Autore: AGENZIA DIRE
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24 settembre 2026
Piero Meogrossi, direttore presso la Soprintendenza Speciale Archeologica di Roma dal 1983 al 2011: "Nel 1997 una ragazza cadde da un'impalcatura di notte e morì. Da allora è sempre stato tutto in sicurezza" ROMA – Fino a nuova disposizione del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, il Parco archeologico del Colosseo proroga a giovedì 24 settembre, la chiusura al pubblico dei propri siti, in segno di lutto e di vicinanza alla famiglia di Andrea Moretti e a tutti i lavoratori del PArCo. “Non ricordo alcuna morte sul lavoro all’interno dell’Anfiteatro Flavio”. Lo afferma alla Dire Piero Meogrossi, già direttore presso la Soprintendenza Speciale Archeologica di Roma dal 1983 al 2011, commentando l’incidente sul lavoro in cui ha perso la vita un operaio specializzato per lavori in fune in quota, questa notte all’interno dell’Anfiteatro Flavio. L’unico incidente mortale di cui ha memoria “risale al 1997, quando una ragazza, di notte, si introdusse nel Colosseo e cadde da un’impalcatura dopo aver scavalcato quattro difese”. Meogrossi è stato direttore dei lavori nel Parco del Colosseo per oltre venti anni. “In questo periodo abbiamo realizzato tanti progetti e abbiamo toccato più o meno tutti i settori: il piano dell’arena, i restauri delle facciate (Nord e Sud), gli interventi sugli ipogei, il primo piano e i servizi con la creazione del percorso espositivo permanente (il piano della mostra) – supportata da un adeguamento totale degli impianti tecnologici – l’accessibilità e l’installazione di moderni ascensori ad alta tecnologia, fondamentali per abbattere le barriere architettoniche e permettere a tutti i visitatori di raggiungere i livelli superiori. Ricordo che al primo piano c’era un centro specialistico dove erano concentrati tutti i reparti tecnologici”, aggiunge. All’epoca a correre più rischi erano soprattutto i giovani. “Ogni tanto qualcuno saliva sui parapetti per fare scena- racconta Meogrossi- per godersi il panorama. Allora avvenivano molti scavalcamenti del Colosseo di notte e noi di giorno dovevamo poi recuperare i disastri che facevano. Era una follia giovanile e il Colosseo è un luogo che, per sua natura, attira queste fantasie un po’ drammatiche. Ma da quando sono entrato io sono iniziate tutte le opere di sicurezza, con sbarramenti e sistemi di protezione. Il caso di questa signorina, diventato poi famoso, accadde una notte di pioggia e mi è rimasto impresso perché lei aveva i tacchetti”, conclude.