ALIS: Marcello Di Caterina, Vice Presidente e Direttore Generale, analizza i traguardi di oltre 9 anni al fianco di Guido Grimaldi in vista di LetExpo 2026

FRV NEWS MAGAZINE - Francesca Romana Nucci • 3 marzo 2026

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In attesa della quinta edizione di LetExpo, la fiera di riferimento per il trasporto e la logistica sostenibile organizzata da ALIS in collaborazione con Veronafiere (10-13 marzo 2026), il Vice Presidente e Direttore Generale Marcello Di Caterina traccia un bilancio traccia un bilancio con FRV News Magazine del lavoro svolto al fianco del Presidente Guido Grimaldi. Un percorso che dura da oltre 9 anni, durante i quali Di Caterina ha operato in sinergia con il Presidente Guido Grimaldi per costruire un cluster che oggi rappresenta oltre 2.500 realtà aziendali e un fatturato aggregato di circa 160 miliardi di euro. La visione condivisa ha trasformato ALIS nel principale interlocutore istituzionale per l’intermodalità sostenibile, rendendo l’imminente appuntamento di Verona il cuore pulsante del dibattito su innovazione e transizione ecologica.

 

La Partnership con Guido Grimaldi e la Storia di ALIS


Dottor Di Caterina, Lei lavora al fianco del Presidente Guido Grimaldi da oltre 9 anni per la crescita di ALIS. Qual è il segreto di questa intesa professionale che ha permesso di trasformare un’intuizione coraggiosa nel cluster logistico più importante d’Italia?


Non esiste un segreto, la nostra intesa professionale risiede in una profonda stima reciproca, nella condivisione di una visione strategica di lungo periodo e nella predisposizione al necessario sacrificio volto al raggiungimento di obiettivi che riteniamo importanti per il Paese.

Il Presidente Grimaldi ha sempre dimostrato una straordinaria capacità di anticipare le dinamiche del comparto. Ed è grazie alla fiducia che mi è stata accordata sin dall’inizio che ho potuto fare la mia parte, lavorando per trasformare quella visione in relazioni istituzionali solide, in proposte imprenditoriali concrete e in una crescita organizzativa strutturata dell’Associazione. In questi anni così intensi con ALIS abbiamo dimostrato che il trasporto sostenibile non è fatto teorico, ma una vera leva per lo sviluppo di una politica industriale al servizio della competitività dell’Italia.


Inizialmente ALIS nasce con l’obiettivo di promuovere e incentivare l’intermodalità come vera soluzione logistica. Oggi è una realtà più completa e trasversale che mantiene salda la propria mission iniziale implementandola con temi di assoluta rilevanza come la formazione e la crescita occupazionale; la semplificazione e digitalizzazione, l’Internazionalizzazione delle imprese. A mio avviso, oggi ALIS è un cluster che rappresenta l’economia reale del Paese.

 

  

In questi 9 anni di attività costante, ALIS è passata dai 40 soci fondatori agli attuali 2.500. Quali sono stati i momenti chiave di questo sviluppo e come sono cambiati gli obiettivi dell’Associazione ora che rappresentate 160 miliardi di fatturato aggregato?


Siamo partiti il 17 ottobre 2016 con 40 soci fondatori e un’idea chiara ma controcorrente: che il mondo dei trasporti e della logistica potesse fare sistema, davvero, senza la burocrazia e le rendite di posizione che avevano storicamente indebolito la rappresentanza associativa in Italia. Oggi siamo oltre 2.500 realtà, oltre 511.000 lavoratori, 160 miliardi di fatturato aggregato e questo non è il risultato di una crescita anagrafica, ma di una scelta culturale precisa.

I momenti chiave sono stati diversi, e non è un caso che ciascuno corrisponda a un cambio di paradigma. Il primo è stato il riconoscimento istituzionale e sociale di un comparto che in pochi riconoscevano come strategico ed essenziale. ALIS ha trasformato concetti tecnici in priorità di governo, portando al tavolo della politica nazionale ed europea non petizioni, ma dati, proposte operative e una voce unitaria. Il secondo è stata l’affermazione di ALIS come interlocutore stabile della politica: non ci presentiamo alle audizioni parlamentari a fare semplice presenza, andiamo a costruire soluzioni ed è una differenza enorme. Il terzo è la rappresentazione pubblica delle nostro iniziative. LET Expo ne è un esempio perché non è una fiera nel senso tradizionale, ma il luogo fisico in cui i grandi player italiani ed internazionali siedono allo stesso tavolo, parlano lo stesso linguaggio e costruiscono posizioni comuni. Questo è il valore che distingue ALIS da ogni altra forma di rappresentanza: l’orizzontale prima della verticale. I temi su cui ci battiamo (trasporto, logistica, energia, infrastrutture, digitalizzazione, normative europee) li affrontiamo con la compattezza di chi sa che oggi rappresentare aziende come Grimaldi, Amazon, Ita Airways, Leonardo, Trenitalia e tanti altri grandi gruppi non è un titolo, ma una responsabilità sistemica verso l’economia del Paese.

 

Mancano pochi giorni alla quinta edizione di LetExpo. Dopo il record di 500 espositori dell’ultima edizione, quali saranno i temi portanti che porterete nei padiglioni di Verona, specialmente in termini di digitalizzazione e transizione energetica?


Sì, Let Expo arriva alla quinta edizione con numeri che raccontano una traiettoria inequivocabile: circa 550 espositori, 65.000 metri quadrati di area espositiva e una presenza internazionale in crescita. Non si tratta solo di una fiera più grande, ma di una fiera più matura, che quest'anno mette al centro ciò che il settore non può più rimandare. Il filo conduttore sarà l'intelligenza artificiale e le tecnologie digitali applicate a trasporti e logistica: dall'ottimizzazione delle flotte e delle supply chain all'automazione dei processi, dall'analisi predittiva alla sicurezza operativa, con dimostrazioni tecnologiche live e applicazioni di realtà virtuale. Le aziende non verranno a Verona a presentare brochure: porteranno progettualità concrete, casi d'uso reali, soluzioni già operative. È la differenza tra parlare di innovazione e mostrarla.


Accanto alla digitalizzazione, il dibattito si aprirà ai grandi scenari che ridisegnano le regole del gioco: dazi, nuove politiche protezionistiche, tensioni geopolitiche che stanno alterando rotte commerciali e catene di fornitura. Temi che impattano direttamente sulla competitività del Made in Italy e che meritano un'analisi di sistema, non reazioni frammentate. Torna anche quest'anno il padiglione dedicato allo Stato Maggiore della Difesa, che porterà a Verona assetti operativi, uomini e donne delle Forze Armate italiane: una presenza che non è mai solo celebrativa, ma sostanziale, pensata per costruire ponti concreti tra la logistica civile e quella militare e per aprire ai giovani una finestra su percorsi professionali e vocazionali che vanno ben oltre i confini del comparto tradizionale.


È confermato anche il padiglione "ALIS per il Sociale", interamente dedicato al volontariato, all'inclusione e alla solidarietà, e cresce ulteriormente l'area di ALIS Academy con migliaia di studenti da tutta Italia. Perché una fiera di sistema, per essere credibile, deve avere radici nel Paese reale, nelle imprese, nelle istituzioni, nelle persone.

 

LetExpo non è solo una fiera di settore, ma un ponte verso il futuro. Attraverso l’impegno di ALIS Academy, come intendete supportare quest’anno l’ingresso dei giovani in un comparto che oggi richiede competenze sempre più tecniche e specializzate?


Il capitale umano è la vera infrastruttura strategica del Paese. Con ALIS Academy lavoriamo per ridurre in modo strutturale il mismatch tra domanda e offerta di competenze professionali, creando un collegamento diretto tra imprese, scuole, università e soprattutto ITS.  

Gli Istituti Tecnici Superiori, difatti, rappresentano oggi una formula vincente, con percorsi di studi altamente specializzanti e costruiti in stretta sinergia con le aziende, che rispondono in maniera puntuale ai fabbisogni reali del mercato del lavoro. La logistica moderna richiede competenze tecniche, digitali, ingegneristiche e gestionali e investire sugli ITS significa offrire ai giovani opportunità occupazionali concrete e, allo stesso tempo, garantire alle imprese professionalità immediatamente operative.

 È una scelta strategica per la competitività del sistema nazionale. A LetExpo rafforzeremo ulteriormente questo ponte tra formazione e impresa, con momenti dedicati all’orientamento, al recruiting e al confronto diretto tra studenti e manager.


Dopo quasi un decennio di battaglie per l’intermodalità, quali sono le nuove frontiere che Lei e il Presidente Grimaldi intendete presidiare, specialmente nel dialogo con le istituzioni europee per difendere la competitività del sistema Italia?

 

La nuova frontiera è quella in cui si gioca davvero la partita: Bruxelles.

Dopo quasi un decennio di lavoro per affermare l'intermodalità come leva di politica industriale in Italia, oggi il punto critico si è spostato sul processo decisionale europeo, dove alcune scelte rischiano di vanificare anni di investimenti e risultati concreti.

Il caso ETS è emblematico e lo diciamo con i numeri in mano: nel solo 2025 le nostre imprese hanno sottratto 5,6 milioni di camion dalle autostrade, trasferito 135 milioni di tonnellate di merci su mare e ferro, abbattuto 5 milioni di tonnellate di CO2 e generato 6,5 miliardi di euro di risparmio per le famiglie italiane.


Eppure l'applicazione dell'ETS e del regolamento FuelEU Maritime esclusivamente al trasporto marittimo europeo sta producendo distorsioni concorrenziali gravissime, favorendo gli scali extra-UE e innescando un preoccupante back shift modale (il ritorno dei camion sulla strada) che rappresenta un salto indietro di trent'anni.

A questo si aggiunge il rischio concreto di una doppia tassazione: quella europea già in vigore e quella internazionale IMO in arrivo. La nostra risposta non è ideologica ma propositiva: chiediamo con forza il potenziamento di Sea Modal Shift e Ferrobonus fino a 100 milioni annui, uno 0,01% del bilancio pubblico in cambio di milioni e milioni di tonnellate di CO2 in meno.


 Sul fronte geopolitico, l'Italia come piattaforma naturale nel Mediterraneo deve trasformare la ridefinizione delle rotte globali in un'opportunità strategica, non subire passivamente i nuovi equilibri. L'Europa deve scegliere se essere protagonista o spettatore: noi abbiamo già scelto da che parte stare.

 


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Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è intervenuto direttamente nel dibattito sollevato dalle recenti dichiarazioni della Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, in merito all'accordo energetico sul gasolio siglato tra Washington e la Russia di Vladimir Putin. Rispondendo a una domanda posta a Washington dal collaboratore dell'Adnkronos, Iacopo Luzi, il Presidente Trump ha voluto ridimensionare la portata bilaterale dell'intesa, inserendola in un quadro macroeconomico internazionale. "Nel complesso non è una gran cosa, ma è un accordo che riguarda il mondo. Non è un accordo per noi", ha dichiarato l'inquilino della Casa Bianca. Trump ha poi sottolineato l'impatto positivo dell'operazione sulla stabilità delle forniture: "Loro immetteranno sul mercato del diesel. Quindi è una buona cosa, è una buona cosa. Ma in realtà non è un accordo che ci riguarda direttamente. È un accordo globale". La replica giunge a quarantotto ore dal discorso tenuto dalla premier Meloni al Senato della Repubblica, durante il quale l'intesa sul gasolio russo era stata definita "una scelta molto rischiosa" e dal "risultato dubbio". Pur condividendo l'esigenza di contenere i costi energetici per famiglie e imprese, Meloni aveva evidenziato come l'impennata dei prezzi del carburante fosse da attribuire principalmente al conflitto in Iran e non alla crisi in Ucraina. A sostegno della linea presidenziale è intervenuta anche la portavoce della Casa Bianca, Taylor Rogers, la quale ha ribadito l'efficacia del negoziato condotto da Trump, definendolo "un altro ottimo accordo per rifornire il mercato globale". L'amministrazione statunitense difende così la natura strategica dell'intesa, considerata uno strumento necessario per calmierare i mercati mondiali dei prodotti raffinati, nonostante i dubbi manifestati da Roma sulla tenuta e sulla reale efficacia geopolitica della misura.
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Il Presidente ucraino interviene a Bruxelles delineando i costi del conflitto per il prossimo anno e lancia l'allarme sulla tenuta del continente. Tensioni a distanza con Donald Trump. B RUXELLES (16 ottobre 2026) – Nel corso del suo intervento odierno al vertice del Consiglio Europeo a Bruxelles, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivolto un drammatico appello ai leader dell'Unione Europea, delineando le catastrofiche conseguenze umanitarie ed economiche in caso di un collasso del fronte difensivo contro la Russia. L'allarme umanitario e il costo della guerra Zelensky ha stimato che una sconfitta dell'Ucraina spingerebbe verso i confini europei un'ondata migratoria senza precedenti: "Se cadiamo, verranno non so quanti profughi in Europa, 20 milioni di ucraini. Ci distruggeranno, ci spingeranno fuori: per questo vi chiediamo di difendere il nostro Paese". Sul piano finanziario, il leader ucraino ha quantificato in 155 miliardi di euro il costo complessivo del conflitto per il 2027, avanzando una richiesta esplicita ai partner europei: "Abbiamo bisogno di almeno altri 70 miliardi di euro da parte vostra: per la difesa, per le armi e per la nostra resilienza. Si tratta di una cifra realistica che ci aiuterà a tenere a bada la Russia". Scudo aereo e Progetto Freja Sul fronte della sicurezza immediata in vista della stagione fredda, Zelensky ha rassicurato la stampa spiegando che l'Europa dispone attualmente del numero di intercettori Patriot necessario per permettere al Paese di superare l'inverno. Sul lungo periodo, il Presidente ha annunciato un’accelerazione sul fronte tecnologico: "Procederemo con il progetto Freja per arrivare alla nostra difesa missilistica indipendente. Se l'Europa ci sostiene unita, il futuro sarà più facile". Le tensioni internazionali e il quadro politico Il vertice si inserisce in un clima di forte pressione internazionale, acuito dalle recenti dichiarazioni di Donald Trump. In un'intervista rilasciata a Newsmax, Trump ha espresso forti critiche verso la leadership ucraina, definendo Zelensky un interlocutore "più difficile da gestire rispetto a Vladimir Putin" e ribadendo la necessità di indire nuove elezioni in Ucraina. Trump ha inoltre sostenuto che la guerra non sarebbe mai iniziata se l'esito delle elezioni statunitensi del 2020 fosse stato differente. A margine dei lavori del Consiglio Europeo, si registrano infine importanti dinamiche diplomatiche interne all'UE: fonti diplomatiche di Madrid hanno infatti confermato il raggiungimento di un’intesa tra la Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, e il Primo Ministro spagnolo, Pedro Sánchez, in merito alla revoca di determinati controlli di frontiera.
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