L’altra metà del pentagramma

Anna Maria Rengo • 19 gennaio 2026

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Con Cinzia Proietti ed Emanuele Stracchi alla scoperta di Barbara Strozzi, una delle pochissime compositrici del Barocco italiano la cui storia e produzione musicale è giunta fino ai giorni nostri.



Quando si pensa alla storia della musica classica (italiana e non solo) nella mente si affollano tanti personaggi maschili giunti alla fama e all’immortalità grazie alle loro sonate, sinfonie, opere liriche. Ma c’è una storia parallela che vede anche le donne protagoniste, per quanto le loro produzioni artistiche siano meno conosciute, almeno dal vasto pubblico. Ben venga dunque, in questa opera di valorizzazione e conoscenza di un patrimonio artistico di grande interesse, il saggio della musicista e scrittrice Cinzia Proietti e del compositore Emanuele Stracchi “La mia donna perché canta” (Edizioni Romana Musica) dedicato a Barbara Strozzi, una delle compositrici più emblematiche del Barocco italiano, saggio che offre un'analisi approfondita dell'Aria n. 25, tratta dall'Op. 2. Appunto, “La mia donna perché canta” ossia il titolo del saggio.


Ma andiamo con ordine.

Da dove nasce l’interesse per Barbara Strozzi e come si inserisce la sua opera nel contesto storico-musicale? Lo chiediamo a Cinzia, che ha curato la prima parte del libro.

“Questo lavoro nasce dall’interesse a riscoprire e valorizzare una figura femminile di spicco nel panorama musicale del XVII secolo. Nata a Venezia nel 1619, Barbara Strozzi fu una compositrice e interprete di notevole rilevanza, capace di esplorare una vasta gamma di affetti. Considerata la più prolifica nella musica da camera profana seicentesca, è compositrice di oltre 100 lavori, nei quali emergono grande semplicità e naturalezza, grazia e finezza di gusto, tratti distintivi di una vera femminilità. L’aria ‘La mia donna perché canta’, oggetto di analisi, è stata scelta per le sue caratteristiche stilistiche, compositive e interpretative. Quest’opera costituisce una testimonianza significativa del fervore artistico, culturale e musicale della Venezia seicentesca, nonostante le restrizioni socio-culturali che gravavano sulle donne del tempo. In un contesto storico-musicale dominato da figure maschili, che escludeva le donne dalle posizioni di leadership nel campo musicale, la Strozzi riuscì a emergere e distinguersi. La sua capacità creativa, di grande intensità espressiva, ha suscitato un rinnovato interesse nei suoi confronti, mettendo in luce il contributo significativo che ella ha dato al repertorio vocale barocco.”


La storia dell’arte, dalla musica alla pittura alla scrittura, è avarissima di protagoniste (o anche solo comparse) femminili. Cosa significava per Barbara Strozzi essere una compositrice della sua epoca?


“Fra Sei e Settecento si ebbe una ricca fioritura di ingegni figure femminili nei campi delle lettere, della saggistica e delle arti figurative, in particolare nel contesto veneziano. A partire dal Rinascimento si consolidò, all'interno dell’aristocrazia e del ceto mercantile, l’usanza di offrire l’opportunità di accedere alla cultura e di valorizzare le proprie attitudini creative. Accanto all’insegnamento di scrittura, lettura, aritmetica, storia, lingue classiche e moderne, nonché alle attività considerate tradizionalmente femminili, come la cucina e il cucito, trovarono spazio anche discipline artistiche quali la danza, le arti figurative e la musica. Nel panorama musicale italiano, le donne erano prevalentemente attive come cantanti, mentre il ruolo di compositrice rimaneva fortemente limitato. Essere una donna compositrice nel XVII secolo significava confrontarsi con barriere sociali e culturali particolarmente restrittive. L'epoca barocca, pur essendo caratterizzata da un intenso fermento artistico e intellettuale, continuava infatti a considerare la musica, soprattutto nella sua dimensione professionale, come dominio esclusivo degli uomini. Tuttavia, Barbara Strozzi riuscì ad affermarsi grazie al suo eccezionale talento e al sostegno di influenti mecenati, che la favorirono nella carriera musicale.”


Nella prima parte del libro, da te curata, proponi un’approfondita analisi filologica, armonica e melodica dell’aria “La mia donna perché canta”, con una trascrizione moderna del brano e una lettura del testo poetico che ne rivela la complessità simbolica. Qual è dunque il valore simbolico del testo?


“L’aria di Barbara Strozzi si inserisce perfettamente nel contesto sociale e culturale della Venezia del Seicento, dove le donne, soprattutto quelle attive nel mondo della musica e della scena, venivano frequentemente etichettate come cortigiane o figure di secondaria importanza, nonostante la loro indiscutibile abilità artistica. Il brano ha un tono sarcastico e pungente, riflettendo sulle dinamiche di potere tra i sessi. La composizione utilizza un espediente musicale che richiama la solmisazione, un gioco linguistico che sottintende, attraverso il canto, un gioco di parole e metafore, rivelando implicitamente le tensioni tra i ruoli tradizionali e le sfide alle convenzioni sociali. Il testo ironizza sull’inganno e sull’astuzia della protagonista, una donna che, nel brano, non rappresenta la figura dolce o affettuosa, ma quella di una cantante scaltra e consapevole, capace di manipolare la situazione a suo favore. Il contrasto tra la donna astuta e l'uomo ingenuo diventa quindi una metafora della realtà sociale dell'epoca, in cui le donne erano spesso ridotte a ruoli marginali o denigratori, ma in cui alcune, come Strozzi, riuscivano a farsi strada con determinazione e ingegno. La composizione di Strozzi può anche essere vista come sottile forma di denuncia, che riflette sulle difficoltà delle donne nel guadagnarsi rispetto e autorevolezza e sulla loro necessità di navigare tra le difficili dinamiche di potere e stereotipi sociali.”

Nella seconda parte del saggio, firmata da Emanuele Stracchi, si passa poi a un’esplorazione innovativa della composizione attraverso sei rielaborazioni stilistiche che spaziano dal barocco alla musica contemporanea.


A Emanuele chiediamo dunque: in che modo la compositrice ha anticipato tendenze stilistiche sviluppate nelle epoche successive?

 

“Barbara Strozzi è totalmente figlia del suo tempo. La prassi delle diminuzioni, delle variazioni continue su un basso, su un ostinato o su cellule melodiche semplici era già parte integrante del bagaglio tecnico e culturale di ogni musicista del Seicento: improvvisare, fiorire una linea, variarla costantemente era una competenza normale, soprattutto nella pratica contrappuntistica e nel rapporto tra voce e basso continuo.

La sua grandezza non sta quindi nell’inventare questa prassi, ma nel modo personale e intensamente espressivo con cui la utilizza. In ‘La mia donna perché canta’ si avverte una libertà retorica fortissima: la melodia nasce spesso da strutture semplici, quasi elementari, che vengono poi decorate, espanse, trasformate in funzione diretta del testo e degli affetti. Tutto questo è pienamente appartenente alla prassi compositiva antica, ma proprio per questo diventa un terreno ideale di dialogo con il futuro…

In questo senso Strozzi non ‘anticipa’ consapevolmente le epoche successive, ma offre un materiale che può dialogare molto bene con esse: la sua attenzione alla parola e all’affetto la rende sorprendentemente vicina all’idea romantica di musica come espressione interiore; la pratica di partire da un nucleo semplice e trasformarlo continuamente rende il suo linguaggio naturalmente compatibile con il principio della variazione, che sarà centrale nel classicismo, nel romanticismo e anche in molte pratiche moderne e contemporanee.

La sua musica - pur radicata profondamente nel Seicento - contiene quella che chiamerei ‘duttilità’, tale da permette di attraversare gli stili senza forzature: è proprio perché è così autenticamente antica che può diventare materia viva per un dialogo con altri linguaggi. Non è un caso che la musica di Bach o quella di altri autori che si inscrivono nella prassi antica si sposa bene con la rielaborazione, la composizione ex novo (penso alla Passacaglia o al basso ostinato) e all’improvvisazione jazzistica.”


In che modo hai curato le rielaborazioni stilistiche e ci sarà o c’è già stata la possibilità di ascoltarle dal vivo?


“Io ho lavorato partendo dall’aria di Strozzi come da un vero e proprio ‘nucleo generativo’: ho analizzato struttura, melodia, armonia e ritmo per estrarne l’essenza, il materiale minimo da cui far nascere nuove musiche. Da lì ho costruito una serie di interpolazioni e rielaborazioni che mettono questo nucleo in dialogo con stili diversi: dal classicismo viennese al romanticismo, dall’opera lirica italiana al modernismo, fino alla musica contemporanea. Il brano che chiude la piccola raccolta infatti è costruita sull’idea di variazione “evolutiva”, per la quale si parte da un brevissimo frammento e lo si fa germinare attraverso continue manipolazioni, quasi omaggiando alcuni pensieri di Franco Donatoni.

Non si tratta di semplici ‘imitazioni di stile’, ma di veri brani nuovi, inediti, in cui il materiale di Strozzi viene trasformato, frammentato, ricomposto, a volte quasi nascosto, a volte dichiarato apertamente. L’idea è che il passato non venga musealizzato, ma rimesso in circolo come materia viva, capace di generare altra musica. Per quanto riguarda l’ascolto, al momento siamo ancora in una fase di work in progress. Insieme a Cinzia Proietti, stiamo organizzando sia la presentazione del libro sia le prime esecuzioni assolute di queste composizioni, che sono previste nel corso del 2026. L’auspicio è che il progetto non resti confinato alla pagina scritta, ma possa vivere pienamente anche nella dimensione sonora e performativa.”


La contaminazione tra generi e tra diverse epoche musicali è tema dibattuto e divisivo. Qual è la tua opinione in merito?


“Io sono decisamente favorevole alla contaminazione tra generi e tra epoche, ma non a qualunque costo. Credo che il dialogo abbia senso solo se è sincero e necessario dal punto di vista musicale, non se è un’operazione di superficie o di moda.

La contaminazione è feconda quando crea vere occasioni creative, quando genera qualcosa che prima non c’era e che ha davvero qualcosa da dire. Non deve essere un collage decorativo. Credo valga la pena parlare di un “confronto” profondo, ovvero tra linguaggi, tecniche, sensibilità diverse... In questo senso, lavorare su Barbara Strozzi e farla dialogare con Haydn, Mozart, Schubert, Verdi, Gershwin o Ligeti è forse in parte un gioco intellettuale, ma anche un modo per mostrare che certe idee musicali attraversano i secoli e possono ancora parlare al presente. È anche un modo per mostrare la potenza della tonalità e delle sue possibili aperture sul terreno modale e atonale.

Se la contaminazione nasce da un ascolto attento, da uno studio serio e da un’urgenza espressiva reale, allora non indebolisce le identità, ma le rende più consapevoli e più vive.”

Il saggio è completato da una prefazione di Aurelio Canonici, una nota critica di Fabio Serani e una grafica di Chiara Morelli che arricchiscono il contesto storico, musicale ed estetico dell’opera.

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Sotto la nuova gestione della Caroli Global Service, l'Ippodromo Martini di Corridonia è pronto a brillare nuovamente. Dopo il grande successo registrato per la riapertura, domani 25 giugno la struttura apre le sue porte per un altro imperdibile appuntamento in notturna. Il fascino senza tempo dell'ippica incontra la magia di una notte d’estate all'aperto: dalle ore 21:00 alle 23:30, sei entusiasmanti corse terranno il pubblico con il fiato sospeso, offrendo uno spettacolo unico dove la potenza e l'eleganza dei cavalli saranno le vere protagoniste. L'evento è pensato per accogliere al meglio appassionati, curiosi e famiglie, trasformando la riunione di corse in una vera e propria festa all'aria aperta. Un'Accoglienza Speciale per il Pubblico · Comfort e Relax: ampi spazi verdi curati e tribune pronte a ospitare il pubblico in totale sicurezza. · Serata all'Aperto: l'atmosfera fresca e ventilata della sera è ideale per godersi lo spettacolo sotto il cielo stellato. · Punti di Ristoro: aree attive per tutta la durata dell'evento, perfette per un aperitivo, uno snack veloce o un drink rinfrescante tra una corsa e l'altra. Un Mondo a Misura di Bambino L'ippodromo diventa un parco giochi all'aperto per i più piccoli, garantendo il divertimento di tutta la famiglia: · Area Giochi Dedicata: spazi sicuri dove i bambini possono giocare liberamente. · Animazione e Intrattenimento: attività pensate per far vivere ai più piccoli una serata magica e spensierata. · Il Primo Incontro con i Cavalli: un'occasione unica per i bambini di avvicinarsi al maestoso mondo dei cavalli, scoprendo da vicino la bellezza di questi splendidi animali.  Il Fascino del Galoppo: Il Programma delle Corse Il programma sportivo prevede sei corse con una media eccellente di otto partenti per ciascuna gara, spaziando dai velocissimi 1.000 metri fino ai più impegnativi 2.150 metri. Il momento clou della serata andrà in scena alle ore 23:00 con la quinta corsa.
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L'ex sindaco di Roma lascia il carcere dopo un anno e mezzo: "Ho conosciuto una realtà terribile. Dobbiamo costruire un sovranismo sociale". Il racconto della prima giornata di libertà ROMA – “Martire sicuro, santo non lo so…”. Sorride Gianni Alemanno. All’ombra di un leccio, nel parco giochi di un centro sportivo a due passi dal carcere di Rebibbia, da dove è uscito poco prima delle 10 del mattino. Sono passate due ore, è madido di sudore. Mezzogiorno di fuoco a Roma. Ad attenderlo fuori dal penitenziario c’erano duecento persone. “Gianni! Gianni!”, gridavano. Si allungavano per toccarlo, fotografarlo, baciarlo. “Qua ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica”, dice lui che dalla cella ha pubblicato con costanza un diario. “Chiederò un incontro a Nordio”, promette. Le telecamere e i taccuini sono affamati di politica. “Stasera vedo Vannacci”, conferma l’ex sindaco. “Futuro Nazionale è il fatto nuovo osserva la speranza dell’Italia. Noi dobbiamo unire la destra sociale al sovranismo identitario, dobbiamo costruire un sovranismo sociale“. A vegliare su di lui c’è Massimo Arlechino, amico e compagno di avventure politiche, che a nome di Alemanno ha sciolto il movimento Indipendenza in Futuro Nazionale, entrando nell’esecutivo del partito di Vannacci. Ha una cartellina zeppa di date e trasmissioni: sono le richieste già arrivate per intervistare Alemanno nei prossimi giorni, giornali e tv. Finalmente libero da Rebibbia e dai suoi fan, Alemanno fila via nell’auto guidata da Arlechino diretto al ristorante ‘Mozzico’ all’interno di un grande centro sportivo sulla via Tiburtina. Chi paga venti euro si attovaglia con l’ex sindaco. Ma c’è ancora tempo per il pranzo. Prima selfie, abbracci, festeggiamenti. Lo portano lontano dalle tavolate, nel verde di un parchetto giochi per un poco di privacy. Col suo baricentro basso e le gambe leggermente divaricate Alemanno marcia alla Clint Eastwood verso l’ombra dei lecci. Fende un centro estivo a sinistra, coi bimbi che giocano a ruba bandiera in maglietta verde; mentre a destra le signore che fanno acquagym in piscina guardano interdette questo corteo festoso e sudato, capeggiato da un ex sindaco. “Oggi è san Giovanni, buon onomastico”, grida un uomo. Ed è qui che Alemanno sorride e sospira: “Martire sicuro, santo non lo so…”. Dietro a inseguire c’è Sylvie Lubamba, ex showgirl e da tempo vestale di Vannacci che, a dire il vero, non se la fila molto. Con lei un altro vannacciano, non identificato. “Visto quanti fan ha Gianni?”, domanda lei. “È come Vannacci- aggiunge- ma lo sa che il generale per accontentare tutti quelli che vogliono farsi una foto con lui salta persino i pasti?“. Stasera i due, Gianni e Roberto, si parleranno. Lubamba la butta là: “Io Alemanno lo vedo bene alla Giustizia”. L’uomo accanto si turba: “No, là ci sto io”. Lei lo fulmina, ma la discussione muore prima di iniziare perché la chiamano per un’intervista alla radio. Lei prontissima si lancia: “Sogno di fare la speaker”. Più tardi, a pranzo, riuscirà caparbia a sedere davanti ad Alemanno, grazie alla tenacia di una assistente che occupa due posti e ringhia a chiunque si avvicini. Nel parchetto, tra scivoli e altalene, Alemanno si prende l’amore dei suoi. Due uomini sono arrivati apposta da Bari, gli allungano un’icona di San Nicola. Un altro ha guidato dalla Calabria. Uno se ne va: “Io te saluto che devo anna’ a lavora’”, e giù risate. Arriva Mario Landolfi, erano insieme in An e al governo nel Berlusconi III. “Gianni è stato bravo perché ha riempito di contenuto un’esperienza terribile, ha pagato la passione per la politica”. Alemanno mastica amaro: “Chi va in carcere sono i più sfigati, non i più cattivi”. L’ex sindaco rivela di una visita in carcere ricevuta da Vannacci mesi fa e ricorda che diversi politici di destra sono andati a trovarlo, “ma appena si è diffusa la notizia che Indipendenza confluiva in Futuro Nazionale sono scomparsi tutti”. Tutti tutti? “L’unico con cui continuo a mantenere i contatti è La Russa, a lui non gliene frega un cazzo…”. A un militante brillano gli occhi: “Mi hanno raccontato che ha litigato di brutto con Arianna, che ha detto a Giorgia ‘scegli, o me o lei’. Non so se è vero…”. Continua la processione, abbracci sudati e saluti camerateschi, con gli avambracci. “Io sono la destra sociale – spiega Alemanno a una pattuglia di cronisti – non siamo mai stati estremisti”. Concede che “è impensabile pensarmi una cosa totalmente diversa da FdI. Non c’è astio da parte mia. Chi è di destra non può voler male a Meloni, ma non la sento dal ’22 ed è diventata una conservatrice, ma se in Italia da conservare non c’è niente!”. Stasera quindi vedrà Vannacci. Il battesimo della cosa nera, ancora un ristorante, stavolta sulla Flaminia. Una ventina i commensali. Tutti uomini tranne Caterina Galli e Annamaria Frigo, entrambe di Fn. Seppur “non condivido tutto di Vannacci”, Alemanno sa che l’operazione può rimetterlo in sella, lui che è un amante dei viaggi in moto. E allora accelera, a tutto gas: “Non vedo grandi differenze tra Vannacci e Almirante, il tema identitario e la sicurezza li uniscono. Vannacci sta rompendo il politicamente corretto e i luoghi comuni. La X Mas? Ma se ha fatto la gloria dell’Italia. Per noi giovani di destra negli anni Settanta la Folgore e il Col Moschin, El Alemain, erano la quintessenza della destra. Io sono figlio di un militare e se non mi fossi rotto una gamba a 15 anni avrei provato anche io a entrare nella Folgore. Penso che molti su Vannacci si convinceranno nei prossimi mesi”. Racconta del carcere, che “se lo prendi bene è una specie di monastero, ti rallenta la vita, riesci a riflettere profondamente. Io correvo, mi allenavo, lavavo i piatti, non mi sono mai sottratto. Ma oggi in carcere sta bene chi spaccia e traffica, non chi cerca di imparare un lavoro. Basta moltiplicare i reati, non serve a niente. La sicurezza dei cittadini si fa rieducando, non inasprendo le pene e riempiendo le carceri. Cosa mi è mancato di più? L’orizzonte- risponde- perché il carcere accorcia lo sguardo”. Più prosaicamente? “Un bicchiere di vino e la montagna. Appena potrò scapperò tra monti”. Arriva un prosecco e si brinda “alla libertà”. Le vette devono attendere. Spunta il figlio Manfredi, grande abbraccio. “Mia sorella, mio figlio, la mia ex moglie Isabella sono tutti meloniani, non vi sbagliate”, ride. Poi però dell’ex amica Giorgia dice: “Lei non può avere il monopolio della destra. Dire ‘la destra era mia’ non esiste come discorso. Dopo che si è diffusa la notizia del mio rapporto con Vannacci ho ricevuto messaggi per Vannacci dai detenuti, dalle guardie, dalle infermiere. Tutti pro Vannacci, se fossi Meloni non sottovalutarei il problema…”. Lo tirano via, è l’ora di pranzo. A un tratto Alemanno si smarca, si allontana da solo. Vestita color panna e con gli occhiali da sole c’è Barbara Saltamartini, ex deputata. Oggi ha un ristorante a Rieti, non fa politica e non è tentata dalle sirene vannacciane. Si avvicina ad Alemanno. “Scusa, non sono venuta…”, sussurra lei. “Non importa”, risponde lui. Prima poggiati fronte a fronte, poi si abbracciano per qualche secondo.  Infine lei si allontana e scoppia a piangere. Non si ferma a pranzo, dove vanno forti i fritti e l’insalata di farro resta intonsa. Un uomo sbraita con i camerieri: “Io ar sole nun ce magno- avverte- se insistono je do na capocciata e finisce la festa…”. Si volta e si porta dietro sedia e tavolino. Sulle spalle della maglietta una scritta: “Pensati sobrio”.
Autore: REDAZIONE ( Fonte ufficio stampa ONA) 24 giugno 2026
Dopo il recente clamore suscitato dalla trasmissione REPORT - che si è occupata: sia degli abusi commessi da un pedofilo, istruttore F.I.S.E., nell’ambito della sua attività sportiva, che non veniva allontanato tempestivamente dal suo ruolo; sia per i presunti “brogli elettorali” che sarebbero stati commessi in occasione dell’Assemblea elettiva del 9.9.2024, valida per il rinnovo delle cariche federali per il quadriennio olimpico 2025/2028 - emergerebbero ora nuovi elementi a danno della F.I.S.E. e del suo Presidente, Avv. Marco Di Paola, di cui potrebbe ancora interessarsi la trasmissione RAI.  Sembrerebbe infatti che una nota giornalista della TV nazionale abbia subito ingiustamente, da parte dei vertici della F.I.S.E., una gravissima campagna diffamatoria, reiterata nel tempo, di cui la medesima si accinge a dare notizia, tramite i suoi legali: al C.O.N.I., al Ministro dello Sport, Andrea Abodi, ed alla Procura Generale dello Sport; per poi procedere alla richiesta di un ingente risarcimento danni dinanzi la giustizia ordinaria. La vicenda sembrerebbe legata proprio all’esistenza degli abusi sessuali in ambito sportivo, contro cui la giornalista avrebbe a suo tempo elaborato un progetto di prevenzione - safeguarding - la cui paternità sarebbe stata però indebitamente rivendicata dal Presidente della F.I.S.E. , Avv. Marco Di Paola; il quale avrebbe peraltro usato detto progetto di safeguarding, facendolo indebitamente suo, nell’ambito della Riforma dello Sport. E non è un caso infatti che, da anni, la F.I.S.E. celebra una giornata del safeguarding come "europea", ma senza averne alcuna legittimazione, non avendo seguito il lungo iter comunitario previsto per averne l’autorizzazione. Detta “giornata” del safeguarding infatti non è citata nell'archivio europeo. Ebbene , proprio le rimostranze rivolte sul punto da parte della giornalista verso la F..I.S.E. ed il suo Presidente avrebbero generato da parte dei vertici della Federazione un’opera di diffamazione a danno della suddetta, posta in essere a mezzo Stampa, su Internet e perfino presso l'Ordine dei Giornalisti; ciò al solo fine di screditare l’immagine e la credibilità, come professionista e come personaggio pubblico. La giornalista annuncia ora di aver già conferito mandato ai legali di sua fiducia per la proposizione di un’immediata azione giudiziaria nei confronti della Fise, del suo Presidente Avv. Di Paola e del Segretario Generale, Dott. Simone Perillo, tesa ad ottenere non solo la più ampia salvaguardia dei suoi diritti, in relazione alla paternità del progetto di safeguarding, ma anche a chiedere il dovuto risarcimento dei danni derivanti dai gravissimi comportamenti diffamatori, profondamente lesivi della propria immagine e professionalità. La gravità di quanto accaduto rappresenta un ulteriore tegola che si abbatte sulla F.I.S.E. e materiale interessante per un’ulteriore inchiesta televisiva.
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento Ore: 13.08 24 giugno 2026
Il segretario generale Nato risponde con i numeri alle lamentele di Trump per il mancato sostegno degli alleati al conflitto in Medio Oriente. Inevitabili le proteste dell'opposizione per i dati svelati del supporto italiano:" La premier riferisca in Parlamento" ROMA – Sono stati migliaia di aerei statunitensi partiti da basi europee per supportare la missione militare americana Epic Fury contro l’Iran: Mark Rutte, intervistato a Fox News, risponde con i numeri a tutte le lamentele che Donald Trump ha riversato- e continua a riversare- sugli alleati, in particolare del Vecchio continente, per il ‘no’ ad una partecipazione attiva alla guerra contro l’Iran. Il supporto dalle basi europee agli Stati uniti non è certo mancato dal 28 febbraio scorso (giorno di inizio della missione Epic Fury contro Teheran). “UN NUMERO ENORME DI AEREI DECOLLATI DALLE BASI AMERICANE IN ITALIA” E in particolare, ha fatto riferimento all’aiuto dell’Italia (e quindi della presidente Meloni, ultimamente presa di mira dal ‘bullo’ della Casa Bianca). “Comprendo perfettamente la delusione- ha esordito Rutte- ma se prendiamo ad esempio l’Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane italiane a per supportare l’operazione. Quindi si tratta di un numero enorme”, Non solo: “Se si guarda a tutta l’Europa, si parla di un numero compreso tra 4.000 e 5.000 missioni di volo”, ha poi evidenziato il segretario generale della Nato, rispondendo così a tutte le accuse mosse da Trump nei confronti degli alleati. CONTE: “CROLLANO FAVOLETTE GOVERNO, MELONI HA SEMPRE DETTO SÌ A TRUMP“ “Crollano le favolette del Governo e dei suoi trombettieri. Le parole di Rutte ci confermano quello che abbiamo sempre sostenuto. Quello di Trump è solo un richiamo all’ordine per un governo che ha sempre detto sì: 500 aerei partiti dall’Italia per una guerra illegittima in Iran in cui Netanyahu ha trascinato Trump e che ha danneggiato pesantemente l’economia italiana. E meno male che Meloni ha dichiarato ‘non condanno né condivido’: se avesse condiviso ne sarebbero partiti 5000? La lista dei ‘sì’ è infinita: firma sulle spese militari al 5% del Pil, accordo sui dazi alle nostre imprese giudicato ‘positivo’ e ‘sostenibile’; cappello Maga tra le mani dopo il genocidio di Gaza; acquisti garantiti di gas americano e zero tasse ai giganti del web. Tocca a noi far rialzare il Paese: l’orgoglio nazionale va difeso con le scelte non con le chiacchiere. È doveroso che la Presidente Meloni venga a fornire necessari chiarimenti al Parlamento e al Paese”. Così sui social il leader M5S, Giuseppe Conte.
Autore: AGENZIA DIRE 24 giugno 2026
L'Italia con 16 città in bollino rosso, l'Europa è devastata. Il problema, avvertono gli scienziati, non sono i picchi ma la durata: "Ci stiamo preparando ad un giorno con 50°, ma non siamo pronti per un mese intero a 36°" della Francia ha toccato martedì 44 gradi: il giorno più caldo mai misurato nel paese. Le notti, nel frattempo, non hanno offerto tregua: la Gran Bretagna ha vissuto il suo primo giorno in assoluto con una temperatura minima media superiore ai 20 gradi. In Italia oggi ci sono 16 città col bollino rosso. L’Europa occidentale è dentro la sua seconda ondata di calore intensa dell’anno, a estate appena cominciata. L’allerta è attiva dalla Spagna alla Germania. Ormai le estati sempre più calde sono una realtà. Calde sì, ma la domanda successiva è: calde quanto? Quanto può diventare calda un’ondata di calore oggi, non tra decenni? C’è un limite? Non è solo una questione di numeri più alti. È la distanza con cui i record vengono polverizzati a colpire gli scienziati. L’Europa si riscalda più in fretta del resto del mondo per una serie di ragioni convergenti: la riduzione delle emissioni inquinanti ha migliorato la qualità dell’aria ma diminuito gli aerosol capaci di riflettere la luce solare; la copertura nevosa si è ritirata, lasciando la terraferma ad assorbire più radiazione; le correnti atmosferiche si sono modificate in modi che favoriscono le ondate estive. Questo ha spinto i climatologi a porsi la domanda di cui sopra. Una domanda che non è più teorica. Erich Fischer, dell’ETH di Zurigo, dice al New York Times che grazie alle simulazioni al computer si sono fatti progressi sostanziali nella comprensione dei picchi estremi plausibili. Meno chiaro è per quanto tempo un caldo simile potrebbe persistere. Una ricerca recente condotta da Fischer insieme a Laura Suarez-Gutierrez ha mostrato come le ondate di calore più devastanti nelle simulazioni tendano ad arrivare a coppie: la prima prosciuga il suolo, la seconda trasforma in calore l’energia solare che altrimenti servirebbe a far evaporare l’umidità. Il terreno secco amplifica tutto. Il problema non è solo il giorno record. “Ci stiamo preparando per quel momento in cui si raggiungono i 50 gradi”, ha detto Suarez-Gutierrez, professoressa all’Università di Wageningen. “Non ci stiamo preparando per un mese intero a 36 gradi”. Sulla carta sembra meno drammatico. Nella realtà, nessuna infrastruttura attuale è dimensionata per reggerlo.
Autore: AGENZIA DIRE ORE: 11.00 24 giugno 2026
Il quotidiano e il settimanale sono entrati nel Comitato editoriale. Valore: "Sinergia strategica per garantire elevati standard qualitativi" ROMA – L’editore dell’agenzia Dire, Stefano Valore, allarga l’offerta informativa con l’entrata nel Comitato editoriale del quotidiano L’identità e l’acquisto della testata del settimanale Vero. “La forte novità di questa alleanza editoriale- afferma l’editore Stefano Valore- è rappresentata dalla sinergia strategica tra il gruppo Silicondev, i servizi giornalistici dell’agenzia di rilevanza nazionale Dire, l’informazione del quotidiano L’identità, ogni giorno in edicola e nelle principali rassegne stampa nazionali, e le notizie di Vero settimanale dedicate alla fascia popolare. Il valore fondamentale di questa operazione risiede nella creazione di un ecosistema informativo integrato e crossmediale, capace di far dialogare la tempestività delle news online, l’approfondimento politico ed economico del quotidiano cartaceo e la forza divulgativa e di ampio respiro di un settimanale popolare. Questa formula permette di coprire l’intera gamma dei consumi mediatici contemporanei, intercettando target diversi e creando un circolo virtuoso tra la capillarità del web e l’autorevolezza e attendibilità di un’agenzia di informazione certificata e della carta stampata”. “Tutto questo a conferma del nostro impegno a garantire elevati standard qualitativi, continuità editoriale e valorizzazione del patrimonio informativo” conclude l’editore Stefano Valore.
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