L’Iran fissa tre condizioni per terminare la guerra
Il Presidente Masoud Pezeshkian detta i termini per la fine del conflitto, e si tratta di condizioni precise. Intanto arriva il report sui costi per gli Stati Uniti
Il Presidente Masoud Pezeshkian fissa i termini per la fine della guerra secondo l’Iran, e si tratta di tre condizioni precise: “Riconoscimento dei diritti legittimi del Paese, il pagamento delle riparazioni e solide garanzie internazionali contro future aggressioni”.
Lo ha scritto il capo dello Stato sul suo profilo X, riferendo quanto detto in una conversazione tenuta coi leader di Russia e Pakistan, suoi alleati. A loro, Pezeshkian ha “ribadito l’impegno dell’Iran per la pace nella regione”.
Quelle tre condizioni sono “l’unico modo per porre fine a questa guerra, innescata dal regime sionista e dagli Stati Uniti”. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che le forze di difesa iraniane sarebbero ormai “al capolinea” e che la sua capacità militare sarebbe stata “ampiamente neutralizzata, minacciando un’escalation contro le sue infrastrutture chiave se decidesse di insistere nel conflitto.
11,3 MILIARDI DI DOLLARI
Parole ribadite dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, secondo cui all’Iran “resta solo la resa completa e incondizionata”. Secondo un report ufficiale del Pentagono, solo i primi sei giorni di guerra sono costati agli Stati Uniti 11,3 miliardi di dollari e gli analisti si domandano per quanto ancora il Paese riuscirà a proseguire questo conflitto. Come riferisce la stampa statunitense, tale dato è stato comunicato ai parlamentari che martedì hanno preso parte a un briefing di due ore a porte chiuse, durante il quale sono stati illustrati documenti classificati. Il New York Times e l’emittente Nbc hanno citato delle fonti che hanno chiesto di mantenere l’anonimato. Nonostante il vincolo della riservatezza, alcuni hanno tuttavia reso delle dichiarazioni pubbliche, tra cui il senatore democrativo Chris Murphy, che ha parlato di “disastro di proporzioni epiche”.
Secondo quanto ha dichiarato il senatore Murphy prima sui suoi canali social e poi in una intervista alla testata Ms Now, le informazioni rese “sono completamente incoerenti. Non saremo in grado di raggiungere nessuno degli obbiettivi fissati”. Inoltre, il conflitto iniziato il 28 febbraio andrebbe “completamente contro gli interessi degli Stati Uniti”. Ha quindi osservato: “Ad oggi non ci è stato ancora spiegato il perché tutto questo sarebbe necessario”.
“Ancora non ci sono state audizioni pubbliche al Congresso, che l’opinione pubblica possa vedere”, ma secondo Murphy, “se il presidente Trump avesse fatto ciò che dice la Costituzione e sottoposto questa guerra al voto del Congresso, sono sicuro che avrebbero prevalso il no, sia tra i democratici che tra i repubblicani, perché la gente non la vuole”. L’emittente Cnn fa sapere che nelle ultime ore il presidente Trump ha tenuto due uscite pubbliche, le prime da quando il conflitto è iniziato.
Ha visitato stabilimenti produttivi in Connecticut e Ohio, e i cronisti ne hanno approfittato per porre domande sulla guerra. Uno ha domandato se si trattasse di un conflitto vero e proprio o di una “escursione”, come l’aveva definita lui poco prima: “Beh, entrambe le cose”, ha spiegato. “È un’escursione che ci terrà fuori dalla guerra, e la guerra sarà, intendo dire, per loro… è una guerra. Per noi, si è rivelata più facile di quanto pensassimo”.
Ma l’incertezza sugli obiettivi e la durata del conflitto, mentre i prezzi del carburante salgono e i mercati finanziari soffrono, starebbe mettendo a dura prova il sostegno all’amministrazione Trump, come una fonte interna ha spiegato alla Cnn: “La gente ha una memoria lunga”, in riferimento all’ipotesi di un “nuovo Afghanistan”. “Rimanere invischiati in un conflitto a lungo termine- ha aggiunto la fonte- è un vero problema”.
Sul tema, in settimana il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha fatto marcia indietro, chiarendo che non spetta a lui affermare se “si tratta dell’inizio, della metà o della fine” della guerra, mentre in un primo momento aveva detto che l’operazione sarebbe durata tra le tre e le otto settimane.
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