La lunga telefonata con Putin, la distanza su Khamenei jr e poi la promessa ‘alla Trump’: “La guerra è ormai finita”

AGENZIA DIRE • 10 marzo 2026

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Le ultime dichiarazioni del presidente Usa nel decimo giorno di conflitto in Medio Oriente. La virata sulle durata: "La guerra è quasi conclusa"


 Il caos dei mercati internazionali, l’emergenza petrolio e le sanzioni a quello russo, sullo sfondo il conflitto irrisolto dell’Ucraina: sono numerose le questioni in ballo tra Stati uniti e Russia, a seguito degli attacchi Usa-israeliani all’Iran. E non stupisce del tutto che, a dieci giorni dallo scoppio della guerra in Medio Oriente, si siano sentiti Donald Trump e Vladimir Putin. L’esito di questa telefonata, che sarebbe durata un’ora, viene riferito dall’agenzia russa Tass che ha spiegato come la conversazione tra i due presidenti abbia toccato unicamente due argomenti: ovvero “è stata incentrata sull’Iran e sul processo di pace in Ucraina”. A dichiararlo ai giornalisti l’assistente presidenziale russo Yury Ushakov:Yury Ushakov che ha inoltre sottolineato come il presidente degli Stati Uniti sia tornato ad “esprimere il suo interesse affinché il conflitto in Ucraina venga risolto raggiungendo un cessate il fuoco e un accordo a lungo termine il più rapidamente possibile”. “Noi, da parte nostra, abbiamo valutato positivamente gli sforzi di mediazione intrapresi da Donald Trump personalmente e dal suo team”, ha concluso l’assistente presidenziale.

  CONGRATULAZIONI VS MINACCE: LA DISTANZA ABISSALE SU KHAMENEI JR

In realtà restano molto distanti le posizioni tra i due leader sugli attacchi scatenati da Usa-Israele contro l’Iran: la differenza si ha a partire poi dalle reazioni al fatto del giorno, l’elezione della nuova Guida iraniana, Mojtaba Khamenei. Il presidente russo Vladimir Putin ha infatti inviato un messaggio di congratulazioni al neo eletto, dicendosi sicuro che continuerà “con onore” del padre, Ali Khamenei, mentre il Paese fa fronte a “un’aggressione armata”. Lo riferisce l’agenzia Ria Novost.

  Mentre il presidente Usa si è mostrato fin da subito sprezzante rispetto alla scelta della nuova guida suprema: per tutto il giorno, Trump ha ripetutamente bollato Khamenei come una “scelta inaccettabile” per guidare l’Iran e ha ribadito che sulla nomina del nuovo leader di Teheran debba avere lui stesso l’ultima parola. Non solo: in una delle numerose interviste rilasciate alle singole testate statunitensi, Trump ha anche detto, e non tanto velatamente, che le forze statunitensi e israeliane potrebbero prendere di mira il figlio del defunto ayatollah, passando a una vera e propria minaccia: “Se non ottiene la nostra approvazione non durerà a lungo”, ha mandato a dire da ABC News.


  Da ultimo, nella conferenza stampa alla Convention dei Repubblicani che si è tenuta all’hotel Trump National Doral di Miami, è sorvolato volutamente sulla nuova nomina, sostenendo che “nessuno ha idea” di chi guiderà l’Iran. “I leader terroristi se ne sono andati, o stanno contando i minuti che mancano alla loro partenza. E ora, nessuno ha idea di chi saranno le persone che guideranno il Paese”, ha sostenuto.

“GLI ATTACCHI ALL’IRAN? SOLO UNA PICCOLA ESCURSIONE”

Nel corso della conferenza stampa ha mantenuto poi la linea trionfalistica sull’andamento del conflitto in Medio Oriente: “Il nostro Paese sta andando davvero bene”, ha ribadito. E si è spinto a definire gli attacchi all’Iran “una piccola escursione” che è stata fatta “per liberarci di un male. Credo che vedrete che sarà un’escursione a breve termine”, ha detto il presidente, collegandosi a quanto detto qualche ora prima nell’intervista rilasciata alla CBS News. Infatti, se all’indomani de raid su Teheran aveva stimato la durata del conflitto in un mese, oggi è stato estremamente più ottimista, ripetendo almeno due volte quelle tre parole “a breve termine”.

“LA GUERRA ORMAI FINITA”

“Siamo molto più avanti rispetto alla tabella di marcia”, ha dichiarato così alla CBS News sostenendo addirittura che “la guerra è ormai completa”. Nel corso dell’intervista telefonica all’emittente statunitense, raggiunto mentre si trovava al suo golf club di Doral in Florida, il tycoon ha quindi riferito che, secondo lui, si è in dirittura d’arrivo perché ormai “[L’Iran] non ha una marina, né comunicazioni, né aeronautica. I suoi missili sono ridotti a una manciata di unità. I ​​suoi droni vengono fatti saltare in aria ovunque, compresa la loro produzione”. Insomma, “se guardate, non hanno più nulla. Non hanno più nulla in senso militare”, ha detto Trump.

 

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Autore: FRV NEWS MAGAZINE 12 settembre 2026
Caso Domenico Caliendo, il legale della famiglia: «La superperizia conferma la nostra tesi di giugno. Il cuore artificiale era l’unica soluzione per salvarlo» La superperizia depositata dai periti nominati dal Giudice per le Indagini Preliminari sul decesso del piccolo Domenico Caliendo conferma integralmente quanto già sostenuto e anticipato lo scorso giugno dai consulenti tecnici della famiglia. Secondo le conclusioni della relazione peritale di 553 pagine, l’applicazione tempestiva del Berlin Heart — il cuore artificiale extracorporeo — entro le prime 72 ore dal riconoscimento del fallimento del primo trapianto avrebbe evitato l'insufficienza multiorgano del bambino. Tale scelta clinica avrebbe mantenuto Domenico nelle condizioni idonee per accedere a un ritrapianto, garantendogli una probabilità di sopravvivenza superiore al 70%. «I periti del giudice hanno sposato in toto la linea che i nostri esperti avevano già formalizzato in una memoria tecnica lo scorso 7 giugno», ha dichiarato l'avvocato della famiglia Caliendo. «Viene così confermato che l'utilizzo del cuore artificiale non solo era possibile, ma rappresentava l'unica opzione terapeutica per dare a Domenico una concreta possibilità di salvezza».
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Svolta nelle indagini relative al presunto attentato ai danni del giornalista e conduttore televisivo Sigfrido Ranucci. Nella mattinata di oggi, Natalia Potenza, ex compagna dell’imprenditore Valter Lavitola, si è presentata presso la Procura della Repubblica di Roma per essere ascoltata dagli inquirenti in qualità di persona informata sui fatti. L’audizione della donna, che gestisce un noto bistrot nella Capitale, è avvenuta su sua esplicita richiesta presentata nei giorni scorsi. Secondo le prime indiscrezioni, il colloquio con i magistrati punta a fare chiarezza sulla fitta rete di affari riconducibili a Valter Lavitola e sulla natura dei rapporti intercorsi con il giornalista. Gli elementi forniti potrebbero rivelarsi decisivi per ricostruire il contesto e il movente dietro le minacce e i progetti ostili orchestrati ai danni del conduttore. Le indagini, che vedono il coinvolgimento anche dei comparti di intelligence e sicurezza, proseguono nel massimo riserbo per verificare la fondatezza delle dichiarazioni raccolte e delineare le responsabilità dei soggetti coinvolti. 
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Estendere immediatamente l'operazione "Strade Sicure" portando a 10.000 il numero di militari impiegati nel presidio di strade, piazze e stazioni italiane. È questo l'obiettivo della risoluzione depositata dalla Lega, che andrà al voto nei prossimi giorni per impegnare ufficialmente il governo a rafforzare la sicurezza nelle città. "Attualmente – si legge in una nota del partito di Matteo Salvini – sono ancora scoperti ben 61 capoluoghi di provincia dal presidio armato di ragazze e ragazzi in divisa". Secondo il movimento politico, l'estensione del piano avrebbe un costo complessivo di 109 milioni di euro all'anno, una cifra definita "contenuta" se rapportata ai benefici per la sicurezza urbana di tantissimi comuni italiani. La nota lancia anche un messaggio diretto agli alleati di governo: "Sarebbe inspiegabile da parte della maggioranza rinviare ancora una scelta che può essere operativa fin dai prossimi giorni". Per quanto riguarda le coperture finanziarie necessarie a sostenere il potenziamento del piano, la Lega avanza una proposta netta: "La spesa potrebbe essere coperta dai profitti di soli tre giorni di una grande banca italiana", individuando così nel settore bancario la risorsa per blindare i fondi necessari alla tutela dei cittadini.
Autore: Redazione 12 settembre 2026
Si riapre uno spiraglio diplomatico nella crisi est-europea, mentre sul terreno non si fermano le ostilità. Il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha dichiarato la propria disponibilità a partecipare al prossimo vertice del G20 a Miami, in programma a dicembre, a condizione che sia presente anche il leader russo Vladimir Putin. I n un'intervista rilasciata all'emittente Deutsche Welle, Zelensky ha sottolineato la necessità di un confronto diretto finalizzato a sbloccare lo stallo geopolitico: «Dobbiamo andarci. Dobbiamo incontrarci, parlare e prendere decisioni», ha affermato il leader ucraino, precisando che l'attenzione dovrà essere rivolta esclusivamente ai risultati concreti piuttosto che alla retorica bilaterale. La reazione di Mosca La replica del Cremlino mantiene un profilo di prudenza. Yuri Ushakov, consigliere di Putin per la politica estera, ha riferito all'agenzia Tass che l'eventuale viaggio del Presidente russo negli Stati Uniti non è ancora stato oggetto di discussione. Ushakov ha comunque confermato che le delegazioni russe stanno regolarmente lavorando ai documenti preparatori del summit insieme agli esperti internazionali. Nuovi attacchi nella notte Parallelamente ai tentativi di dialogo, la cronaca militare registra una nuova escalation di attacchi incrociati. Nella notte, un missile ha colpito un impianto industriale a Kryvyj Rih, provocando un morto e due feriti, secondo quanto riportato dalle autorità locali. Raid condotti tramite droni hanno inoltre interessato diverse aree strategiche, confermando come la pressione sul campo rimanga altissima. La comunità internazionale guarda ora con estrema attenzione alla Casa Bianca e all'organizzazione del G20 di dicembre, che potrebbe trasformarsi nel teatro del primo faccia a faccia tra i due leader dall'inizio del conflitto.
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Subito dopo lo sbarco a Ciampino, l'ex parlamentare è stato trasferito direttamente al Policlinico Gemelli di Roma per proseguire i trattamenti e gli accertamenti medici necessari R OMA – È atterrato questa mattina all’aeroporto di Ciampino l’aereo che ha riportato in Italia Alessandro Di Battista. Come ricostruito da la Repubblica, l’ex deputato del Movimento 5 Stelle ha viaggiato a bordo di un’aeroambulanza partita dall’Avana, dove è rimasto ricoverato per circa due settimane a seguito di un intervento chirurgico d’urgenza. Il velivolo è giunto sulla pista romana intorno alle 7.10, riporta il quotidiano, con circa cinquanta minuti di anticipo sulla tabella di marcia, dopo aver effettuato due scali tecnici a Nassau, nelle Bahamas, e in Lussemburgo. Per tutelare il quadro clinico dell’ex parlamentare, la sorvolata si è svolta a quota ridotta per l’intero tragitto. Subito dopo lo sbarco a Ciampino, Di Battista è stato trasferito direttamente al Policlinico Gemelli di Roma per proseguire i trattamenti e gli accertamenti medici necessari. Alessandro Di Battista è rientrato sabato mattina in Italia su un volo atterrato a Ciampino. L' ex-deputato 5 Stelle è stato portato fuori dall'aereo con la testa visibilmente fasciata. Di Battista era stato ricoverato a Cuba per forti dolri alla testa e poi operato d'urgenza. pic.twitter.com/i9AW3rnsqL L’attivista era ricoverato a Cuba da due settimane. Si trovava sull’isola per un reportage quando, il 28 agosto, è stato colpito da un ictus . Ricoverato inizialmente a Santa Clara, è stato poi trasferito all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico. Il rientro in Italia era stato organizzato nei giorni successivi, ma le condizioni cliniche non avevano finora permesso il trasferimento. Un primo tentativo di rimpatrio, finanziato dall’assicurazione sanitaria sottoscritta prima della partenza, era stato programmato per il 4 settembre. Lo stesso Di Battista aveva annunciato su Instagram il rientro, precisando che i costi del volo sarebbero stati coperti dalla polizza assicurativa, dopo le polemiche sollevate sulla questione. L’aeroambulanza era arrivata alle Bahamas in attesa di raggiungere l’Avana e riportarlo a Roma, dove i medici del Gemelli avrebbero dovuto sottoporlo a un nuovo intervento neurochirurgico. Nella notte, tuttavia, le sue condizioni erano peggiorate, spingendo i medici dell’Hermanos Ameijeiras a intervenire direttamente sul posto.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE/AGENZIA DIRE 12 settembre 2026
Addio alla storica leader del Partito Radicale, aveva 78 anni. Era stata ricoverata per una crisi respiratoria ROMA – Si è spenta a Roma all’età di 78 anni Emma Bonino. Nei giorni scorsi era stata ricoverata in terapia intensiva a seguito di una crisi respiratoria. Storica esponente del Partito Radicale italiano. E’ stata eletta dal 1976 in poi in varie legislature alla Camera dei deputati e al Parlamento europeo, infine al Senato della Repubblica. “Stiamo predisponendo le esequie di Stato per Emma Bonino”, ha affermato la premier Meloni.. Si terranno in forma laica e con commemorazione ufficiale le esequie di Stato di Emma Bonino, in programma martedì 15 settembre alle ore 12:30 presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio. Nella stessa sede sarà allestita la camera ardente per consentire l’ultimo saluto del pubblico: le aperture sono previste per domenica 13 settembre, dalle 12:00 alle 19:00, e lunedì 14 settembre, dalle 10:00 alle 19:00. Il segretario di +Europa Riccardo Magi ha ringraziato la premier Giorgia Meloni per la sensibilità istituzionale mostrata sull’ipotesi dei funerali di Stato per Emma Bonino da lui suggerita in mattinata. Emma Bonino ha rappresentato per decenni una voce forte e riconoscibile della politica italiana, portando avanti le sue idee con determinazione. Le nostre storie e le nostre sensibilità sono state lontane, ma questo non mi ha mai impedito di riconoscerne il peso e il ruolo nella… MATTARELLA: PUNTO RIFERIMENTO, SUA SCOMPARSA ADDOLORA PROFONDAMENTE “La scomparsa di Emma Bonino addolora profondamente. Ha impresso un segno nella vita della Repubblica con un impegno tenace e coerente. Radicale, liberale, femminista, decisamente europeista, è stata protagonista di movimenti e di riforme che hanno inciso sul percorso della nostra società”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Parlamentare, leader di partito, ministra delle Politiche europee e poi degli Esteri, Commissaria europea, Emma Bonino è stata un punto di riferimento non soltanto in Italia: il suo impegno contro la fame nel mondo, contro la pena di morte, per il Tribunale penale internazionale sono stati motivi di orgoglio per la Repubblica. Negli ultimi anni la sua priorità era l’unità e la maggiore integrazione dell’Unione Europea: testimone che ha affidato a chi ne ha condiviso pensiero e impegno. Ai familiari e a quanti le sono stati vicini rivolgo un intenso pensiero di vicinanza e solidarietà”, conclude il capo dello Stato. + EUROPA: “GRAZIE EMMA DAL PROFONDO DEL CUORE” “Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero”. Lo scrive su Facebook Più Europa. “Emma fu ‘scelta dalla politica radicale’ quando un divieto cambiò la sua giovane vita. E da quel momento decise che avrebbe lottato affinché non potesse capitare mai più a nessuna. Attivista, parlamentare, ministra, commissaria europea. Sempre radicalmente libera”, si legge. “La sua vita è stata una lunga lotta contro tutto ciò che nega le libertà: contro l’aborto clandestino, contro la fame nel mondo, contro la partitocrazia, contro l’infibulazione, contro il giustizialismo, contro i genocidi, contro ogni forma di autoritarismo. Ma ancora più numerose sono state le sue battaglie per: per la democrazia, per lo Stato di diritto, per la giustizia internazionale, per i diritti e i doveri di ogni persona e ogni famiglia, per l’autodeterminazione delle donne, per la libertà di scegliere, fino alla fine. E per l’Europa unita, democratica e federale: gli Stati Uniti d’Europa”, prosegue il post. Emma Bonino non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto. Ha sempre scelto di andare avanti, indicando la strada agli altri. È così che sarà ricordata in Italia e a Bruxelles, dove ha ricoperto il ruolo di deputata al Parlamento europeo e di Commissaria europea.
Autore: AGENZIA DIRE 12 settembre 2026
Tanti i temi affrontati dalla Premier in un'intervista al Foglio ROMA – Intervistata oggi da Claudio Cerasa sul Foglio, la premier Giorgia Meloni spiega perché non è disposta ad allearsi con chi vota contro la difesa dell’Ucraina. “Giorgia Meloni non è certamente disposta a fare il contrario di quello che ha fatto finora, o di quello in cui crede, per calcolo politico o elettorale. Io sono una persona seria– prosegue la premier- e non sono buona per tutte le stagioni. Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o di quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove. E credo anche di sapere dove, perché ci siamo già passati “PAESE PIÙ AFFIDABILE E ATTRATTIVO GRAZIE A STABILITÀ GOVERNO” “L’Italia è oggi più affidabile e attrattiva perché è finalmente una nazione stabile e credibile. E questo è stato possibile anche grazie a una strategia portata avanti negli anni da una maggioranza politica compatta. E se domani gli italiani decideranno di accordare la loro fiducia a qualcun altro, mi auguro che sia qualcuno che non dilapiderà questa preziosa eredità. Perché noi tifiamo per l’Italia, sempre e comunque”. Lo dice la premier Giorgia Meloni in un’intervista al Foglio. Qual è stata in questi anni la critica che ha ferito di più Giorgia Meloni? E quale critica, ripensandoci oggi, conteneva almeno una parte di verità? “Ho scelto di fare politica a destra, alle critiche sono più che abituata. Ma non le ignoro, perché possono spingerti a migliorare. Certo, in questi anni sono stata accusata di tutto, anche di avere le mani sporche di sangue e di essere responsabile della morte di una bambina non vaccinata. Credo siano accuse che qualificano soprattutto chi le formula. E, in ogni caso, ho le spalle larghe. Mi ha fatto male, invece, vedere le persone che mi vogliono bene attaccate o insultate solo per colpire me. Se c’è una critica che mi ha fatto riflettere è quando mi è stato detto: ‘Vedi, ora che sei a Palazzo Chigi ti rendi conto di quanto sia difficile governare la Nazione’. E’ verissimo perché, come ho detto, ci sono stati giorni in cui mi è parso di nuotare nella colla. Ci sono migliaia di ostacoli che da fuori non vedi, che fanno sembrare ogni cosa molto più facile ci quanto lo sia in realtà”. ANTISEMITISMO, “PEZZO ELETTORATO CENTROSINISTRA LO RITIENE ACCETTABILE” “Contrastare ogni forma di antisemitismo dovrebbe essere un obiettivo condiviso da tutte le forze culturali, sociali e politiche della Nazione. Quello che sta accadendo in questi giorni attorno al ddl antisemitismo è la riproposizione di un dibattito che si è già consumato nella precedente legislatura in occasione dell’istituzione della cosiddetta ‘Commissione Segre’. In quella occasione, Fratelli d’Italia aveva proposto che venisse adottata la definizione dell’IHRA, includendo quindi non solo le forme di antisemitismo di stampo nazifascista, ma anche quelle legate all’integralismo islamista e che professano l’annientamento dello Stato di Israele. La maggioranza dell’epoca scelse di rifiutare questa proposta, che oggi si ripropone e che sta spaccando la sinistra. Perché la verità è che un pezzo importante del loro elettorato ha difficoltà a condannare senza ambiguità tutte le forme di antisemitismo, reputando che ci possa essere una forma di antisemitismo moralmente accettabile. Come ha testimoniato anche la presenza di chi inneggia ad Hamas all’ultima manifestazione organizzata davanti Montecitorio”. GERMANIA, “AFD? ASCOLTARE ELETTORI, CORDONI SANITARI NON FUNZIONANO” “Da anni, in Europa sono cresciuti quei movimenti politici che pongono in primo piano la difesa dell’identità, il contrasto all’immigrazione illegale di massa, il pericolo dell’islamizzazione dell’Europa. Nei confronti di questi movimenti, molto spesso la reazione dell’establishment è stata quella di provare a creare dei ‘cordoni sanitari’, non invece di affrontare nel merito le questioni. Come si vede, è una strategia che non funziona. Funziona, invece, ascoltare quelle istanze e rispondere. E’ quello che sta facendo il centrodestra in Italia, con soluzioni serie e non demagogiche: in tema di lotta all’immigrazione clandestina, di difesa dei confini, di tutela delle fasce più fragili, di attenzione alle periferie, di centralità del lavoro. Da noi il contesto politico è radicalmente diverso da quello che vediamo in Germania e in altre Nazioni”. Così la premier Giorgia Meloni in un’intervista al Foglio. “IN CAMPO OCCUPAZIONALE RISULTATI STRAORDINARI” “I risultati in campo occupazionale sono senz’altro straordinari. Abbiamo più di un milione di nuovi posti lavoro con una tendenza molto importante: diminuisce il precariato e aumenta il lavoro stabile. Tant’è vero che i contratti dipendenti a tempo indeterminato sono aumentati addirittura di 1,3 milioni da quando si è insediato questo Governo. Considero questo dato quello che più di ogni altro racconta come l’Italia sia oggi in una condizione migliore rispetto a quella nella quale si trovava quattro anni fa“. Così la premier Giorgia Meloni in un intervista al Foglio. “Solo chi non ha mai conosciuto il dramma della mancanza di lavoro e di reddito può non capire cosa significhi per una famiglia avere uno stipendio in più su cui contare. Per quanto riguarda i problemi che lei ha elencato si tratta, purtroppo, di debolezze strutturali che la nostra Nazione si trascina da molti anni e per le quali non esistono soluzioni facili. Ma è fondamentale intraprendere la strada giusta per risolverle nel tempo. L’indice della pressione fiscale in questi anni non si è ridotto ma si sono ridotte le tasse che pagano imprese, lavoratori e famiglie, ed è questa la cosa che conta. Un lavoratore dipendente con un reddito di 26 mila euro l’anno, grazie ai nostri provvedimenti, ha un beneficio annuo che va da un minimo di 1.200 euro a un massimo di 2.400 euro annui e per una madre lavoratrice questi importi sono ben più alti. Mentre i lavoratori autonomi hanno usufruito della estensione della flat tax. Con le scarse risorse a disposizione in questi anni era oggettivamente difficile fare di più”. E la crescita? “A proposito di crescita economica, seppur in un contesto molto difficile e incerto, l’economia italiana regge bene e i dati dei primi sei mesi dell’anno potrebbero portare ad una crescita 2026 dell’1%, in linea se non superiore a quella dell’area euro. E’ vero poi che l’economia italiana fatica ormai da molti anni a crescere in modo sostenuto e costante. Alcune concause le ha citate lei, dal costo dell’energia che frena la competitività delle imprese italiane, capaci comunque di registrare export da record, alla bassa produttività. Quest’ultimo aspetto, ad esempio, è in parte connaturato al nostro sistema produttivo – fatto in prevalenza di micro e piccole imprese – in parte a investimenti in innovazione, ricerca e in capitale umano insufficienti. Stiamo lavorando in questa direzione, ma è un lavoro i cui effetti si potranno vedere solo nel medio periodo”. “Lo stesso vale per il costo dell’energia. La forte dipendenza dall’estero è un fattore strutturale sul quale siamo intervenuti e stiamo intervenendo su più fronti: dalla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, anche attraverso l’accelerazione sulle rinnovabili, alla riapertura al nucleare, in particolare il nucleare di nuova generazione, che riteniamo possa essere la vera soluzione per la nostra sicurezza energetica, fino agli ultimi provvedimenti per consentire di accelerare le concessioni per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi, stiamo facendo tutto quello che è in nostro potere per rendere la Nazione più autonoma e abbassare i costi. Detto ciò, mi pesa molto non aver potuto fare di più per famiglie e imprese proprio rispetto al caro energia, pur avendo dedicato, soprattutto a inizio legislatura, buona parte delle risorse a disposizione per affrontare il problema. Continueremo a farlo anche in questa fase”.
Autore: AGENZIA DIRE In aggiornamento 12 settembre 2026
Sul piano economico i contraccolpi sulle rotte di approvvigionamento stanno spingendo al rialzo il costo dei carburanti ROMA – L’Arabia Saudita ha sospeso in via precauzionale il flusso dell’oleodotto Est-Ovest a seguito di un attacco condotto con droni partiti dal territorio iracheno. Parallelamente, le forze Houthi hanno assunto il pieno controllo della costa dello Yemen sul Mar Rosso, al termine di una rapida offensiva contro le truppe governative. Così si legge su Al Jazeera. Saudi Arabia has shut its East-West oil pipeline after a drone attack. Riyadh says the attack originated in Iraq. The pipeline allowed Riyadh to bypass the Strait of Hormuz. pic.twitter.com/x6mvyl4u7p — Al Jazeera English (@AJEnglish) September 12, 2026 L’infrastruttura colpita collega i giacimenti orientali sauditi al porto di Yanbu sul Mar Rosso, consentendo a Riyad di esportare greggio evitando lo Stretto di Hormuz. L’incursione ha provocato feriti e danni materiali, mentre rilievi satellitari confermano una colonna di fumo nero a sud di Medina, come riporta Reuters. Il primo ministro iracheno, Ali al-Zaidi, ha aperto un’indagine, sollevato dall’incarico un comandante militare regionale e disposto la chiusura del valico di confine di Shalamcheh con l’Iran. Sul fronte yemenita, le milizie Houthi legate a Teheran hanno occupato posizioni strategiche, tra ci il campo di Khaled bin Walid e la città portuale di Mocha. L’avanzata è stata definita un “trionfo divino” dal portavoce delle Guardie della Rivoluzione iraniana (IRGC), Sardar Mohebi. Sul piano economico, i contraccolpi sulle rotte di approvvigionamento stanno spingendo al rialzo il costo dei carburanti. In risposta alle fluttuazioni dei prezzi del greggio, la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme della Cina (NDRC) ha già annunciato un rincaro sui listini di benzina e diesel.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 11 settembre 2026
Si è tenuto oggi, nella prestigiosa cornice dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, l’incontro "Cyberbullismo e inclusione". L’evento è stato organizzato dall’Arma dei Carabinieri in collaborazione con Cortinametraggio e con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione e del Merito. L 'iniziativa nasce per accendere i riflettori sulle drammatiche conseguenze del cyberbullismo, una delle forme più insidiose di violenza contemporanea. Attraverso il linguaggio del cinema, il progetto mira a contrastare la fragilità emotiva, l'isolamento e la solitudine alimentati dall'uso distorto di chat e social network, promuovendo al contempo una cultura dell'inclusione, dell'ascolto e della responsabilità. All’incontro ha preso parte il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Salvatore Luongo, insieme alla presidente di Cortinametraggio Maddalena Mayneri, al campione olimpico di karate del Centro Sportivo Carabinieri Luigi Busà, al regista Aldo Iuliano, al produttore Filippo Montalto e al cast di giovani attori del cortometraggio "È più difficile", sceneggiato da Roberto Ciufoli e Francesca Massaro.  Il Comandante Generale Salvatore Luongo ha sottolineato il ruolo cruciale delle Stazioni dei Carabinieri capillarmente dislocate sul territorio. Ha inoltre ribadito l’importanza di una formazione costante dei militari per affrontare problematiche di forte impatto emotivo, invitando i giovani ad aprirsi con fiducia e ricordando che dietro ogni uniforme c’è prima di tutto una persona pronta ad ascoltare e ad aiutare.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE/AGENZIA DIRE 11 settembre 2026
Lo sciopero coinvolgerà gli aeroporti di Roma (Fiumicino e Ciampino), Pisa, Firenze e gli scali sardi di Cagliari, Olbia e Alghero, oltre al personale EasyJet per 24 ore ROMA – Domenica 13 settembre il trasporto aereo tornerà a fermarsi. Lo sciopero coinvolgerà gli aeroporti di Roma (Fiumicino e Ciampino), Pisa, Firenze e gli scali sardi di Cagliari, Olbia e Alghero, oltre al personale EasyJet per 24 ore. Questo è quanto emerge sul sito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti . Una mobilitazione destinata ad avere un impatto rilevante su migliaia di viaggiatori italiani e stranieri. Secondo le stime di ItaliaRimborso, potrebbero essere circa 50.000 i passeggeri coinvolti tra ritardi e, soprattutto, cancellazioni di voli nazionali e internazionali. Lo sciopero arriva in un momento delicato, nelle ultime battute dell’estate, periodo che ha visto un forte incremento delle destinazioni operate dalle compagnie aeree e, parallelamente, un aumento dei disservizi e delle agitazioni sindacali. Dovrebbe essere pubblicata a breve la lista dei voli garantiti che solitamente ufficializza Enac. Le compagnie stanno già informando i passeggeri delle cancellazioni previste, proponendo soluzioni alternative ove disponibili. Ai viaggiatori è raccomandato di verificare con attenzione lo stato del proprio volo tramite il codice PNR sui siti delle compagnie o degli aeroporti, così da monitorare eventuali modifiche. In caso di cancellazione, il passeggero ha diritto all’assistenza del vettore e nello specifico riprotezione su un volo alternativo oppure rimborso integrale del biglietto. Qualora questa assistenza non venga fornita, è possibile organizzarsi autonomamente acquistando un nuovo volo, anche con un’altra compagnia, conservando scontrini e fatture di tutte le spese extra sostenute (trasferimenti, hotel, pasti, oltre che il nuovo volo). Il Regolamento UE 261/2004 non prevede compensazione pecuniaria in caso di sciopero del comparto aereo italiano, considerato una circostanza eccezionale. Resta comunque garantito il diritto al rimborso delle spese documentate necessarie per raggiungere la destinazione finale. “La stagione estiva ha evidenziato una crescita costante dei viaggiatori – spiega Felice D’Angelo, CEO di ItaliaRimborso – ma parallelamente sono aumentati disservizi e scioperi, con passeggeri costretti a subire ritardi o cancellazioni. Chi non viene riprotetto può sostituirsi all’assistenza della compagnia, sostenere le spese per raggiungere la destinazione e successivamente avviare un reclamo di rimborso rivolgendosi al vettore o a una claim company come la nostra”. D’Angelo ribadisce i diritti del viaggiatore: “In caso di sciopero non spetta la compensazione pecuniaria prevista dal Regolamento 261/2004, che va da 250 a 600 euro, ma esclusivamente il rimborso delle spese sostenute e documentate per raggiungere la destinazione”. Lo sciopero del 13 settembre rischia dunque di incidere in modo significativo sui piani di viaggio di molti. Essere informati in anticipo sui propri diritti può fare la differenza nella gestione dei disagi. Ulteriori dettagli sul rimborso delle spese legate allo sciopero sono disponibili al link dedicato rimborso sciopero aerei .
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