INTERVISTA AL MINISTRO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA

17 dicembre 2025

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1.   L’UNESCO ha riconosciuto la cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità, un risultato storico che celebra tradizione e identità nazionale. Quale impatto concreto pensa che questo riconoscimento avrà sulle filiere agricole e sulla competitività internazionale dei nostri prodotti nel breve e medio termine? 

 

Esistono già proiezioni ambiziose sui benefici di questo traguardo, ma prima di concentrarci sui numeri vogliamo lavorare con determinazione affinché queste stime si concretizzino e, anzi, vengano superate. Ci crediamo fermamente, consapevoli che l'Italia è una nazione chiamata a competere su un unico terreno d'eccellenza: quello della qualità assoluta e del genio creativo.

Il 10 dicembre scorso abbiamo ricevuto un riconoscimento che consolida la reputazione internazionale delle nostre produzioni e valorizza le filiere agricole e alimentari che ne costituiscono l’anima. La cucina italiana nasce infatti dall’eccellenza delle materie prime, dal lavoro instancabile degli agricoltori e da un sapere diffuso e radicato nei nostri territori.

 

Questo risultato rafforza la promozione del Made in Italy sui mercati esteri, dove qualità, sicurezza e legame con l’origine sono requisiti sempre più ricercati. In quest’ottica, il riconoscimento UNESCO diventa uno strumento formidabile nella lotta all’Italian sounding, un fenomeno che sottrae valore ai nostri produttori e inganna i consumatori mondiali.

 

Difendere la nostra cucina significa, prima di tutto, tutelare i prodotti autentici che la rendono inimitabile.

Il valore di questo traguardo si riflette direttamente sulla crescita dei territori. La cucina italiana è un potente fattore di attrazione capace di dare nuovo slancio al turismo enogastronomico, generando ricadute economiche positive lungo tutta la filiera: dall’agricoltura alla ristorazione, fino ai servizi correlati. Come Governo, ci impegneremo affinché questo patrimonio culturale si traduca in opportunità concrete per le imprese e per l’occupazione, nel pieno rispetto delle identità locali e delle tradizioni che rendono l’Italia un modello unico al mondo.

 

 

2.   Al Forum Qualivita ha sottolineato l’importanza di difendere le Indicazioni Geografiche come patrimonio strategico delle filiere italiane. In che modo il Ministero intende coinvolgere l’UE e i partner internazionali per rafforzare queste tutele in un contesto di mercati globali sempre più competitivi? 

 

L'Italia detiene il primato mondiale per numero di certificazioni, con ben 891 prodotti DOP, IGP e STG che rendono il nostro Paese il leader indiscusso del sistema delle Indicazioni Geografiche. Questo patrimonio economico, culturale e sociale va tutelato con determinazione, poiché garantisce qualità, tracciabilità e un legame indissolubile con i territori.

 

L’Italia è impegnata affinché l’Unione Europea rafforzi ulteriormente il sistema di tutela delle IG, sia attraverso l’attuazione del nuovo Regolamento UE 2024/1143, sia mediante accordi commerciali che ne assicurino il riconoscimento automatico anche fuori dai confini comunitari. Il confronto costante con la Commissione Europea punta a politiche più incisive che riconoscano le IG come leva strategica di sviluppo e competitività.

 

Sul piano internazionale, è fondamentale dialogare con i partner commerciali per affermare il valore delle produzioni legate all’origine e contrastare fenomeni come l' Italian Sounding, le imitazioni e le usurpazioni. Gli accordi bilaterali e multilaterali dimostrano che è possibile coniugare l’apertura dei mercati con la protezione rigorosa delle identità produttive.

 

L’Italia continuerà a svolgere un ruolo da protagonista, portando in Europa e nel mondo le istanze dei produttori e dei Consorzi, con l’obiettivo di difendere il valore economico, sociale e ambientale delle nostre denominazioni, a beneficio delle comunità locali e dei consumatori globali.

 

 

3.   Durante il Forum FAO sul tema delle soluzioni tecnologiche per la sostenibilità alimentare ha visitato il padiglione CREA. Come vede il ruolo dell’innovazione tecnologica nel rendere più resilienti le nostre produzioni di fronte alle sfide del cambiamento climatico? 

 

Di fronte ai cambiamenti climatici e alle nuove sfide globali, è necessario puntare su scienza, ricerca e innovazione per rafforzare le nostre filiere produttive. Le tecnologie dell’agricoltura di precisione, dalla digitalizzazione dei campi all’uso dei dati, consentono di ottimizzare l’impiego delle risorse, ridurre gli sprechi e migliorare le rese produttive, con benefici sia ambientali sia economici. In questa direzione si muove l’azione del Ministero, che sostiene investimenti in innovazione, ricerca applicata e trasferimento tecnologico.

Un ambito particolarmente rilevante è quello delle Tecnologie di Evoluzione Assistita, che permettono di migliorare le varietà vegetali in modo mirato, aumentando la resistenza a malattie e stress climatici, nel rispetto delle normative europee. L’Italia ha scelto di sostenere la sperimentazione scientifica, consapevole che innovare significa tutelare il futuro delle nostre produzioni.

Investiamo nella zootecnia, nella digitalizzazione e nei progetti di ricerca del CREA, con l’obiettivo di accompagnare le imprese agricole verso modelli produttivi più efficienti e resilienti. Innovazione, formazione e ricerca sono strumenti fondamentali per consentire all’agricoltura italiana di adattarsi ai cambiamenti climatici e continuare a garantire sicurezza alimentare.

 

4.   Il boom di interesse internazionale per l’Italia - anche legato alla recente visibilità UNESCO - sembra favorire il turismo enogastronomico. Quali strategie ha il Ministero per valorizzare i prodotti locali e farli diventare volano di sviluppo territoriale ed economico? 

Il legame tra produzioni tipiche, paesaggio e comunità è uno dei punti di forza della nostra Nazione e costituisce un elemento centrale anche per l’attrattività turistica dell’Italia.

Come Ministero, lavoriamo per rafforzare le filiere locali e valorizzare il rapporto tra prodotto e territorio, sostenendo strumenti come i Distretti del cibo e promuovendo la collaborazione tra produttori, operatori turistici e istituzioni. L’obiettivo è creare opportunità di crescita che partano dalle aree rurali e coinvolgano l’intero sistema economico locale.

Il turismo enogastronomico rappresenta una componente sempre più rilevante dell’offerta turistica nazionale e contribuisce in modo significativo alla spesa dei visitatori, italiani e stranieri. In questo contesto, la cucina italiana è un’esperienza culturale che unisce tradizione, qualità e identità.

Il riconoscimento UNESCO rafforza questa narrazione e offre un’ulteriore occasione per promuovere i territori, i borghi e le aree interne, creando valore e occupazione. La strategia del Governo è accompagnare questo processo con politiche di promozione, formazione e qualità, affinché la tipicità diventi un fattore stabile di sviluppo e coesione.

 

5.   Nel corso del 2025 il settore agricolo ha affrontato dibattiti complessi, tra pressioni internazionali, questioni normative e prospettive economiche globali. Quali sono, secondo lei, le priorità politiche su cui lavorare per sostenere reddito, innovazione e competitività nel prossimo futuro? (Potrebbe includere riferimenti alla PAC, eventuali riforme, e il ruolo delle cooperative agricole).

 

La tutela del reddito degli agricoltori è uno dei principali obiettivi della nostra azione politica. Su questo, l’Italia ha invertito la rotta con una crescita record del reddito agricolo del 9,2% nel 2024, che si somma all'11,7% del 2023. Un dato politico dirompente se paragonato alla media UE, ferma allo 0,7% e reduce da un crollo drammatico del -6,2% l'anno precedente.

Questa è la prova che difendere la nostra sovranità alimentare paga. In ambito europeo, siamo pronti a dare battaglia per una Politica Agricola Comune (PAC) che non sia un mero esercizio burocratico o ideologico, ma uno strumento forte e finanziato. Ci opporremo con fermezza a ogni ipotesi di ridimensionamento: tagliare i fondi significa minare la nostra sicurezza nazionale. L'Italia, primo Paese in Europa per valore aggiunto agricolo, non accetterà compromessi che penalizzino chi produce.

A livello nazionale, il nostro Governo ha smesso di considerare l'agricoltura un settore di assistenza, trattandolo finalmente come il pilastro strategico che è: una filiera che genera il 15% del PIL nazionale. Abbiamo rafforzato le filiere e i contratti di distretto, fornendo strumenti reali di gestione del rischio per sottrarre le imprese al ricatto della volatilità dei mercati.

La nostra visione politica mette al centro il ricambio generazionale: mentre l'occupazione agricola in Europa crolla del 17%, l'Italia cresce. Vogliamo giovani che portino innovazione, digitalizzazione e competitività, valorizzando lo straordinario modello organizzativo delle cooperative e dei consorzi, che sono la nostra avanguardia nel mondo.

Sui tavoli internazionali, la nostra linea è la "reciprocità": non permetteremo più accordi commerciali che espongono i nostri produttori a una concorrenza sleale. Difendiamo un export record da 70 miliardi di euro e il valore immenso della nostra cucina, oggi patrimonio UNESCO. La sfida politica è quella di garantire agli agricoltori italiani la libertà di produrre, crescere e vincere sui mercati globali, fieri di un’identità che il mondo intero ci invidia.

 

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