SCUOLA E SICUREZZA: DOPO LA TRAGEDIA DI LA SPEZIA, L’ON. PAOLA DE MICHELI CHIEDE UN CAMBIO DI PASSO. “NON BASTANO I METAL DETECTOR, SERVE INVESTIRE SULL’ANIMA DEI NOSTRI RAGAZZI”
Il 16 gennaio 2026 resterà una data indelebile e drammatica per la città della Spezia e per l’intero sistema scolastico italiano. L’omicidio del giovane Abanoub Youssef, avvenuto tra le mura dell’Istituto Chiodo-Einaudi per mano di un compagno di classe, ha squarciato il velo su una realtà di disagio giovanile che non può più essere ignorata. Mentre il Governo risponde con l’ipotesi di misure restrittive e controlli ai varchi, il dibattito politico si infiamma tra chi invoca la "tolleranza zero" e chi, invece, chiede una rivoluzione culturale e sociale nelle periferie e nelle aule.
L’Onorevole Paola De Micheli, deputata del Partito Democratico, analizza la situazione spezzina ponendo l’accento sulle carenze strutturali del sistema educativo e sulla necessità di un supporto psicologico che diventi, finalmente, un diritto garantito per ogni studente. In questa intervista esclusiva, la parlamentare dem risponde alle proposte del Ministro Valditara e delinea la strategia del centrosinistra per trasformare le scuole da potenziali luoghi di tensione a veri presidi di comunità e rigenerazione sociale.
Onorevole De Micheli, la tragedia di La Spezia ha sconvolto il Paese. Il Ministro Valditara propone metal detector nelle scuole: secondo lei è questa la risposta corretta o è solo una misura di facciata?
Mi pare ancora una volta che da parte del Ministro e di questo governo, a fronte di un problema serissimo come quello della violenza tra i giovani, arrivi una risposta emotiva e sensazionalistica. Che di fatto evidenzia una desolante mancanza di idee e di analisi, necessari per offrire proposte più profonde e realmente efficaci. In alcune scuole ci sono già i metal detector, installati sulla base dell’autonomia scolastica, forse possono servire, ma siamo convinti che una misura di deterrenza sia sufficiente per limitare la violenza tra i giovani? Occorre inquadrare il problema in tutta la sua dimensione che investe l’intera società, anche al di fuori delle aule: affrontare le sfide educative e ascoltare chi ogni giorno opera in contesti difficili. Prendendo atto che misure soltanto repressive non bastano.
Gli studenti spezzini lamentano l'assenza di presidi psicologici adeguati. Come può il PD spingere per una riforma che renda il supporto mentale un diritto strutturale in ogni scuola, oltre l'emergenza?
Credo che la scuola pubblica abbia un ruolo di straordinaria importanza nella crescita dei nostri giovani. Andare in una buona scuola cambia la vita, l’ho visto nel mio percorso, lo vedo ogni giorno con mio figlio. La presenza di supporti psicologici negli istituti è un tassello fondamentale per comporre il mosaico di una comunità più ampia che sia realmente educante, capace di intercettare e dare risposte al disagio. Che si fa carico dei problemi delle giovani generazioni e che al contempo avverte la responsabilità ogni giorno di fornire modelli positivi e di contrastare la violenza, non solo quella fisica ma anche quella verbale. Lo abbiamo sostenuto in più occasioni come Partito Democratico, convincendo in passato il governo sul bonus psicologico, ma questo non ha attivato nessuna sensibilità nella maggioranza. Credo che l’esecutivo su temi come questo dovrebbe cercare il confronto con l’opposizione e non fare solo propaganda.
L'omicidio è avvenuto in un contesto di disagio giovanile crescente. Quali strumenti di "rigenerazione sociale" propone il centrosinistra per evitare che le scuole diventino luoghi di tensione anziché di crescita?
La strategia del governo finora è fallita, quella che agisce soltanto sull’inasprimento delle pene o addirittura sull’istituzione di nuovi reati da sola non serve, soprattutto nei confronti dei più giovani. E questo è misurabile nella vita di tutti giorni: non è stato raggiunto l’obiettivo di rendere più sicuri gli italiani. I fatti di La Spezia sono un segnale inquietante che deve interrogarci tutti, non solo il sistema educativo. La rigenerazione sociale passa attraverso alcuni concetti chiave: relazione, conoscenza, luoghi di vita e di studio adeguati e modelli sempre positivi. La scuola deve tornare a essere fulcro e modello per questa rigenerazione. La violenza si previene l’ascolto, la fiducia e rispetto che ci consentono di gestire il conflitto e di riconoscere l’altro come interlocutore e non come nemico.

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