L’altra metà del pentagramma

Anna Maria Rengo • 19 gennaio 2026

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Con Cinzia Proietti ed Emanuele Stracchi alla scoperta di Barbara Strozzi, una delle pochissime compositrici del Barocco italiano la cui storia e produzione musicale è giunta fino ai giorni nostri.



Quando si pensa alla storia della musica classica (italiana e non solo) nella mente si affollano tanti personaggi maschili giunti alla fama e all’immortalità grazie alle loro sonate, sinfonie, opere liriche. Ma c’è una storia parallela che vede anche le donne protagoniste, per quanto le loro produzioni artistiche siano meno conosciute, almeno dal vasto pubblico. Ben venga dunque, in questa opera di valorizzazione e conoscenza di un patrimonio artistico di grande interesse, il saggio della musicista e scrittrice Cinzia Proietti e del compositore Emanuele Stracchi “La mia donna perché canta” (Edizioni Romana Musica) dedicato a Barbara Strozzi, una delle compositrici più emblematiche del Barocco italiano, saggio che offre un'analisi approfondita dell'Aria n. 25, tratta dall'Op. 2. Appunto, “La mia donna perché canta” ossia il titolo del saggio.


Ma andiamo con ordine.

Da dove nasce l’interesse per Barbara Strozzi e come si inserisce la sua opera nel contesto storico-musicale? Lo chiediamo a Cinzia, che ha curato la prima parte del libro.

“Questo lavoro nasce dall’interesse a riscoprire e valorizzare una figura femminile di spicco nel panorama musicale del XVII secolo. Nata a Venezia nel 1619, Barbara Strozzi fu una compositrice e interprete di notevole rilevanza, capace di esplorare una vasta gamma di affetti. Considerata la più prolifica nella musica da camera profana seicentesca, è compositrice di oltre 100 lavori, nei quali emergono grande semplicità e naturalezza, grazia e finezza di gusto, tratti distintivi di una vera femminilità. L’aria ‘La mia donna perché canta’, oggetto di analisi, è stata scelta per le sue caratteristiche stilistiche, compositive e interpretative. Quest’opera costituisce una testimonianza significativa del fervore artistico, culturale e musicale della Venezia seicentesca, nonostante le restrizioni socio-culturali che gravavano sulle donne del tempo. In un contesto storico-musicale dominato da figure maschili, che escludeva le donne dalle posizioni di leadership nel campo musicale, la Strozzi riuscì a emergere e distinguersi. La sua capacità creativa, di grande intensità espressiva, ha suscitato un rinnovato interesse nei suoi confronti, mettendo in luce il contributo significativo che ella ha dato al repertorio vocale barocco.”


La storia dell’arte, dalla musica alla pittura alla scrittura, è avarissima di protagoniste (o anche solo comparse) femminili. Cosa significava per Barbara Strozzi essere una compositrice della sua epoca?


“Fra Sei e Settecento si ebbe una ricca fioritura di ingegni figure femminili nei campi delle lettere, della saggistica e delle arti figurative, in particolare nel contesto veneziano. A partire dal Rinascimento si consolidò, all'interno dell’aristocrazia e del ceto mercantile, l’usanza di offrire l’opportunità di accedere alla cultura e di valorizzare le proprie attitudini creative. Accanto all’insegnamento di scrittura, lettura, aritmetica, storia, lingue classiche e moderne, nonché alle attività considerate tradizionalmente femminili, come la cucina e il cucito, trovarono spazio anche discipline artistiche quali la danza, le arti figurative e la musica. Nel panorama musicale italiano, le donne erano prevalentemente attive come cantanti, mentre il ruolo di compositrice rimaneva fortemente limitato. Essere una donna compositrice nel XVII secolo significava confrontarsi con barriere sociali e culturali particolarmente restrittive. L'epoca barocca, pur essendo caratterizzata da un intenso fermento artistico e intellettuale, continuava infatti a considerare la musica, soprattutto nella sua dimensione professionale, come dominio esclusivo degli uomini. Tuttavia, Barbara Strozzi riuscì ad affermarsi grazie al suo eccezionale talento e al sostegno di influenti mecenati, che la favorirono nella carriera musicale.”


Nella prima parte del libro, da te curata, proponi un’approfondita analisi filologica, armonica e melodica dell’aria “La mia donna perché canta”, con una trascrizione moderna del brano e una lettura del testo poetico che ne rivela la complessità simbolica. Qual è dunque il valore simbolico del testo?


“L’aria di Barbara Strozzi si inserisce perfettamente nel contesto sociale e culturale della Venezia del Seicento, dove le donne, soprattutto quelle attive nel mondo della musica e della scena, venivano frequentemente etichettate come cortigiane o figure di secondaria importanza, nonostante la loro indiscutibile abilità artistica. Il brano ha un tono sarcastico e pungente, riflettendo sulle dinamiche di potere tra i sessi. La composizione utilizza un espediente musicale che richiama la solmisazione, un gioco linguistico che sottintende, attraverso il canto, un gioco di parole e metafore, rivelando implicitamente le tensioni tra i ruoli tradizionali e le sfide alle convenzioni sociali. Il testo ironizza sull’inganno e sull’astuzia della protagonista, una donna che, nel brano, non rappresenta la figura dolce o affettuosa, ma quella di una cantante scaltra e consapevole, capace di manipolare la situazione a suo favore. Il contrasto tra la donna astuta e l'uomo ingenuo diventa quindi una metafora della realtà sociale dell'epoca, in cui le donne erano spesso ridotte a ruoli marginali o denigratori, ma in cui alcune, come Strozzi, riuscivano a farsi strada con determinazione e ingegno. La composizione di Strozzi può anche essere vista come sottile forma di denuncia, che riflette sulle difficoltà delle donne nel guadagnarsi rispetto e autorevolezza e sulla loro necessità di navigare tra le difficili dinamiche di potere e stereotipi sociali.”

Nella seconda parte del saggio, firmata da Emanuele Stracchi, si passa poi a un’esplorazione innovativa della composizione attraverso sei rielaborazioni stilistiche che spaziano dal barocco alla musica contemporanea.


A Emanuele chiediamo dunque: in che modo la compositrice ha anticipato tendenze stilistiche sviluppate nelle epoche successive?

 

“Barbara Strozzi è totalmente figlia del suo tempo. La prassi delle diminuzioni, delle variazioni continue su un basso, su un ostinato o su cellule melodiche semplici era già parte integrante del bagaglio tecnico e culturale di ogni musicista del Seicento: improvvisare, fiorire una linea, variarla costantemente era una competenza normale, soprattutto nella pratica contrappuntistica e nel rapporto tra voce e basso continuo.

La sua grandezza non sta quindi nell’inventare questa prassi, ma nel modo personale e intensamente espressivo con cui la utilizza. In ‘La mia donna perché canta’ si avverte una libertà retorica fortissima: la melodia nasce spesso da strutture semplici, quasi elementari, che vengono poi decorate, espanse, trasformate in funzione diretta del testo e degli affetti. Tutto questo è pienamente appartenente alla prassi compositiva antica, ma proprio per questo diventa un terreno ideale di dialogo con il futuro…

In questo senso Strozzi non ‘anticipa’ consapevolmente le epoche successive, ma offre un materiale che può dialogare molto bene con esse: la sua attenzione alla parola e all’affetto la rende sorprendentemente vicina all’idea romantica di musica come espressione interiore; la pratica di partire da un nucleo semplice e trasformarlo continuamente rende il suo linguaggio naturalmente compatibile con il principio della variazione, che sarà centrale nel classicismo, nel romanticismo e anche in molte pratiche moderne e contemporanee.

La sua musica - pur radicata profondamente nel Seicento - contiene quella che chiamerei ‘duttilità’, tale da permette di attraversare gli stili senza forzature: è proprio perché è così autenticamente antica che può diventare materia viva per un dialogo con altri linguaggi. Non è un caso che la musica di Bach o quella di altri autori che si inscrivono nella prassi antica si sposa bene con la rielaborazione, la composizione ex novo (penso alla Passacaglia o al basso ostinato) e all’improvvisazione jazzistica.”


In che modo hai curato le rielaborazioni stilistiche e ci sarà o c’è già stata la possibilità di ascoltarle dal vivo?


“Io ho lavorato partendo dall’aria di Strozzi come da un vero e proprio ‘nucleo generativo’: ho analizzato struttura, melodia, armonia e ritmo per estrarne l’essenza, il materiale minimo da cui far nascere nuove musiche. Da lì ho costruito una serie di interpolazioni e rielaborazioni che mettono questo nucleo in dialogo con stili diversi: dal classicismo viennese al romanticismo, dall’opera lirica italiana al modernismo, fino alla musica contemporanea. Il brano che chiude la piccola raccolta infatti è costruita sull’idea di variazione “evolutiva”, per la quale si parte da un brevissimo frammento e lo si fa germinare attraverso continue manipolazioni, quasi omaggiando alcuni pensieri di Franco Donatoni.

Non si tratta di semplici ‘imitazioni di stile’, ma di veri brani nuovi, inediti, in cui il materiale di Strozzi viene trasformato, frammentato, ricomposto, a volte quasi nascosto, a volte dichiarato apertamente. L’idea è che il passato non venga musealizzato, ma rimesso in circolo come materia viva, capace di generare altra musica. Per quanto riguarda l’ascolto, al momento siamo ancora in una fase di work in progress. Insieme a Cinzia Proietti, stiamo organizzando sia la presentazione del libro sia le prime esecuzioni assolute di queste composizioni, che sono previste nel corso del 2026. L’auspicio è che il progetto non resti confinato alla pagina scritta, ma possa vivere pienamente anche nella dimensione sonora e performativa.”


La contaminazione tra generi e tra diverse epoche musicali è tema dibattuto e divisivo. Qual è la tua opinione in merito?


“Io sono decisamente favorevole alla contaminazione tra generi e tra epoche, ma non a qualunque costo. Credo che il dialogo abbia senso solo se è sincero e necessario dal punto di vista musicale, non se è un’operazione di superficie o di moda.

La contaminazione è feconda quando crea vere occasioni creative, quando genera qualcosa che prima non c’era e che ha davvero qualcosa da dire. Non deve essere un collage decorativo. Credo valga la pena parlare di un “confronto” profondo, ovvero tra linguaggi, tecniche, sensibilità diverse... In questo senso, lavorare su Barbara Strozzi e farla dialogare con Haydn, Mozart, Schubert, Verdi, Gershwin o Ligeti è forse in parte un gioco intellettuale, ma anche un modo per mostrare che certe idee musicali attraversano i secoli e possono ancora parlare al presente. È anche un modo per mostrare la potenza della tonalità e delle sue possibili aperture sul terreno modale e atonale.

Se la contaminazione nasce da un ascolto attento, da uno studio serio e da un’urgenza espressiva reale, allora non indebolisce le identità, ma le rende più consapevoli e più vive.”

Il saggio è completato da una prefazione di Aurelio Canonici, una nota critica di Fabio Serani e una grafica di Chiara Morelli che arricchiscono il contesto storico, musicale ed estetico dell’opera.

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Autore: Redazione 18 agosto 2026
Il Comitato di redazione del Tg3 esprime profonda preoccupazione e sconcerto di fronte ai duri e continui attacchi sferrati in queste ore contro "Report", storico programma d'inchiesta e pilastro fondamentale del palinsesto di Rai3. La vicenda giudiziaria che vede coinvolto Sigfrido Ranucci – e che lo qualifica attualmente come parte lesa e vittima – seguirà il suo naturale corso istituzionale. La magistratura accerterà i fatti con la dovuta autonomia. Risulta tuttavia del tutto inaccettabile che tale situazione venga strumentalizzata come pretesto per smantellare una trasmissione che rappresenta l'essenza stessa del servizio pubblico in Italia. Il valore di "Report" risiede unicamente nella veridicità delle sue video-inchieste. Le rivelazioni della redazione hanno sempre resistito al vaglio della magistratura e a ogni querela di parte, garantendo all'azienda ascolti straordinari a fronte di budget di produzione estremamente limitati. È evidente come sia proprio questa indipendenza giornalistica a risultare scomoda. Denunciamo inoltre con forza la diffamatoria campagna mediatica in corso, alimentata dalla diffusione strumentale dei costi lordi di produzione (comprensivi di trasferte, troupe e logistica), artatamente spacciati per i compensi netti degli inviati. Si tratta dell'ennesima dimostrazione di malafede editoriale. È fin troppo chiaro il disegno commerciale e politico portato avanti da testate appartenenti a gruppi editoriali concorrenti, i quali tentano da mesi di erodere il pubblico di Rai3 e indebolire l'intera azienda. Rivolgiamo un appello fermo e urgente ai vertici della Rai: tutelare Rai3 e le sue voci libere significa difendere la dignità del servizio pubblico radiotelevisivo. Non permetteremo che Rai3 muoia. Viva Rai3, viva il giornalismo d'inchiesta.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
“Ci ha lasciato un grande campione, simbolo autentico del trotto. Varenne ha fatto la storia dell'ippica italiana e internazionale, scrivendo pagine epiche per lo sport insieme al suo storico driver Giampaolo Minnucci”. Lo dichiara in una nota il Sottosegretario al Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf), Senatore Patrizio La Pietra.  “ Il 'Capitano' – prosegue il Sottosegretario – ha saputo sorprendere tutti fin dal suo esordio in pista. È stato merito dell'intuito e della passione di Enzo Giordano se questo straordinario cavallo ha potuto iniziare un'epopea leggendaria, che abbiamo ammirato per molti anni e di cui conserveremo la memoria per sempre. Ho avuto il grande piacere personale di vederlo in diverse occasioni, tra cui Fieracavalli a Verona, quando ormai le gare erano un bellissimo ricordo ma l'ammirazione dei tifosi restava immutata nel celebrarlo. Un tributo d'onore che il 'Capitano' ha meritato come nessun altro nel mondo dell'ippica. Addio Varenne, immenso campione”.
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Il Presidente Usa assicura: "Hormuz aperto e operativo", ma lo smentiscono i dati del traffico marittimo. Alert degli Emirati Arabi per minaccia missilistica ROMA – Dopo l’Alaska, le mire territoriali di Donald Trump si spostano in Medio Oriente, direttamente nel conteso Stretto di Hormuz, sempre più determinante nel braccio di ferro con l’Iran e per le sorti dell’economia mondiale. E così spunta l’ultima boutade social del presidente degli Stati Uniti che, dal suo social Truth, posta la cartina di Hormuz con la sovrastante scritta “New Us Territory”, ovvero ‘nuovo territorio statunitense’. TRUMP: “NESSUN COLLOQUIO CON L’IRAN, LO STRETTO DI HORMUZ APERTO E OPERATIVO” Come gettare benzina sul fuoco nella guerra con l’Iran, dopo le minacce estese ieri dal Tycoon anche all’Oman , ‘reo’ di condurre negoziati paralleli con Teheran proprio per il controllo dello Stretto. Poche ore dopo, i raid social di Trump proseguono, con un post in cui dà i suoi aggiornamenti sul conflitto in corso e soprattutto torna a parlare dello stretto di Hormuz. “Non ci sono colloqui o conversazioni in corso, né programmati, con la Repubblica Islamica dell’Iran- scrive Trump- Il Blocco Navale rimane pienamente in vigore ed efficace. Lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo. Tutte le mine marine sono state rimosse o fatte detonare”. Dichiarazioni, queste ultime che però sembrano andare nella direzione contraria a quanto sostenuto solo ieri da Jared Kushner, genero e inviato speciale di Trump. “Non posso entrare nei dettagli, ma posso dire che i colloqui tra il governo statunitense e diverse aree del governo iraniano in tutti i settori sono probabilmente più intensi che mai”, ha dichiarato infatti Kushner a Fox News, mostrandosi ottimista riguardo ai colloqui che, a suo dire erano invece ancora in corso”. LA SMENTITA DI KPLER: “NELLO STRETTO DI HORMUZ TRAFFICO MARITTIMO IN CALO” Ma soprattutto, le dichiarazioni sullo Stretto di Hormuz “aperto e operativo” sono smentite da Kpler, principale piattaforma di monitoraggio in tempo reale dei flussi di del traffico marittimo globale. “Il traffico di Hormuz diminuisce mentre i rischi aumentano”, riporta Kpler dai suoi canali social. “Il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz si è indebolito la scorsa settimana- riferisce la piattaforma di monitoraggio– con attraversamenti confermati in calo del 19,5% a 95“. Secondo gli ultimi dati, pubblicati ieri, lunedì 17 agosto, il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz è rallentato anche durante il fine settimana, a seguito degli attacchi alle petroliere, mentre i colloqui tra Stati Uniti e Iran per risolvere il conflitto in Medio Oriente sono in fase di stallo. Secondo i dati di tracciamento navale di Kpler, sabato cinque navi mercantili hanno attraversato lo stretto, mentre per domenica non ne è stata registrata alcuna, contro le 31 del fine settimana precedente. ALERT DEGLI EMIRATI ARABI: “MINACCIA MISSILISTICA”. ALLARME RIENTRATO La tensione resta altissima nei Paesi del Golfo. Nel pomeriggio di oggi,martedì 18 agosto, gli Emirati Arabi Uniti hanno emesso un’allerta alla popolazione per “potenziali minacce missilistiche”. Si tratta del primo avviso di questo tipo dopo uno stop di diversi mesi: l’ultimo risale allo scorso maggio. “A causa della situazione attuale, potenziali minacce missilistiche, cercate immediatamente un luogo sicuro nell’edificio protetto più vicino”, riferisce il ministero dell’Interno emiratino, che ha raggiunto la popolazione sui telefoni. Si sarebbero udite esplosioni a Dubai: il ministro della Difesa fa sapere che potrebbero essere il risultato dell’attivazione delle difese aeree. L’Autorità nazionale per la gestione delle emergenze, delle crisi e dei disastri ha invitato la popolazione “a rimanere in un luogo sicuro e seguire gli aggiornamenti”. Dopo qualche ora, i cittadini sono stati raggiunti da un avviso telefonico per aggiornarli sulla fine della minaccia missilistica e sulla possibilità di riprendere le normali attività.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
“Varenne non e’ stato semplicemente il piu’ grande trottatore della storia. E’ stato un campione italiano nel senso piu’ pieno del termine. Uno di quei fuoriclasse che riescono a superare i confini dello sport per entrare nel cuore delle persone. Quando correva, correva l’Italia: ci ha fatto emozionare, ci ha fatto esultare, ci ha reso orgogliosi di essere italiani portando il nostro Tricolore sui piu’ importanti ippodromi del mondo. Oggi se ne va il Capitano e con lui se ne va una pagina irripetibile dello sport italiano e dell’ippica mondiale”. Con queste parole il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, ricorda Varenne, il leggendario trottatore scomparso all’eta’ di 31 anni. “Ho avuto la fortuna di incontrarlo piu’ volte ricorda il Presidente Zaia e ogni volta era impressionante vedere quanto affetto riuscisse ancora a raccogliere attorno a se’. Da Ministro delle Politiche Agricole volli portarlo a Fieracavalli Verona, quando aveva ormai concluso la sua straordinaria carriera agonistica, per tributargli un passaggio d’onore davanti a migliaia di persone. E l’ho rivisto ancora negli ultimi anni, sempre accolto come una vera star. Perche’ Varenne aveva compiuto qualcosa di rarissimo: era uscito dagli ippodromi per entrare nelle case degli italiani. Era un cavallo buono, docile, amico di tutti. I bambini gli correvano incontro con gli occhi pieni di meraviglia e gli adulti ritrovavano in lui il fascino di un campione capace di emozionare intere generazioni. Lo conoscevano e gli volevano bene anche persone che non avevano mai seguito una corsa di trotto”. “I numeri raccontano solo in parte la grandezza del Capitano - prosegue il Presidente Zaia : 73 corse disputate, 62 vittorie, oltre sei milioni di euro di montepremi, due Prix d’Amerique a Parigi, tre Gran Premi della Lotteria di Agnano, due Elitloppet a Stoccolma e un’infinità di altri trionfi internazionali che lo hanno reso una leggenda vivente. Ma l’eredità più grande che ci lascia non è scritta negli albi d’oro, bensì nella memoria collettiva di un intero Paese. Varenne ha nobilitato l'ippica e ha dimostrato al mondo l'eccellenza e il cuore dell'Italia. Oggi lo salutiamo con profonda commozione, consapevoli che un campione così non nascerà mai più.  Buon viaggio, Capitano”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
«Oggi ci lascia Varenne, il "Figlio del Vento", probabilmente il miglior cavallo che abbia mai calcato una pista di trotto al mondo. Ci ha emozionati battendo record, dominando con il suo carisma le più grandi competizioni internazionali e scrivendo pagine indimenticabili della storia dell’ippica. Ho avuto l’onore di premiare la sua straordinaria carriera a Verona, durante Fieracavalli. Oggi se ne va un cavallo straordinario, ma resta il mito. E l’impronta dei suoi ferri resterà per sempre nella storia dell’ippica. A tutti gli appassionati e a quanti hanno seguito da vicino le grandi imprese del "Capitano", esprimo il mio più sentito cordoglio. Addio, grandissimo Campione italiano».
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
Oggi il mondo piange Varenne, il più grande trottatore della storia, scomparso all'età di 31 anni. Più che un campione delle piste, "Il Capitano" è stato un fenomeno sociale e un compagno di vita indimenticabile per chi ha avuto il privilegio di stargli accanto. A farsi portavoce del dolore e dell'immensa gratitudine di tutto l'entourage è lo storico ex manager Rolando Luzi, che con profonda commozione ha voluto ricordare l'impatto straordinario del campione : "Varenne ha cambiato la vita di tutti noi. Per noi non era semplicemente un cavallo, ma un essere umano". Parole che racchiudono l'essenza di un legame che andava ben oltre lo sport. Varenne ha unito l'Italia e ha conquistato il mondo, dominando i templi del trotto da Parigi a New York con una superiorità e un carisma mai visti prima. Con i suoi trionfi memorabili, il Capitano ha scritto pagine di storia indelebili, lasciando un patrimonio di emozioni che il tempo non potrà mai cancellare.  Oggi Varenne corre nei prati più alti, raggiungendo il suo storico proprietario Enzo Giordano. Il team ringrazia tutti i tifosi e gli appassionati che in queste ore stanno stringendosi attorno al ricordo del trottatore di tutti i tempi.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
Situazione sotto controllo, nessun danno segnalato L'Amministrazione Comunale di Oliveri informa la cittadinanza in merito agli eventi sismici registrati nella mattinata odierna dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). L'INGV ha rilevato due scosse a brevissima distanza di tempo l'una dall'altra: la prima, di magnitudo 3.7, è avvenuta alle ore 10:07; la seconda, di magnitudo 3.3, è seguita pochi secondi dopo. Entrambi i sismi sono stati localizzati a una profondità compresa tra i 9 e i 10 chilometri, con epicentro a pochissimi chilometri dal centro abitato di Oliveri. Il movimento tellurico è stato avvertito distintamente in tutta la provincia di Messina e lungo la fascia costiera calabrese, in particolare a Reggio Calabria e Campo Calabro, generando comprensibile preoccupazione tra la popolazione. Si rende noto che, a seguito dei tempestivi controlli effettuati sul territorio, al momento non si registrano danni a persone, edifici o cose. La situazione rimane costantemente monitorata dalle autorità locali. Gli uffici competenti sono in diretto e continuo contatto con la Protezione Civile e gli organi preposti per seguire l'evolversi della situazione. L’Amministrazione Comunale invita tutta la cittadinanza a mantenere la calma, a evitare allarmismi ingiustificati e a non diffondere notizie prive di verifiche ufficiali. Eventuali aggiornamenti verranno comunicati tempestivamente tramite i canali istituzionali del Comune.
Autore: AGENZIA DIRE 18 agosto 2026
La sorella del magistrato ucciso dalla mafia: "Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano" ROMA – “Ho letto oggi sul ‘Fatto Quotidiano’, nella rubrica di Marco Travaglio ‘Ma mi faccia il piacere’, un passaggio dedicato a mio fratello Giovanni che mi ha profondamente amareggiata. Commentando l’articolo del Foglio del 14 agosto, nel quale Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala affermano che ‘Falcone non avrebbe cenato con Lavitola’, Travaglio liquida la questione con una battuta: ‘Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti’. È una frase che trovo indegna, un esempio di cattivo giornalismo, costruito sulla battuta anziché sulla verità dei fatti. Mio fratello non lavorava per il governo di Giulio Andreotti. Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano”. Lo dice Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso nella strage di Capaci, in un lungo intervento pubblicato sulla pagina Facebook della Fondazione Falcone dopo le polemiche sull’amicizia tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. “Quando, nel 1991, Giovanni accettò l’incarico di Direttore generale degli Affari penali al ministero della Giustizia, non lasciò Palermo per avvicinarsi alla politica: fu Palermo, in qualche modo, a costringerlo ad andare via – scrive Maria Falcone -. Era stato progressivamente isolato, delegittimato e ostacolato oltreché per timori delle loro connivenze anche per una certa ampia invidia, proprio mentre conduceva la battaglia più difficile contro Cosa nostra. A delegittimarlo contribuirono una certa politica, un cattivo giornalismo che anche allora come ora preferiva il sospetto alla verità dei fatti e, dolorosamente, anche una parte della stessa magistratura e diversi suoi colleghi. Giovanni non abbandonò la lotta alla mafia: la portò nel cuore dello Stato. Portò con sé l’esperienza enorme e la consapevolezza che, per sconfiggere Cosa nostra, non bastavano il coraggio e la capacità dei singoli magistrati: bisognava cambiare gli strumenti, le strutture e il modo stesso con cui lo Stato organizzava la propria risposta alla criminalità mafiosa”. Maria Falcone poi ricorda che “i risultati di quei quindici mesi parlano più di qualsiasi polemica. Giovanni – osserva – realizzò in maniera determinante la costruzione di una nuova architettura dell’antimafia italiana: la Direzione nazionale antimafia, le Direzioni distrettuali antimafia, la Direzione investigativa antimafia, un più efficace coordinamento delle indagini e il rafforzamento degli strumenti legislativi contro la criminalità organizzata e della collaborazione con la giustizia. Quello che qualcuno oggi maldestramente tenta di rappresentare con una battuta come una vicinanza a un governo fu, in realtà, uno dei periodi più importanti della sua vita istituzionale, un anno e mezzo o poco meno nel quale riuscì a trasformare anni di esperienza nella lotta alla mafia in strumenti concreti dello Stato contro Cosa nostra”. Maria Falcone quindi ribadisce: “Giovanni non apparteneva a un governo. Non apparteneva a un partito, mentre oggi molti rincorrono seggi e poltrone. Non apparteneva a una parte politica. Giovanni Falcone apparteneva e appartiene allo Stato, alla Repubblica e a tutti gli italiani. Ed è proprio per questo che considero ancora più doloroso vedere il suo nome utilizzato, trentaquattro anni dopo la strage di Capaci, come argomento di una polemica politica. Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte sono tra i morti che più onorano l’Italia – conclude – e se non si riesce ad avere rispetto della loro storia, qualche volta il silenzio è la scelta più dignitosa”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
I dieci migliori driver si sfidano in sei corse mozzafiato per conquistare l'accesso al decisivo race-off finale. Questa sera i riflettori dell'Ippodromo del Savio si accendono per l'atto conclusivo del Tomaso Grassi Drivers Award – Trofeo 50° CAIEC, uno degli eventi ippici più attesi e sentiti dagli appassionati del trotto nazionale. I dieci protagonisti della manifestazione si daranno battaglia lungo sei corse elettrizzanti, valide per raccogliere i punti necessari ad accedere all'attesissimo race-off finale che decreterà il campione dell'edizione 2026. L'Albo d'oro della competizione vanta nomi leggendari, a partire da Edy Gubellini, che inaugurò la prima edizione nel 1995. Suo figlio, Pietro Gubellini, ha poi conquistato il trofeo per tre volte, inclusa la storica edizione del 2003 chiusa in ex aequo con Giampaolo Minnucci. I primatisti assoluti restano Enrico Bellei e Roberto Vecchione, entrambi a quota quattro vittorie. Proprio Roberto Vecchione sarà l’unico plurivincitore presente in pista questa sera. Al suo fianco, fari puntati sul campione uscente Vincenzo Gallo, rientrato in gara grazie a un repêchage dopo aver saltato la semifinale per infortunio. Il livello dei partecipanti promette grande spettacolo. Tra i candidati al titolo spicca il "catch" Maurizio Cheli, secondo nel 2025 e a caccia del gradino più alto, insieme ad Antonio Greppi, già vincitore nel 2013. In pista ci sarà anche una vera leggenda vivente, Giampaolo Minnucci, l'uomo che ha guidato il mitico Varenne sul tetto del mondo. Non da meno il talento cristallino di Antonio Di Nardo, tra i driver più richiesti dai migliori trainer per la sua straordinaria bacheca ricca di successi nei Derby e nelle Oaks. A chiudere il cerchio dei favoriti, la giovinezza del promettente Lorenzo Talpo Jr, la "mascotte" del gruppo, arrivato meritatamente in finale con l'ambizione di firmare una clamorosa impresa. L'appuntamento è per questa sera all'Ippodromo del Savio di Cesena: la corsa al titolo di miglior driver del 2026 sta per cominciare.
Autore: AGENZIA DIRE 18 agosto 2026
Licenziato Kevin Lamour, il direttore esecutivo che lo aveva duramente attaccato per il progetto di vendita dei diritti tv dei Mondiali. Platini lo considerava quasi un figlio ROMA – Kevin Lamour lo sapeva. Aveva calcolato il rischio, l’aveva accettato consapevolmente, e ora il conto è arrivato: il direttore operativo della FIFA è stato licenziato dopo aver criticato apertamente il fallimentare piano di Gianni Infantino di vendere parte dei diritti dei Mondiali a investitori privati. Il manager francese, arrivato alla federazione meno di due anni fa dopo una lunga esperienza ai vertici della UEFA, si era espresso senza mezzi termini contro il progetto, sostenendo che l’amministrazione FIFA fosse stata “ingannata” e che il presidente “crede di incarnare la Fifa quando dovrebbe essere al suo servizio”. Sapeva bene a cosa andava incontro: “Se questo significa che perderò il lavoro, che così sia. Capirò e rispetterò questa decisione. Almeno dormirò sonni tranquilli stanotte”. Chi conosce Lamour racconta però che quell’uscita pubblica, quella presa di posizione così netta, non gli somigliava affatto. Non era da lui. Direttore operativo e numero tre della FIFA per quasi due anni, ma soprattutto figura di lungo corso ai vertici del calcio mondiale – attivo da oltre vent’anni nel settore – Lamour, 45 anni, è da sempre uno dei dirigenti francesi più noti nell’ambiente e al tempo stesso meno conosciuti al grande pubblico. Un uomo che ha sempre preferito muoversi nell’ombra, e che avrebbe volentieri evitato questa improvvisa esposizione mediatica, scrive L’Equipe nel ritratto che gli dedica. “È una persona brillante che non cerca i riflettori e non aspira alla fama. Bisogna interpretarlo come un’espressione di totale esasperazione”, dice William Gaillard, suo ex collega alla UEFA quando era principale consigliere di Michel Platini: Nei corridoi di Nyon circolavano da sempre dubbi sul suo reale ruolo. C’era chi si chiedeva se non fosse semplicemente una marionetta di Platini. “Era più un addetto stampa che un segretario personale”, ha ironizzato un ex dirigente. Si diceva anche fosse il figlio di Jean-François Lamour, all’epoca ministro dello Sport francese – voce che lui stesso ha sempre smentito con i nuovi colleghi: suo padre è in realtà Jean-Louis Lamour, ex direttore dello Stade Brestois, ispettore di polizia e responsabile della sicurezza della nazionale francese negli anni di Platini. Gaillard ricorda i suoi esordi accanto al presidente francese: “Con Platini, all’inizio, era un po’ un factotum. Alle riunioni tutti parlavano, poi a un certo punto lui riassumeva tutto e spiegava che bisognava prendere una decisione. E nessuno batteva ciglio. Tutto filava liscio”. In quel periodo, dietro Platini, Lamour formava un trio con Theodore Theodoridis- oggi segretario generale UEFA – e un certo Gianni Infantino, allora meticoloso stratega in ascesa. Il legame con Platini andava oltre il semplice rapporto professionale: Lamour lo accompagnava in ogni viaggio, e col tempo si sviluppò una fiducia tale che l’ex presidente UEFA arrivò a considerarlo quasi un secondo figlio. “Aveva un talento per dire a Platini, e poi a Gianni, cose diverse senza essere scortese. La sua opinione veniva persino richiesta”, racconta ancora Gaillard. “Questa è la sua forza: è molto calmo, elegante, non parla a voce alta, non fa scenate, non si mette in mostra. E non sembrava essersi montato la testa come tutti gli altri. Più si sale nella gerarchia, più bisogna indossare gli stivali da cowboy. È stato proprio questo a rovinare Gianni. Kevin è rispettato e apprezzato perché è discreto e affidabile”. Fu proprio un rigido codice di condotta personale a spingerlo alle dimissioni nel momento in cui vennero alla luce le accuse contro Platini, legate al presunto pagamento di due milioni di franchi svizzeri ricevuto da Sepp Blatter. “La questione non era se fosse legittimo o meno, ma il fatto che non ne fosse stato informato”, spiega Gaillard. “È un uomo di principi. Ma ci vuole coraggio per lasciare tutto a 35 anni”. La sua reputazione di uomo diplomatico, capace di mantenere equilibrio anche nei momenti di maggiore tensione, sembra essere universalmente riconosciuta: nessuno, tra chi lo ha conosciuto, è riuscito a fornire un giudizio negativo sul suo conto. Nel 2024, dopo un lungo corteggiamento, Lamour fece infine ritorno alla FIFA. Rispondeva direttamente a Grafström, operando allo stesso livello di Arsène Wenger e Jill Ellis per lo sviluppo, di Romy Gai per le questioni commerciali, e di Heimo Schirgi per l’organizzazione dei Mondiali. Tra le sue priorità dichiarate: ricucire i rapporti con i sindacati dei calciatori, le leghe europee e, soprattutto, la UEFA – nel tentativo di ricomporre una frattura storica tra due istituzioni da sempre rivali, assicurandosi ad esempio che l’organo di governo europeo non venisse a conoscenza di nuovi progetti FIFA dalla stampa, come purtroppo era già accaduto in passato. Proprio quell’ennesimo fallimento nella comunicazione tra le due federazioni sarebbe stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per Lamour, spingendolo a esporsi pubblicamente contro Infantino, consapevole dei rischi che questo comportava.
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