Tra storia e magia
La scrittrice Marzia Taruffi racconta “Il destino del primo figlio” lasciando al lettore il compito di scoprire, prima, l’eredità di una famiglia, e poi di decidere chi siano i vincitori e chi i vinti.
Una vicenda che si svolge al di sopra del tempo e allo stesso modo nel cuore di due secoli, alla ricerca della motivazione di un sogno ma anche del significato di un destino che continua a ripetersi nella vita di una stirpe condannata a raccontare e a raccontarsi nelle vicende di tutte le persone che sfiorano le loro esistenze.
È “Il destino del primo figlio”, quello raccontato da Marzia Taruffi nel libro omonimo (Maria Pacini Fazzi Editore) e che segna un ritorno alla narrativa per la scrittrice, dopo il romanzo dai risvolti gialli e storici “L’orologio di villa sultana”.
Il titolo porta il lettore a scoprire l’eredità di una famiglia, un’eredità pesante di cui si perdono le motivazioni tra i decenni, e l’intera vicenda consegna proprio a esso il compito di dipanarne la matassa, pagina dopo pagina, decidendo alla fine chi sono i vinti e i vincitori in un universo di persone e di scelte.
Ne “Il destino del primo figlio” il tema della maternità, ma anche dell’essere donna e della famiglia è sviluppato tra storia e mistero. Marzia, dove nasce l’idea di questo libro e come l’hai sviluppata?
“Nasce da una storia raccontata di famiglia in famiglia in un piccolo paese del Friuli, nella zona della Carnia. Mi ha affascinato la vicenda di una donna che dopo aver perso il figlio primogenito aveva attuato un forte legame tra vita e morte e fungeva, secondo la tradizione, da attuatrice di questa unione. Nel paese si diceva che Caterina poteva consegnare i doni alle persone morte. Sempre in questa famiglia era ricorrente per il primogenito l’assenza di progenie. Ho voluto partire da qui per creare storie di donne proiettate verso il futuro nella difesa dei figli e al tempo stesso nel cercare di vincere il proprio destino - se esiste il destino o il caso - per poter riscrivere la propria esistenza. Cecilia, come le altre storie narrate, è parte di un mondo che crediamo lontano ma che è ancora molto vicino. Le radici del dolore e del riscatto ci appartengono ed è una sfida che non so neppure se include una possibile vittoria.”
La parola “destino” fa pensare a qualcosa di indipendente dal libero arbitrio e in qualche modo subita. Qual è lo spazio di azione di ciascuno di noi e in che modo dobbiamo utilizzarlo?
“Culturalmente la nostra società è divisa tra ritenere che il libero arbitrio ci dia la potestà di scelta e di costruire passo dopo passo la nostra esistenza, e le nostre scelte. Sul lato opposto ci ritroviamo a pensare che qualcosa sia già scritto e una forza ci conduca verso strade, incontri e momenti che dobbiamo per forza vivere. In entrambe le dimensioni il coraggio è quello di riuscire ad affermare la propria determinazione, esperienza dopo esperienza, nell’illusione che abbiamo sconfitto l’inevitabile o che era proprio quella la scelta da assumere.”
Le storie del tuo libro si sviluppano su due secoli. Qual è il ruolo della memoria e dell’appartenenza del proprio essere in un ben preciso posto nello spazio e nel tempo?
“Viviamo l’infinita essenza del momento, proiettati al prossimo minuto e perennemente sospesi in quel passato che è unico referente della nostra permanenza e immanenza. Spazio e tempo ci dominano ma al tempo stesso ce ne facciamo cullare, in quello che è poi spesso un eterno ritorno soprattutto quando ci accorgiamo che alcuni errori fanno parte di noi e non possiamo, spesso, esimerci dal ripeterli. “
Come mai hai scelto, per la copertina del libro, la donna in giallo di Tamara de Lempicka?
“Per la plasticità dell’immagine. Rimanda a una donna forte, coraggiosa, che è fiera di sé e della sua tenacia come Lia che non si ferma mai e che in un cielo stellato conta le stelle cadenti anche se non crede a nessuna formula magica. “
Recentemente è uscito anche un altro tuo libro, un saggio dedicato all’astronomo Gian Domenico Cassini. Da dove nasce il tuo interesse per lui e come mai hai voluto rendergli omaggio?
“Gian Domenico Cassini è nato l’8 giugno 1625 a Perinaldo, comune collinare quasi montano alle spalle di Sanremo. È un paese che sembra toccare il cielo. Da Perinaldo quattrocento anni fa Gian Domenico Cassini è riuscito a visitare per i suoi studi tutta l’Italia e a essere chiamato a dirigere il nuovo Osservatorio scientifico di Parigi sotto il Re Sole, Luigi XIV. È il simbolo dell’uomo che va oltre i suoi limiti e che attraverso la cultura, lo studio e la scienza si realizza e costruisce per sé e per gli altri. Il libro ‘Gio delle stelle’ lo immagina in nave approdare a Sanremo, deciso a raggiungere Perinaldo. Incontra una frattura spazio temporale che lo proietta nel teatro dell’Opera a Sanremo mentre gli studenti del Liceo che porta il suo nome quattrocento anni dopo stanno mettendo in scena un testo a lui dedicato. Così l’espediente letterario ha avvicinato il personaggio storico alla nostra contemporaneità e ha divertito i ragazzi del Laboratorio teatrale del Liceo Cassini che sono diventati attori convolti in una storia spalmata su 400 anni. Il messaggio è che guardando il cielo ci sentiamo infinitamente grandi e al tempo stesso bisognosi di cura, di pace e di brandelli di felicità, le stesse cose che cercava Gio delle stelle.”
L’AUTRICE – Marzia Taruffi, nata in uno stellato 15 agosto, sposata e con due figlie, è laureata in Giurisprudenza e in Scienze della Comunicazione. È Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica. È giornalista professionista dal 1995. È responsabile Ufficio stampa - Cultura del Casinò di Sanremo e segretario generale del Premio Letterario Internazionale Casinò di Sanremo Antonio Semeria. È presidente dell’UniTre Sanremo e dell’associazione Esprit di Sanremo, Perinaldo e de La Cotè. Ha scritto e curato numerosi saggi, romanzi, opere di storia locale, una monografia d’impresa e una silloge poetica.

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