Mattarella: "La guerra è tornata a spargere sangue nel mondo, non dobbiamo rassegnarci a inevitabilità"

REDAZIONE • 3 marzo 2026

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La guerra è tornata a spargere sangue nel mondo in tante sue parti, anche non lontano dalla nostra Italia" ma “non dobbiamo rassegnarci né pensare che siano derive inevitabili". E' il richiamo che arriva oggi dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della cerimonia al Quirinale per la consegna delle Onorificenze al merito della Repubblica italiana, istituite proprio il 3 marzo di 75 anni fa, a 31 cittadini distintisi per atti di eroismo e impegno civile.

"No a muri di paura e indifferenza"

“In questo nostro tempo - ha ammonito il Capo dello Stato - è necessario rifuggire, abbattere i muri della paura, dell’indifferenza, della rassegnazione. È necessario vincere la tentazione dell’isolamento. Si vive in una comunità non in un insieme anonimo di individui che si ignorano a vicenda, indifferenti gli uni agli altri. In più la guerra è tornata a spargere sangue nel mondo in tante sue parti, anche non lontano dalla nostra Italia. A tutti i livelli, a partire dalla vita quotidiana, fino a quella della dimensione della vita internazionale, si confrontano due modi contrapposti di pensare: quello di preoccuparsi soltanto dei propri interessi, imponendosi sugli altri e quello di condividere invece difficoltà e opportunità, per cercare di conseguire successi insieme”. Per questo, ha sottolineato Mattarella, “non dobbiamo rassegnarci né pensare che siano derive inevitabili. Al contrario, occorre avere fiducia, perché la premura per gli altri, il senso di comunità, la capacità di affrontare difficoltà che a taluno sembrano insormontabili, sono più forti delle circostanze e degli eventi negativi. E l’Italia di queste doti ne ha grande abbondanza”.

“Sono storie di coraggio civile, dí superamento delle difficoltà, della capacità e della forza d’animo di affrontare eventi imprevisti, talvolta sconvolgenti, ed esserne più forti. Storie - ha ricordato il Presidente - della scelta di tradurre il dolore in aiuto e sostegno a chi ne ha bisogno. Storie che trasmettono fiducia e speranza in un tempo in cui abbiamo grande bisogno di fiducia e di speranza”.

"La solidarietà rafforza le Istituzioni"

“I gesti, i comportamenti di solidarietà, la scelta di non ignorare le esigenze degli altri fanno crescere la vita della società,- ha concluso Mattarella - rendono anche più forti le istituzioni. Si tratta di gesti e comportamenti di persone che non sono chiuse nel proprio io, che si assumono la responsabilità che le Istituzioni reclamano”.

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Autore: Redazione 3 marzo 2026
Il giudice di Perugia Natalia Giubilei si è riservata di decidere sull’istanza presentata da Luca Palamara con cui ha chiesto di revocare la sentenza di patteggiamento del settembre del 2023 nel filone di indagine che lo vedeva coinvolto insieme a due imprenditori con l’accusa di traffico di influenze. L’incidente di esecuzione per abolitio criminis sul giudicato definitivo, che si è tenuto questa mattina a Perugia alla presenza dell’ex magistrato, riguarda l’ultimo patteggiamento in ordine temporale a quattro mesi, dopo che i pm avevano riqualificato l’accusa da corruzione per l'esercizio della funzione e in atti giudiziari a traffico di influenze illecite. L’istanza è stata avanzata dai difensori di Palamara, gli avvocati Benedetto Buratti e Roberto Rampioni, alla luce di due pronunce della Consulta, l’ultima dello scorso dicembre, sulla nuova formulazione del reato di traffico di influenze illecite dopo l’abrogazione dell’abuso di ufficio. Istanza che ha avuto il parere favorevole della procura. Soddisfatti del parere i difensori di Palamara che precisano come il loro assistito “non si sia mai dichiarato responsabile - sottolineano i due penalisti - dei fatti contestati”. Nell’inchiesta, che riguarda anche l’imprenditore Federico Aureli, i pm perugini contestavano a Palamara di aver messo a disposizione "le sue funzioni e i suoi poteri" in cambio di alcune utilità, e in particolare l'utilizzo gratuito di due scooter "per diversi mesi dell’anno" e la partecipazione "a un affare molto vantaggioso", in cambio del suo interessamento per alcune procedure amministrative relative all’attività dell'imprenditore e per "favorire il buon esito del procedimento penale" nei confronti di "madre e moglie di Aureli, in corso di svolgimento presso il Tribunale di Roma". Dopo la riqualificazione dell’accusa Aureli ha deciso di procedere con il rito ordinario e il procedimento è in corso.
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento Ore: 13.11 3 marzo 2026
Pechino: "Disponibili a sostenere un dialogo tra i Paesi della Regione" La Cina condanna l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e chiede il ritorno al tavolo negoziale sul programma nucleare iraniano: a dichiararlo in conferenza stampa stamani, la portavoce del ministero degli Affari esteri cinese, Mao Ning. Come riferisce la stampa locale, secondo Mao Ning “Gli attacchi Usa-Israele, che hanno “interrotto il processo dei negoziati di Ginevra sul nucleare”, non hanno “ricevuto l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e violano il diritto internazionale”. La Cina, che registra un connazionale ucciso nei bombardamenti di Stati Uniti e Israele su Teheran a partire dal 28 febbraio, interviene così all’indomani delle dichiarazioni rese dal direttore dell’Agenzia per l’Energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, che smentisce l’esistensa di un “programma nucleare strutturato”. Ieri, al Consiglio dei governatori che si è riunito a Vienna, Grossi ha chiarito che l’Iran ha un programma nucleare “molto ambizioso, ma non abbiamo gli accessi che dovremmo avere”, a causa del continuo rifiuto delle autorità iraniane di consentire le ispezioni ai propri siti infrastrutturali” e che ad oggi “non vediamo un programma strutturato per la produzione di armi nucleari”. In conferenza stampa stamani la portavoce del ministero degli Esteri cinese è tornata a “esortare le parti a interrompere le operazioni militari e a impedire un’ulteriore allargamento del conflitto”, ribadendo che “dialogo e diplomazia” sono “la sola via per superare l’attuale crisi e preservare la sicurezza della regione”. La Cina infine si dice disponibile a “sostenere i paesi della regione per valorizzare il buon vicinato, migliorare la comunicazione e il coordinamento e lavorare congiuntamente per la pace e la stabilità”.
Autore: AGENZIA DIRE 3 marzo 2026
Il chirurgo che ha operato Domenico è stato intervistato dalla trasmissione 'Lo Stato delle cose' Al palazzo di giustizia di Napoli sono in corso il conferimento dell’incarico e la formulazione dei quesiti dell’incidente probatorio richiesto dalla Procura per l’autopsia sulla salma di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo morto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli a due mesi di distanza dal trapianto, fatto prima di Natale, di un cuore che era stato danneggiato durante il trasportato da Bolzano a Napoli. CAMBIATO UN PERITO DEL GIP Presenti i periti nominati dal giudice, quelli scelti dall’avvocato dei genitori di Domenico e dai difensori dei sette indagati. Successivamente è previsto che si svolga l’autopsia al secondo Policlinico. L’incidente probatorio ha rischiato di essere rinviato visto che la famiglia aveva sollevato problemi rispetto a uno dei periti: la cosa, però, è stata risolta dal gip Mariano Sorrentino che ha accolto l’istanza di ricusazione avanzata dal legale della famiglia Caliendo. Il perito Mauro Rinaldi (professore a Torino) è stato così sostituito con il professor Ugolini Livi: secondo la famiglia la nomina di Rinaldi non rispettava “i presupposti di terzietà”. LE PAROLE DEL CHIRURGO CHE HA OPERATO IL BIMBO Il chirurgo Guido Oppido, che ha eseguito il trapianto di un cuore danneggiato sul piccolo, è stato intervistato dalla trasmissione televisiva “Lo stato delle cose” e le sue parole, uscite in queste ore, sui giornali, hanno fatto scalpore. Il medico ha detto: “Io ho fatto le cose che dovevo fare e le ho fatte anche bene“. Il cuore malato di Domenico era stato espiantato dal piccolo prima che arrivasse quello nuovo che doveva essergli trapiantato. A quel punto, nonostante fosse arrivato danneggiato, l’organo gli è stato trapiantato comunque. Oppido si è definito anche lui una “vittima” in questa vicenda.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 3 marzo 2026
Tennis: Sinner riparte da Indian Wells, sulla sua strada ancora Mensik
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento ore: 13.48 3 marzo 2026
l ministro degli Esteri: "L'allargamento del conflitto preoccupa tutti" Stiamo lavorando senza sosta per assistere i nostri connazionali rimasti bloccati in Medio Oriente. Per rispondere all’emergenza in corso, stiamo facilitando, insieme alle Ambasciate italiane nella regione e in collaborazione con le Autorità locali, alcuni voli di rientro dei connazionali dalla regione del Medio Oriente”. Lo afferma, in una nota trasmessa dalla Farnesina, il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani. Per oggi, spiega la Farnesina, sono previsti: due voli commerciali speciali da Mascate (Oman) verso Roma Fiumicino, per un totale di circa 300 persone. Un volo da Abu Dhabi diretto a Milano con a bordo circa 200 persone, tra cui gli studenti, in larga parte minorenni, della World Students’ Connection presenti a Dubai. Il gruppo si trova già presso l’aeroporto di Abu Dhabi ed è assistito dal personale dell’Ambasciata a Abu Dhabi e del Consolato Generale a Dubai. Altri due voli Etihad da Abu Dhabi per l’Italia, uno alle ore 14:20 per Milano e l’altro alle ore 14:40 per Roma. I voli sono destinati a riproteggere i passeggeri che non erano potuti partire prima con la compagnia. Per domani 4 marzo è già stato programmato un ulteriore volo da Mascate (Oman). È stato approntato un meccanismo di trasferimento via autobus dagli Emirati Arabi Uniti all’Oman: i primi spostamenti sono già in corso. Le istruzioni per i trasferimenti sono inviati a chi si trova negli Emirati ed è registrato sulla app “Viaggiare Sicuri” o sul sito www.dovesiamonelmondo.it . Un analogo sistema è in corso di predisposizione da Kuwait, Bahrein e Qatar verso l’Arabia Saudita. La Farnesina rinnova l’invito a seguire esclusivamente le comunicazioni ufficiali e a registrarsi sull’App Viaggiare Sicuri o sul sito www.dovesiamonelmondo.it per ogni aggiornamento, che sarà comunicato attraverso questi canali istituzionali. TAJANI: PER RIENTRO IN ITALIA ATTENTI A TRUFFE BIGLIETTI “Tutte le nostre ambasciate e i nostri consolati sono pienamente operativi, come è pienamente operativa la task force alla Farnesina dove ci sono 50 persone che lavorano incessantemente per dare risposte e indicazioni agli italiani. Quello che facciamo è: rivolgetevi soltanto ai canali ufficiali, rivolgetevi alla Farnesina per avere indicazioni. Attenzione perché ci sono anche bagarini e finte notizie di vendita di biglietti, ci sono anche molte truffe in giro. Per questo abbiamo mandato questa task force con due carabinieri e due finanzieri del reparto del Ministero degli Esteri”. Lo dice il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. TAJANI: NELL’AREA DEL GOLFO CI SONO 70 MILA ITALIANI “Anche negli ultimi attacchi non ci sono italiani coinvolti. Quindi le cose, pur nell’attenzione che c’è nell’area, per quanto riguarda i nostri connazionali posso dire che vanno nella direzione giusta, cioè sono al sicuro e stiamo cercando di far rimpatriare il maggior numero possibile. Tenendo presente che solo nell’area del Golfo ci sono 70.000 italiani, quindi c’è una città intera di fatto. Più ci sono tutti quelli, migliaia, alle Maldive, Seychelles, Thailandia, India, Sri Lanka. C’è una situazione di blocco dei voli e stiamo cercando di trovare soluzioni”, ha spiegato il vicepremier Tajani. TAJANI: ALLARGAMENTO CONFLITTO PREOCCUPA TUTTI “L’allargamento del conflitto preoccupa tutti. Stiamo valutando anche i rischi terrorismo, tutto ciò che si può fare lo stiamo facendo. Stiamo lavorando 24 ore su 24: il Presidente del Consiglio, il Ministro della Difesa, il Ministro dell’Interno, il Ministro dell’Energia, il Ministero degli Esteri. Ringrazio tutti i servitori dello Stato che sono pienamente operativi per sostenere i nostri cittadini all’estero e garantire la sicurezza dei nostri cittadini in Italia”. Lo dice il vicepremier e ministro
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 3 marzo 2026
Entra nel vivo la campagna elettorale per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, previsto per il 22 e 23 marzo 2026. Lo scontro politico tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del PD Elly Schlein si infittisce, tra mobilitazioni di piazza e duri scambi verbali sul merito del provvedimento che punta, tra le altre cose, alla separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante. L'appello di Giorgia Meloni La Premier Giorgia Meloni ha rilanciato con forza le ragioni del "Sì", sottolineando che la riforma non è un regolamento di conti con la magistratura, ma una necessità per i cittadini. "Una giustizia che non funziona riguarda tutti", ha dichiarato la premier, respingendo le accuse di voler personalizzare il voto e invitando gli italiani a esprimersi su temi concreti come la terzietà del giudice e la responsabilità dei magistrati. Meloni ha citato casi di cronaca discussi come esempi di un sistema che necessita di correttivi strutturali per garantire processi rapidi e giusti. La Maratona per il Sì Parallelamente, davanti alla Corte di Cassazione in piazza Cavour a Roma, è partita la "Maratona oratoria per il Sì". L'iniziativa, sostenuta con convinzione da Forza Italia e dai comitati referendari, si protrarrà dal 2 al 9 marzo. Gli interventi si susseguono nel nome di figure simbolo come Enzo Tortora, con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di una giustizia più "giusta" e di un giudice realmente imparziale. L'affondo di Elly Schlein Di segno opposto la posizione del Partito Democratico. La segretaria Elly Schlein ha ribadito il suo fermo "No", accusando il governo di voler "indebolire le toghe" e mettere la magistratura sotto il controllo dell'esecutivo. Secondo Schlein, la riforma non affronta i veri nodi del sistema — come la carenza di personale e i tempi lunghi dei processi — ma punta solo a "colpire l'indipendenza della magistratura" per garantire "mani libere" a chi governa.  I dem, insieme a M5S, Avs e Cgil, sono impegnati in una capillare mobilitazione che vedrà il suo culmine il 18 marzo con la chiusura della campagna elettorale. Schlein ha tuttavia precisato che, in caso di vittoria del "No", non chiederà le dimissioni della premier, puntando a battere la destra nelle sedi politiche e nelle future elezioni
Autore: AGENZIA DIRE 3 marzo 2026
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull'attacco in Iran. "Usa e Israele lo hanno deciso senza coinvolgere i partner europei" ha detto in un'intervista al Tg5. I droni su Cipro? La situazione "mi preoccupa, mi preoccupa il contesto generale, una crisi del diritto internazionale che è inevitabilmente figlia della guerra in Ucraina, quando un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deliberatamente attaccato un suo vicino. Era inevitabile che avrebbe portato a una stagione di caos". "Mi preoccupa ovviamente perché sarebbe stupido ritenere che quello che accade anche lontano dai nostri confini non ci coinvolga -aggiunge è la ragione per la quale l'Italia si era molto spesa perché si arrivasse a un accordo serio sul nucleare iraniano, particolarmente in un momento nel quale vacilla il diritto internazionale". " Noi non possiamo permetterci che l'attuale regime iraniano abbia missili a lungo raggio con testate atomiche".
Autore: AGENZIA DIRE 3 marzo 2026
E sulla perizia che ribalterebbe l'orario dell'omicidio di Chiara commenta: "Io ho detto come è andata, non cambio versione" Quarta Repubblica, il programma condotto da Nicola Porro, torna questa sera su Retequattro con un’intervista ad Andrea Sempio (in onda alle ore 22:30 circa), indagato da marzo 2025 per omicidio in concorso per la morte di Chiara Poggi. Dopo il faccia-faccia, parteciperanno al dibattito anche l’Avv. Angela Taccia e i giornalisti Rita Cavallaro, Stefano Zurlo e Ludovica Bulian. “Ribadisco, quello scontrino l’ho fatto io. Testimoni che dicono che me l’hanno dato, che sanno, che me l’ha passato qualcun altro, li vorrei vedere. Se ci sono, dicono balle– dice Sempio in un passaggio dell’intervista-. Se ci sono, perché nei mesi questo testimone è già cambiato più volte: prima ce n’era uno, poi c’è stata la storia del Vigile del Fuoco, poi lo scontrino è diventato falso, poi è diventato vero ed è tornato il Vigilie del Fuoco, poi l’ultima è che è stato un mio parente. Anche questo discorso della persona che è stata sentita due volte, per me è una delle tante indiscrezioni che gira. Il punto è, come vi ho detto, che quello scontrino l’ho fatto io”. Sempio, poi, commenta le indiscrezioni sulla nuova perizia della Dott.ssa Cattaneo che sembra ribaltare l’orario dell’omicidio di Chiara: “Io ho raccontato quello che ho fatto quella giornata, l’orario può cambiare come vuole, io ho detto come è andata, non cambio versione”. Ha mai pensato, invece, che Alberto Stasi fosse stato condannato ingiustamente? “Quello non lo so- dice- di sicuro però posso parlare a livello mediatico: anche lui ai tempi, prima ancora di essere condannato, ha vissuto la gogna mediatica e il fatto di essere additato come colpevole. È una cosa che non dovrebbe succedere in ogni caso, anche se poi, nel tempo, c’è stata la sua condanna”. “Qual è la cosa che secondo lei ha fatto sì che lei venisse considerato un indagato a vita? Lo scontrino, il DNA?”, chiede a un certo punto Porro. “Io credo che il grande jolly sia stato il DNA, perché il DNA prima era suscettibile di interpretazioni, poteva essere ‘usato in molti modi’. È stato quello l’elemento che ha permesso tutte le volte di insinuare nuovamente il dubbio”, sottolinea Sempio.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 3 marzo 2026
Entra oggi in una fase cruciale l’inchiesta sulla tragica scomparsa di Domenico, il bambino di 7 anni deceduto presso l’ospedale Monaldi di Napoli a seguito di un trapianto di cuore fallito. In data odierna, come riportato dalle ultime ricostruzioni di RaiNews , si svolgeranno l’incidente probatorio e l’esame autoptico per accertare le cause del decesso. L’attività peritale, affidata dal Gip al professor Ugolini Livi dopo la recente sostituzione di un perito, dovrà chiarire l’integrità dell’organo trapiantato. Il sospetto degli inquirenti è che il cuore sia rimasto privo di battito per oltre 45 minuti durante le fasi di espianto o trasporto, rendendolo di fatto inutilizzabile. Sono attualmente sette i sanitari iscritti nel registro degli indagati, un atto dovuto per consentire lo svolgimento degli accertamenti tecnici irripetibili. IL SOSTEGNO DELLE ISTITUZIONI Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha manifestato formalmente la propria volontà di presenziare alle esequie del piccolo, compatibilmente con l'agenda di Stato. La Premier ha già avuto colloqui diretti con la madre della vittima per esprimere il cordoglio del Governo e assicurare il massimo impegno nella ricerca della verità. I PROSSIMI PASSI L'esito dell'autopsia sarà determinante per definire le responsabilità professionali e organizzative. Al termine degli accertamenti odierni, la salma sarà restituita alla famiglia per la celebrazione dei funerali, la cui data ufficiale sarà confermata nelle prossime ore. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, continua a seguire il dossier garantendo il supporto degli ispettori ministeriali affinché venga fatta piena luce su ogni passaggio della catena dei soccorsi e dell'intervento chirurgico.
Autore: AGENZIA DIRE 3 marzo 2026
Un attacco è stato sferrato contro l'ambasciata degli Stati Uniti a Raid, capitale dell'Arabia Saudita. L'attacco, avvenuto con due droni senza pilota, ha causato un piccolo incendio e danni materiali all'edificio. "Risponderemo", ha fatto sapere il presidente Usa Donald Trump. L'attacco all'ambasciata L'ambasciata statunitense ha confermato l'attacco e ha invitato le persone a tenersi lontane, annunciando la chiusura temporanea della sede. "Evitate l'ambasciata fino a nuovo avviso a causa dell'attacco alla struttura", si legge in un comunicato stampa, invitando i cittadini americani a "rifugiarsi sul posto". Secondo fonti della difesa saudita, non è stato il solo attacco nella zona: ben otto droni sono stati intercettati e distrutti vicino alle città di Riyadh e Al-Kharj. La situazione in Arabia Saudita sembra essere sempre più tesa, con gli attacchi con droni che stanno diventando una minaccia sempre più concreta per la sicurezza del Paese e delle sedi diplomatiche straniere presenti nel territorio. L'ambasciata degli Stati Uniti a Riad ha preso misure di sicurezza per proteggere i suoi dipendenti e i cittadini americani presenti nella zona. La chiusura temporanea dell'ambasciata è stata decisa per garantire la sicurezza di tutti. Gli attacchi con droni rappresentano una nuova sfida per la sicurezza nazionale dell'Arabia Saudita e delle sedi diplomatiche presenti nel paese. La comunità internazionale segue con attenzione gli sviluppi della situazione. Le parole di Trump Trump ha dichiarato a NewsNation che “presto scoprirete” quale sarà la sua rappresaglia. Sei membri delle forze armate statunitensi sono stati uccisi nell'operazione militare contro l'Iran, ha dichiarato lunedì il Comando centrale degli Stati Uniti. Il presidente Trump ha dichiarato a NewsNation che la risposta all'attacco dell'ambasciata sarà resa nota a breve. Ha aggiunto che probabilmente non sarà necessario l'intervento di truppe di terra. Per quanto riguarda il raggiungimento dei suoi obiettivi in Iran, il presidente ha affermato che sarà solo una questione di tempo: “So molte cose e saprò con certezza quando saranno raggiunti. Ci siamo quasi. Stiamo causando molti danni, li stiamo rallentando notevolmente”, ha affermato. Usa: via personale diplomatico "non urgente" da Iraq, Bahrein e Giordania Il dipartimento di Stato Usa ha ordinato la partenza di tutto il suo personale diplomatico "non urgente" dalle ambasciate in Iraq, Giordania e Bahrein, al quarto giorno dell'attacco americano-israeliano all'Iran. In un messaggio su X, il dipartimento di Stato ha dichiarato di aver aggiornato i suoi avvisi di viaggio per il Bahrein e la Giordania "per riflettere l'ordine dato al personale non urgente del governo americano e ai membri delle loro famiglie di lasciare questi paesi". In un altro avviso aggiornato per l'Iraq, il ministero afferma di aver "ordinato ieri al personale non urgente del governo americano di lasciare l'Iraq per motivi di sicurezza".
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