Quelli della seconda D
Ne “Il tempo di Tommaso” Pier Luigi Bianchi affronta la toccante vicenda di un giovane malato di leucemia e del suo inserimento in una nuova classe di liceo: un’occasione anche per riflettere sul ruolo della scuola moderna.
Una riflessione sul mondo scolastico attuale, tra contraddizioni e aspirazioni, ma anche una storia toccante, dove dolore, solidarietà e speranza si intrecciano inevitabilmente. Tutto questo, e molto di più, è “Il tempo di Tommaso” (Bertoni Editore), il nuovo libro di Pier Luigi Bianchi che, forte di sensibilità innata, raffinata capacità di scrittura ed esperienza acquisita “sul campo” essendo insegnante, consegna al lettore la vicenda di Tommaso, ragazzo convalescente da una grave forma di leucemia, il cui arrivo nella classe seconda D di un liceo cambia, per sempre, non solo le sue sorti ma anche di quelle dei suoi nuovi compagni e del suo professore di lettere. In pagine delicate, a tratti divertenti, altre volte necessariamente commoventi, Bianchi racconta la storia di questa seconda D, facendone emergere un ritratto vivido, cangiante e decisamente attuale. Fortunatamente, anche distante da facili luoghi comuni. Violenti, disinteressati, attaccati ai social a dispetto e a scapito del contatto umano: spesso i giovani d’oggi vengono infatti dipinti con tinte fortemente negative.
Ma sono davvero così e che cosa può fare, nel caso, il mondo della scuola per cambiare questa percezione o meglio ancor modo di essere?
“Credo che i giovani d’oggi siano come quelli del passato, esprimono le stesse emozioni, le stesse ansie e paure, le stesse domande di senso. Ad essere cambiato è piuttosto il contesto, molto più complesso, nel quale oggi i giovani si trovano a vivere e rispetto al quale gli adulti e le istituzioni, a partire dalla scuola, hanno grandi responsabilità. Un ruolo rilevante nel cambiamento è rappresentato sicuramente dai social, che, non dobbiamo dimenticarlo, hanno un forte impatto anche sugli adulti. Tuttavia non sono mai gli strumenti in sé, per tanti aspetti positivi, a costituire un problema, ma semmai l’uso che ne viene fatto.
Gli insegnanti hanno il compito di ascoltare i ragazzi e di leggere nei loro occhi i loro bisogni inespressi, come tenta di fare il professore protagonista del romanzo. Ogni volta che si rapporta ai problemi dei suoi studenti, egli non lo fa attraverso risposte di tipo personale, ma lasciando parlare la letteratura e la scienza, i grandi del passato e del presente, da cui lui stesso è stato formato e continua ad apprendere.”
Attraverso quali circostanze è arrivato alla scrittura di questa storia?
“Io sono un docente di scuola superiore, quindi costantemente a contatto con studenti dai quattordici ai diciotto anni. Dopo il primo romanzo ‘La vita secondo natura’ (Bertoni Editore) sul culto dell’immagine e della perfezione fisica, ho avvertito la necessità, anche come tributo e ringraziamento a tutti i miei studenti, di mettere in luce la bellezza della relazione umana tra un insegnante e i suoi alunni, senza dimenticare che i ragazzi sono capaci di grandi cose e, molto spesso, sanno anche sorprenderci. Inoltre, vivendo la scuola quotidianamente, desideravo raccontarla così com’è nella realtà. La vicenda della seconda D, il cui equilibrio è incrinato dall’arrivo di Tommaso malato di leucemia, si svolge, infatti, nelle aule e nei corridoi attraverso lezioni, verifiche, incontri con i genitori, consigli di classe, discussioni fra docenti sui temi della didattica contemporanea.”
Il tempo di Tommaso può essere definito un romanzo di formazione e, in ogni caso, cosa cambia nella seconda D dall’arrivo del protagonista in poi?
“Il titolo stesso del romanzo allude a un percorso di formazione. Da un lato c’è il tempo ‘sospeso’ della malattia di Tommaso e del suo tentativo di riconquistare la normalità di vita di un sedicenne; dall’altro c’è quello in cui la seconda D, insieme al compagno, realizza il suo percorso di crescita.
Dopo un periodo di conoscenza tramite la didattica a distanza, Tommaso arriva a scuola e la sua presenza trasforma a poco a poco la classe. I ragazzi organizzano gruppi di studio per aiutarlo in una sorta di ‘educazione fra pari’ e, al tempo stesso, migliorano collettivamente i propri risultati scolastici. Alla fine del percorso, pur non privo di momenti di difficoltà e di qualche resistenza, tutti comprendono di essere parte di una comunità e si stringono attorno al compagno tanto da decidere di rasarsi i capelli a zero per solidarietà con lui.”
La malattia, il dolore, la morte, sono tristi ma ineludibili strumenti di crescita. In che modo le famiglie e gli insegnanti devono presentare ai ragazzi queste tematiche, soprattutto quando riguardano i loro coetanei?
“Nella società attuale in cui prevalgono il culto della perfezione fisica e il senso di onnipotenza, sembra esserci poco spazio per il dolore e la morte, tanto che anche a scuola, spesso, si fa fatica a parlarne perché vengono negati. È indubbio che un’educazione in tal senso debba partire dalla famiglia attraverso la presa d’atto e il dialogo con i propri figli. Ma cosa può fare un insegnante? Il professore protagonista del romanzo non è un eroe che salva i propri alunni o che risolve i loro problemi, ma un maestro che li guida e li accompagna verso l’acquisizione della consapevolezza di sé, anche e soprattutto quando questa è segnata dal dolore e dal confronto con la malattia e la possibilità della morte. Di fronte alla finitezza e alla fragilità dell’essere umano, temi che si impongono quotidianamente allo studio letterario e storico, egli può fornire gli strumenti necessari alla comprensione e all’accettazione dei limiti imposti alla natura umana. Il dialogo, l’ascolto attento, l’empatia, la solidarietà e la condivisione della sofferenza, tutte qualità proprie della comunità educante che è la scuola, faranno il resto.”
Il suo libro è anche una riflessione sulla scuola e sulla cultura nella società contemporanea. Quale spazio e quale ruolo possono e devono avere?
“Il romanzo denuncia la propensione della società moderna a finalizzare la scuola al mercato del lavoro e alla creazione di lavoratori performanti e multitasking; in controtendenza, rivendicandone il valore in sé, propone un’idea di cultura come formazione dell’essere umano e del cittadino consapevole e come educazione alla bellezza della conoscenza. In special modo durante l’adolescenza, infatti, la cultura fornisce le chiavi per dare forma chiara e precisa a quanto di confuso e magmatico si agita dentro le persone e permette di dare senso compiuto alle sensazioni di piacere e di dolore. Inoltre, insegna a interrogarsi nel confronto con i grandi del passato e del presente e consente l’acquisizione di un pensiero autonomo e critico, come anche la realizzazione di se stessi e della propria felicità. Da ultimo, e non per importanza, induce a riconoscere le disparità fra gli uomini e a comprendere e rispettare la sofferenza altrui mettendo da parte il proprio egocentrismo.”
L'AUTORE - Pier Luigi Bianchi è nato a Todi (Pg) il 6 agosto 1965, si è laureato in Lettere classiche presso l'Università di Perugia e attualmente insegna nella scuola superiore. Appassionato di letteratura italiana e straniera, ha iniziato recentemente a interessarsi di scritture narrativa. Con un romanzo inedito ha partecipato al Premio letterario Clara Sereni, edizione 2023, classificandosi tra i dieci finalisti. Con "La vita secondo natura" (Bertoni Editore, 20249 ha fatto parte della rosa dei cinque finalisti del Premio letterarie Parole a Braccio, edizione 2025. "Il tempo di Tommaso" è il suo secondo romanzo.
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