Ottant’anni di Assemblea Costituente, Mattarella: “Ha il volto di donne e uomini liberi”
L'intera Aula della Camera in piedi, ha suggellato il solenne discorso del Presidente della Repubblica
ROMA – Un lungo applauso di circa due minuti, con l’intera Aula della Camera in piedi, ha suggellato il solenne discorso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in occasione dell’ottantesimo anniversario della prima seduta dell’Assemblea Costituente. Un momento che il Capo dello Stato ha utilizzato non solo per fare memoria, ma per riaffermare con forza le radici antifasciste, sovrane e pluraliste della nostra democrazia. Il Presidente, visibilmente commosso, ha ricambiato il tributo dei presenti portando più volte la mano sul cuore.
MATTARELLA: ONORE A DONNE E UOMINI CHE DIEDERO FORMA A LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
“Ringrazio i Presidenti delle Camere per aver assunto l’iniziativa di rendere onore – alla presenza dei Presidenti del Consiglio di ministri e della Corte costituzionale – alle donne e agli uomini che, nella Assemblea Costituente – in questa Aula, dove si svolsero i suoi lavori – seppero dare forma alla libertà e alla democrazia degli italiani, all’indomani del referendum che scelse la Repubblica come ordinamento dello Stato, e furono capaci di garantirne l’indipendenza”, ha affermato Mattarella. “Il percorso, il progresso che l’Italia repubblicana ha compiuto in questi decenni è motivo di orgoglio per il popolo italiano e, insieme, testimonianza della saggezza e lungimiranza che le madri e i padri della Costituzione seppero esercitare in quella svolta della storia”.
L’INTERVENTO DI MATTARELLA TRA LIBERTA’ E RISCATTO NAZIONALE
Nel suo intervento, Mattarella ha voluto ricordare l’altissimo prezzo pagato dal popolo italiano per conquistare il diritto di dettare le regole della propria convivenza civile dopo il buio della dittatura e del conflitto. “Lo pagarono i partigiani, le popolazioni sottoposte alle vessazioni naziste e della Repubblica di Salò, i militari lasciati allo sbaraglio e poi partecipi dello sforzo di ridare onore alla Patria”, ha affermato Mattarella. Un tributo di sangue e dignità che ha visto protagonisti anche gli oltre 600.000 internati in Germania, gli ebrei italiani avviati ai campi di sterminio e i combattenti della Brigata Ebraica. È stato proprio questo enorme movimento di popolo – ha sottolineato il Capo dello Stato – a permettere alla Costituente di essere un’assemblea sovrana, evitando all’Italia la spartizione territoriale da parte delle potenze alleate, destino toccato ad altri Paesi dell’Asse.
MATTARELLA: NUOVA CLASSE DIRIGENTE GUIDÒ CAMBIAMENTO CONTRO INETTITUDINE MONARCHIA
Mattarella ha tracciato una linea netta di demarcazione tra la nuova classe dirigente post-bellica e le vecchie istituzioni. “Una classe dirigente non compromessa col regime fascista – regime che aveva messo a rischio la stessa unità d’Italia – fu in grado di assumere le responsabilità della transizione, in attesa del voto. Nonostante l’inettitudine manifestata dalla monarchia, l’Italia non era ‘terra di nessuno’. Questo il merito di quelle donne e di quegli uomini. E il Governo Militare Alleato si trovò a dover interloquire con loro. La Corona e il Governo Badoglio puntavano al mero ripristino della cornice dello Statuto Albertino, tradito dall’acquiescenza al fascismo di Vittorio Emanuele III. Era uno scontro tra la vecchia classe dirigente monarchica, che spingeva per il ripristino puro e semplice della democrazia liberale pre-fascista, e il mondo ormai cambiato”.
MATTARELLA RICORDA MARTIRI FASCISMO, STANDING OVATION CAMERA
Tutti in piedi in aula della Camera quando il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricorda i martiri del fascismo tra gli applausi: “Nel discorso di insediamento della Consulta, il 25 settembre 1945, Carlo Sforza fece appello alla memoria di martiri assassinati dal fascismo, Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gramsci, Carlo e Nello Rosselli- dice il capo dello Stato tra gli applausi dei presenti alla cerimonia per gli 80 della prima seduta dell’Assemblea costituente- per concludere che l’Italia avrebbe avuto un futuro identificando i suoi interessi con quelli di un’Europa pacificata e solidale”.
IL METODO CONSENSUALE
Il Presidente della Repubblica ha poi respinto con fermezza le storiche tesi critiche che liquidavano il testo costituzionale come un “compromesso deteriore” o un mero baratto di interessi tra Democrazia Cristiana, Partito Socialista e Partito Comunista. Al contrario, lo sforzo di dialogo fu la massima espressione di una democrazia fondata sui partiti e sulle diverse visioni del mondo del Novecento. “Si obbediva a un principio elementare che si è, via via, affermato nel comune sentire dei cittadini: la Repubblica è di tutti“, ha affermato Mattarella tra gli applausi, definendo il metodo consensuale come un “sapiente indirizzo dell’equilibrio tra i diritti dei cittadini e quelli della comunità”.
UN SOLENNE PATTO DI AMICIZIA
Cento anni dopo lo Statuto Albertino concesso da un monarca, il popolo italiano si dava autonomamente una Costituzione repubblicana, superando l’emarginazione internazionale in cui il fascismo l’aveva gettato. In conclusione, Mattarella ha voluto richiamare le parole dei padri fondatori. Prima l’esortazione di Giuseppe Saragat (“Fate che il volto della Repubblica sia un volto umano”), poi il messaggio di pacificazione di Umberto Terracini, che definì la Carta come un “solenne patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano”.”Il volto e l’anima che abbiamo avuto consegnato – e che i cittadini sentono propri – è quello della Costituzione. Frutto di una assemblea di donne e uomini liberi”, ha chiosato il Capo dello Stato, prima del definitivo e accorato auspicio: “Viva la Repubblica, viva la Costituzione

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