L’ennesimo fango social targato toga: Meloni insultata come "nana borgatara", ma per il magistrato è "colpa degli hacker"e poi le scuse..
Non c’è pace nel surreale scenario dei rapporti tra magistratura e politica, dove il confine tra il diritto di critica e l’insulto becero sembra ormai pericolosamente svanito. L'ultimo, desolante capitolo di questa saga vede come protagonista Alessandro Di Cicco, sostituto procuratore in servizio alla Procura di Roma. Dal suo profilo Facebook è partito un siluro infarcito di disprezzo personale e istituzionale contro la premier Giorgia Meloni, liquidata testualmente come una "nana borgatara" che "non ha tempo per firmare un decreto".
La colpa della presidente del Consiglio? Aver osato opporre un legittimo rifiuto politico ed etico alla firma di un Dpcm che avrebbe stanziato quasi un miliardo di euro per l'adeguamento degli stipendi dei magistrati, preferendo dirottare le (poche) risorse pubbliche su emergenze popolari drammatiche, come la crisi dell'autotrasporto che rischia di bloccare l'intero Paese.
Ma la dinamica di questo attacco tocca vette di assoluto ridicolo nel momento in cui scatta la retromarcia. Consumato l'insulto e scoppiato il caso, il post è misteriosamente sparito, sostituito dalla più classica, logora e prevedibile delle giustificazioni: "Mi hanno hackerato il profilo, denuncio". Una toppa che, per tempismo e modalità, rischia di essere persino peggiore del buco.
Le reazioni istituzionali non si sono fatte attendere e restituiscono la gravità di uno scivolone che non può essere archiviato con un'alzata di spalle:
- La dissociazione dell'Anm: Perfino l'Associazione Nazionale Magistrati si è vista costretta a prendere le distanze in modo netto e immediato, bollando le parole come "inappropriate".
- Il passo del Csm: Enrico Aimi, membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura, ha già chiesto formalmente di verificare i profili disciplinari a carico del pm.
Resta sul tavolo l'amaro interrogativo su come un servitore dello Stato, chiamato a giudicare con terzietà ed equilibrio, possa finire al centro di una simile fiera del livore social, protetto – a suo dire – solo dallo schermo di un fantomatico pirata informatico.

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