Il corpo non dimentica

Anna Maria Rengo • 6 febbraio 2026

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La scrittrice Sara Durantini esplora i temi del desiderio, del consenso e della memoria, descrivendo il percorso, non privo di ostacoli e di cadute, per giungere a una identità femminile dal profondo significato e valore.

 

In un’Italia dei primi anni duemila, scandita da rivendicazioni identitarie e cambiamenti sociali non ancora compiuti un quarto di secolo dopo, una giovane donna si affaccia al mondo, interrogandosi sul potere o sulla debolezza del corpo, coltivando un legame sempre più forte con la scrittura. Sono i due temi che si intrecciano, non casualmente, in “Questo mio corpo”, il nuovo libro (Dalia edizioni) con cui la scrittrice Sara Durantini torna a interrogare le coscienze, non solo femminili, e a porsi una sfida, quella che in queste pagine definisce come la più grande: “Imparare a esistere senza bisogno di conferme, imparare a riconoscersi senza dipendere dallo sguardo altrui. Essere per sé stessi”.


Il tuo libro, che si indovina essere largamente autobiografico, può essere definito un romanzo di formazione?

“Credo che le categorie siano importanti poiché aiutano chi legge una storia, ne orientano fortemente la lettura ma credo anche che, appunto, servano soprattutto a chi legge e a chi fa critica letteraria, più che a chi scrive. Il romanzo di formazione, nella sua accezione classica, racconta un percorso che conduce a una qualche forma di approdo o di riconciliazione. Questo mio corpo nasce, invece, da un movimento interno, da un attraversamento molto personale e nel farlo non c’era, da parte mia, la volontà di narrare un percorso esemplare o rassicurante. Se poi alcuni lettori o critici vorranno leggere il libro come un romanzo di formazione, sarà una loro interpretazione legittima e che rispetto. Io ho raccontato semplicemente un momento di vita e nel farlo, volevo svelare qualcosa, portare alla luce degli aspetti vissuti in prima persona ma calati in un preciso contesto storico, sociale e politico. C’erano cose di cui sentivo davvero l’urgenza di parlare, soprattutto a partire dal corpo femminile, il corpo delle donne in relazione a un contesto storico che riguarda i primi anni del nuovo millennio e che, tristemente, resta per molti versi attuale (la questione del consenso sessuale, che nel libro è raccontata a partire dall’esperienza della protagonista, attraversa infatti anche la storia politica e giuridica del nostro Paese e mostra come, ad oggi, il problema non sia affatto risolto, e forse nemmeno realmente trasformato). Non solo. Racconto anche del corpo in relazione con l’Altro, in termini di incontro, sessuale e sentimentale, ma anche di desiderio, di riconoscimento e di rapporti di potere, una lotta continua che investe tanto il genere quanto la classe sociale. Il corpo è tuttora molto importante per me perché è l’involucro che ci tiene ancorati a questa esistenza terrena, quello con cui veniamo al mondo, che poi può cambiare, e che si lega, inesorabilmente, alla nostra lingua madre.”

 

 

Tema centrale del libro, come si evince anche dal titolo, è il corpo, con particolare riferimento a quello femminile. Un corpo che, come scrivi in più punti anche se con parole diverse, è il depositario di una memoria involontaria, di una realtà che non può essere cancellata. In che modo il corpo assume questo ruolo, anche doloroso, di custode e come si fa a padroneggiarlo anziché esserne padroneggiate?

“Nel libro il corpo diventa custode perché è il primo luogo in cui le cose accadono e restano, prima ancora che la mente riesca a raccontarle, gli eventi si annidano nella carne. In questo modo il corpo diventa custode di una memoria che procede per strati. In Questo mio corpo questa custodia è anche dolorosa perché riguarda un corpo femminile esposto a un apprendistato continuo (lo sguardo altrui, il giudizio, la disponibilità presunta), calato in un sistema in cui il consenso è spesso confuso con l’adattamento e il desiderio con il dovere. È qui che l’esperienza individuale si apre a una dimensione politica: i primi anni duemila fanno da sfondo alla storia, ma la domanda sul consenso attraversa il tempo e resta, ancora oggi, senza una risposta definitiva. Per quanto riguarda il modo di padroneggiare il corpo, beh… è una delle sfide più difficili. E credo che la chiave sia da rintracciare nel riconoscimento degli eventi, nel dare un nome alle cose che accadono (ad esempio: distinguere ciò che è desiderio da ciò che è bisogno di approvazione, ciò che è scelta da ciò che è stato interiorizzato come inevitabile). In questo senso, la parola, la scrittura, servono proprio a questo: a rendere leggibile ciò che nel corpo è rimasto a lungo muto. Questo percorso non può essere disgiunto dal contesto dal momento che il corpo non ricorda mai nel vuoto ma è sempre calato in una rete di rapporti di potere, in una storia sociale e politica che incide sul genere, sulla classe, sul linguaggio stesso. Per questo mi interessava restituire al corpo una cornice più ampia, che lo sottraesse all’idea di essere un problema privato o una colpa personale (tra l’altro solo femminile).”

 

 

Quanto è centrale per te il tema dell’identità femminile? Ci sono altre identità alle quali aspiri o nelle quali ti riconosci?

“Il tema dell’identità femminile è centrale, nel senso che mi interessa come processo, come campo di tensioni, e non come etichetta in cui riconoscersi una volta per tutte. In Questo mio corpo l’identità femminile emerge attraverso il corpo, il desiderio, il linguaggio, i rapporti di potere. Si tratta di qualcosa che si costruisce e si mette continuamente in discussione. Allo stesso tempo, non penso all’identità femminile come un recinto. Scrivere da una posizione situata, appunto quella di una donna, in un certo contesto storico e sociale, significa interrogare quella posizione per capire come dialoga con altre differenze: la classe sociale, il capitale culturale, l’accesso alla parola, la possibilità o meno di essere ascoltate. Per quanto riguarda altre identità: direi che più che riconoscermi in altre identità definite, mi riconosco in alcune posture, come l’essere in divenire, il non aderire completamente alle aspettative, il restare in una zona aperta che si auto-interroga continuamente. Mi interessa l’idea di non essere fissata in una definizione, ma di potermi muovere (nel corpo, nel linguaggio, nel desiderio) senza che una sola identità esaurisca chi sono.”

 

Nel tuo percorso di crescita è evidente il ruolo che hanno avuto alcune scrittrici francesi. Come le vostre strade si sono incrociate e continuano a farlo?

“Alcune scrittrici francesi sono entrate nel mio percorso in momenti diversi e in modi diversi rappresentando delle voci capaci di aprire possibilità. Colette è stata forse la prima, ero molto giovane quando l’ho letta per la prima volta ma ricordo perfettamente la precisione sensuale e insieme lucidissima della materia letteraria trattata (con lei il tema materno così come quello del corpo e dell’emancipazione, sono fortemente interconnessi). Con Marguerite Duras l’incontro è stato più perturbante, ma io avevo anche un’altra età e la sua scrittura mi ha totalmente pervasa. Nello stesso periodo ho conosciuto la scrittura di Annie Ernaux e alcuni suoi libri, letti in un momento particolare della mia vita, così intenso, intimo e al tempo stesso mutevole, hanno inciso nel mio modo di guardare il mondo e di pensare la scrittura. Il suo modo di raccontare, muovendosi sul filo sottilissimo tra esperienza individuale e storia collettiva, ha risposto a domande che mi portavo dietro da tempo (dal momento che provengo anche da un ambiente sociale molto simile, quello dei dominanti, e riesco a capire quello che racconta in termini di tradimento e vergogna dell’essere transfuga). Scrivere la prima biografia italiana a lei dedicata e incontrarla a casa sua, un anno prima del Nobel, ha rappresentato per me una conferma che riguarda quella forma di onestà nei confronti dell’esperienza, propria e collettiva, che può diventare postura, un modo di stare nella scrittura e nella vita.”

 

Il tuo stile di scrittura è inconfondibile, incisivo, nitido e al contempo pudico. A quali modelli di scrittura ti sei ispirata?

“Prima di qualsiasi modello, c’è per me una necessità che è quella di dire le cose nel modo più preciso possibile, senza compiacimento e senza esposizione inutile. Dire a qualsiasi costo anche quando so per certo che quelle parole potrebbero far male. Quanto alle voci che mi hanno ispirata e che continuano ad aprire delle porte direi che Annie Ernaux è stata fondamentale, non solo per ciò che racconta, ma per ciò che rende possibile. La sua scrittura ha aperto uno spazio in cui l’esperienza individuale, e soprattutto quella dei corpi (femminili) e delle vite considerate marginali, può diventare racconto collettivo, narrazione politica. Ho sempre avuto bisogno di scritture che nascessero da questa idea, quella di rendere possibili altre storie, che autorizzassero a prendere parola a partire da una posizione sociale, di genere, di classe. È una letteratura che parla da un luogo preciso e proprio per questo riesce a toccare qualcosa che va oltre il singolo vissuto. Altre voci che, nel tempo, mi hanno indicato una traiettoria: Alba de Céspedes, Marie Cardinal, Marguerite Yourcenar, Anaïs Nin, Nathalie Léger, Sylvia Plath, Simone de Beauvoir, Virginia Woolf, Melissa Febos, Deborah Levy...”

 

Nonostante le difficoltà e il dolore nel gestire “la cosa”, si può dire che il romanzo si concluda in maniera positiva? Come si può far sì che tutto sia appena iniziato?

“Rispondo con le parole che ho messo in esergo, tratte proprio da Memoria di ragazza di Annie Ernaux: ‘...quello che conta non è ciò che succede, è ciò che si fa di quel che succede’. Se c’è un punto di arrivo, è proprio questo.”


L’AUTRICE Sara Durantini è nata a San Martino Dall’Argine (Mantova) nel 1984. È autrice della prima biografia italiana dedicata alla Premio Nobel per la Letteratura Annie Ernaux, “Annie Ernaux. Ritratto di una vita” (deiMerangoli editrice, 2022). Ha esordito nel 2007 e l’anno precedente ha vinto il Premio Tondelli con il racconto lungo “L’odore del fieno”. Di recente ha pubblicato “L’evento della scrittura. Sull’autobiografia in Colette, Marguerite Duras, Annie Ernaux” (13lab editore 2021), “Ritratto in pianura” (Ticinum editore 2024). Per Dalia editore ha durato il romanzo corale “La terra inesplorata delle donne” (2023) e “Pampaluna” (2024) con cui ha vinto il Premio di scrittura femminile Il Paese delle Donne.



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Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 febbraio 2026
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Autore: Webmaster Italiaonline 24 febbraio 2026
Il perito di parte Cantelmi, deposito istanza dopo i post sui social I legali depositeranno la richiesta di ricusazione" della psicologa dei test "che ha provveduto a cancellare i post più duri contro la famiglia del bosco smentendo se stessa, visto che dichiarava di averli scritti a titolo personale e non professionale". Lo annuncia lo psicoterapeuta e psicologo Tonino Cantelmi, perito di parte nel procedimento, a proposito della psicologa chiamata a somministrare i test alla famiglia del bosco durante la perizia sulla capacità genitoriale disposta dal Tribunale per i minorenni dell'Aquila. Peccato che sullo stesso social si presentava come psicologa e postava anche contenuti professionali prosegue il perito di parte, Tonino Cantelmi, a proposito dei post pubblicati dalla donna ". "Ho chiesto ai legali aggiunge di fare un accesso agli atti presso l'Ordine: vorremmo verificare i suoi titoli, anche eventualmente quello di psicoterapeuta che si può conseguire solo dopo quattro anni dall'iscrizione all'Albo e la testista era iscritta da poco più di tre anni. Ha dichiarato che il suo curriculum parla: dovrà dirci dove ha maturato una comprovata esperienza professionale quinquennale con i minori, come si richiederebbe a chi in ambito peritale vuole occuparsi di minori. A giudicare dall'operato non ci è parso così, solleviamo dubbi e chiediamo chiarimenti". Lo psichiatra Cantelmi solleva anche altre perplessità. "Per il momento sottolinea rinnoviamo la disponibilità a collaborare con la Ctu, anche se 'La Verità' ha messo in dubbio anche le sue competenze, rivelando che lavora come medico in una struttura per anziani dove non si svolge alcuna attività psichiatrica. E le comprovate esperienze sui minori?".
Autore: FONTE UFFICIO STAMPA FISE 24 febbraio 2026
La Federazione Italiana Sport Equestri ha celebrato oggi, martedì 24 febbraio, al Salone d’Onore del CONI il centenario dalla sua fondazione. Ospiti d’eccezione per una giornata particolare come quella vissuta dagli sport equestri italiani in cui il Presidente della FISE, Marco Di Paola ha fatto gli onori di casa, sono stati il Presidente del CONI, Luciano Bonfiglio, il Presidente del CIP, Marco Giunio De Sanctis, il Presidente di Sport e Salute, Marco Mezzaroma, il Presidente della Fondazione Milano Cortina, Giovanni Malagò e l’AD di Sport e Salute, Diego Nepi Molineris. È stato proprio Marco Di Paola, insieme ai vertici dello sport italiano a consegnare alcuni riconoscimenti al merito sportivo a Mauro Checcoli, (Oro individuale e a squadre nel Concorso Completo ai Giochi Olimpici di Tokyo 1964); Vittorio Orlandi (Bronzo a squadre ai Giochi Olimpici di Monaco 1972 nel salto ostacoli); Euro Federico Roman, (Oro Individuale e Argento a squadre nel Concorso Completo ai Giochi Olimpici di Mosca 1980); Mauro Roman e Marina Sciocchetti (Argento a squadre nel Concorso Completo ai Giochi Olimpici di Mosca 1980 – Assente Anna Casagrande); Sara Morganti (Due medaglie di Bronzo paralimpiche a Tokyo 2020, un Argento e un Bronzo a Parigi 2024); App. Sc. Q.S Carabinieri Stefano Brecciaroli, atleta azzurro simbolo del Concorso Completo e punto di riferimento della Nazionale per oltre due decenni. Con cinque partecipazioni ai Giochi Olimpici (Atene, Pechino, Londra, Rio de Janeiro, Tokyo) e Lalla Novo, per la grande carriera sportiva e manageriale, contraddistinta da elevata professionalità, spirito di servizio e profondo attaccamento ai valori degli sport equestri. Consegnati anche alcuni riconoscimenti ad alcune società sportive per l’impegno e il contributo offerto nella crescita degli sport equestri (Centro Ippico Genovese (Ex Società Ippica Genovese), SIR – La Farnesina Ssd Arl, Roma Polo Club Ssd Arl, Roma Pony Club Ssd Arl, Società Milanese per la Caccia a Cavallo, Scuola Padovana di Equitazione). E' stata una giornata importante per il passato, ma anche per il futuro della Federazione Italiana Sport Equestri. Poco prima della premiazione il Presidente federale, Marco Di Paola, insieme al Segretario Generale, Simone Perillo, al Direttore Sportivo, Francesco Girardi e al Direttore Tecnico dell’Area Formazione e dei Progetti Speciali, ha presentato l’attività del 2026. Dal punto di vista sportivo, l'appuntamento più importante è certamente quello con i Campionati del Mondo di Aachen, in Germania, primo step di qualifica per i Giochi di Los Angeles 2028. Grande attenzione anche i bilanci federali. Simone Perillo ha testimoniato la crescita di una Federazione che punta lo sguardo verso il futuro con ricavi previsti pari a 31 milioni di euro, così come da bilancio preventivo approvato proprio nell’ultima riunione del Consiglio federale di ieri, lunedì 23 febbraio. In occasione della conferenza annuale 2026, la Federazione ha annunciato i risultati del questionario Esg (Environmental, Social and Governance) di Sport e Salute relativi all'anno 2025: la FISE ha ottenuto, infatti, il prestigioso Rating A+, con un punteggio di 66,85. Per il 2026, la sfida della Fise è ambiziosa: migliorare ulteriormente i propri standard di sostenibilità e consolidare un modello di gestione che metta al centro la trasparenza e l'efficienza, con l'obiettivo di generare un impatto sociale e ambientale positivo e misurabile per l'intero settore equestre. Luciano Buonfiglio, Presidente CONI "La FISE è un pilastro dello sport italiano e della crescita del Paese. Veniamo da un’Olimpiade perfetta dove, mettendo gli atleti al centro, abbiamo ottenuto grandi risultati. Il cavallo mi ha emozionato per armonia e bellezza: cento anni di storia rappresentano un'eredità che parte dai fratelli d’Inzeo." Marco Giunio De Sanctis, Presidente CIP "Cento anni sono un traguardo che non tutte le federazioni possono permettersi. Nonostante il difficile clima politico internazionale, che dobbiamo accettare con spirito democratico, la tempistica di questo evento tra Olimpiadi e Paralimpiadi è ideale: veniamo da un successo sportivo e organizzativo che ci dà grande entusiasmo." Marco Mezzaroma, Presidente Sport e Salute "Ringrazio il CONI per un’Olimpiade che ci ha reso orgogliosi. Cento anni sono un compleanno importante per questa federazione dinamica, che lavora con un compagno di vita speciale come il cavallo. State facendo un lavoro encomiabile e sono convinto che vi aspetti un futuro molto roseo." Giovanni Malagò, Presidente Fondazione Milano Cortina "Quando una federazione compie un secolo bisogna festeggiare degnamente. Il percorso fatto negli anni è stato di grande successo, ma oggi la FISE è diventata un vero modello di riferimento, specialmente per la capacità di gestire e dedicarsi a una serie di eventi multidisciplinari di altissimo livello." Diego Nepi Molineris, Ad Sport e Salute "Congratulazioni alla FISE per questo secolo di successi. Insieme organizzeremo ancora Piazza di Siena, uno smeraldo verde nel cuore di Roma che unisce storia e natura. Oggi questo evento rappresenta un simbolo mondiale di eleganza e tradizione, raccontando l’amore profondo per lo sport equestre." Marco Di Paola, Presidente FISE “Lo sport non è soltanto primato agonistico. È la terza agenzia formativa dello Stato e porta con sé una responsabilità enorme nei confronti dei giovani. Abbiamo il dovere di trasmettere valori: educazione, rispetto, cultura sportiva, benessere psicofisico e, nel nostro caso, anche la tutela e il benessere del nostro compagno atleta, il cavallo. Il 2026 ci offrirà un’opportunità importante con la prima possibilità di qualificazione olimpica ai Campionati del Mondo di Aachen, in vista dei Giochi Olimpici di Los Angeles 2028. Ma il nostro impegno non riguarda solo l’élite: riguarda l’intero movimento, dalla base fino all’alto livello. La Federazione deve essere un punto di riferimento etico, educativo e sportivo. La crescita tecnica deve andare di pari passo con la crescita culturale”. Simone Perillo - Segretario Generale FISE “È un momento straordinario per il movimento equestre italiano, che oggi dimostra forza, coesione e prospettiva. Celebriamo questi successi all’interno del CONI, nel pieno dei valori olimpici che caratterizzano il nostro sport. Guardiamo avanti con basi solide: è stato approvato un bilancio preventivo 2026 con ricavi previsti pari a 31 milioni di euro. Questo dato conferma la solidità della Federazione e ci consente di programmare con concretezza. Le risorse saranno orientate allo sviluppo sportivo e al progetto “Road to Los Angeles 2028”, con l’obiettivo di sostenere la crescita dell’intero movimento, dalla formazione di base fino al vertice internazionale”. Francesco Girardi, Direttore Sportivo FISE “È una giornata emozionante, soprattutto per chi ha vissuto la storia del nostro sport e ne conosce il percorso. Sappiamo quanto questi campioni siano stati determinanti, non solo per i risultati ottenuti, ma per l’impatto che hanno avuto sulle generazioni successive. Celebriamo i nostri campioni, ma lo facciamo con uno sguardo rivolto al futuro. Il 2026 sarà un anno cruciale: avremo le prime possibilità di ottenere le qualifiche olimpiche e avremo un appuntamento fondamentale con i Campionati del Mondo di Aachen. Ci stiamo organizzando con grande attenzione per cercare di ottenere già in quella sede il pass olimpico. Il lavoro tecnico è orientato a questo obiettivo: programmazione, preparazione e visione a lungo termine. La strada verso Los Angeles 2028 passa dalle scelte che facciamo oggi”. Barbara Ardu, Direttore tecnico Area Formazione e Progetti Speciali “Cento anni di FISE celebrano un modello d’eccellenza che coniuga la formazione tecnica d'avanguardia con un profondo impegno sociale per giovani e over 65. Mettendo al centro il cavallo come compagno di vita, la Federazione si conferma pilastro di crescita, inclusione e benessere per l’intera comunità nazionale”. (Nella foto FISE/Massimo Argenziano: da sinistra, De Sanctis, Di Paola, Buonfiglio tagliano la torta realizzata con il logo del centenario)
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento ore: 19.09 24 febbraio 2026
Mancano poche ore all’accensione delle luci sull’Ariston e la Rai svela la scaletta completa della prima serata del Festival di Sanremo 2026, che si annuncia come una vera maratona televisiva tra musica, memoria e grandi ospiti. La diretta su Rai1 prenderà il via alle 20.40 e si chiuderà all’1.44, con la conduzione di Carlo Conti, affiancato per l’esordio da Laura Pausini e dall’attore Can Yaman. IL RICORDO La serata si aprirà con l’orchestra e con il tradizionale richiamo all’identità del Festival, prima dell’ingresso dei conduttori. Subito dopo è previsto un omaggio a Pippo Baudo, figura simbolo della storia di Sanremo, con la presenza in platea dei figli Tiziana e Alessandro. Un momento che segna il legame tra passato e presente della kermesse. LA GARA: TUTTI I 30 BIG SUL PALCO Dopo l’introduzione istituzionale, parte la gara dei Campioni. A inaugurare la competizione sarà Olly, seguito dall’esibizione di tutti e 30 gli artisti in gara, valutati dalla Giuria Sala Stampa, Tv e Web. Sul palco dell’Ariston si alterneranno, nell’arco della serata: Olly, Ditonellapiaga, Michele Bravi, Sayf, Mara Sattei, Dargen D’Amico, Arisa, Luchè, Tommaso Paradiso, Elettra Lamborghini, Patty Pravo, Raf, J-Ax, Fulminacci, Levante, Fedez insieme a Marco Masini, Ermal Meta, Malika Ayane, Francesco Renga, fino alla chiusura affidata a LDA e Aka 7even. Una sequenza serrata, intervallata da momenti di spettacolo e collegamenti esterni, che accompagnerà il pubblico fino a tarda notte. SUPER OSPITI E COLLEGAMENTI Tra le sorprese della serata, spicca il super ospite Tiziano Ferro, protagonista di un medley dei suoi successi e di un momento di dialogo con Carlo Conti. Attesi anche i collegamenti con il Suzuki Stage in piazza Colombo, cuore pulsante del Festival fuori dall’Ariston, e con la nave Costa Toscana, da cui si esibirà Max Pezzali. Spazio anche alla memoria televisiva con Kabir Bedi, volto storico di “Sandokan”, e a un omaggio musicale a Peppe Vessicchio, tra i simboli più amati della storia sanremese. IL PASSAGGIO DAL TG1 E LA CLASSIFICA Come da tradizione, intorno alla mezzanotte è previsto il passaggio con il TG1 Sera, prima di tornare alla musica e agli ultimi artisti in gara. In chiusura, Conti, Pausini e Yaman leggeranno la classifica provvisoria della prima serata, limitandosi a svelare i cinque brani più votati, senza indicarne l’ordine. Con una scaletta fitta, un cast trasversale e numerosi momenti simbolici, la prima serata di Sanremo 2026 si prepara a dare ufficialmente il via alla settimana più attesa della musica italiana.
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento 19.02 24 febbraio 2026
La replica dell'Azienda ospedaliera dei Colli di Napoli, di cui fa parte l'ospedale dove è avvenuto il trapianto di cuore su Domenico Caliendo Botta e risposta. L’Azienda ospedaliera dei Colli di Napoli, di cui fa parte l’ospedale Monaldi dove è avvenuto il trapianto di cuore su Domenico Caliendo, il bimbo morto domenica scorsa, “apprende che i NAS di Trento stanno conducendo un’inchiesta su quanto accaduto nella sala operatoria dell’Ospedale di Bolzano, al fine di accertare chi abbia inserito il ghiaccio secco nel contenitore per il trasporto dell’organo, elemento determinante nella causazione del danno e al quale sono ascrivibili le conseguenze successive”. In riferimento all’uso di ghiaccio non idoneo, l’Ao napoletana “ribadisce quanto emerso dalle verifiche interne prontamente attivate non appena avuta la notizia dell’evento: ‘Viene richiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio. Il personale locale chiede se sia necessario ghiaccio sterile o non sterile; l’équipe di espianto riferisce di aver considerato tale distinzione non rilevante ai fini della conservazione’. La Direzione Generale ribadisce la propria piena fiducia nella magistratura, con la quale ha collaborato sin dall’inizio per fare chiarezza e individuare eventuali responsabilità in relazione a questo evento drammatico”.
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento 24 febbraio 2026
Il suo legale: "Ha sparato per paura e poi ha perso la testa". Oggi la decisione del gip sulla convalida del fermo. "Lui e sua madre pregano per Mansouri" Carmelo Cinturrino “è triste e pentito di quello che ha fatto” e “ha ammesso le sue responsabilità”: fuori dal carcere di San Vittore parla Piero Porciani, parla il legale del poliziotto fermato ieri per l’omicidio a Rogoredo di Abderrahim Mansouri. Non solo: l’avvocato ha riferito le parole di scuse del suo assistito: “Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato- avrebbe detto a Porciani- Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia”. Oggi, al termine dell’interrogatorio davanti al gip, è atteso il pronunciamento sulla convalida del fermo. “HA SPARATO PER PAURA, LA MESSINSCENA? UN ERRORE” Il difensore poco prima dell’inizio dell’interrogatorio ha dato la versione del suo assistito sull’accaduto: Cinturrino: “Ha sparato perché aveva paura“, temeva che Mansouri fosse armato; “e quello che ha fatto dopo lo sappiamo tutti, è stato un errore”, ha aggiunto il legale, riferendosi alla messinscena con la pistola giocattolo posta a fianco del cadavere del pusher. “Quando ho visto che Mansouri stava morendo, ho perso la testa”, si sarebbe giustificato l’assistente capo con il gip. “MAI CHIESTO IL PIZZO AGLI SPACCIATORI, MAI PRESO UN CENTESIMO” Così, se da un lato Cinturrino ha ammesso le sue responsabilità per l’omicidio, pur negando che fosse volontario, dall’altro ha smentito anche di aver mai chiesto il pizzo alla vittima e ad altri spacciatori. “Una cosa Cinturrino ci tiene a dire- ha sottolineato l’avvocato – lui non ha mai preso un centesimo da nessuno. Me l’ha garantito”. LE PREGHIERE PER LA VITTIMA Per confermare quanto il suo assistito sia addolorato per il 28enne che ha perso la vita, Porciani racconta anche che “sia sua mamma che lui sono andati in chiesa a pregare per lui. Penso sia la cosa migliore che si possa fare”. Nelle prossime ore il giudice deciderà sulla richiesta di convalida del fermo e sulla misura del carcere per l’assistente capo accusato di omicidio volontario.
Autore: AGENZIA 24 febbraio 2026
Il governo nel quarto anniversario dell'invasione russa conferma l'impegno "per creare le condizioni affinché la popolazione ucraina possa vivere in pace nel pieno rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale" L'Italia "sostiene e accompagna il processo negoziale promosso dagli Stati Uniti" tra Russia e Ucraina e allo stesso tempo "partecipa alle attività della Coalizione dei volenterosi per la definizione di solide garanzie di sicurezza" per Kiev. E' la linea di Palazzo Chigi nel quarto anniversario "dell'ingiustificata e brutale aggressione russa all'Ucraina" che cade oggi, martedì 24 febbraio. Il governo italiano - si legge in una nota diffusa al termine della 'call' dei volenterosi, alla quale ha preso parte anche la premier Giorgia Meloni -rinnova "la propria solidarietà e vicinanza alle Istituzioni e alla popolazione ucraina. In questi quattro anni di lotta del popolo ucraino per la difesa della propria libertà e indipendenza, l'Italia ha sempre assicurato il proprio costante e convinto sostegno insieme ai propri alleati europei e occidentali". Così si legge in una nota diffusa da Palazzo Chigi . "L'Italia - spiega la Presidenza del Consiglio - concorre con determinazione agli sforzi internazionali per promuovere una pace giusta e duratura. In questa prospettiva, il Governo sostiene e accompagna il processo negoziale promosso dagli Stati Uniti e partecipa alle attività della Coalizione dei volenterosi per la definizione di solide garanzie di sicurezza per l'Ucraina". La risoluzione del conflitto rappresenta, secondo l'esecutivo italiano, "un interesse strategico europeo prioritario, essenziale per garantire la sicurezza del Continente e quindi dell'Italia". In prima linea per la ricostruzione L'Italia sta rivolgendo "una particolare attenzione alle urgenti esigenze umanitarie della popolazione ucraina. È attualmente in corso - ricorda Palazzo Chigi - un programma di fornitura di generatori e caldaie a sostegno del sistema energetico ucraino, fondamentale per la resilienza civile. Parallelamente, è stata avviata - prosegue la nota - un'iniziativa per la fornitura di apparecchiature sanitarie destinate ai reparti materno-infantili degli ospedali situati nelle aree più colpite dagli attacchi". "Questo impegno umanitario - viene sottolineato - costituisce il presupposto per la futura opera di ricostruzione della Nazione, alla quale l'Italia partecipa con un ruolo di primo piano, come testimoniato dall'organizzazione della Conferenza per la ricostruzione dell'Ucraina nel luglio 2025". "Su queste basi", la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, "è oggi intervenuta in video-collegamento alla riunione dei leader della coalizione dei volenterosi". L'obiettivo, conclude Palazzo Chigi, "rimane quello di creare le condizioni affinché la popolazione ucraina possa vivere in pace nel pieno rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale. Il Governo continuerà a fornire il proprio contributo agli sforzi della comunità internazionale dedicati a questo traguardo".
Autore: FRV NEWS MAGAZINE - Francesca Romana Nucci 24 febbraio 2026
Con lo spegnimento del braciere olimpico nell’incanto dell’Arena di Verona, l’Italia archivia ufficialmente la XXV edizione dei Giochi Olimpici Invernali. Il verdetto della comunità internazionale è unanime: “Il modello ha funzionato”. Quella che nel 2019 era una scommessa audace di Giovanni Malagò e Luca Zaia, oggi è realtà: un successo organizzativo, economico e sportivo che ha riportato il nostro Paese al centro del mondo. L’Intuizione di Malagò e la Tenacia di Zaia Il successo di Milano Cortina 2026 porta la firma indelebile di due protagonisti che hanno creduto nell’impossibile. Da un lato Giovanni Malagò, Ex Presidente del CONI e Presidente della Fondazione Milano Cortina, la cui intuizione diplomatica ha permesso di scardinare i vecchi canoni del CIO, proponendo per la prima volta un’Olimpiade diffusa e sostenibile. Dall’altro, la tenacia incrollabile di Luca Zaia, Governatore del Veneto, che ha difeso con orgoglio l’identità territoriale dei Giochi, garantendo un’efficienza operativa straordinaria e trasformando ogni ostacolo burocratico in un’opportunità di crescita per le Dolomiti. Senza la loro visione comune, questo traguardo storico non sarebbe stato possibile. Il Sigillo di Malagò: "Italia, sei stata di parola!" Durante la conferenza stampa finale, un commosso Giovanni Malagò ha celebrato il Sistema Paese con parole destinate a restare nella storia: "Ben fatto, Italia. Hai mantenuto le tue promesse! Grandissima Italia, sei stata di parola!" . "Queste Olimpiadi sono state uno spot formidabile: abbiamo dimostrato di essere una squadra vincente e affidabile. Ora il successo di Milano Cortina riapre con forza la strada per la candidatura di Roma ai Giochi Estivi".ha dichiarato Il Presidente Giovanni Malagò. Un Medagliere da Record: Atleti "Me-ra-vi-glio-si" Sul campo, l'Italia ha risposto con una prestazione agonistica leggendaria. Con 30 medaglie complessive (10 ori, 8 argenti e 12 bronzi), gli Azzurri hanno conquistato il 4° posto nel medagliere mondiale, il miglior risultato di sempre nella storia invernale italiana. Dalle doppiette d’oro di Federica Brignone nello sci alpino ai trionfi nel ghiaccio di Francesca Lollobrigida, fino ai successi storici nel biathlon e nello short track, gli atleti sono stati, per citare Malagò, "me-ra-vi-glio-si", unendo un intero popolo sotto il Tricolore. Successo Economico e Indotto: Un’Eredità per il Futuro Il bilancio economico al termine dei Giochi del 2026 è straordinario. Il "modello Milano Cortina" ha generato: Impatto economico totale: Oltre 5,5 miliardi di euro di valore aggiunto per il territorio Turismo: Un flusso di oltre 2,5 milioni di visitatori, con un indotto turistico che ha segnato il "tutto esaurito" in Lombardia e Veneto . Legacy infrastrutturale: Il 90% delle opere realizzate (tra cui il Villaggio Olimpico di Milano e le varianti stradali venete) resterà in dote alle comunità locali, garantendo competitività per i prossimi trent'anni. L’Italia chiude Milano Cortina 2026 con l'orgoglio di chi ha vinto contro lo scetticismo. Grazie alla visione di Malagò, alla forza di Zaia e al cuore degli atleti, il mondo ha scoperto un’Italia moderna, efficiente e imbattibile. I Giochi finiscono, ma il "modello Italia" è appena iniziato.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE Ultimo aggiornamento ore: 12.30 24 febbraio 2026
Emergono dettagli agghiaccianti dalle deposizioni rese ai magistrati inquirenti sul caso di Rogoredo. L’assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino, arrestato con l’accusa di omicidio volontario per la morte del 28enne Abderrahim Mansouri, ha rotto il silenzio durante l’interrogatorio di garanzia, cercando di fare ammenda per il disonore arrecato al corpo di appartenenza. "Chiedo scusa a chi indossa la divisa" : con queste parole l'agente ha ammesso le proprie responsabilità, delineando un quadro di profonda degradazione professionale. Le indagini, coordinate dal PM Giovanni Tarzia, descrivono una sistematica attività di estorsione ai danni degli spacciatori del boschetto: Cinturrino avrebbe preteso quotidianamente denaro (circa 200 euro) e dosi di cocaina in cambio di protezione o immunità. Le testimonianze raccolte, incluse quelle di alcuni colleghi, aggravano pesantemente la posizione dell'indagato: Violenza efferata: L'agente è accusato di essersi accanito con un martello contro tossicodipendenti e soggetti fragili, tra cui una persona disabile. Premeditazione: Un collega ha confermato ai PM che Cinturrino aveva l'obiettivo dichiarato di "prendere Mansouri", suggerendo che l'azione culminata nello sparo alla testa non sia stata un incidente o legittima difesa, ma una spedizione punitiva. Mentre la difesa punta sul crollo psicologico dell'uomo, la Procura procede anche contro tre colleghi dell'agente, indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso per aver inizialmente avallato una versione distorta dei fatti.
Autore: Fonte ufficio stampa Masaf 24 febbraio 2026
“La misura Parco Agrisolare dimostra il grande lavoro compiuto dal governo Meloni per rendere le imprese agricole più competitive e sostenibili. Siamo passati da una dotazione PNRR originaria di 3,6 miliardi agli attuali 8,9 miliardi di euro a disposizione dei nostri agricoltori e trasformatori. Ci avevano detto che il Piano non era modificabile, ma i risultati dicono altro: abbiamo rifinanziato il fondo a più riprese per far partecipare quasi 30.000 soggetti, eliminando il 2,4% dell’amianto mappato in Italia senza sacrificare un solo metro quadro di suolo agricolo. L’Italia è leader in Europa per valore aggiunto in agricoltura e questi investimenti renderanno le nostre imprese ancora più forti”. Con queste parole il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, annuncia la pubblicazione del nuovo Bando Agrisolare che mette in campo ulteriori 800 milioni di euro. Dettagli e scadenze Il nuovo avviso mira a finanziare tra le 4.000 e le 6.000 nuove imprese. I progetti potranno essere presentati a partire dalle ore 12:00 del 10 marzo e fino alle ore 12:00 del 9 aprile 2026 tramite la piattaforma del GSE. Un balzo produttivo per il settore La dotazione complessiva della misura sale così a 3,15 miliardi di euro. L’impatto sul sistema Paese è già evidente: Target quadruplicato: Da 375 MW iniziali a oltre 1.500 MW di potenza installata. Crescita solare: Un aumento della potenza installata del 47,7% per il settore primario. Eccellenze regionali: Incrementi record in Campania (+120%), Molise (+112%) e Puglia (+76%). Sostenibilità a 360 gradi  L'intervento prevede un contributo a fondo perduto dell’80% per l’installazione di pannelli fotovoltaici esclusivamente sui tetti dei fabbricati rurali (stalle, cantine, magazzini). Oltre alla produzione energetica, i fondi coprono interventi complementari strategici: Rimozione amianto: 3,6 milioni di mq smaltiti (2,4% dei siti mappati dal Ministero dell’Ambiente). Sistemi di accumulo: 17.000 sistemi installati per 721 MW di capacità, pari al 7,9% della capacità totale italiana registrata dal GSE. Efficienza: Finanziati anche interventi di coibentazione e sistemi di ricarica elettrica.
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