Meloni chiama al voto: "Giustizia che non funziona riguarda tutti" Maratona Sì con FI davanti alla Corte Cassazione. Schlein: "Riforma indebolisce toghe"
Entra nel vivo la campagna elettorale per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, previsto per il 22 e 23 marzo 2026.
Lo scontro politico tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del PD Elly Schlein si infittisce, tra mobilitazioni di piazza e duri scambi verbali sul merito del provvedimento che punta, tra le altre cose, alla separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante.
L'appello di Giorgia Meloni
La Premier Giorgia Meloni ha rilanciato con forza le ragioni del "Sì", sottolineando che la riforma non è un regolamento di conti con la magistratura, ma una necessità per i cittadini. "Una giustizia che non funziona riguarda tutti", ha dichiarato la premier, respingendo le accuse di voler personalizzare il voto e invitando gli italiani a esprimersi su temi concreti come la terzietà del giudice e la responsabilità dei magistrati. Meloni ha citato casi di cronaca discussi come esempi di un sistema che necessita di correttivi strutturali per garantire processi rapidi e giusti.
La Maratona per il Sì
Parallelamente, davanti alla Corte di Cassazione in piazza Cavour a Roma, è partita la "Maratona oratoria per il Sì". L'iniziativa, sostenuta con convinzione da Forza Italia e dai comitati referendari, si protrarrà dal 2 al 9 marzo. Gli interventi si susseguono nel nome di figure simbolo come Enzo Tortora, con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di una giustizia più "giusta" e di un giudice realmente imparziale.
L'affondo di Elly Schlein
Di segno opposto la posizione del Partito Democratico. La segretaria Elly Schlein ha ribadito il suo fermo "No", accusando il governo di voler "indebolire le toghe" e mettere la magistratura sotto il controllo dell'esecutivo. Secondo Schlein, la riforma non affronta i veri nodi del sistema — come la carenza di personale e i tempi lunghi dei processi — ma punta solo a "colpire l'indipendenza della magistratura" per garantire "mani libere" a chi governa.
I dem, insieme a M5S, Avs e Cgil, sono impegnati in una capillare mobilitazione che vedrà il suo culmine il 18 marzo con la chiusura della campagna elettorale. Schlein ha tuttavia precisato che, in caso di vittoria del "No", non chiederà le dimissioni della premier, puntando a battere la destra nelle sedi politiche e nelle future elezioni
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