Formula 1, Antonelli vince Gp Giappone davanti a Piastri. Terzo posto da urlo per Leclerc
Redazione • 29 marzo 2026
Il pilota italiano conquista il terzo appuntamento del Mondiale
Andrea Kimi Antonelli vince il Gran Premio del Giappone di Formula 1 e diventa leader del Mondiale Piloti. Oggi, domenica 29 marzo, il pilota della Mercedes, partito dalla pole position, ha trionfato a Suzuka, nel terzo appuntamento del Mondiale, dopo una gara dai mille volti decisa anche da una safety car a metà gara che ha aiutato proprio l'italiano. Alle sue spalle la McLaren di Oscar Piastri e la Ferrari di Charles Leclerc, che si prende un terzo posto da urlo resistendo agli attacchi di George Russell, quarto. Quinto Hamilton, che controsorpassa Norris all'ultimo giro.
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Autore: FRV NEWS MAGAZINE
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2 aprile 2026
La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunica che la Presidente Giorgia Meloni è impegnata, in queste ore, nel coordinamento dei prossimi interventi economici e sociali volti a sostenere famiglie e imprese. Al centro dell'agenda di Palazzo Chigi, il dossier carburanti e il contrasto al lavoro povero. Caro carburanti: verso la proroga del taglio delle accise In costante contatto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, la Presidente Meloni sta definendo i dettagli per la proroga del taglio delle accise, la cui scadenza è fissata per il prossimo 7 aprile. L’intervento, volto a mitigare l’impatto dei prezzi alla pompa, prevede una copertura finanziaria stimata tra i 500 e i 600 milioni di euro. Il provvedimento dovrebbe approdare sul tavolo del Consiglio dei Ministri già nella riunione programmata per venerdì mattina alle ore 10:00. Sicurezza energetica e scenario internazionale Sul fronte della sicurezza degli approvvigionamenti, la Presidente ha incontrato ieri l’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi. Il colloquio si è focalizzato sulle strategie di approvvigionamento energetico in un contesto internazionale instabile, segnato dalla crisi iraniana e dalle tensioni nello Stretto di Hormuz. In tale ambito, l’Italia parteciperà oggi alla riunione della "Coalizione per Hormuz", convocata dal Regno Unito per garantire la sicurezza della navigazione in uno snodo cruciale per il commercio globale di greggio. Politiche del lavoro e contrasto al lavoro povero Parallelamente alle misure energetiche, il Governo accelera sul fronte sociale. La Presidente Meloni ha incontrato la Ministra del Lavoro, Marina Calderone, per esaminare nuove iniziative contro il lavoro povero. L'obiettivo è il rafforzamento del potere d'acquisto attraverso il sostegno alla contrattazione collettiva e una semplificazione burocratica per l’accesso ai bonus sociali, destinata ai nuclei familiari più fragili. Con il varo del prossimo decreto, l'Esecutivo punta a coniugare la tenuta dei conti pubblici con la necessità di fornire risposte concrete ed immediate alle urgenze del Paese.

Autore: FRV NEWS MAGAZINE
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2 aprile 2026
La Juventus ha celebrato con profonda partecipazione il traguardo dei 50 anni di John Elkann, festeggiati nella giornata di ieri, 1° aprile. Il club bianconero si è unito con affetto e orgoglio ai festeggiamenti per una ricorrenza definita "speciale" in una nota ufficiale. Nato a New York il 1° aprile 1976, John Elkann rappresenta oggi il vertice e il punto di riferimento di una dinastia che da oltre un secolo lega il proprio nome a quello della Juventus. In qualità di Amministratore Delegato di Exor e Presidente di Stellantis, Ferrari e della Fondazione Giovanni Agnelli, Elkann continua a guidare con visione e stabilità il percorso del Gruppo e del Club. "È stata una giornata speciale per tutti noi," ha dichiarato la società. "Abbiamo celebrato il compleanno di John Elkann, la cui guida e il cui costante supporto restano pilastri fondamentali per affrontare le sfide del futuro, nel segno dell'eccellenza che da sempre contraddistingue la nostra storia." Tutta la famiglia bianconera dai vertici societari ai dipendenti, fino agli atleti e ai tifosi – rinnova a John Elkann i più cordiali auguri per questo importante traguardo personale.

Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento: 2-4-2026 ore 8:35
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2 aprile 2026
La guerra che vede coinvolto l'asse Stati Uniti-Israele contro l'Iran ha superato il mese di combattimenti La guerra che vede coinvolto l’asse Stati Uniti-Israele contro l’Iran ha superato il mese di combattimenti, e il presidente americano e quello iraniano hanno esposto le loro posizioni e le loro motivazioni sul conflitto, rivolgendosi entrambi agli americani. Ieri Masoud Pezeshkian ha pubblicato su X una lettera indirizzata al “popolo americano” e “a tutti coloro che, in mezzo a un diluvio di distorsioni e narrazioni inventate, continuano a cercare la verità”. Il presidente ha sottolineato come “nonostante i suoi vantaggi storici e geografici, l’Iran non ha mai, nella sua storia moderna, scelto la via dell’aggressione, dell’espansione, del colonialismo o del dominio. Anche dopo aver sopportato occupazione, invasione e una pressione costante da parte delle potenze globali e nonostante possedesse la superiorità militare su molti dei suoi vicini, l’Iran non ha mai iniziato una guerra“. Al contrario, ha solo “respinto con coraggio coloro che l’hanno attaccato”. 7:40 – I PREZZI DEL PETROLIO SCHIZZANO IN AVANTI Dopo le parole di Trump, i prezzi del petrolio Brent risalgono fino a quota 105 dollari al barile sui mercati asiatici. 6:30 – TRUMP PARLA ALLA NAZIONE: LI RIPORTEREMO ALL’ETÀ DELLA PIETRA Ieri, per la prima, Donald Trump ha parlato alla nazione degli sviluppi del conflitto con Teheran. Il presidente degli Stati Uniti ha affermato che le forze del suo paese hanno inferto colpi devastanti all’Iran e che le forze americane hanno ottenuto vittorie decisive e schiaccianti. Trump ha aggiunto inoltre, che la marina iraniana non esiste più e l’aeronautica è ormai in rovina. “Continueremo fino a quando i nostri obiettivi non saranno pienamente raggiunti. Grazie ai progressi che abbiamo fatto, posso dire che siamo sulla buona strada per completare tutti gli obiettivi dell’America a breve, molto presto”, ha affermato il presidente americano, aggiungendo: “Li colpiremo molto duramente nelle prossime due o tre settimane. Li riporteremo alle età della pietra a cui appartengono”, ha sottolineato Trump. Durante il suo discorso il tycoon ha messo in guardia i nemici, spiegando che “se non si raggiunge un accordo, colpiremo tutti gli impianti di generazione elettrica molto duramente, e probabilmente contemporaneamente”. Nel suo discorso, durato 19 minuti, Trump ha voluto rassicurare anche gli americani definendo la guerra “un investimento per il futuro” e ringraziato gli alleati in Medio Oriente (Israele, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrain) : “Sono stati fantastici, e non lasceremo che si facciano male o falliscano in alcun modo”.

Autore: FRV NEWS MAGAZINE
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2 aprile 2026
A seguito della terza esclusione consecutiva della Nazionale Italiana dai Mondiali di calcio dopo la sconfitta contro la Bosnia, fonti parlamentari riferiscono il forte disappunto della Presidenza del Consiglio. La Presidente Giorgia Meloni, pur non essendo una frequentatrice abituale del mondo del pallone, riconosce l’impatto sociale ed economico del calcio nel Paese e condivide la necessità di una svolta radicale ai vertici del sistema. Il Ministro per lo Sport, Andrea Abodi, è intervenuto duramente sulla crisi: "Il calcio italiano va rifondato. Non si può assistere passivamente a quello che è successo. È evidente che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc". Abodi ha inoltre richiamato i precedenti storici, ricordando come "Abete e Tavecchio abbiano avuto in passato la dignità di lasciare" in circostanze analoghe. Il Ministro Abodi ha poi rivendicato l'operato dell'esecutivo, respingendo ogni accusa di inadempienza istituzionale: "Il governo ha dimostrato concretamente l’impegno a favore di tutto il movimento sportivo. Reputo scorretto tentare di negare le proprie responsabilità accusando le Istituzioni. Serve umiltà e rispetto: l’Italia deve tornare a essere l’Italia". Sulla stessa linea di fermezza si è espresso Fabio Rampelli (Fratelli d'Italia), che ha sottolineato la necessità di un'assunzione di responsabilità immediata da parte della dirigenza federale, evidenziando il profondo distacco tra l'attuale gestione FIGC e il sentimento dei tifosi e dei cittadini italiani. Il Governo continuerà a monitorare la situazione, auspicando che il senso di responsabilità prevalga per consentire una reale ricostruzione del calcio nazionale.

Autore: FRV NEWS MAGAZINE
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2 aprile 2026
Omicidio nel bosco di Rogoredo: "L’agente ci prendeva 4mila euro al giorno e sparava in aria" Nuove rivelazioni nell'incidente probatorio contro Carmelo Cinturrino, l'ex assistente capo della Polizia accusato di aver ucciso Abderrahim Mansouri. I testimoni: "Entrò nel bosco a volto coperto". Non era un’operazione di polizia, ma un "sistema" di estorsione e terrore quello che Carmelo Cinturrino, ex assistente capo della Polizia di Stato, avrebbe messo in piedi nel boschetto della droga di Rogoredo. È quanto emerge dalle pesanti testimonianze raccolte durante l’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Abderrahim Mansouri, il 28enne freddato il 26 gennaio scorso. Il "pizzo" sui pusher "Ci prendeva 4mila euro al giorno tra soldi e droga", ha messo a verbale uno degli spacciatori sentiti dai magistrati. Secondo il racconto dei testimoni, Cinturrino non si limitava ai sequestri ufficiali, ma imponeva una vera e propria tassa giornaliera sulla piazza di spaccio. Per ribadire la propria autorità e intimidire chi lavorava nel bosco, l’agente era solito esplodere colpi di pistola in aria, agendo spesso insieme a colleghi con il volto travisato. Il movente economico Dietro l’esecuzione di Mansouri ci sarebbe stata una banale, quanto tragica, questione di soldi. I testimoni riferiscono che l'agente si era lamentato apertamente: "Mansouri mi dà troppo poco". Un’insoddisfazione che sarebbe culminata nella spedizione punitiva del 26 gennaio, quando Cinturrino sarebbe entrato nella boscaglia a volto coperto per "regolare i conti" con la vittima, finita poi uccisa. L’accusa di premeditazione La Procura di Milano, che inizialmente indagava per omicidio, ha ora blindato l’accusa contestando la premeditazione. Le testimonianze confermano un quadro di violenze sistematiche e pressioni estorsive che andavano avanti da tempo. Dal canto suo, l’ex agente, attualmente in carcere dopo il no del Riesame ai domiciliari, continua a respingere ogni addebito, sostenendo di essere vittima di una "vendetta" orchestrata dai pusher della zona per screditarlo.

Autore: di Aristide Rinaldo Redattore Mitico magazine
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2 aprile 2026
Il sistema composto dal razzo Space Launch System (SLS) e dalla capsula Orion ha lasciato la rampa 39B del Kennedy Space Center, portando quattro astronauti nello spazio profondo. Il lancio è avvenuto con successo, segnando ufficialmente l'inizio della missione. Una sequenza complessa e millimetrica Dopo una procedura estremamente precisa di controlli tecnici e rifornimento criogenico gestita da centinaia di specialisti, i motori RS-25 e i booster laterali hanno spinto Orion oltre l'atmosfera. Ogni fase dell'ascesa è stata fondamentale per garantire la sicurezza dell’equipaggio. Il piano di volo Artemis II durerà circa 10 giorni. L’equipaggio sta ora lasciando l’orbita terrestre per raggiungere una distanza superiore ai 450.000 chilometri. La traiettoria è di tipo “free return”: un percorso che sfrutta la gravità lunare per riportare automaticamente la capsula verso la Terra in caso di emergenza. L’equipaggio A bordo ci sono Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen. Sono i primi esseri umani a spingersi nello spazio profondo dopo oltre cinquant’anni. Meteo e rischi Nonostante le incertezze iniziali su venti in quota e copertura nuvolosa, le condizioni si sono mantenute favorevoli al momento del via. Anche l’attività solare resta sotto monitoraggio costante, ma il recente brillamento non ha ostacolato le operazioni di inserimento in orbita. Una missione chiave Artemis II non prevede un allunaggio, ma servirà a testare tutti i sistemi necessari per le missioni future. È il passaggio fondamentale per riportare l’uomo sulla Luna e, in prospettiva, preparare le missioni verso Marte. Dopo oltre mezzo secolo, il ritorno nello spazio profondo è ora una realtà in volo.

Autore: AGENZIA DIRE
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1 aprile 2026
Esecutivo al lavoro per prorogare il taglio sui costi dei carburanti, deliberato il 18 marzo e in scadenza il 7 aprile l Governo, si apprende da fonti di Palazzo Chigi, è al lavoro per prorogare il taglio delle accise sui carburanti, deliberato il 18 marzo e in scadenza il 7 aprile. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è in stretto contatto con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, per definire gli aspetti tecnici e reperire le risorse necessarie. MIMIT: PREZZO MEDIO SELF BENZINA A 1,754 EURO/L, GASOLIO A 2,076 Il ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, in data odierna – mercoledì 1 aprile 2026 – il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,754 euro/l per la benzina e 2,076 euro/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,821 euro/l per la benzina e 2,142 euro/l per il gasolio. A MARZO ITALIANI HANNO SPESO 470 MLN IN PIÙ PER FARE IL PIENO Quattrocentosettanta milioni di euro; è questo l’aggravio che, secondo le stime di Facile.it, gli italiani hanno dovuto sostenere nel solo mese di marzo per fare il pieno di carburante. I prezzi di diesel e benzina sono schizzati alle stelle e, nonostante l’intervento del Governo, il conto inizia a farsi sentire sulle tasche dei consumatori. L’analisi è stata realizzata prendendo in considerazione i consumi di carburante rilevati sulla rete a febbraio 2026 (pari a 655.000 tonnellate di benzina e 1,11 milioni di tonnellate di gasolio) e l’aumento del prezzo di diesel e benzina. Se a febbraio la spesa per rifornirsi è stata di circa 3,7 miliardi di euro, a marzo, per la stessa quantità di carburante, a causa del conflitto in Iran il conto ha quasi raggiunto i 4,2 miliardi di euro (+12%). Nello specifico, il prezzo medio mensile della benzina alla pompa è passato da 1,65 euro/litro di febbraio a 1,77 euro/litro di marzo, rincaro che si è tradotto in un aggravio di circa 97 milioni di euro. Per il diesel, invece, il prezzo medio mensile è passato da 1,70 euro/litro di febbraio a 1,98 euro/litro di marzo, comportando un aumento di circa 372 milioni di euro a carico di tutti gli italiani che si sono riforniti sulla rete. Per un pieno di benzina (50 litri), la spesa media è passata da 83 euro di febbraio a 88 euro di marzo; per un pieno di diesel, invece, il costo è passato da 85 euro a 99 euro.

Autore: AGENZIA DIRE
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1 aprile 2026
Dimissioni, di Gravina e di tutta la Federazione calcio. Dopo il fallimento degli Azzurri in Bosnia, scatta il 'processo' al numero uno della Figc. Che dice: "Ci sono abituato" Per la terza volta di fila, la Nazionale italiana di calcio resta fuori dai Mondiali, non riuscendo a passare i playoff. Una delusione cocente, soprattutto per i più giovani tifosi di calcio, che ancora una volta restano senza il sogno delle ‘Notti magiche’ di inizio estate dove ci si ritrova tutti a vedere le partite e l’Italia ritrova una sua unità unica, per poche settimane, intorno a un pallone di calcio. Dopo la delusione di ieri sera sono arrivate subito le scuse del Ct, Rino Gattuso , che si è detto dispiaciuto di non aver centrato l’obiettivo. Ma allenatore a parte, è partito subito il processo a Gabriele Gravina, presidente della Federazione calcio, verso cui sono scattate richieste di dimissioni da più parti. Ora basta, serve un ricambio, fare posto a nuove generazioni. Di più, c’è chi ha evocato anche la necessità di una “rifondazione” del calcio a tutto tondo e dell’intera Figc. Gravina, chiamato in causa, ha fatto il serafico: “Dimettermi? Sono abituato alle richieste di dimissioni. Deciderà il Consiglio federale“. ABODI: “IL CALCIO VA RIFONDATO, RIPARTIRE DA RINNOVAMENTO VERTICI FIGC” “Il calcio è uno sport e, in un tempo di crisi militari ed economiche come questo, non va caricato di significati eccessivi. D’altra parte è innegabile che non sia solo uno sport. Particolarmente in Italia, dove il calcio si fa cultura popolare, rito comunitario, prestigio internazionale. Mi dispiace pensare che ci sia un’intera generazione di bambini e ragazzi che non abbia ancora provato l’emozione di veder giocare la Nazionale in un mondiale di calcio. Ringrazio la squadra e il suo allenatore per l’impegno che hanno dimostrato anche ieri sera, ma è evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della FIGC”. Così in una nota il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. “Il Governo ha dimostrato concretamente, in questi anni, l’impegno a favore di tutto il movimento sportivo italiano. I nostri atleti ci hanno regalato enormi soddisfazioni in tante discipline, e io reputo obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali di calcio, accusando le Istituzioni di una presunta inadempienza e sminuendo l’importanza e il livello professionistico di altri sport. Noi continueremo, come abbiamo fatto finora, a fare ciò che compete alle Istituzioni ma serve responsabilità, umiltà e rispetto da parte di tutti. L’Italia deve tornare ad essere l’Italia, anche nel calcio mondiale”, conclude Abodi. LEGA: “SERVE UNA RIFONDAZIONE, VIA GRAVINA” “Ancora eliminati. Niente Mondiale per l’Italia: è una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gabriele Gravina”. Così una nota della Lega. ANTONIOZZI (FDI): GRAVINA VADA VIA SUBITO, E CON LUÌ TUTTA LA FIGC “Una vergogna. Essere eliminati dalla Bosnia significa non meritare di andare ai mondiali. E la Bosnia va ai mondiali con la sua dignità. Adesso mi aspetto che il presidente Gravina vada via dalla federazione. Si aprano le porte alle nuove generazioni“. Lo afferma il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Alfredo Antoniozzi. BIGNAMI (FDI): “DOPO ENNESIMO FALLIMENTO DIMISSIONI IMPRESCINDIBILI” “Dopo l’ennesimo fallimento della Nazionale di calcio italiana, il presidente della Figc Gabriele Gravina deve semplicemente dimettersi. Il calcio italiano va rifondato e le sue dimissioni sono imprescindibili”. Così su X il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami. Il commento del nostro direttore, Nico Perrone Un ragazzo o una ragazza di 12 anni nati in Italia non hanno mai visto la squadra di calcio nazionale ai Mondiali. Dovranno aspettare altri 4 anni, forse. A questo punto, al di là delle tante scuse che ora si tireranno fuori, e i falsi elogi su questo o quello sforzo dei milionari scesi in campo, con l’allenatore Gattuso che si dimetterà magari pure piangendo, è il momento di dire basta. Basta con tutta la dirigenza che ha gestito il calcio così, dalla Figc in giù o in su fate voi, basta con chi ha trasformato questo sport, dove vincono, e lo si è visto anche stasera, quelli che hanno fame e voglia di gol, in una passerella di satolli snob. Tutti a casa. Siamo a terra, valiamo zero, che si ricominci da capo allora. Stasera c’è solo una parola per questi lor signori del calcio italiano: vergognatevi, come ci vergogniamo noi. Prendete le vostre cose e lasciate il posto a chi lo merita.

Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento
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1 aprile 2026
Tutti gli aggiornamenti sul conflitto, entrato nel suo trentatreesimo giorno. Mentre i Paesi europei si rifiutano di scendere apertamente in campo per forzare lo stretto di Hormuz, sembra che gli Emirati ci stiano seriamente pensando ll Presidente degli Stati uniti Donald Trump aggiorna ancora la timeline sulla fine del conflitto in Medio Oriente, annunciandone la conclusione tra 2-3 settimane. Ma soprattutto anticipa in una intervista al quotidiano inglese The Telegraph il divorzio degli Stati uniti dalla Nato, seguendo così il monito lanciato poche ore prima dal suo vice Marco Rubio per gli alleati che non hanno risposto alla chiamata a forzare lo stretto di Hormuz. Per tutta risposta, il premier del Regno Unito Starmer annuncia un vertice entro la settimana di 35 Paesi per discutere “tutte le misure diplomatiche e politiche possibili” per la riapertura dello Stretto. Intanto proseguono gli attacchi sui diversi fronti aperti. Tutti gli aggiornamenti. 13.00 – IRAN: “LO STRETTO DI HORMUZ RIAPRIRÀ, MA NON PER GLI USA” “Trump ha finalmente realizzato il suo sogno di ‘cambio di regime’, ma nel regime marittimo della regione. Lo Stretto di Hormuz si aprirà sicuramente, ma non per voi”. Così scrive il presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, Ebrahim Azizi in un post su X in cui si rivolge agli Stati uniti. Lo Stretto sarà riaperto invece “per coloro che si attengono alle nuove leggi della Repubblica Islamica dell’Iran- prosegue- L’era dell’ospitalità, durata 47 anni, è giunta al termine”. Il riferimento è alla nuova normativa approvata nei giorni scorsi dal Parlamento di Teheran che ha previsto l’introduzione di un pedaggio per le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. 12.10 – STARMER: “PRONTI A OSPITARE UNA RIUNIONE ENTRO LA SETTIMANA SULLO STRETTO DI HORMUZ” CON 35 PAESI PARTNER il premier del Regno Unito Keir Starmer ha parlato in conferenza stampa e annunciato che entro la settimana si terrà un vertice in Regno Unito per discutere della riapertura dello Stretto di Hormuz. “Il Regno Unito ha ora riunito 35 nazioni attorno alla nostra dichiarazione d’intenti per promuovere congiuntamente la sicurezza marittima nel Golfo”, ha spiegato, come riporta “The Guardian”. “E oggi posso annunciare- ha proseguito- che, nel corso di questa settimana, il Ministro degli Esteri ospiterà un incontro che riunirà per la prima volta queste nazioni, durante il quale valuteremo tutte le misure diplomatiche e politiche praticabili che possiamo adottare per ripristinare la libertà di navigazione, garantire la sicurezza delle navi e dei marittimi bloccati e riprendere la circolazione di beni vitali”.

Autore: Anna Maria Rengo
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1 aprile 2026
Con Giuseppe Smorto alla riscoperta di protagonisti storici nel racconto su “la Repubblica” non solo dello sport tricolore, ma anche del suo legame con la vita e l’evoluzione del Paese: Brera, Clerici, Minà e Mura. Gianni Brera, Gianni Clerici, Gianni Minà, Gianni Mura. Quante cose hanno in comune questi quattro Gianni! Il nome di battesimo, ovvio, ma pure il fatto di essere stati tutti giornalisti (anche) sportivi, di avere tutti lavorato nella redazione di “la Repubblica” e di avere dato un contributo fondamentale alla trasformazione del giornalismo italiano, per il quale, nel corso dei decenni, lo sport ha smesso di essere un semplice fatto di cronaca per diventare linguaggio, visione, racconto del Paese. Quattro firme diverse per stile, temperamento e sguardo sul mondo, unite però da un’idea comune: lo sport come chiave per leggere la società, la politica, la cultura e l’animo umano. Nel cinquantesimo anniversario della nascita del quotidiano, lo scrittore e giornalista Giuseppe Smorto dedica a “I quattro Gianni – Brera, Clerici, Minà e Mura e lo sport di Repubblica” un libro (Minerva Edizioni) che non è solo focalizzato sul giornalismo sportivo, ma anche sulla storia culturale dell’Italia contemporanea. Il racconto di una redazione che diventa laboratorio di idee, di un mestiere vissuto come missione civile, di un’epoca in cui la scrittura contava quanto la notizia. Un volume che restituisce voce, atmosfera e tensione di anni irripetibili, ricordandoci che il giornalismo migliore nasce quando intelligenza, libertà e responsabilità camminano insieme. Quattro Gianni, quattro diversi modi di essere giornalisti sportivi. Quali differenze e quali somiglianze tra i quattro protagonisti del suo libro? La parola a Giuseppe Smorto. “Non li definisco giornalisti sportivi, ma giornalisti che avevano tutti una predilezione per lo sport. Loro tratto comune era il non essere conformisti e l’essere invece molto convinti delle loro idee in un mondo, quello dello sport, che a volte stimola il silenzio e l’omertà. Basti pensare a quanto succede nelle curve degli stadi. I quattro Gianni avevano il coraggio delle loro idee, anche quando si trattava di mettersi contro delle persone. A Brera, tanto per fare un esempio, bruciarono le copie del giornale sotto casa per colpa delle sue idee, mentre Clerici abbandonò il calcio perché lo riteneva troppo violento e troppo lontano dalle sue idee di sport. D’altro canto, Minà divenne famoso per tante cose ma anche perché, durante i Mondiali di calcio del ’78 in Argentina, ebbe il coraggio, di fronte ai membri della giunta militare, di dire che c’erano famiglie che denunciavano la scomparsa dei loro famigliari e di porre dunque la questione dei desaparecidos. Come dimenticare poi Mura, il cui giornalismo non si limitava alle partite e che ogni domenica curava la rubrica, lontanissima per argomento, ‘Sette giorni di cattivi pensieri’ e in essa dava i voti a tutti, anche al Papa!” II tuo libro racconta anche l’ingresso dello sport nel giornalismo targato Repubblica. Come mai il fondatore Eugenio Scalfari all’inizio era contrario a includere il giornalismo sportivo e come gli si fece cambiare idea? “Sì è vero, quando presentò il giornale disse che non avrebbe fatto sport (né pubblicato fotografie) in quanto lo riteneva un mondo elementare. Ma poi si convinse che non è così, che lo sport è importante nella vita delle persone, che è un esperanto. Raccontò che un giorno passeggiava per Milano e vide passare di corsa i podisti della Stramilano e allora si chiese: ‘Ma noi questo evento sul giornale l’abbiamo?’. Inoltre, lo sport si intreccia spesso alla politica. Basti pensare alla Coppa Davis disputata di fronte ad Augusto Pinochet, al boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca del 1980…. Convinto infine dell’utilità dello sport Scalfari cercò non solo di prendere i migliori giornalisti, come i quattro Gianni, ma anche di creare una grande squadra. Come ogni squadra, ci devono essere i fuoriclasse e chi lavora attorno a loro.” Come si è evoluto il giornalismo sportivo negli ultimi decenni e nella redazione di Repubblica? “Io racconto un’epoca che precede lo smartphone, in cui lo sport si svolgeva quasi tutto di domenica. L’evoluzione più evidente è stata l’avvento delle televisioni, che condiziona anche il calendario sportivo. Lo sport ha una sua tradizione, le regole sono rimaste le stesse ma è arrivata la tecnologia che cambia qualsiasi settore: anche lo sport dunque, tra Var e moviole, con tante novità buone o cattive.” Il giornalismo sportivo si basa sulle ondate di popolarità dei diversi sport, ma sempre con un’attenzione speciale al calcio. Come definisci lo stato di salute, anche mediatica, del calcio italiano e quello, invece, del tennis? “L’eliminazione in Bosnia è il frutto di politiche scellerate che il calcio adotta da tempo. Troppi stranieri, strapotere dei club, poca attenzione alle squadre nazionali. Poi ci sono gli sport individuali che hanno dei trascinatori, come appunto il tennis grazie non solo a Jannik Sinner ma pure ad altri giovani talenti. Ma dietro c’è sempre una organizzazione che funziona. L’alternativa al calcio esiste: basta pensare al volley e a Julio Velasco. Ma abbiamo esempi anche in altri sport: atletica, basket femminile. Un tempo magari si poteva giocare solo a pallone mentre ora l’offerta sportiva è più ampia. Resta il fatto che il calcio è lo sport più condiviso del mondo, nonostante gli eccessi e i tratti nevrotici. Se poi mi chiedi cosa avrebbero scritto i ‘4 Gianni’ dopo questa sconfitta, rispondo che lo avrebbero scritto prima, perché i segnali per questa disfatta sportiva c’erano tutti”. Che ricordo personale hai dei quattro Gianni? “Io ho lavorato all’ombra di questi giganti ed era molto gratificante. Nel libro racconto tanti episodi, per esempio di come ero orgoglioso di portare la macchina da scrivere a Gianni Brera quando andavamo in trasferta. Poi ci sono molte storie su come nasce un gruppo vincente, ciascuno con le proprie competenze nel nome di un prodotto giornalistico di qualità, come era accaduto in quegli anni grazie a Scalfari. Ecco, io mi sono trovato all’ombra di questi giganti e lì mi sentivo al sicuro.” Quali sono le nuove sfide del giornalismo? “Esso deve misurarsi con i nuovi linguaggi. Del giornalismo ci sarà sempre bisogno ma il modo in cui si esprime può cambiare, prima la carta, poi la tv, e ancora l’online, i social e i nuovissimi linguaggi. Dobbiamo andare dove sono i lettori. Un tempo il concorrente di Repubblica era il Corriere, ora ci sono i podcast, Netflix e in palio c’è il tempo del lettore.” L’AUTORE - Giuseppe Smorto ha fatto sempre il giornalista, anche se sognava una vita da psicanalista. Invece ha vinto una borsa di studio ed è salito sull’astronave “Repubblica”. È stato caporedattore allo Sport, al “Venerdì”, alla cronaca di Torino, poi responsabile e direttore del sito “repubblica.it” e vicedirettore del giornale. Ha scritto vari libri sulla Calabria (dove è nato), è stato co-autore di Semidei, un docufilm sui Bronzi di Riace. Ha firmato due podcast: Dimmi chi era Gianni Brera e Chiamami Mister (insieme ad Aligi Pontani), su un’esperienza di calcio per ragazzi autistici.





