INTERVISTA AL MINISTRO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA

17 dicembre 2025

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1.   L’UNESCO ha riconosciuto la cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità, un risultato storico che celebra tradizione e identità nazionale. Quale impatto concreto pensa che questo riconoscimento avrà sulle filiere agricole e sulla competitività internazionale dei nostri prodotti nel breve e medio termine? 

 

Esistono già proiezioni ambiziose sui benefici di questo traguardo, ma prima di concentrarci sui numeri vogliamo lavorare con determinazione affinché queste stime si concretizzino e, anzi, vengano superate. Ci crediamo fermamente, consapevoli che l'Italia è una nazione chiamata a competere su un unico terreno d'eccellenza: quello della qualità assoluta e del genio creativo.

Il 10 dicembre scorso abbiamo ricevuto un riconoscimento che consolida la reputazione internazionale delle nostre produzioni e valorizza le filiere agricole e alimentari che ne costituiscono l’anima. La cucina italiana nasce infatti dall’eccellenza delle materie prime, dal lavoro instancabile degli agricoltori e da un sapere diffuso e radicato nei nostri territori.

 

Questo risultato rafforza la promozione del Made in Italy sui mercati esteri, dove qualità, sicurezza e legame con l’origine sono requisiti sempre più ricercati. In quest’ottica, il riconoscimento UNESCO diventa uno strumento formidabile nella lotta all’Italian sounding, un fenomeno che sottrae valore ai nostri produttori e inganna i consumatori mondiali.

 

Difendere la nostra cucina significa, prima di tutto, tutelare i prodotti autentici che la rendono inimitabile.

Il valore di questo traguardo si riflette direttamente sulla crescita dei territori. La cucina italiana è un potente fattore di attrazione capace di dare nuovo slancio al turismo enogastronomico, generando ricadute economiche positive lungo tutta la filiera: dall’agricoltura alla ristorazione, fino ai servizi correlati. Come Governo, ci impegneremo affinché questo patrimonio culturale si traduca in opportunità concrete per le imprese e per l’occupazione, nel pieno rispetto delle identità locali e delle tradizioni che rendono l’Italia un modello unico al mondo.

 

 

2.   Al Forum Qualivita ha sottolineato l’importanza di difendere le Indicazioni Geografiche come patrimonio strategico delle filiere italiane. In che modo il Ministero intende coinvolgere l’UE e i partner internazionali per rafforzare queste tutele in un contesto di mercati globali sempre più competitivi? 

 

L'Italia detiene il primato mondiale per numero di certificazioni, con ben 891 prodotti DOP, IGP e STG che rendono il nostro Paese il leader indiscusso del sistema delle Indicazioni Geografiche. Questo patrimonio economico, culturale e sociale va tutelato con determinazione, poiché garantisce qualità, tracciabilità e un legame indissolubile con i territori.

 

L’Italia è impegnata affinché l’Unione Europea rafforzi ulteriormente il sistema di tutela delle IG, sia attraverso l’attuazione del nuovo Regolamento UE 2024/1143, sia mediante accordi commerciali che ne assicurino il riconoscimento automatico anche fuori dai confini comunitari. Il confronto costante con la Commissione Europea punta a politiche più incisive che riconoscano le IG come leva strategica di sviluppo e competitività.

 

Sul piano internazionale, è fondamentale dialogare con i partner commerciali per affermare il valore delle produzioni legate all’origine e contrastare fenomeni come l' Italian Sounding, le imitazioni e le usurpazioni. Gli accordi bilaterali e multilaterali dimostrano che è possibile coniugare l’apertura dei mercati con la protezione rigorosa delle identità produttive.

 

L’Italia continuerà a svolgere un ruolo da protagonista, portando in Europa e nel mondo le istanze dei produttori e dei Consorzi, con l’obiettivo di difendere il valore economico, sociale e ambientale delle nostre denominazioni, a beneficio delle comunità locali e dei consumatori globali.

 

 

3.   Durante il Forum FAO sul tema delle soluzioni tecnologiche per la sostenibilità alimentare ha visitato il padiglione CREA. Come vede il ruolo dell’innovazione tecnologica nel rendere più resilienti le nostre produzioni di fronte alle sfide del cambiamento climatico? 

 

Di fronte ai cambiamenti climatici e alle nuove sfide globali, è necessario puntare su scienza, ricerca e innovazione per rafforzare le nostre filiere produttive. Le tecnologie dell’agricoltura di precisione, dalla digitalizzazione dei campi all’uso dei dati, consentono di ottimizzare l’impiego delle risorse, ridurre gli sprechi e migliorare le rese produttive, con benefici sia ambientali sia economici. In questa direzione si muove l’azione del Ministero, che sostiene investimenti in innovazione, ricerca applicata e trasferimento tecnologico.

Un ambito particolarmente rilevante è quello delle Tecnologie di Evoluzione Assistita, che permettono di migliorare le varietà vegetali in modo mirato, aumentando la resistenza a malattie e stress climatici, nel rispetto delle normative europee. L’Italia ha scelto di sostenere la sperimentazione scientifica, consapevole che innovare significa tutelare il futuro delle nostre produzioni.

Investiamo nella zootecnia, nella digitalizzazione e nei progetti di ricerca del CREA, con l’obiettivo di accompagnare le imprese agricole verso modelli produttivi più efficienti e resilienti. Innovazione, formazione e ricerca sono strumenti fondamentali per consentire all’agricoltura italiana di adattarsi ai cambiamenti climatici e continuare a garantire sicurezza alimentare.

 

4.   Il boom di interesse internazionale per l’Italia - anche legato alla recente visibilità UNESCO - sembra favorire il turismo enogastronomico. Quali strategie ha il Ministero per valorizzare i prodotti locali e farli diventare volano di sviluppo territoriale ed economico? 

Il legame tra produzioni tipiche, paesaggio e comunità è uno dei punti di forza della nostra Nazione e costituisce un elemento centrale anche per l’attrattività turistica dell’Italia.

Come Ministero, lavoriamo per rafforzare le filiere locali e valorizzare il rapporto tra prodotto e territorio, sostenendo strumenti come i Distretti del cibo e promuovendo la collaborazione tra produttori, operatori turistici e istituzioni. L’obiettivo è creare opportunità di crescita che partano dalle aree rurali e coinvolgano l’intero sistema economico locale.

Il turismo enogastronomico rappresenta una componente sempre più rilevante dell’offerta turistica nazionale e contribuisce in modo significativo alla spesa dei visitatori, italiani e stranieri. In questo contesto, la cucina italiana è un’esperienza culturale che unisce tradizione, qualità e identità.

Il riconoscimento UNESCO rafforza questa narrazione e offre un’ulteriore occasione per promuovere i territori, i borghi e le aree interne, creando valore e occupazione. La strategia del Governo è accompagnare questo processo con politiche di promozione, formazione e qualità, affinché la tipicità diventi un fattore stabile di sviluppo e coesione.

 

5.   Nel corso del 2025 il settore agricolo ha affrontato dibattiti complessi, tra pressioni internazionali, questioni normative e prospettive economiche globali. Quali sono, secondo lei, le priorità politiche su cui lavorare per sostenere reddito, innovazione e competitività nel prossimo futuro? (Potrebbe includere riferimenti alla PAC, eventuali riforme, e il ruolo delle cooperative agricole).

 

La tutela del reddito degli agricoltori è uno dei principali obiettivi della nostra azione politica. Su questo, l’Italia ha invertito la rotta con una crescita record del reddito agricolo del 9,2% nel 2024, che si somma all'11,7% del 2023. Un dato politico dirompente se paragonato alla media UE, ferma allo 0,7% e reduce da un crollo drammatico del -6,2% l'anno precedente.

Questa è la prova che difendere la nostra sovranità alimentare paga. In ambito europeo, siamo pronti a dare battaglia per una Politica Agricola Comune (PAC) che non sia un mero esercizio burocratico o ideologico, ma uno strumento forte e finanziato. Ci opporremo con fermezza a ogni ipotesi di ridimensionamento: tagliare i fondi significa minare la nostra sicurezza nazionale. L'Italia, primo Paese in Europa per valore aggiunto agricolo, non accetterà compromessi che penalizzino chi produce.

A livello nazionale, il nostro Governo ha smesso di considerare l'agricoltura un settore di assistenza, trattandolo finalmente come il pilastro strategico che è: una filiera che genera il 15% del PIL nazionale. Abbiamo rafforzato le filiere e i contratti di distretto, fornendo strumenti reali di gestione del rischio per sottrarre le imprese al ricatto della volatilità dei mercati.

La nostra visione politica mette al centro il ricambio generazionale: mentre l'occupazione agricola in Europa crolla del 17%, l'Italia cresce. Vogliamo giovani che portino innovazione, digitalizzazione e competitività, valorizzando lo straordinario modello organizzativo delle cooperative e dei consorzi, che sono la nostra avanguardia nel mondo.

Sui tavoli internazionali, la nostra linea è la "reciprocità": non permetteremo più accordi commerciali che espongono i nostri produttori a una concorrenza sleale. Difendiamo un export record da 70 miliardi di euro e il valore immenso della nostra cucina, oggi patrimonio UNESCO. La sfida politica è quella di garantire agli agricoltori italiani la libertà di produrre, crescere e vincere sui mercati globali, fieri di un’identità che il mondo intero ci invidia.

 

Recent Posts

Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
“Varenne non e’ stato semplicemente il piu’ grande trottatore della storia. E’ stato un campione italiano nel senso piu’ pieno del termine. Uno di quei fuoriclasse che riescono a superare i confini dello sport per entrare nel cuore delle persone. Quando correva, correva l’Italia: ci ha fatto emozionare, ci ha fatto esultare, ci ha reso orgogliosi di essere italiani portando il nostro Tricolore sui piu’ importanti ippodromi del mondo. Oggi se ne va il Capitano e con lui se ne va una pagina irripetibile dello sport italiano e dell’ippica mondiale”. Con queste parole il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, ricorda Varenne, il leggendario trottatore scomparso all’eta’ di 31 anni. “Ho avuto la fortuna di incontrarlo piu’ volte ricorda il Presidente Zaia e ogni volta era impressionante vedere quanto affetto riuscisse ancora a raccogliere attorno a se’. Da Ministro delle Politiche Agricole volli portarlo a Fieracavalli Verona, quando aveva ormai concluso la sua straordinaria carriera agonistica, per tributargli un passaggio d’onore davanti a migliaia di persone. E l’ho rivisto ancora negli ultimi anni, sempre accolto come una vera star. Perche’ Varenne aveva compiuto qualcosa di rarissimo: era uscito dagli ippodromi per entrare nelle case degli italiani. Era un cavallo buono, docile, amico di tutti. I bambini gli correvano incontro con gli occhi pieni di meraviglia e gli adulti ritrovavano in lui il fascino di un campione capace di emozionare intere generazioni. Lo conoscevano e gli volevano bene anche persone che non avevano mai seguito una corsa di trotto”. “I numeri raccontano solo in parte la grandezza del Capitano - prosegue il Presidente Zaia : 73 corse disputate, 62 vittorie, oltre sei milioni di euro di montepremi, due Prix d’Amerique a Parigi, tre Gran Premi della Lotteria di Agnano, due Elitloppet a Stoccolma e un’infinità di altri trionfi internazionali che lo hanno reso una leggenda vivente. Ma l’eredità più grande che ci lascia non è scritta negli albi d’oro, bensì nella memoria collettiva di un intero Paese. Varenne ha nobilitato l'ippica e ha dimostrato al mondo l'eccellenza e il cuore dell'Italia. Oggi lo salutiamo con profonda commozione, consapevoli che un campione così non nascerà mai più.  Buon viaggio, Capitano”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
«Oggi ci lascia Varenne, il "Figlio del Vento", probabilmente il miglior cavallo che abbia mai calcato una pista di trotto al mondo. Ci ha emozionati battendo record, dominando con il suo carisma le più grandi competizioni internazionali e scrivendo pagine indimenticabili della storia dell’ippica. Ho avuto l’onore di premiare la sua straordinaria carriera a Verona, durante Fieracavalli. Oggi se ne va un cavallo straordinario, ma resta il mito. E l’impronta dei suoi ferri resterà per sempre nella storia dell’ippica. A tutti gli appassionati e a quanti hanno seguito da vicino le grandi imprese del "Capitano", esprimo il mio più sentito cordoglio. Addio, grandissimo Campione italiano».
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
Oggi il mondo piange Varenne, il più grande trottatore della storia, scomparso all'età di 31 anni. Più che un campione delle piste, "Il Capitano" è stato un fenomeno sociale e un compagno di vita indimenticabile per chi ha avuto il privilegio di stargli accanto. A farsi portavoce del dolore e dell'immensa gratitudine di tutto l'entourage è lo storico ex manager Rolando Luzi, che con profonda commozione ha voluto ricordare l'impatto straordinario del campione : "Varenne ha cambiato la vita di tutti noi. Per noi non era semplicemente un cavallo, ma un essere umano". Parole che racchiudono l'essenza di un legame che andava ben oltre lo sport. Varenne ha unito l'Italia e ha conquistato il mondo, dominando i templi del trotto da Parigi a New York con una superiorità e un carisma mai visti prima. Con i suoi trionfi memorabili, il Capitano ha scritto pagine di storia indelebili, lasciando un patrimonio di emozioni che il tempo non potrà mai cancellare.  Oggi Varenne corre nei prati più alti, raggiungendo il suo storico proprietario Enzo Giordano. Il team ringrazia tutti i tifosi e gli appassionati che in queste ore stanno stringendosi attorno al ricordo del trottatore di tutti i tempi.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
Situazione sotto controllo, nessun danno segnalato L'Amministrazione Comunale di Oliveri informa la cittadinanza in merito agli eventi sismici registrati nella mattinata odierna dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). L'INGV ha rilevato due scosse a brevissima distanza di tempo l'una dall'altra: la prima, di magnitudo 3.7, è avvenuta alle ore 10:07; la seconda, di magnitudo 3.3, è seguita pochi secondi dopo. Entrambi i sismi sono stati localizzati a una profondità compresa tra i 9 e i 10 chilometri, con epicentro a pochissimi chilometri dal centro abitato di Oliveri. Il movimento tellurico è stato avvertito distintamente in tutta la provincia di Messina e lungo la fascia costiera calabrese, in particolare a Reggio Calabria e Campo Calabro, generando comprensibile preoccupazione tra la popolazione. Si rende noto che, a seguito dei tempestivi controlli effettuati sul territorio, al momento non si registrano danni a persone, edifici o cose. La situazione rimane costantemente monitorata dalle autorità locali. Gli uffici competenti sono in diretto e continuo contatto con la Protezione Civile e gli organi preposti per seguire l'evolversi della situazione. L’Amministrazione Comunale invita tutta la cittadinanza a mantenere la calma, a evitare allarmismi ingiustificati e a non diffondere notizie prive di verifiche ufficiali. Eventuali aggiornamenti verranno comunicati tempestivamente tramite i canali istituzionali del Comune.
Autore: AGENZIA DIRE 18 agosto 2026
La sorella del magistrato ucciso dalla mafia: "Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano" ROMA – “Ho letto oggi sul ‘Fatto Quotidiano’, nella rubrica di Marco Travaglio ‘Ma mi faccia il piacere’, un passaggio dedicato a mio fratello Giovanni che mi ha profondamente amareggiata. Commentando l’articolo del Foglio del 14 agosto, nel quale Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala affermano che ‘Falcone non avrebbe cenato con Lavitola’, Travaglio liquida la questione con una battuta: ‘Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti’. È una frase che trovo indegna, un esempio di cattivo giornalismo, costruito sulla battuta anziché sulla verità dei fatti. Mio fratello non lavorava per il governo di Giulio Andreotti. Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano”. Lo dice Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso nella strage di Capaci, in un lungo intervento pubblicato sulla pagina Facebook della Fondazione Falcone dopo le polemiche sull’amicizia tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. “Quando, nel 1991, Giovanni accettò l’incarico di Direttore generale degli Affari penali al ministero della Giustizia, non lasciò Palermo per avvicinarsi alla politica: fu Palermo, in qualche modo, a costringerlo ad andare via – scrive Maria Falcone -. Era stato progressivamente isolato, delegittimato e ostacolato oltreché per timori delle loro connivenze anche per una certa ampia invidia, proprio mentre conduceva la battaglia più difficile contro Cosa nostra. A delegittimarlo contribuirono una certa politica, un cattivo giornalismo che anche allora come ora preferiva il sospetto alla verità dei fatti e, dolorosamente, anche una parte della stessa magistratura e diversi suoi colleghi. Giovanni non abbandonò la lotta alla mafia: la portò nel cuore dello Stato. Portò con sé l’esperienza enorme e la consapevolezza che, per sconfiggere Cosa nostra, non bastavano il coraggio e la capacità dei singoli magistrati: bisognava cambiare gli strumenti, le strutture e il modo stesso con cui lo Stato organizzava la propria risposta alla criminalità mafiosa”. Maria Falcone poi ricorda che “i risultati di quei quindici mesi parlano più di qualsiasi polemica. Giovanni – osserva – realizzò in maniera determinante la costruzione di una nuova architettura dell’antimafia italiana: la Direzione nazionale antimafia, le Direzioni distrettuali antimafia, la Direzione investigativa antimafia, un più efficace coordinamento delle indagini e il rafforzamento degli strumenti legislativi contro la criminalità organizzata e della collaborazione con la giustizia. Quello che qualcuno oggi maldestramente tenta di rappresentare con una battuta come una vicinanza a un governo fu, in realtà, uno dei periodi più importanti della sua vita istituzionale, un anno e mezzo o poco meno nel quale riuscì a trasformare anni di esperienza nella lotta alla mafia in strumenti concreti dello Stato contro Cosa nostra”. Maria Falcone quindi ribadisce: “Giovanni non apparteneva a un governo. Non apparteneva a un partito, mentre oggi molti rincorrono seggi e poltrone. Non apparteneva a una parte politica. Giovanni Falcone apparteneva e appartiene allo Stato, alla Repubblica e a tutti gli italiani. Ed è proprio per questo che considero ancora più doloroso vedere il suo nome utilizzato, trentaquattro anni dopo la strage di Capaci, come argomento di una polemica politica. Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte sono tra i morti che più onorano l’Italia – conclude – e se non si riesce ad avere rispetto della loro storia, qualche volta il silenzio è la scelta più dignitosa”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
I dieci migliori driver si sfidano in sei corse mozzafiato per conquistare l'accesso al decisivo race-off finale. Questa sera i riflettori dell'Ippodromo del Savio si accendono per l'atto conclusivo del Tomaso Grassi Drivers Award – Trofeo 50° CAIEC, uno degli eventi ippici più attesi e sentiti dagli appassionati del trotto nazionale. I dieci protagonisti della manifestazione si daranno battaglia lungo sei corse elettrizzanti, valide per raccogliere i punti necessari ad accedere all'attesissimo race-off finale che decreterà il campione dell'edizione 2026. L'Albo d'oro della competizione vanta nomi leggendari, a partire da Edy Gubellini, che inaugurò la prima edizione nel 1995. Suo figlio, Pietro Gubellini, ha poi conquistato il trofeo per tre volte, inclusa la storica edizione del 2003 chiusa in ex aequo con Giampaolo Minnucci. I primatisti assoluti restano Enrico Bellei e Roberto Vecchione, entrambi a quota quattro vittorie. Proprio Roberto Vecchione sarà l’unico plurivincitore presente in pista questa sera. Al suo fianco, fari puntati sul campione uscente Vincenzo Gallo, rientrato in gara grazie a un repêchage dopo aver saltato la semifinale per infortunio. Il livello dei partecipanti promette grande spettacolo. Tra i candidati al titolo spicca il "catch" Maurizio Cheli, secondo nel 2025 e a caccia del gradino più alto, insieme ad Antonio Greppi, già vincitore nel 2013. In pista ci sarà anche una vera leggenda vivente, Giampaolo Minnucci, l'uomo che ha guidato il mitico Varenne sul tetto del mondo. Non da meno il talento cristallino di Antonio Di Nardo, tra i driver più richiesti dai migliori trainer per la sua straordinaria bacheca ricca di successi nei Derby e nelle Oaks. A chiudere il cerchio dei favoriti, la giovinezza del promettente Lorenzo Talpo Jr, la "mascotte" del gruppo, arrivato meritatamente in finale con l'ambizione di firmare una clamorosa impresa. L'appuntamento è per questa sera all'Ippodromo del Savio di Cesena: la corsa al titolo di miglior driver del 2026 sta per cominciare.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
Il Comune di Siena e i Capitani delle Contrade, valutate le condizioni meteorologiche e l'inagibilità della pista di Piazza del Campo compromessa dalle intense precipitazioni, comunicano il secondo rinvio consecutivo del Palio dell'Assunta 2026. La Carriera si disputerà definitivamente oggi, martedì 18 agosto 2026. L'esposizione della bandiera verde dalle trifore di Palazzo Pubblico ha sancito la decisione unanime di posticipare l'evento per tutelare l'incolumità dei fantini e dei cavalli. Un doppio rinvio per maltempo per il Palio di agosto non si registrava da esattamente cinquant'anni, quando nel 1976 la corsa fu rimandata con le medesime modalità. PROGRAMMA E ORARI DI OGGI (18 AGOSTO): Ore 16:45 – Inizio delle operazioni di sgombero della pista e ingresso del Corteo Storico in Piazza del Campo. Ore 19:15 – Uscita dei cavalli dal Cortile del Podestà per l'allineamento al canapo. Le dieci Contrade pronte a darsi battaglia sul tufo sono: Selva, Chiocciola, Oca, Nicchio, Lupa, Istrice, Torre, Aquila, Onda e Giraffa.
Autore: AGENZIA DIRE 18 agosto 2026
Licenziato Kevin Lamour, il direttore esecutivo che lo aveva duramente attaccato per il progetto di vendita dei diritti tv dei Mondiali. Platini lo considerava quasi un figlio ROMA – Kevin Lamour lo sapeva. Aveva calcolato il rischio, l’aveva accettato consapevolmente, e ora il conto è arrivato: il direttore operativo della FIFA è stato licenziato dopo aver criticato apertamente il fallimentare piano di Gianni Infantino di vendere parte dei diritti dei Mondiali a investitori privati. Il manager francese, arrivato alla federazione meno di due anni fa dopo una lunga esperienza ai vertici della UEFA, si era espresso senza mezzi termini contro il progetto, sostenendo che l’amministrazione FIFA fosse stata “ingannata” e che il presidente “crede di incarnare la Fifa quando dovrebbe essere al suo servizio”. Sapeva bene a cosa andava incontro: “Se questo significa che perderò il lavoro, che così sia. Capirò e rispetterò questa decisione. Almeno dormirò sonni tranquilli stanotte”. Chi conosce Lamour racconta però che quell’uscita pubblica, quella presa di posizione così netta, non gli somigliava affatto. Non era da lui. Direttore operativo e numero tre della FIFA per quasi due anni, ma soprattutto figura di lungo corso ai vertici del calcio mondiale – attivo da oltre vent’anni nel settore – Lamour, 45 anni, è da sempre uno dei dirigenti francesi più noti nell’ambiente e al tempo stesso meno conosciuti al grande pubblico. Un uomo che ha sempre preferito muoversi nell’ombra, e che avrebbe volentieri evitato questa improvvisa esposizione mediatica, scrive L’Equipe nel ritratto che gli dedica. “È una persona brillante che non cerca i riflettori e non aspira alla fama. Bisogna interpretarlo come un’espressione di totale esasperazione”, dice William Gaillard, suo ex collega alla UEFA quando era principale consigliere di Michel Platini: Nei corridoi di Nyon circolavano da sempre dubbi sul suo reale ruolo. C’era chi si chiedeva se non fosse semplicemente una marionetta di Platini. “Era più un addetto stampa che un segretario personale”, ha ironizzato un ex dirigente. Si diceva anche fosse il figlio di Jean-François Lamour, all’epoca ministro dello Sport francese – voce che lui stesso ha sempre smentito con i nuovi colleghi: suo padre è in realtà Jean-Louis Lamour, ex direttore dello Stade Brestois, ispettore di polizia e responsabile della sicurezza della nazionale francese negli anni di Platini. Gaillard ricorda i suoi esordi accanto al presidente francese: “Con Platini, all’inizio, era un po’ un factotum. Alle riunioni tutti parlavano, poi a un certo punto lui riassumeva tutto e spiegava che bisognava prendere una decisione. E nessuno batteva ciglio. Tutto filava liscio”. In quel periodo, dietro Platini, Lamour formava un trio con Theodore Theodoridis- oggi segretario generale UEFA – e un certo Gianni Infantino, allora meticoloso stratega in ascesa. Il legame con Platini andava oltre il semplice rapporto professionale: Lamour lo accompagnava in ogni viaggio, e col tempo si sviluppò una fiducia tale che l’ex presidente UEFA arrivò a considerarlo quasi un secondo figlio. “Aveva un talento per dire a Platini, e poi a Gianni, cose diverse senza essere scortese. La sua opinione veniva persino richiesta”, racconta ancora Gaillard. “Questa è la sua forza: è molto calmo, elegante, non parla a voce alta, non fa scenate, non si mette in mostra. E non sembrava essersi montato la testa come tutti gli altri. Più si sale nella gerarchia, più bisogna indossare gli stivali da cowboy. È stato proprio questo a rovinare Gianni. Kevin è rispettato e apprezzato perché è discreto e affidabile”. Fu proprio un rigido codice di condotta personale a spingerlo alle dimissioni nel momento in cui vennero alla luce le accuse contro Platini, legate al presunto pagamento di due milioni di franchi svizzeri ricevuto da Sepp Blatter. “La questione non era se fosse legittimo o meno, ma il fatto che non ne fosse stato informato”, spiega Gaillard. “È un uomo di principi. Ma ci vuole coraggio per lasciare tutto a 35 anni”. La sua reputazione di uomo diplomatico, capace di mantenere equilibrio anche nei momenti di maggiore tensione, sembra essere universalmente riconosciuta: nessuno, tra chi lo ha conosciuto, è riuscito a fornire un giudizio negativo sul suo conto. Nel 2024, dopo un lungo corteggiamento, Lamour fece infine ritorno alla FIFA. Rispondeva direttamente a Grafström, operando allo stesso livello di Arsène Wenger e Jill Ellis per lo sviluppo, di Romy Gai per le questioni commerciali, e di Heimo Schirgi per l’organizzazione dei Mondiali. Tra le sue priorità dichiarate: ricucire i rapporti con i sindacati dei calciatori, le leghe europee e, soprattutto, la UEFA – nel tentativo di ricomporre una frattura storica tra due istituzioni da sempre rivali, assicurandosi ad esempio che l’organo di governo europeo non venisse a conoscenza di nuovi progetti FIFA dalla stampa, come purtroppo era già accaduto in passato. Proprio quell’ennesimo fallimento nella comunicazione tra le due federazioni sarebbe stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per Lamour, spingendolo a esporsi pubblicamente contro Infantino, consapevole dei rischi che questo comportava.
Autore: Redazione 18 agosto 2026
Finite le limitazioni all’aeroporto di Catania, colpito nei giorni scorsi dalla cenere dell’Etna in eruzione. Sac, società di gestione dello scalo, comunica infatti che a seguito del passaggio dello stato di allerta delle attività vulcaniche da Red a Orange, è stata disposta la riapertura dei settori precedentemente chiusi e la cancellazione di tutte le restrizioni. Sono ripristinate con effetto immediato le attività di volo in partenza e in arrivo all’aeroporto di Catania. La comunicazione arriva dopo la disposizione, sempre in mattinata, della proroga della chiusura degli spazi corrispondenti al settore B1, con le attività di volo in arrivo fissate a soli 12 aerei ogni ora (massima capacità aeroportuale in arrivo), fino alle 18:00. Ora il nuovo annuncio che sancisce la fine dell’emergenza che da giorni ha tenuto in scacco lo scalo siciliano.
Autore: AGENZIA DIRE 18 agosto 2026
Aveva 98 anni. Ha prodotto più di 130 film, da Ricomincio da tre al Tassinaro a Notte prima degli esami ROMA – Lutto nel mondo del cinema: è morto Fulvio Lucisano, uno dei più importanti e famosi produttori cinematografici. Nato a Roma il primo agosto del 1928, aveva 98 anni. La notizia è stata confermata sui social anche dalla figlia Paola. Con la sua società di produzione Italian International Film e Lucisano Media Group, Fulvio Lucisano ha scritto la storia del cinema italiano e ha ricoperto la carica di presidente dell’Anica dal 1998 al 2001. Lucisano ha prodotto più di 130 film, fra cui Tre tigri contro tre tigri (1977), Aragosta a colazione (1979), Ricomincio da tre (1981), Il ras del quartiere (1983), Il tassinaro (1983), Un ragazzo di Calabria (1987), Il grande cocomero (1993), Fantozzi – Il ritorno (1996), Notte prima degli esami (2006), Non ci resta che il crimine (2019) e Tramite amicizia (2023).
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