Un eroe che sfida i secoli

Anna Maria Rengo • 13 marzo 2026

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Nel saggio “Labirinti – Lettura del Canto di Ulisse” Alberto Cristofori analizza a fondo il XXVI canto della Divina Commedia, dedicato al re di Itaca, evidenziando come Dante Alighieri ponga quesiti etici e filosofici sui quali l’uomo moderno continua a interrogarsi.

 

Un capolavoro, anzi un caposaldo della letteratura italiana e mondiale, che non cessa di stupire e di essere attuale e oggetto di studio, nonché di lettura anche nelle scuole.

Un capolavoro cui avvicinarsi con rispetto, ma anche con curiosità e con la voglia di coglierne sempre nuove sfumature e chiavi di lettura, in grado di dare risposte all’uomo moderno, allo stesso tempo così distante e così vicino a quello dal tardo medioevo.

Parliamo naturalmente della Divina Commedia, e più in particolare del Canto XXVI dell’Inferno, il celebre “Canto di Ulisse”, di cui Alberto Cristofori nel suo saggio “Labirinti” (Edizioni LOW) svolge un’analisi del testo che si intreccia a spunti autobiografici, rimandi alla musica e alla pittura, giungendo a una riflessione più complessiva sulla potenza della parola poetica.

Ma lasciamo a Cristofori, novello Virgilio, il compito di guidarci sino al XXVI canto dell’Inferno, certi che impareremo ancora una volta qualcosa di nuovo e di prezioso.


Dante Alighieri è riconosciuto da secoli, anche se in maniera leggermente discontinua, come il “sommo poeta” e la Divina Commedia come una delle più grandi opere letterarie di tutti i tempi. Come spiegherebbe la grandezza dell’autore e dell’opera a un ragazzino del terzo millennio?

“Io non so se si debba spiegare la grandezza di Dante. Penso che si debba piuttosto proporre la Commedia e lasciare che la sua grandezza parli da sola. Ai ragazzini, di solito, lo fa, molto meglio che agli adulti.

Mi è capitato spesso di parlare di Dante nelle scuole medie, cioè appunto a dei ragazzini, e non mi è mai capitata una domanda sciocca, o un’osservazione impertinente. Quando Dante parla di amore, e ci fa capire che Francesca ‘sbaglia’ facendo dipendere l’amore dalla bellezza, perché non è vero che ci si innamora perché lui o lei sono belli, è vero il contrario, che si vede bella la persona amata proprio perché la sia ama, non c’è bisogno di spiegazione: tutti abbiamo sperimentato questa verità, da bambini, quando vediamo ‘belli’ il papà e la mamma, semplicemente perché gli vogliamo bene.

Una volta parlavo di Pier delle Vigne e un ragazzino a cui era morto suicida uno zio mi ha chiesto perché Dante mette all’inferno chi si toglie la vita – e io gli ho fatto scoprire che non è affatto vero che sono tutti all’inferno, i suicidi, Catone è in purgatorio ed è destinato al paradiso, Didone è una suicida ma è tra i lussuriosi, e così via, perché Dante non giudica mai all’ingrosso, ma ogni storia è diversa, unica, fa regola a sé. È per questo che in paradiso troviamo addirittura dei pagani, come Rifeo, mai convertito al cristianesimo, che è una scelta quasi scandalosa, dal punto di vista teologico.

Insomma, a me pare che spesso siano proprio le spiegazioni, o meglio le schematizzazioni, che confondono le idee, irrigidiscono il discorso e fanno perdere di vista la bellezza dell’opera. Naturalmente questo vale finché si conserva, almeno in parte, la capacità di immedesimazione e di stupore che è propria dell’infanzia. Già alle superiori è necessario mediare, perché gli schemi sono stati interiorizzati, e allora quasi automaticamente scatta la definizione appresa: Ulisse consigliere frodolento; e non ci si accorge che il testo dice tutt’altro, che Ulisse è all’inferno per ragioni che con i consigli di frode non hanno quasi niente a che vedere.”


Nella Divina Commedia Dante attinge largamente non solo a figure del suo tempo, ma anche di tempi precedenti o mitiche. Cosa di Ulisse, a suo modo di vedere, aveva affascinato Dante e come spiega il fascino che esso continua a esercitare anche settecento anni dopo?

“Chiariamo innanzitutto che per Dante Ulisse è un personaggio storicamente reale, esistito, non un mito frutto di fantasia poetica. Ciò detto, Ulisse è l’unico personaggio dell’inferno con cui Dante si sofferma a parlare lungamente che non appartenga all’epoca di Dante stesso, o a quella subito precedente. È un fatto importante, una scelta che lo rende eccezionale, ancora prima che l’eroe greco si metta a parlare.

È anche una scelta polemica, diciamo così, perché non mancavano certo a Dante gli esempi di viaggiatori del suo tempo, ricordo per esempio i fratelli Vivaldi, che pochi anni prima avevano intrapreso proprio il viaggio di Ulisse lungo le coste atlantiche dell’Africa ed erano svaniti nel nulla. Ma i Vivaldi, come Marco Polo e tutti i viaggiatori dell’epoca, erano mercanti, spinti dal desiderio di guadagno, non dal desiderio di conoscenza, e Dante invece aveva bisogno di nobilitare il suo personaggio, escludendolo dall’odiata mentalità mercantile, per potersi rispecchiare almeno parzialmente in lui. È evidente infatti che il viaggio di Ulisse assomiglia per molti aspetti a quello di Dante, e il poeta ci invita a riconoscere analogie e differenze – la principale essendo, com’è noto, che Ulisse naufraga e Dante invece raggiunge il purgatorio e poi il paradiso.

È proprio questa nobilitazione dell’impulso al viaggio a garantire a Ulisse il suo valore universale. Ulisse, pur essendo frutto della fantasia di un uomo del Medioevo, anticipa i grandi personaggi che simboleggiano la modernità, Faust e Don Giovanni, e la loro sfida ai limiti della condizione umana: Ulisse supera le colonne d’Ercole perché la sua sete di conoscenza è infinita, è espressione di un desiderio che non può accettare nessun vincolo, così come insofferente di vincoli è l’impulso che anima Faust e Don Giovanni. Che è poi l’impulso alla base della civiltà europea moderna, il mito della crescita infinita (economica, ma non solo), la persuasione che ogni mistero possa essere svelato dalla ragione, dalla scienza, e così via.”


Il Canto di Ulisse, ma del resto anche l’Inferno e, ancora più a monte, l’intera Divina Commedia, sono tra i testi più studiati e commentati della letteratura universale. Qual è la lettura che vuole dare del 26esimo canto dell’Inferno con il suo saggio?

“Io non ho ‘una’ lettura, propongo ai lettori un percorso, che è quello che ho fatto e che continuo a fare leggendo e rileggendo Dante e gli altri classici. È un viaggio attraverso il labirinto delle interpretazioni, se vogliamo, ed è un viaggio pieno di andirivieni, perché a me pare che lo scopo non sia trovare una chiave definitiva, un’interpretazione valida una volta per tutte, ma instaurare un dialogo con i versi di Dante.

Come tutti i grandi scrittori, Dante non si limita a offrire risposte – anzi, le risposte che offre in genere non ci soddisfano, perché sono legate alla sua mentalità, alla sua epoca, alla sua visione del mondo, che non possiamo più condividere. La Divina Commedia è viva perché continua a farci domande, a chiedere a noi di trovare delle risposte ai grandi temi che affronta – che non sono guelfi o ghibellini, papato o impero, ortodossia o eresia, ma sono la responsabilità morale, il senso che possiamo dare al nostro essere nel mondo, l’importanza della ‘politica’ nel senso più nobile del termine – che deriva da ‘polis’, parola che si traduce solitamente con ‘città’, ma più esattamente indica una comunità di persone che si organizzano per vivere insieme. Ecco perché temi come l’amore o l’uso del tempo assumono un valore politico, perché Dante è sempre attento alla dimensione collettiva dei fenomeni, muove sempre dalla consapevolezza che siamo animali sociali.”


Molti tra i temi trattati da Dante in questo canto interrogano ancora le coscienze moderne: l’ordine che l’arte è in grado di farci cogliere sotto il caos delle apparenze, la coscienza della grandezza e dei limiti della ragione umana, il rapporto tra giustizia divina ed eternità delle pene infernali, l’acuta consapevolezza dello scorrere del tempo, la compresenza di tragedia e commedia nell’esperienza quotidiana. Si troverà mai un punto fermo su questi temi e, se no, lei figura una evoluzione lineare oppure concentrica?

“Ma perché dovremmo trovare una risposta? Ognuno è libero di cercarla, e se la trova tanto meglio, ma si tratta di problemi aperti per definizione. È ovvio che, rispetto a Dante, ne sappiamo di più: oggi per esempio la meccanica quantistica ci insegna che ‘Dio gioca a dadi’, come direbbe Einstein, cioè che il caso (e quindi il disordine) è un elemento costitutivo della realtà fisica; ma questo non ci impedisce di cercare un senso nelle esperienze che scandiscono la nostra vita, anche se non possiamo più condividere la fiducia di Dante nel fatto che Dio abbia creato un universo perfettamente ordinato; l’analisi economica di Dante ci appare improponibile, oggi abbiamo ben altri strumenti per interpretare certi meccanismi, del nostro tempo come del passato – ma il problema del rapporto tra principi economici e valori etici è tutt’altro che risolto, la necessità di governare i primi affinché non prendano il sopravvento annientando i secondi turba ancora le nostre coscienze. Se abbiamo una coscienza, s’intende!”


Il suo saggio si caratterizza non solo per l’acutezza dell’analisi e per la profondità delle argomentazioni, ma anche per uno stile accattivante, in grado di catturare anche il lettore che non sia un bibliofilo con la passione per la poetica medievale. È possibile essere divulgatori anche su temi apparentemente così distanti dal vasto pubblico e in che modo lo si può e deve fare?

“Questo è un complimento mascherato da domanda, e io non posso che ringraziare, perché i complimenti non bastano mai. Dirò molto sinteticamente che la mia aspirazione, in questo come in tutti gli altri libri che ho scritto, era di fare un’opera utile e onesta.

Penso che la distinzione tra ricerca e divulgazione vada un po’ sfumata: la divulgazione (termine molto sgradevole, perché deriva da ‘volgo’, che suona sprezzante) non dovrebbe mai essere banalizzazione, o semplificazione, la ricerca può quasi sempre evitare gli eccessi di tecnicismo e rivolgersi così a un pubblico più ampio.

Credo che questo pubblico ci sia e credo che ci siano anche molti intellettuali che aspirano a non parlare solo tra di loro, anzi lo so di certo, perché i miei lavori (per esempio la traduzione del Decamerone in italiano moderno, o il commento all’Antologia di Spoon River) hanno trovato apprezzamento anche in ambito universitario, pur essendo io estraneo all’accademia e adottando uno stile di scrittura, se posso usare questo termine, inclusivo. Ciò detto, sono convinto di aver proposto in queste poche pagine molte osservazioni originali, utili anche agli studiosi, e non solo ai lettori non specialisti.”


Infine, una curiosità che ho da decenni: nell’immaginare inferno, purgatorio e paradiso, con la loro collocazione anche geografica e organizzazione per gironi, Dante aveva attinto a un immaginario collettivo preesistente oppure è tutta una sua creazione?

“Dante, bisogna ricordarlo sempre, copia a man bassa: da Virgilio, ovviamente, da Ovidio, da Aristotele, da Dionigi l’Areopagita, da Tommaso d’Aquino e da mille altri, grandi e piccoli e perfino minimi. Quindi alla base del suo aldilà si trovano moltissime fonti, compresi i racconti di viaggi ultraterreni che hanno preceduto il suo (i più noti, alla fine del Duecento, sono opera di due modestissimi poeti, Bonvesin da la Riva, milanese, e Giacomino da Verona).

La cosa straordinaria che fa Dante è che dà al suo inferno, purgatorio e paradiso una concretezza tale che ci sembra davvero che li abbia visitati in carne e ossa: li descrive, li misura, ce ne fa sentire gli odori, i suoni, ce li fa letteralmente vedere con gli occhi della mente. La potenza della sua immaginazione è la stessa che rende vivi e indimenticabili i suoi personaggi, da Virgilio a Beatrice, da Francesca a Ugolino a Sordello a Matelda: tutto in Dante è individuale, preciso, calato in storie e voci inconfondibili, laddove gli schemi dei filosofi e i racconti dei poeti (perfino di Virgilio, in confronto a Dante) procedevano per astrazioni, un po’ all’ingrosso, per così dire: i lussuriosi da una parte, gli eretici dall’altra... In Dante non c’è mai questa genericità, ci sono casi concreti, storie uniche. È stato detto che Dante fa, nella letteratura, quello che Giotto ha fatto nell’arte, dando corpo, ombra, peso, ai suoi personaggi, mettendoli in un contesto reale e togliendoli dagli sfondi dorati, senza tempo, dove galleggiavano i Cristi e le Madonne e i santi dei secoli precedenti.

Non dobbiamo quindi confondere l’originalità dell’invenzione, che in Dante è molto parziale, con la forza della poesia, che è eccezionale ed è tutta sua. Io ho cercato di mostrare tutto questo, per esempio dove spiego che l’amore di Ulisse per il figlio, per il padre e per la moglie viene espresso con termini diversi, psicologicamente esatti: la “dolcezza” per il figlio abbandonato in fasce, che Ulisse avrebbe ritrovato adulto, la “pietà” per il vecchio padre che morirà disperato senza rivederlo, il “debito amore” per la moglie, cioè l’amore che Penelope si meritava, per un’attesa ventennale. È un piccolo esempio che reca però il sigillo del genio. E vorrei richiamare anche le innumerevoli similitudini della Divina Commedia, che servono a Dante proprio per collegare aldilà e aldiquà, mondo reale e mondo immaginato, e presentano una ricchezza di dettagli davvero ineguagliabile.”

 

L’AUTORE - Alberto Cristofori (Milano, 1961) è tra i più importanti traduttori italiani, avendo “prestato la voce” tra gli altri ad Abdulrazak Gurnah, premio Nobel per la letteratura 2021, Patrick McGrath, Don Winslow, Thomas Piketty, Quentin Tarantino e George Romero. Per Low ha curato La nuova Spoon River di Edgar Lee Masters e Canto di me stesso di Walt Whitman. Docente della scuola Fenysia di Firenze, da anni è attivo come divulgatore dei classici in scuole, biblioteche e associazioni italiane.

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Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 24 ottobre 2026
SICUREZZA, MELONI: "GARANTIRE IL DIRITTO DI MANIFESTARE MA STOP A CITTÀ A FERRO E FUOCO. GRAZIE ALLE FORZE DELL'ORDINE" “Il diritto di manifestare va sempre garantito, così come il diritto dei cittadini di vivere le proprie città in sicurezza”. Lo ha dichiarato la Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, intervenendo sui social in merito agli scontri di piazza registrati in data odierna in diverse città d'Italia. La Premier ha sottolineato come i recenti provvedimenti vadano esattamente nella direzione di tutelare la collettività e l'ordine pubblico: “È in questa direzione che vanno anche le misure approvate nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri: dare allo Stato strumenti più efficaci per prevenire le violenze e impedire che delinquenti e facinorosi possano mettere a ferro e fuoco intere città”. Secondo il Capo del Governo, la tutela della legalità e della serenità urbana rappresenta una priorità assoluta per tutte le componenti sociali: “La sicurezza va garantita a tutti. A chi vuole manifestare pacificamente, a chi lavora e a chi vuole vivere la propria città senza paura. Senza lasciare spazio a chi cerca soltanto lo scontro e la violenza”. In piena sintonia con la linea dell'esecutivo, il Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha ribadito la ferma condanna delle derive violente, evidenziando come l'azione dello Stato sia orientata a isolare i facinorosi e a non concedere alcuno spazio a chi agisce nell'impunità.  In conclusione, la Presidente Meloni ha espresso il proprio profondo ringraziamento a chi ha gestito le criticità sul campo: “Voglio ringraziare le donne e gli uomini delle Forze dell'Ordine che anche oggi, nelle piazze italiane, hanno lavorato per garantire la sicurezza dei cittadini e il diritto di manifestare pacificamente, nonostante i tentativi di alcuni violenti di provocare scontri e disordini. Un ringraziamento al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, ai prefetti, ai questori e a tutti coloro che hanno coordinato e gestito le operazioni di ordine pubblico”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 24 ottobre 2026
Giornata di altissima tensione e duri scontri nella capitale francese e nelle principali città del Paese. Al termine di una massiccia manifestazione nazionale che ha visto scendere in piazza oltre 110.000 persone, la situazione è degenerata nel tardo pomeriggio a Parigi, trasformando il rientro dei manifestanti in guerriglia urbana. Intorno alle ore 17:30, nei pressi di Porte de Vincennes, un gruppo di circa 500 casseur ha attaccato le forze dell'ordine lungo Cours de Vincennes con un fitto lancio di oggetti e corpi contundenti. Immediata la risposta della polizia, che ha schierato un imponente dispositivo di sicurezza per isolare i violenti, utilizzando idranti e gas lacrimogeni per disperdere i blocchi e ristabilire l'ordine. Il ministro della Difesa, Sébastien Lecornu, ha duramente condannato le violenze, puntando il dito contro la delinquenza e le frange dell'estrema sinistra. Il bilancio complessivo delle operazioni di sicurezza sul territorio nazionale è pesantissimo. Secondo i dati ufficiali forniti dal ministro dell'Interno, Laurent Nuñez, aggiornati alle ore 19:30, i fermi effettuati dalle forze dell'ordine sono quasi mille, una cifra destinata a crescere nelle prossime ore e nettamente superiore rispetto alle precedenti mobilitazioni. Gravi disordini e scontri con l'uso di lacrimogeni si sono registrati anche a Lione, Lille, Nantes e Tolosa. In quest'ultima città si segnala inoltre una situazione di emergenza per un manifestante rimasto gravemente ferito a una mano durante i momenti di più alta tensione con la polizia. Le autorità mantengono il livello di allerta elevato in tutto il Paese, con oltre 70.000 agenti e unità d'élite ancora dispiegati sul campo per monitorare il deflusso e prevenire nuovi focolai di violenza.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 24 ottobre 2026
Un bilancio pesante quello diffuso dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza al termine della giornata di mobilitazioni che ha attraversato diverse province italiane. Le manifestazioni odierne sono state segnate da forti tensioni e scontri in più città, portando a un massiccio intervento delle forze dell'ordine per il contenimento delle frange più violente. I dati ufficiali forniti dalle autorità fotografano la gravità della situazione sul territorio nazionale: le persone identificate nel corso dei controlli sono state complessivamente 4.292. Gli interventi di ordine pubblico hanno portato all'arresto di 9 persone e alla denuncia in stato di libertà di altri 87 manifestanti. Sono state inoltre 371 le persone fermate e accompagnate presso gli uffici di polizia per accertamenti; tra queste si contano 110 minorenni e 69 cittadini stranieri. I disordini più accesi si sono registrati nelle piazze di Torino, Bologna, Roma e Firenze, dove i cortei – nati per protestare contro il carovita e le spese militari – sono degenerati in fitti lanci di sassi, oggetti e petardi all'indirizzo dei reparti mobili. Sull'accaduto è intervenuto con fermezza il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, che ha espresso il proprio ringraziamento alle forze di polizia per la gestione dell'ordine pubblico: "Gli agenti sono riusciti a isolare e contenere i violenti con grande equilibrio e competenza", ha dichiarato il titolare del Viminale, lanciando poi un monito chiaro: "In Italia non c'è e non potrà esserci alcuno spazio per chi agisce nell'impunità".
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