Nazionale, i giocatori volevano un premio di 300mila euro per la qualificazione ai Mondiali: «Gattuso ha detto no»
Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Mentre l’Italia del calcio sprofonda in uno dei periodi più bui della sua storia secolare, emergono dettagli che gettano un'ombra inquietante sulla professionalità e l'attaccamento alla maglia di alcuni protagonisti della spedizione azzurra.
Secondo quanto riportato su Repubblica, nelle ore cruciali che precedevano la sfida decisiva contro la Macedonia del Nord (il match che doveva spalancare le porte del Mondiale), il pensiero di alcuni calciatori non era rivolto esclusivamente al campo. Nonostante l'importanza vitale della partita, la priorità sembrava essere un'altra: la negoziazione dei premi economici.
La ricostruzione di Repubblica
Il quotidiano riferisce che una parte del gruppo squadra avrebbe sondato la disponibilità della FIGC riguardo a un premio in denaro in caso di qualificazione. Si parla di una cifra totale di circa 300mila euro, da ripartire tra i 28 convocati (poco più di 10mila euro a testa). Stando a quanto emerso, la richiesta sarebbe stata avanzata allo staff tecnico, incontrando però la ferma opposizione della guida azzurra, che avrebbe stoppato sul nascere ogni pretesa economica, richiamando tutti al dovere morale di vincere prima la partita.
Un'offesa al merito sportivo
L'aspetto più amaro di questa vicenda risiede nel paradosso economico: che valore possono avere 10mila euro per atleti che guadagnano milioni di euro l'anno nei rispettivi club? Eppure, poche ore dopo queste discussioni, quegli stessi protagonisti hanno offerto una prestazione ai limiti dell'imbarazzante, facendosi eliminare da una modesta Macedonia dopo novanta minuti privi di cuore e di idee.
Conclusioni
Se la ricostruzione di Repubblica risponde al vero, ci troviamo di fronte alla prova definitiva del fallimento di un intero sistema. È urgente che il nuovo ciclo della Nazionale, chiunque siederà al timone della Federazione, riparta da zero: meno esperienza e meno nomi altisonanti, ma più motivazioni reali. L'Italia ha bisogno di uomini che considerino la maglia azzurra un onore e non un'occasione per "ingrassare le tasche".
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