ALIS: Marcello Di Caterina, Vice Presidente e Direttore Generale, analizza i traguardi di oltre 9 anni al fianco di Guido Grimaldi in vista di LetExpo 2026
In attesa della quinta edizione di LetExpo, la fiera di riferimento per il trasporto e la logistica sostenibile organizzata da ALIS in collaborazione con Veronafiere (10-13 marzo 2026), il Vice Presidente e Direttore Generale Marcello Di Caterina traccia un bilancio traccia un bilancio con FRV News Magazine del lavoro svolto al fianco del Presidente Guido Grimaldi. Un percorso che dura da oltre 9 anni, durante i quali Di Caterina ha operato in sinergia con il Presidente Guido Grimaldi per costruire un cluster che oggi rappresenta oltre 2.500 realtà aziendali e un fatturato aggregato di circa 160 miliardi di euro. La visione condivisa ha trasformato ALIS nel principale interlocutore istituzionale per l’intermodalità sostenibile, rendendo l’imminente appuntamento di Verona il cuore pulsante del dibattito su innovazione e transizione ecologica.
La Partnership con Guido Grimaldi e la Storia di ALIS
Dottor Di Caterina, Lei lavora al fianco del Presidente Guido Grimaldi da oltre 9 anni per la crescita di ALIS. Qual è il segreto di questa intesa professionale che ha permesso di trasformare un’intuizione coraggiosa nel cluster logistico più importante d’Italia?
Non esiste un segreto, la nostra intesa professionale risiede in una profonda stima reciproca, nella condivisione di una visione strategica di lungo periodo e nella predisposizione al necessario sacrificio volto al raggiungimento di obiettivi che riteniamo importanti per il Paese.
Il Presidente Grimaldi ha sempre dimostrato una straordinaria capacità di anticipare le dinamiche del comparto. Ed è grazie alla fiducia che mi è stata accordata sin dall’inizio che ho potuto fare la mia parte, lavorando per trasformare quella visione in relazioni istituzionali solide, in proposte imprenditoriali concrete e in una crescita organizzativa strutturata dell’Associazione. In questi anni così intensi con ALIS abbiamo dimostrato che il trasporto sostenibile non è fatto teorico, ma una vera leva per lo sviluppo di una politica industriale al servizio della competitività dell’Italia.
Inizialmente ALIS nasce con l’obiettivo di promuovere e incentivare l’intermodalità come vera soluzione logistica. Oggi è una realtà più completa e trasversale che mantiene salda la propria mission iniziale implementandola con temi di assoluta rilevanza come la formazione e la crescita occupazionale; la semplificazione e digitalizzazione, l’Internazionalizzazione delle imprese. A mio avviso, oggi ALIS è un cluster che rappresenta l’economia reale del Paese.
In questi 9 anni di attività costante, ALIS è passata dai 40 soci fondatori agli attuali 2.500. Quali sono stati i momenti chiave di questo sviluppo e come sono cambiati gli obiettivi dell’Associazione ora che rappresentate 160 miliardi di fatturato aggregato?
Siamo partiti il 17 ottobre 2016 con 40 soci fondatori e un’idea chiara ma controcorrente: che il mondo dei trasporti e della logistica potesse fare sistema, davvero, senza la burocrazia e le rendite di posizione che avevano storicamente indebolito la rappresentanza associativa in Italia. Oggi siamo oltre 2.500 realtà, oltre 511.000 lavoratori, 160 miliardi di fatturato aggregato e questo non è il risultato di una crescita anagrafica, ma di una scelta culturale precisa.
I momenti chiave sono stati diversi, e non è un caso che ciascuno corrisponda a un cambio di paradigma. Il primo è stato il riconoscimento istituzionale e sociale di un comparto che in pochi riconoscevano come strategico ed essenziale. ALIS ha trasformato concetti tecnici in priorità di governo, portando al tavolo della politica nazionale ed europea non petizioni, ma dati, proposte operative e una voce unitaria. Il secondo è stata l’affermazione di ALIS come interlocutore stabile della politica: non ci presentiamo alle audizioni parlamentari a fare semplice presenza, andiamo a costruire soluzioni ed è una differenza enorme. Il terzo è la rappresentazione pubblica delle nostro iniziative. LET Expo ne è un esempio perché non è una fiera nel senso tradizionale, ma il luogo fisico in cui i grandi player italiani ed internazionali siedono allo stesso tavolo, parlano lo stesso linguaggio e costruiscono posizioni comuni. Questo è il valore che distingue ALIS da ogni altra forma di rappresentanza: l’orizzontale prima della verticale. I temi su cui ci battiamo (trasporto, logistica, energia, infrastrutture, digitalizzazione, normative europee) li affrontiamo con la compattezza di chi sa che oggi rappresentare aziende come Grimaldi, Amazon, Ita Airways, Leonardo, Trenitalia e tanti altri grandi gruppi non è un titolo, ma una responsabilità sistemica verso l’economia del Paese.
Mancano pochi giorni alla quinta edizione di LetExpo. Dopo il record di 500 espositori dell’ultima edizione, quali saranno i temi portanti che porterete nei padiglioni di Verona, specialmente in termini di digitalizzazione e transizione energetica?
Sì, Let Expo arriva alla quinta edizione con numeri che raccontano una traiettoria inequivocabile: circa 550 espositori, 65.000 metri quadrati di area espositiva e una presenza internazionale in crescita. Non si tratta solo di una fiera più grande, ma di una fiera più matura, che quest'anno mette al centro ciò che il settore non può più rimandare. Il filo conduttore sarà l'intelligenza artificiale e le tecnologie digitali applicate a trasporti e logistica: dall'ottimizzazione delle flotte e delle supply chain all'automazione dei processi, dall'analisi predittiva alla sicurezza operativa, con dimostrazioni tecnologiche live e applicazioni di realtà virtuale. Le aziende non verranno a Verona a presentare brochure: porteranno progettualità concrete, casi d'uso reali, soluzioni già operative. È la differenza tra parlare di innovazione e mostrarla.
Accanto alla digitalizzazione, il dibattito si aprirà ai grandi scenari che ridisegnano le regole del gioco: dazi, nuove politiche protezionistiche, tensioni geopolitiche che stanno alterando rotte commerciali e catene di fornitura. Temi che impattano direttamente sulla competitività del Made in Italy e che meritano un'analisi di sistema, non reazioni frammentate. Torna anche quest'anno il padiglione dedicato allo Stato Maggiore della Difesa, che porterà a Verona assetti operativi, uomini e donne delle Forze Armate italiane: una presenza che non è mai solo celebrativa, ma sostanziale, pensata per costruire ponti concreti tra la logistica civile e quella militare e per aprire ai giovani una finestra su percorsi professionali e vocazionali che vanno ben oltre i confini del comparto tradizionale.
È confermato anche il padiglione "ALIS per il Sociale", interamente dedicato al volontariato, all'inclusione e alla solidarietà, e cresce ulteriormente l'area di ALIS Academy con migliaia di studenti da tutta Italia. Perché una fiera di sistema, per essere credibile, deve avere radici nel Paese reale, nelle imprese, nelle istituzioni, nelle persone.
LetExpo non è solo una fiera di settore, ma un ponte verso il futuro. Attraverso l’impegno di ALIS Academy, come intendete supportare quest’anno l’ingresso dei giovani in un comparto che oggi richiede competenze sempre più tecniche e specializzate?
Il capitale umano è la vera infrastruttura strategica del Paese. Con ALIS Academy lavoriamo per ridurre in modo strutturale il mismatch tra domanda e offerta di competenze professionali, creando un collegamento diretto tra imprese, scuole, università e soprattutto ITS.
Gli Istituti Tecnici Superiori, difatti, rappresentano oggi una formula vincente, con percorsi di studi altamente specializzanti e costruiti in stretta sinergia con le aziende, che rispondono in maniera puntuale ai fabbisogni reali del mercato del lavoro. La logistica moderna richiede competenze tecniche, digitali, ingegneristiche e gestionali e investire sugli ITS significa offrire ai giovani opportunità occupazionali concrete e, allo stesso tempo, garantire alle imprese professionalità immediatamente operative.
È una scelta strategica per la competitività del sistema nazionale. A LetExpo rafforzeremo ulteriormente questo ponte tra formazione e impresa, con momenti dedicati all’orientamento, al recruiting e al confronto diretto tra studenti e manager.
Dopo quasi un decennio di battaglie per l’intermodalità, quali sono le nuove frontiere che Lei e il Presidente Grimaldi intendete presidiare, specialmente nel dialogo con le istituzioni europee per difendere la competitività del sistema Italia?
La nuova frontiera è quella in cui si gioca davvero la partita: Bruxelles.
Dopo quasi un decennio di lavoro per affermare l'intermodalità come leva di politica industriale in Italia, oggi il punto critico si è spostato sul processo decisionale europeo, dove alcune scelte rischiano di vanificare anni di investimenti e risultati concreti.
Il caso ETS è emblematico e lo diciamo con i numeri in mano: nel solo 2025 le nostre imprese hanno sottratto 5,6 milioni di camion dalle autostrade, trasferito 135 milioni di tonnellate di merci su mare e ferro, abbattuto 5 milioni di tonnellate di CO2 e generato 6,5 miliardi di euro di risparmio per le famiglie italiane.
Eppure l'applicazione dell'ETS e del regolamento FuelEU Maritime esclusivamente al trasporto marittimo europeo sta producendo distorsioni concorrenziali gravissime, favorendo gli scali extra-UE e innescando un preoccupante back shift modale (il ritorno dei camion sulla strada) che rappresenta un salto indietro di trent'anni.
A questo si aggiunge il rischio concreto di una doppia tassazione: quella europea già in vigore e quella internazionale IMO in arrivo. La nostra risposta non è ideologica ma propositiva: chiediamo con forza il potenziamento di Sea Modal Shift e Ferrobonus fino a 100 milioni annui, uno 0,01% del bilancio pubblico in cambio di milioni e milioni di tonnellate di CO2 in meno.
Sul fronte geopolitico, l'Italia come piattaforma naturale nel Mediterraneo deve trasformare la ridefinizione delle rotte globali in un'opportunità strategica, non subire passivamente i nuovi equilibri. L'Europa deve scegliere se essere protagonista o spettatore: noi abbiamo già scelto da che parte stare.

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