La ‘cacciata’ di Beatrice Venezi, la smentita di Palazzo Chigi: “Giorgia Meloni non c’entra”
È privo di ogni fondamento quanto riportato oggi in un articolo del Corriere della Sera sulla decisione del Teatro La Fenice di Venezia di annullare tutte le future collaborazioni con il Maestro Venezi: il Presidente del Consiglio non è stato coinvolto in alcun modo sul tema e quindi non avrebbe potuto dare alcun ‘via libera’, come invece sostenuto”. Lo fa sapere Palazzo Chigi in una nota.
Sul Corriere della sera in edicola oggi, è raccontato uno scambio di messaggi e telefonate che, partito nella mattinata di ieri, avrebbe portato alla decisione di licenziare Beatrice Venezi. E a dare l’ok, scrive il quotidiano, sarebbe stata la stessa Giorgia Meloni convinta che ormai la direttrice d’orchestra (anzi “direttore”, come Venezi ha sempre insistito di voler essere chiamata) fosse “indefendibile” e quindi da cacciare. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le dichiarazioni, rilanciate il giorno prima dai media, che Beatrice Venezi aveva rilasciato al quotidiano argentino La Naciòn, in cui accusava di orchestrali del teatro La Fenice di “tramandarsi il posto di padre in figlio”.
Fino a due giorni fa, Beatrice Venezi era sempre stata difesa dalla premier Giorgia Meloni, e anche dal soprintendente Nicola Colabianchi. Ma dopo sabato la ‘musica’ è cambiata. Sempre secondo il Corriere, ci sarebbe stato un fitto giro di messaggi tra Meloni, i ministro Giuli e Colabianchi, prima di dare il via alla ‘bomba’, ovvero la nota delle 16.49 in cui Colabianchi annunciava la decisione della Fondazione di interrompere tutte le collaborazioni di Venezi con la Fenice. Ora, però, una nota di Palazzo Chigi assicura che la premier non è stata coinvolta in alcun modo e non avrebbe dato alcun via libera.
Colabianchi, nella sua nota, parla di scelta “autonoma e indipendente”, ma una nota del ministro della Cultura Giuli arrivata venti minuti dopo assicura “completa fiducia” alla decisione della Fondazione Teatro La Fenice.

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