Guerra in Iran, Trump annuncia un nuovo discorso alla Nazione mentre Rubio avverte: “Pronti a riesaminare i rapporti con la Nato”

AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento Ore: 09.19 • 1 aprile 2026

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Tutti gli aggiornamenti sul conflitto, entrato nel suo trentatreesimo giorno. Mentre i Paesi europei si rifiutano di scendere apertamente in campo per forzare lo stretto di Hormuz, sembra che gli Emirati ci stiano seriamente pensando

ll Presidente degli Stati uniti Donald Trump aggiorna ancora la timeline sulla fine del conflitto in Medio Oriente, mentre il vice Marco Rubio, seguendo la sua linea, lancia un monito agli alleati Nato che non hanno risposto alla chiamata Usa. Intanto proseguono gli attacchi sui diversi fronti aperti. Tutti gli aggiornamenti.

8.30 WSJ: “GLI EMIRATI PRONTI AD AIUTARE USA-ISRAELE PER SBLOCCARE LO STRETTO DI HORMUZ”

Gli Emirati Arabi Uniti si stanno preparando a scendere in campo al fianco degli Stati Uniti e altri alleati per forzare lo Stretto di Hormuz. Lo riferisce il quotidiano Wall Street Journal citando come fonte dei funzionari arabi anonimi. In questo modo, gli EAU sarebbe il primo Paese del Golfo Persico a diventare parte attiva nel conflitto, dopo aver subito ripetutamente gli attacchi iraniani. Non solo, secondo il quotidiano statunitense, gli Emirati Arabi Uniti stanno facendo pressing sul Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché adotti una risoluzione che autorizzi l’azione.

8.10 – BOMBA A GRAPPOLO IN ISRAELE, 14 FERITI CIVILI A BNEI BRAK, GRAVISSIMA UNA BAMBINA DI 11 ANNI

Una bomba a grappolo lanciata dall’Iran a Bnei Brak, nel centro di Israele, ha causato almeno 14 feriti, di cui una bambina di 11 anni in gravi condizioni, un altro ragazzino di 13 anni è risultato ferito seriamente. Il bilancio è di dieci persone in condizioni critiche evacuate in centri medici dopo il lancio di missili di questa mattina. Lo riferiscono i media israeliani che citano il servizio di soccorso Mda. Dalle prime indagini, è risultato che il missile iraniano era dotato di una testata a grappolo, che ha disperso le bombe su una vasta area. Si è trattato del primo attacco missilistico iraniano contro Israele in quasi 21 ore, sottolinea il quotidiano locale.

8.00 – RUBIO: “GLI USA DOVRANNO RIESAMINARE IL LORO RAPPORTO CON LA NATO

Il segretario di Stato americano Marco Rubio in una intervista rilasciata a Fox News ha rinnovato le critiche alla Nato. Seguendo la linea di Donald Trump, Rubio ha lanciato l’avvertimento secondo cui gli Stati Uniti “dovranno riesaminare” il loro rapporto con la Nato una volta terminata la guerra contro l’Iran. “Credo non ci siano dubbi, purtroppo, che dopo la conclusione di questo conflitto, dovremo riesaminare tale rapporto- ha detto- Dovremo riesaminare il valore della Nato in questa alleanza per il nostro Paese”. E ha aggiunto: “In definitiva sarà una decisione del Presidente Trump”. Le dichiarazioni di Rubio fanno da corollario a quelle con cui Trump ha recentemente attaccato i partner della Nato per essersi rifiutati di unirsi alla guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran.


  Il segretario di Stato ha anche sostenuto che la guerra contro l’Iran si avvicina al “traguardo”, mentre il conflitto entra nella sua quinta settimana. “Possiamo vedere il traguardo. Non sarà oggi, non sarà domani, ma arriverà”, ha detto infatti Rubio al programma di Fox News. Ha anche aggiunto che un incontro diretto con i funzionari iraniani potrebbe essere possibile a un certo punto.

ORE 7.00 – ATTESA PER IL DISCORSO ALLA NAZIONE DI TRUMP ANNUNCIATO DALLA CASA BIANCA

Trump fornirà un “importante aggiornamento” sull’Iran mercoledì sera. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato che il presidente degli Stati Uniti terrà un “discorso alla nazione”, questa notte, mercoledì 1 aprile alle 21 di Washington, (all’una di notte di domani, giovedì 2 aprile in Italia), che “fornirà un importante aggiornamento sull’Iran”. Leavitt ha fatto l’annuncio in un breve post su X, senza fornire ulteriori dettagli.

ORE 5.00-  RAID DI DRONI IRANIANO SULL’AEROPORTO INTERNAZIONALE IN KUWAIT

L’autorità per l’aviazione civile del Kuwait ha dichiarato che l’aeroporto internazionale del Paese del Golfo è stato oggetto di un attacco di droni iraniani. “L’aeroporto internazionale del Kuwait è stato oggetto di attacchi palesi da parte di droni lanciati dall’Iran e dalle fazioni armate che sostiene”, ha dichiarato il portavoce della Direzione Generale dell’Aviazione Civile all’agenzia di stampa Kuwait News Agency. Colpiti i serbatoi di stoccaggio del carburante da cui si è generato un vasto incendio, per fortuna non sono segnalate vittime.


Recent Posts

Autore: Anna Maria Rengo 1 aprile 2026
Con Giuseppe Smorto alla riscoperta di protagonisti storici nel racconto su “la Repubblica” non solo dello sport tricolore, ma anche del suo legame con la vita e l’evoluzione del Paese: Brera, Clerici, Minà e Mura. Gianni Brera, Gianni Clerici, Gianni Minà, Gianni Mura. Quante cose hanno in comune questi quattro Gianni! Il nome di battesimo, ovvio, ma pure il fatto di essere stati tutti giornalisti (anche) sportivi, di avere tutti lavorato nella redazione di “la Repubblica” e di avere dato un contributo fondamentale alla trasformazione del giornalismo italiano, per il quale, nel corso dei decenni, lo sport ha smesso di essere un semplice fatto di cronaca per diventare linguaggio, visione, racconto del Paese. Quattro firme diverse per stile, temperamento e sguardo sul mondo, unite però da un’idea comune: lo sport come chiave per leggere la società, la politica, la cultura e l’animo umano. Nel cinquantesimo anniversario della nascita del quotidiano, lo scrittore e giornalista Giuseppe Smorto dedica a “I quattro Gianni – Brera, Clerici, Minà e Mura e lo sport di Repubblica” un libro (Minerva Edizioni) che non è solo focalizzato sul giornalismo sportivo, ma anche sulla storia culturale dell’Italia contemporanea. Il racconto di una redazione che diventa laboratorio di idee, di un mestiere vissuto come missione civile, di un’epoca in cui la scrittura contava quanto la notizia. Un volume che restituisce voce, atmosfera e tensione di anni irripetibili, ricordandoci che il giornalismo migliore nasce quando intelligenza, libertà e responsabilità camminano insieme.  Quattro Gianni, quattro diversi modi di essere giornalisti sportivi. Quali differenze e quali somiglianze tra i quattro protagonisti del suo libro? La parola a Giuseppe Smorto. “Non li definisco giornalisti sportivi, ma giornalisti che avevano tutti una predilezione per lo sport. Loro tratto comune era il non essere conformisti e l’essere invece molto convinti delle loro idee in un mondo, quello dello sport, che a volte stimola il silenzio e l’omertà. Basti pensare a quanto succede nelle curve degli stadi. I quattro Gianni avevano il coraggio delle loro idee, anche quando si trattava di mettersi contro delle persone. A Brera, tanto per fare un esempio, bruciarono le copie del giornale sotto casa per colpa delle sue idee, mentre Clerici abbandonò il calcio perché lo riteneva troppo violento e troppo lontano dalle sue idee di sport. D’altro canto, Minà divenne famoso per tante cose ma anche perché, durante i Mondiali di calcio del ’78 in Argentina, ebbe il coraggio, di fronte ai membri della giunta militare, di dire che c’erano famiglie che denunciavano la scomparsa dei loro famigliari e di porre dunque la questione dei desaparecidos. Come dimenticare poi Mura, il cui giornalismo non si limitava alle partite e che ogni domenica curava la rubrica, lontanissima per argomento, ‘Sette giorni di cattivi pensieri’ e in essa dava i voti a tutti, anche al Papa!” II tuo libro racconta anche l’ingresso dello sport nel giornalismo targato Repubblica. Come mai il fondatore Eugenio Scalfari all’inizio era contrario a includere il giornalismo sportivo e come gli si fece cambiare idea? “Sì è vero, quando presentò il giornale disse che non avrebbe fatto sport (né pubblicato fotografie) in quanto lo riteneva un mondo elementare. Ma poi si convinse che non è così, che lo sport è importante nella vita delle persone, che è un esperanto. Raccontò che un giorno passeggiava per Milano e vide passare di corsa i podisti della Stramilano e allora si chiese: ‘Ma noi questo evento sul giornale l’abbiamo?’. Inoltre, lo sport si intreccia spesso alla politica. Basti pensare alla Coppa Davis disputata di fronte ad Augusto Pinochet, al boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca del 1980…. Convinto infine dell’utilità dello sport Scalfari cercò non solo di prendere i migliori giornalisti, come i quattro Gianni, ma anche di creare una grande squadra. Come ogni squadra, ci devono essere i fuoriclasse e chi lavora attorno a loro.” Come si è evoluto il giornalismo sportivo negli ultimi decenni e nella redazione di Repubblica? “Io racconto un’epoca che precede lo smartphone, in cui lo sport si svolgeva quasi tutto di domenica. L’evoluzione più evidente è stata l’avvento delle televisioni, che condiziona anche il calendario sportivo. Lo sport ha una sua tradizione, le regole sono rimaste le stesse ma è arrivata la tecnologia che cambia qualsiasi settore: anche lo sport dunque, tra Var e moviole, con tante novità buone o cattive.” Il giornalismo sportivo si basa sulle ondate di popolarità dei diversi sport, ma sempre con un’attenzione speciale al calcio. Come definisci lo stato di salute, anche mediatica, del calcio italiano e quello, invece, del tennis? “L’eliminazione in Bosnia è il frutto di politiche scellerate che il calcio adotta da tempo. Troppi stranieri, strapotere dei club, poca attenzione alle squadre nazionali. Poi ci sono gli sport individuali che hanno dei trascinatori, come appunto il tennis grazie non solo a Jannik Sinner ma pure ad altri giovani talenti. Ma dietro c’è sempre una organizzazione che funziona. L’alternativa al calcio esiste: basta pensare al volley e a Julio Velasco. Ma abbiamo esempi anche in altri sport: atletica, basket femminile. Un tempo magari si poteva giocare solo a pallone mentre ora l’offerta sportiva è più ampia. Resta il fatto che il calcio è lo sport più condiviso del mondo, nonostante gli eccessi e i tratti nevrotici. Se poi mi chiedi cosa avrebbero scritto i ‘4 Gianni’ dopo questa sconfitta, rispondo che lo avrebbero scritto prima, perché i segnali per questa disfatta sportiva c’erano tutti”. Che ricordo personale hai dei quattro Gianni? “Io ho lavorato all’ombra di questi giganti ed era molto gratificante. Nel libro racconto tanti episodi, per esempio di come ero orgoglioso di portare la macchina da scrivere a Gianni Brera quando andavamo in trasferta. Poi ci sono molte storie su come nasce un gruppo vincente, ciascuno con le proprie competenze nel nome di un prodotto giornalistico di qualità, come era accaduto in quegli anni grazie a Scalfari. Ecco, io mi sono trovato all’ombra di questi giganti e lì mi sentivo al sicuro.” Quali sono le nuove sfide del giornalismo? “Esso deve misurarsi con i nuovi linguaggi. Del giornalismo ci sarà sempre bisogno ma il modo in cui si esprime può cambiare, prima la carta, poi la tv, e ancora l’online, i social e i nuovissimi linguaggi. Dobbiamo andare dove sono i lettori. Un tempo il concorrente di Repubblica era il Corriere, ora ci sono i podcast, Netflix e in palio c’è il tempo del lettore.” L’AUTORE - Giuseppe Smorto ha fatto sempre il giornalista, anche se sognava una vita da psicanalista. Invece ha vinto una borsa di studio ed è salito sull’astronave “Repubblica”. È stato caporedattore allo Sport, al “Venerdì”, alla cronaca di Torino, poi responsabile e direttore del sito “repubblica.it” e vicedirettore del giornale. Ha scritto vari libri sulla Calabria (dove è nato), è stato co-autore di Semidei, un docufilm sui Bronzi di Riace. Ha firmato due podcast: Dimmi chi era Gianni Brera e Chiamami Mister (insieme ad Aligi Pontani), su un’esperienza di calcio per ragazzi autistici.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 1 aprile 2026
Iniziativa del coordinatore nazionale di Progetto Civico Italia e Assessore ai Grandi Eventi di Roma. "Vogliamo una legge elettorale diversa, che faccia scegliere direttamente ai cittadini i propri rappresentanti in Parlamento". “Vogliamo una legge elettorale diversa, che restituisca ai cittadini il potere di scegliere direttamente i propri rappresentanti. La sovranità appartiene al popolo, non a sette leader di partito”. Con questo appello Alessandro Onorato, coordinatore nazionale di Progetto Civico Italia e Assessore di Roma Capitale, annuncia il lancio di una grande mobilitazione popolare. L’iniziativa, partita con una petizione su Change.org, vedrà da sabato i volontari del movimento scendere nelle piazze di tutta Italia per raccogliere le firme necessarie a richiedere l’introduzione delle preferenze e il superamento definitivo delle liste bloccate. “Tra due guerre, con un Paese al collasso, industrie ferme e famiglie sempre più povere – sottolinea Onorato – l’urgenza del Governo Meloni è una nuova legge elettorale per togliere a tutti i cittadini la possibilità di scegliere direttamente chi andrà in Parlamento. È l’ennesimo attacco alla Costituzione: gli articoli 1, 56 e 58 dicono chiaramente che la sovranità è popolare e deve essere espressa senza intermediari. Non possono 7 persone decidere al posto di 59 milioni di italiani”. Secondo il coordinatore di Progetto Civico Italia, per ripristinare il legame tra eletti ed elettori esistono solo due strade: l’introduzione delle preferenze o la creazione di collegi elettorali molto piccoli. “Per questo abbiamo lanciato una petizione per bloccare la proposta del Governo, che inizia oggi l'iter in Commissione alla Camera. Facciamo un appello agli italiani e a tutte le forze politiche: facciamoci sentire. È ora il momento”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 1 aprile 2026
Dopo quasi un mese di lontananza, Catherine può finalmente riabbracciare i suoi tre bambini. Salvo imprevisti dell'ultima ora, l'incontro avverrà oggi presso la casa famiglia di Vasto, dove i minori risiedono dal 20 novembre 2025. Si tratta di un momento atteso dal 6 marzo, giorno in cui il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento della donna dalla struttura. Da quel momento, Catherine ha potuto comunicare con i figli solo tramite videochiamate, supportata dal marito. Il cambio di rotta dei servizi sociali Inizialmente, nonostante il decreto del tribunale non lo esplicitasse, a Catherine era stato permesso di vivere nella comunità insieme ai figli. L’obiettivo dei servizi sociali era quello di rendere il distacco meno traumatico e favorire l'inserimento dei bambini nel nuovo contesto educativo. Tuttavia, le relazioni tecniche redatte dagli operatori della struttura hanno portato a un drastico cambio di valutazione. La presenza costante della madre è stata definita «gravemente ostativa» per il percorso dei minori e «pregiudizievole» per il loro equilibrio emotivo. Questo ha spinto la casa famiglia a negare l'ospitalità alla donna, interrompendo i contatti diretti fino all'istanza presentata recentemente dai legali della difesa, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, che ha reso possibile l'appuntamento odierno.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 1 aprile 2026
La Presidente Meloni in Parlamento il 9 aprile. "L'attività dell'Esecutivo prosegue senza sosta, priorità a caro-carburanti e dossier internazionali" La Presidenza del Consiglio comunica che giovedì 9 aprile la Presidente, Giorgia Meloni, interverrà in Parlamento per un’informativa generale sull'azione di Governo. La Presidente sarà alla Camera dei Deputati alle ore 9:00 e al Senato della Repubblica alle ore 12:00. L’intervento si rende necessario per illustrare nel dettaglio la road map dei prossimi mesi, a conferma della piena operatività dell'Esecutivo. Tra i punti centrali all'ordine del giorno, il Governo ribadisce l'impegno prioritario sul fronte economico: è attualmente allo studio un nuovo intervento normativo volto a mitigare l’impatto del costo dei carburanti, in vista della scadenza del taglio delle accise prevista per il prossimo 7 aprile. In merito alle recenti indiscrezioni giornalistiche, il Governo smentisce categoricamente le ipotesi di rimpasto o di rallentamento dell'attività legislativa a seguito della consultazione referendaria sulla giustizia. "L'informativa della Presidente è un atto di trasparenza e un'opportunità di confronto richiesta dal Parlamento che accogliamo con determinazione", ha dichiarato il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. "L’attività di governo non si è mai interrotta. Racconteremo cosa stiamo facendo sui dossier che interessano davvero i cittadini, lasciandoci alle spalle le fantasie su voti anticipati o crisi interne che non trovano riscontro nella realtà". La Presidente Meloni intende ribadire con chiarezza che la coalizione prosegue compatta nel percorso di riforme, garantendo stabilità al Paese e risposte concrete alle emergenze energetiche e internazionali.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 1 aprile 2026
La situazione internazionale registra nelle ultime ore una drastica accelerazione a seguito dell'intensificarsi del conflitto tra la coalizione a guida statunitense, Israele e l'Iran. Discorso alla Nazione del Presidente Trump La Casa Bianca ha confermato che il Presidente Donald Trump terrà un discorso alla nazione stasera alle ore 21:00 (le 03:00 del 2 aprile in Italia). L’intervento fornirà aggiornamenti decisivi sulla strategia militare contro Teheran. Il Tycoon ha anticipato una linea di massima fermezza, dichiarando che il raggiungimento di un accordo formale con l’Iran non è considerato una condizione necessaria per la cessazione delle ostilità. Aggiornamenti dal Fronte Militare Kuwait ed Emirati Arabi: Si segnalano attacchi tramite droni di matrice iraniana. In Kuwait, un’incursione ha provocato un vasto incendio presso lo scalo aeroportuale. Negli Emirati Arabi Uniti, l’intercettazione di un vettore ha causato la caduta di frammenti nella zona di Al Rifaa, provocando la morte di un cittadino di nazionalità bengalese. Raid su Beirut: Operazioni aeree condotte dalle forze israeliane (IDF) nella zona di Jnah, alla periferia sud di Beirut, hanno coinvolto l'area delle sedi diplomatiche. Risulta danneggiata l'ambasciata della Cina; coinvolte indirettamente anche le rappresentanze di Oman e Iran. Revisione dei Rapporti NATO In una dichiarazione rilasciata a Fox News, il Segretario di Stato Marco Rubio ha scosso gli equilibri transatlantici affermando che, al termine del conflitto con l'Iran, gli Stati Uniti procederanno a una "rivalutazione" del proprio rapporto con la NATO. Tale posizione suggerisce un possibile e profondo mutamento negli impegni di difesa collettiva degli USA in Europa. La situazione resta in costante evoluzione. Ulteriori aggiornamenti seguiranno al termine del discorso presidenziale.
Autore: AGENZIA DIRE 1 aprile 2026
"Chiedo scusa perchè non ce l'ho fatta, ma oggi i ragazzi non si meritavano una batosta così": la delusione del Ct Gattuso dopo l'eliminazione dell'Italia Penso che oggi i ragazzi non si meritavano una batosta così, per la prestazione, per l’impegno, per l’amore che ci hanno messo. Abbiamo fatto fatica, siamo rimasti in dieci, abbiamo avuto tre palle gol. Dispiace, però questo è il calcio. Sono orgoglioso dei miei ragazzi. Fa male perché ci serviva per noi, per le nostre famiglie, per tutta l’Italia, per il nostro movimento. E una mazzata così è difficile da digerire. Personalmente chiedo scusa, perché non ce l’ho fatta, però i ragazzi veramente oggi mi hanno impressionato”. Lo ha dichiarato il ct dell’Italia Rino Gattuso al termine della finale playoff delle qualificazioni Mondiali persa ai rigori contro la Bosnia Erzegovina . GRAVINA: “HO CHIESTO A GATTUSO DI RIMANERE” “Lo stato d’animo è evidente, anche per come questo risultato è maturato. Voglio fare comunque i complimenti ai ragazzi, in questi mesi sono molto cresciuti. Ho chiesto a Gattuso di rimanere alla guida della Nazionale. La partita l’avete vista tutti, c’è poco da commentare, il ct ha definiti eroici i giocatori, hanno dato tutto. La parte tecnica per me è da salvaguardare al 100%. Poi c’è una parte politica, ci sono le valutazioni che farà il Consiglio federale già convocato. Capisco che adesso ci sono le richieste di dimissioni, ma non è questo il momento“. Così il presidente della Figc, Gabriele Gravina, in conferenza stampa dopo la sconfitta dell’Italia contro la Bosnia e l’addio ai Mondiali.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 1 aprile 2026
Il gelo dello Stadion Bilino Polje non è solo climatico, è l'istantanea di un fallimento che spezza il cuore di un Paese. Il verdetto è definitivo: l’Italia è fuori dai Mondiali 2026. Per la terza volta consecutiva, dopo i disastri del 2018 e del 2022, gli Azzurri subiscono il "terzo calcio" che li sbatte fuori dalla storia. Un’assenza che peserà come un macigno: dal 2014 a oggi, per ben 16 anni, l'Italia sarà solo una spettatrice della Coppa del Mondo. Un gruppo unito, un cuore immenso Nonostante l'esito infausto, non si può rimproverare nulla all'impegno dei ragazzi. La squadra ha mostrato una compattezza eroica, lottando in dieci uomini per oltre ottanta minuti dopo l'espulsione di Bastoni al 42’. Il vantaggio lampo di Moise Kean (13° sigillo in Nazionale) aveva acceso una speranza che sembrava incrollabile, ma la resistenza strenua sotto la neve di Zenica è stata vana. Il gruppo è rimasto unito nelle difficoltà, mostrando un'anima e un sacrificio che avrebbero meritato ben altra sorte. La lotteria crudele dei rigori Il pareggio di Tabakovic al 79’ – viziato da un sospetto fallo di mano di Dzeko che alimenterà polemiche per giorni – ha trascinato la sfida ai supplementari e poi alla lotteria dei rigori. Lì, la pressione è diventata insostenibile: gli errori di Esposito (palla alta) e Cristante (traversa) hanno consegnato la qualificazione alla Bosnia, lasciando l'Italia nel baratro della disperazione. Oltre 12 anni di vuoto: il rito negato Il dato più drammatico è quello umano: un'altra intera generazione crescerà senza l'emozione del Mondiale. Chi oggi ha vent'anni non ha ricordi nitidi della maglia azzurra in una fase finale; l'ultima apparizione risale a Brasile 2014. A differenza della generazione "Over 50", che porta nel cuore i trionfi dell'82 e del 2006, i ragazzi di oggi vivono in un deserto di passioni mondiali che dura ormai da oltre 16 anni. Un rito collettivo negato a milioni di adolescenti che non sapranno mai cosa significhi soffrire e gioire per l'Italia nel torneo più bello del mondo. L'impegno dei ragazzi resta, ma il risultato non cambia: l'Italia guarderà ancora una volta il resto del mondo giocare da casa.
Autore: AGENZIA DIRE ORE: 16.06 31 marzo 2026
Svolta nelle indagini per la morte dì Sara Di vita, 15 anni, e di sua mamma, Antonella Di Jelsi, 50 anni, decedute dopo Natale. Ora si indaga per duplice omicidio contro ignoti ROMA – Ricina nei piatti delle festività di Natale: questa sarebbe la causa della morte di Sara Di vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Jelsi, 50 anni. Le due donne di Pietracatella, in provincia di Campobasso, sono decedute tra il 27 e il 28 dicembre scorsi, dopo essersi sentite male per quella che si era ritenuta una intossicazione alimentare. Anche il marito e padre, Gianni Di Vita, come le due donne, era stato ricoverato per gli stessi sintomi all’ospedale Cardarelli di Campobasso e, diversamente da loro, è sopravvissuto. Indenne invece la seconda figlia 18enne, perché non aveva mangiato insieme al resto della famiglia. LA RICINA, COS’È A tre mesi di distanza da quella tragedia, l’inchiesta sulla loro morte ha preso una direzione inattesa e inquietante: tracce di ricina infatti sono state trovate durante gli esami effettuati sul sangue delle vittime. Si tratta di un veleno tra i più letali al mondo, in grado di uccidere anche in dosi minime, estratto dai semi della pianta di ricino e conosciuto a più per essere tra i ‘preparati’ di Walter White, protagonista della celebre serie tv Breaking Bad. APERTO UN FASCICOLO PER DUPLICE OMICIDIO CONTRO IGNOTI Secondo le rivelazioni sugli ultimi sviluppi dell’indagine, sarebbe stato aperto così un nuovo fascicolo, al momento contro ignoti, per duplice omicidio premeditato. Gli inquirenti da tempo sono al lavoro per ricostruire le ultime ore delle due vittime nella loro abitazione di Pietracatella, dove si ritiene sia avvenuta la somministrazione della sostanza. Sotto la lente sono finite tutte le frequentazioni, i rapporti famigliari, possibili conflitti tra parenti e all’interno della piccola comunità di Pietracatella, paese con poco più di 1.200 mila abitanti di cui il padre aveva ricoperto l’incarico di Sindaco per più mandati. Si ritiene inoltre che sussistano i presupposti della premeditazione perché la ricina non è una sostanza reperibile facilmente, ma richiede una preparazione e conoscenze specifiche, oltre che una volontà precisa di compiere un crimine che possa cagionare la morte della vittima. I MALORI DOPO LA CENA DELLA VIGILIA DI NATALE Fin nelle prime fasi di indagine, nel mirino degli inquirenti era finita l a cena della vigilia di Natale , in cui la famiglia avrebbe mangiato pesce, frutti di mare e cozze. Si era poi ipotizzata anche una contaminazione della farina con il veleno per topi . Ad ogni modo, dopo poco la cena della vigilia, padre, madre e figlia hanno manifestato i primi sintomi, confusi in un primo momento con una intossicazione o una intolleranza alimentare. Fino a scoprire invece che qualcuno aveva voluto sterminare la famiglia.
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento Ore: 15.41 31 marzo 2026
Nella notte gli Stati Uniti hanno colpito un deposito di munizioni a Isfahan. Trump posta il video su Truth. Sempre sul suo social, il presidente si rivolge a chi si è rifiutato di intervenire in Iran: "Andate nello Stretto di Hormuz e prendetevi il petrolio" Ancora una volta si inasprisce il conflitto nel trentatuesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Tutti gli aggiornamenti. ORE 13.43 CROSETTO: “NOTIZIE SU SOSPENSIONI FALSA, LE BASI SONO ATTIVE” Il ministro della Difesa Guido Crosetto su X: “Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti USA. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato. Il Governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i Governi italiani in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento ed alla linea ribadita anche in Consiglio Supremo di Difesa in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni. Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del Governo (per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento) in assenza della quale non è possibile concedere nulla e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Un ministro deve solo farli rispettare. Terzium non datur. In ultimo voglio ribadire che non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli USA, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi”. ORE 13.23 – PALAZZO CHIGI: “SULLE BASI STATUNITENSI LA LINEA DEL GOVERNO È CONDIVISA CON IL PARLAMENTO. E I RAPPORTI CON GLI USA SOLIDI E LEALI” “In riferimento alle notizie di stampa sull’utilizzo delle basi militari, si ribadisce che l’Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal Governo alle Camere. La linea dell’Esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica”. È quanto si legge in una nota di palazzo Chigi. “Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato. Non si registrano criticità, né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”. Prosegue la nota. “Il Governo continuerà pertanto ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del Governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale”. Conclude la comunicazione di palazzo Chigi. 13.20 – UE, COSTA CHIAMA PEZESHKIAN: “DE-ESCALATION E MODERAZIONE” Mentre i ministri degli Esteri dell’Ue sono a Kiev per un vertice informale con Keiv, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha sentito il presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian. In un post su X, il capo del Consiglio ha riferito i contenuti della conversazione: “La situazione attuale in Medio Oriente è estremamente pericolosa. Oggi, nella mia telefonata con il Presidente dell’Iran Pezeshkian, ho sollecitato la de-escalation e la moderazione, la protezione dei civili e delle infrastrutture civili, e la necessità che tutte le parti rispettino pienamente il diritto internazionale. La perdita di vite innocenti, anche nella scuola di Minab, è profondamente deplorevole”, in riferimento al bombardamento statunitense nel primo giorno di guerra, che ha causato più di 160 morti, tra cui soprattutto bambini. Costa aggiunge: “Per allentare la tensione, ho esortato l’Iran a cessare gli inaccettabili attacchi contro i paesi della regione e a impegnarsi positivamente sul piano diplomatico, in particolare con le Nazioni Unite, per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Ci deve essere spazio per la diplomazia. L’Ue è pronta a contribuire a tutti gli sforzi diplomatici volti a ridurre le tensioni e a trovare una soluzione duratura per porre fine alle ostilità, affrontando al contempo le più ampie preoccupazioni in materia di sicurezza poste dall’Iran”. 13.10 – TRUMP: “CHI SI È RIFIUTATO DI INTERVENIRE IN IRAN SI FACCIA CORAGGIO E VADA A PRENDERSI IL PETROLIO” “A tutti quei paesi che non possono ottenere carburante per aerei a causa dello Stretto di Hormuz, come il Regno Unito, che si è rifiutato di intervenire nella decapitazione dell’Iran, ho un suggerimento per voi: numero 1, comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza, e numero 2, fatevi coraggio, andate allo Stretto e prendetevelo. Dovrete imparare a combattere da soli, gli Stati Uniti non saranno più lì ad aiutarvi, proprio come voi non siete stati lì per noi. L’Iran è stato, in sostanza, decimato. La parte difficile è fatta. Andate a procurarvi il vostro petrolio!”. Lo scrive Donald Trump in un nuovo messaggio sul suo social Truth. 10.11 – BONELLI: STOP SIGONELLA ATTO DOVUTO “Ritengo quello di Sigonella un atto dovuto. Il governo ha sempre sostenuto che i trattati vanno rispettati, e in questo caso è stata presa una decisione coerente con questo principio. Tuttavia, non possiamo nasconderci dietro l’ipocrisia. Da Sigonella, con regolarità, parte il Triton, drone di monitoraggio che poi va a bombardare. Allo stesso modo, dalla base di Camp Darby, a Pisa, vengono caricati missili e armi che poi vanno a bombardare l’Iran. E certamente un fatto positivo aver negato ma non nascondiamoci dietro l’ipocrisia. L’Italia continua a fornire assistenza logistica a operazioni militari di questa guerra che stanno devastando e destabilizzando il pianeta, con conseguenze gravissime anche sul piano economico per il nostro Paese. Per questo dico che il governo dovrebbe avere il coraggio di fare un passo in più: prendere una posizione chiara e netta, e segnare una distanza dalle politiche di questo bullo del pianeta, come Donald Trump, pensa di governare il mondo attraverso la supremazia militare”. Così Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde, intervenendo nel corso della trasmissione Coffee Break su La7.
Autore: Anna Maria Rengo 31 marzo 2026
Una nuova avventura per Leone Serafini, l’ex avvocato creato dalla penna di Wladimiro Borchi che ancora una volta, in “Meglio un morto in casa” è alle prese con una vicenda dalle mille sfaccettature e dove l’ironia non manca mai. Tornare in Brasile o restare a Firenze per aprire, finalmente, l’agenzia di investigazioni di cui parla da tempo con la sua amica Amanda? “Meglio un morto in casa”, il nuovo libro di Wladimiro Borchi (Fratelli Frilli Editori) parte esattamente da dove e come abbiamo lasciato il protagonista, l’ex avvocato Leone Serafini, in “Omicidio al lampredotto”: a Firenze, indeciso sul suo futuro. Ma la sua scelta dovrà attendere. Una telefonata inaspettata all’alba cambia infatti tutto e Leone, che mai si tira indietro quando si tratta di dare una mano ai suoi amici, si trova catapultato all’Abetone, in un b&b dove una donna è stata trovata morta e dove molto ci sarà da indagare, tra scheletri nell’armadio, alibi che si sgretolano e una vittima che sembra aver seminato rancori ovunque. Senza mai perdere quell’ironia e quella (finta) leggerezza che tanto l’hanno già fatto amare ai suoi lettori. Non è la prima volta che nella mia rubrica mi occupo di libri gialli e, soprattutto, di scrittori che si cimentano in questo genere letterario. Wladimiro, qual è lo stato di salute del romanzo giallo in Italia, sia dal punto di vista degli scrittori che dei lettori? “Il mondo del giallo è un ambiente del tutto particolare rispetto a qualsiasi altro ambito letterario. Tra giallisti ci si incontra alle fiere, nelle giurie dei premi, e quello che ho sempre riscontrato è un clima sorprendentemente collaborativo: non ci sono invidie, anzi, chi è più avanti nel percorso aiuta chi è all’inizio, dà consigli, incoraggia. A me è capitato, ad esempio, di entrare in pregiuria al Gran Giallo Città di Cattolica e di confrontarmi con autori del calibro di Massimo Carlotto o Carlo Lucarelli, che per noi sono dei punti di riferimento. Eppure, nonostante questo, il rapporto è sempre stato diretto, umano, aperto: ci si confronta, ci si chiede un parere, ci si scambiano idee senza alcuna barriera. Lo stesso posso dire di molti altri autori: è un ambiente davvero generoso, in cui ci si legge, ci si sostiene e ci si aiuta a crescere. Questo spirito si riflette anche sui lettori: vedendo questo scambio continuo e autentico tra autori, si crea un circolo virtuoso che rafforza l’interesse verso il genere. È, sinceramente, un ambiente straordinario.” Com’è nato il personaggio di Leone Serafini e quanto c’è di te in lui? “Leone Serafini nasce in realtà da una fase precedente rispetto ai romanzi attuali. Intorno al 2020 avevo scritto alcune storie — oggi inedite — ambientate in Brasile, dove Leone era un avvocato fiorentino che aveva abbandonato tutto per vivere da disadattato. In una di queste storie aiutava una sua amica, Amanda, accusata dell’omicidio di un ex calciatore italiano. Erano storie a cui tengo molto — qualcuno mi ha anche detto che sono tra le migliori che ho scritto — ma non hanno trovato spazio editoriale, probabilmente perché il mercato italiano predilige ambientazioni nazionali. A quel punto ho deciso di riportare Leone in Italia, e questa scelta si è rivelata vincente. Quanto c’è di me in Leone? Sicuramente c’è una certa amarezza verso un sistema giudiziario che non sempre è all’altezza, c’è la disillusione verso alcune dinamiche di potere e, allo stesso tempo, la volontà di reagire con l’ironia. Leone è, in fondo, uno che non si adatta a un mondo che percepisce come storto, ma invece di arrendersi lo osserva e lo prende in giro. In questo senso, sì, è molto vicino a me.” La tua attività professionale come avvocato ti aiuta, anche tecnicamente, nella scrittura? “Assolutamente sì. Scrivere gialli ambientati in Italia richiede una conoscenza reale del sistema giudiziario, e purtroppo nei romanzi si trovano spesso errori anche grossolani, dovuti a una trasposizione automatica dei modelli americani. In Italia, ad esempio, non esiste il ‘mandato’ come lo si intende nei film, né il poliziotto legge i diritti al momento dell’arresto. Eppure sono elementi che ricorrono spesso anche in opere pubblicate da grandi editori. Questo tipo di imprecisioni magari sfugge al lettore medio, ma per chi lavora nel settore è evidente. Per questo consiglio sempre agli autori di affidarsi almeno a una consulenza giuridica: basta anche un confronto preliminare o una rilettura tecnica per evitare errori che possono compromettere la credibilità della storia. Il realismo, nel giallo, è una componente fondamentale.” Nei tuoi romanzi l’ambientazione toscana è onnipresente e fortemente caratterizzante. Qual è il tuo legame con il territorio e che Toscana racconti? “Mi è stato insegnato di scrivere ciò che si conosce, e io Firenze la conosco bene: ci sono nato, ci vivo. È naturale quindi che le mie storie si sviluppino qui o nei territori limitrofi. ‘Omicidio al lampredotto’ è interamente ambientato a Firenze, mentre ‘Meglio un morto in casa’ parte da Firenze e si sposta sull’Appennino, all’Abetone, che è un luogo molto legato all’immaginario dei fiorentini. In realtà tutta la mia produzione, anche quella precedente, ruota intorno alla Toscana: dalle colline di Montemorello ai contesti più immaginari ma comunque ispirati a questo territorio. È una Toscana vissuta, concreta, non cartolina: fatta di persone, abitudini, luoghi reali. Ho scritto anche storie ambientate altrove, come quelle brasiliane di Leone Serafini, ma per ora il cuore narrativo resta qui.” La tua carriera letteraria spazia in diversi generi. C’è un filo conduttore, a parte ovviamente l’amore per la scrittura? “Il filo conduttore è l’uomo. Mi interessa raccontare le emozioni: la paura, l’ansia, i segreti, le fragilità. Anche il pericolo, quello che si nasconde nelle situazioni più normali. Il genere è secondario: che sia giallo, thriller psicologico o realismo magico, quello che cerco è sempre l’emozione. Scrivo per emozionarmi e per emozionare. Se quello che ho scritto non mi coinvolge, difficilmente potrà coinvolgere qualcun altro. È chiaro che il giallo, anche grazie al rapporto con l’editore, è diventato il mio binario principale, ma non mi pongo limiti: se nasce un’idea diversa, la seguo. In questo momento, ad esempio, sto lavorando anche a un romanzo a quattro mani ambientato nell’antica Grecia, un’esperienza nuova e molto stimolante.” L’AUTORE - Wladimiro Borchi (Firenze, 1973) è avvocato e scrittore. Dalla sua esperienza professionale trae il tono ironico e lucido che caratterizza le indagini dell’ex avvocato Leone Serafini, protagonista dei suoi noir toscani. Il suo Omicidio al lampredotto (Fratelli Frilli Editori, 2025) — nato dall’inedito Il sentiero di ghiaia — ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui la finale al Premio Alberto Tedeschi 2022 e il secondo posto al Giallo Festival 2024. Con il racconto L’ultima volta che vidi Leone Serafini ha vinto il Premio NeRoma 2024 ed è stato selezionato per Il Giallo Mondadori. Nel 2025 è tra gli autori dell’antologia Delitti in città (Il Giallo Mondadori Big).
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