sociali o alla magistratura.
Secondo questa visione, lo Stato non deve porsi come un proprietario alternativo, ma come un ente che interviene esclusivamente per aiutare e sostenere le famiglie in difficoltà, garantendo che i diritti dei minori (salute, istruzione e socialità) siano rispettati senza spezzare i legami affettivi naturali, se non in casi di estrema e provata necessità.
Responsabilità, non controllo
I magistrati, attraverso le parole della segretaria Anna Maria Casaburi e del Presidente Claudio Cottatellucci, spiegano che il concetto di "responsabilità genitoriale" ha sostituito la vecchia "potestà". Tuttavia, questo cambiamento non deve tradursi in un potere assoluto dei giudici, ma in una funzione di vigilanza affinché il superiore interesse del minore sia tutelato, partendo dal presupposto che il luogo naturale di crescita sia la propria famiglia.
Lo scontro con il Ministero
Il clima resta teso anche sul fronte istituzionale. L'ANM ha espresso forte preoccupazione per l'ispezione del Ministero della Giustizia presso il Tribunale per i minorenni de L’Aquila, definendo l'iniziativa una minaccia all'autonomia e all'indipendenza della magistratura. Mentre la politica chiede verifiche sulla correttezza dell'allontanamento, i giudici rivendicano il diritto di decidere lontano dalle pressioni mediatiche e dai "climi di minaccia" che hanno colpito i colleghi abruzzesi.
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