Fino alle estreme conseguenze

Anna Maria Rengo • 3 marzo 2026

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Lorenzo Priore, protagonista del nuovo libro di Marco Torricelli, raggiunge infine il suo “Punto di rottura”. E niente sarà più come prima.

Un giornalista e scrittore che narra di un giornalista e scrittore: della sua difficile ricerca della verità, del suo vissuto tra rimorsi, rimpianti e desideri, della sua implacabile sete di giustizia. In un’Italia dipinta a tinte decise, tra l’azzurro del mare e il grigio fango del malaffare.

Queste, in pochissime righe che non vogliono anticipare troppo della complessa e sorprendente trama, è “Punto di rottura” (Via Margutta edizioni), il nuovo libro di Marco Torricelli. Un romanzo duro e disincantato, nel quale, come dice il protagonista Lorenzo Priore includendo pure se stesso nella definizione, “nessuno è come sembra” e dove l’unico davvero innocente è un bambino, Samuele.


Marco, quanto c’è di te nel protagonista, anch’egli come te giornalista di lungo corso e, lo può dire chi ti conosce bene, determinato e tenace nell’andare sotto la superficie delle cose, anche e soprattutto in ambito professionale?

“Io credo che, quando proviamo a raccontare una storia, tutti ci mettiamo dentro qualcosa di nostro e cerchiamo anche di fare bella figura. L'importante, però, è non esagerare. In questa, di storia, effettivamente ci sono riferimenti personali, anche importanti, ma ci sono soprattutto cose delle quali sono stato testimone diretto, altre che mi sono state raccontate o delle quali ho trovato traccia nei media. Di me e della mia storia non interessa e non deve interessare nulla a nessuno, ma quello di cui si legge nel libro dovrebbe interessare tutti e spingere ad acquisire maggiore consapevolezza. Ed è questo lo scopo per cui l'ho scritto.”


Il punto di rottura raggiunto da Lorenzo è anche una metafora dei tanti punti di rottura che riguardano ciascuno di noi. Li possiamo/dobbiamo evitare, o affrontare a testa alta?

“Dobbiamo affrontarli, senza dubbio. Evitarli non serve. Perché poi capita, come al protagonista della storia, di dover fare i conti con vicende lontane, con la polvere nascosta sotto il tappeto, con rimpianti e recriminazioni che magari speravamo di aver rimosso. Ma che sono lì, dentro di noi e che prima o poi vengono a presentarci il conto. Certo, quando il punto di rottura è raggiunto e decidiamo di prenderne atto, dobbiamo solo scegliere il passaggio successivo. Lorenzo Priore compie una scelta radicale e chi avrà la pazienza di leggere il libro potrà dare un giudizio soggettivo su questa scelta, ma un fatto è certo: far finta di niente non è possibile.”


Nel tuo libro descrivi uno scenario anche oltre il nazionale caratterizzato da malaffare e violenza, nonché le difficoltà di Lorenzo nel venirne a capo e nel raccontarle. Esiste ancora la possibilità di fare giornalismo d’inchiesta in Italia e qual è il prezzo che si deve essere disposti a pagare?

“Deve esistere questa possibilità e in Italia, anche in un panorama sempre più inquietante, abbiamo degli esempi importanti di giornaliste e giornalisti che si impegnano, giorno dopo giorno, nel portare avanti inchieste scomode, non solo rispetto al potere politico, ma anche ai tanti potentati economici che condizionano la vita delle persone; spesso senza sparare un colpo di pistola, ma distruggendo le radici di quella pianta vitale che è la convivenza civile. Certo, chi decide di provare a scoperchiare il vaso di Pandora corre dei rischi, e gli esempi – anche drammatici – non mancano, ma proprio per questo di persone così dobbiamo essere orgogliosi e manifestare loro tutta la nostra riconoscenza.”


Criminalità, corruzione, mancata sicurezza informatica. Quella che racconti è un’Italia distopica o reale?

“Si tratta di un'Italia reale, purtroppo, e anche in questo caso gli esempi non mancano. Solo che, secondo me, troppo spesso la nostra indignazione viene orientata, ad arte, nella direzione sbagliata. Ingigantendo paure ancestrali e minimizzando (quando non nascondendo) fatti ed azioni che minano le basi stesse della democrazia. Basta passare un po' di tempo, con spirito critico, su un qualsiasi social network per averne la dimostrazione: si


Tornando un po’ alla domanda iniziale, il protagonista Lorenzo è da un lato un eroe, ma dall’altro è anche una persona con molte ombre, con sensi di colpa e debolezze da domare. Come hai costruito il personaggio e, senza volere svelare nulla della vicenda e men che meno della conclusione del libro, alla fine ne esce sconfitto, vincitore o redento?

“Io non credo che il protagonista della storia sia un eroe. Si tratta di un uomo che, ad un certo punto (quello di rottura, appunto) deve scegliere che strada percorrere. E lo fa, fino in fondo, consapevolmente. Costruire il personaggio è stato complicato, proprio perché non volevo farne un eroe, ma piuttosto provare a renderlo il più normale possibile, con pregi e difetti in bella mostra. Lorenzo Priore siamo noi, tutte e tutti noi. Persone buone e cattive insieme, coraggiose o codarde, generose o egoiste. Misericordiose e crudeli. Secondo me non è importante come da questa storia esce Lorenzo, io credo e spero che la sua parabola possa indurre qualcuno ad andare oltre la superficie delle cose che ci raccontano e da 'come' ce le raccontano. Ecco, in quel caso avrebbe vinto.”


Il libro è proprio in questi giorni in uscita e la sua prima presentazione è alla Biblioteca comunale di Terni sabato 14 marzo alle ore 17.

L’AUTORE – Marco Torricelli è nato a Narni (Tr) e vive a Terni.

È stato operaio, commesso, venditore di aspirapolveri ed enciclopedie, proiezionista al cinema, insegnante supplente. E, per molti anni, giornalista. Raramente è stato disoccupato.

Ha pubblicato “Un cuore d'acciaio – I giorni dell'orgoglio” (2004) e, con lo storico dell'arte Luca Tomìo, “Leonardo da Vinci – Le radici umbre del Genio” (2018) e “Leonardo da Vinci – Il genio che si è fatto uomo” (2018).


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Autore: FRV NEWS MAGAZINE - Francesca Romana Nucci 3 marzo 2026
In attesa della quinta edizione di LetExpo, la fiera di riferimento per il trasporto e la logistica sostenibile organizzata da ALIS in collaborazione con Veronafiere (10-13 marzo 2026) , il Vice Presidente e Direttore Generale Marcello Di Caterina traccia un bilancio traccia un bilancio con FRV News Magazine del lavoro svolto al fianco del Presidente Guido Grimaldi. Un percorso che dura da oltre 9 anni, durante i quali Di Caterina ha operato in sinergia con il Presidente Guido Grimaldi per costruire un cluster che oggi rappresenta oltre 2.500 realtà aziendali e un fatturato aggregato di circa 160 miliardi di euro. La visione condivisa ha trasformato ALIS nel principale interlocutore istituzionale per l’intermodalità sostenibile, rendendo l’imminente appuntamento di Verona il cuore pulsante del dibattito su innovazione e transizione ecologica. La Partnership con Guido Grimaldi e la Storia di ALIS Dottor Di Caterina, Lei lavora al fianco del Presidente Guido Grimaldi da oltre 9 anni per la crescita di ALIS. Qual è il segreto di questa intesa professionale che ha permesso di trasformare un’intuizione coraggiosa nel cluster logistico più importante d’Italia? Non esiste un segreto, la nostra intesa professionale risiede in una profonda stima reciproca, nella condivisione di una visione strategica di lungo periodo e nella predisposizione al necessario sacrificio volto al raggiungimento di obiettivi che riteniamo importanti per il Paese. Il Presidente Grimaldi ha sempre dimostrato una straordinaria capacità di anticipare le dinamiche del comparto. Ed è grazie alla fiducia che mi è stata accordata sin dall’inizio che ho potuto fare la mia parte, lavorando per trasformare quella visione in relazioni istituzionali solide, in proposte imprenditoriali concrete e in una crescita organizzativa strutturata dell’Associazione. In questi anni così intensi con ALIS abbiamo dimostrato che il trasporto sostenibile non è fatto teorico, ma una vera leva per lo sviluppo di una politica industriale al servizio della competitività dell’Italia. Inizialmente ALIS nasce con l’obiettivo di promuovere e incentivare l’intermodalità come vera soluzione logistica. Oggi è una realtà più completa e trasversale che mantiene salda la propria mission iniziale implementandola con temi di assoluta rilevanza come la formazione e la crescita occupazionale; la semplificazione e digitalizzazione, l’Internazionalizzazione delle imprese. A mio avviso, oggi ALIS è un cluster che rappresenta l’economia reale del Paese. I n questi 9 anni di attività costante, ALIS è passata dai 40 soci fondatori agli attuali 2.500. Quali sono stati i momenti chiave di questo sviluppo e come sono cambiati gli obiettivi dell’Associazione ora che rappresentate 160 miliardi di fatturato aggregato? Siamo partiti il 17 ottobre 2016 con 40 soci fondatori e un’idea chiara ma controcorrente: che il mondo dei trasporti e della logistica potesse fare sistema, davvero, senza la burocrazia e le rendite di posizione che avevano storicamente indebolito la rappresentanza associativa in Italia. Oggi siamo oltre 2.500 realtà, oltre 511.000 lavoratori, 160 miliardi di fatturato aggregato e questo non è il risultato di una crescita anagrafica, ma di una scelta culturale precisa. I momenti chiave sono stati diversi, e non è un caso che ciascuno corrisponda a un cambio di paradigma. Il primo è stato il riconoscimento istituzionale e sociale di un comparto che in pochi riconoscevano come strategico ed essenziale. ALIS ha trasformato concetti tecnici in priorità di governo, portando al tavolo della politica nazionale ed europea non petizioni, ma dati, proposte operative e una voce unitaria. Il secondo è stata l’affermazione di ALIS come interlocutore stabile della politica: non ci presentiamo alle audizioni parlamentari a fare semplice presenza, andiamo a costruire soluzioni ed è una differenza enorme. Il terzo è la rappresentazione pubblica delle nostro iniziative. LET Expo ne è un esempio perché non è una fiera nel senso tradizionale, ma il luogo fisico in cui i grandi player italiani ed internazionali siedono allo stesso tavolo, parlano lo stesso linguaggio e costruiscono posizioni comuni. Questo è il valore che distingue ALIS da ogni altra forma di rappresentanza: l’orizzontale prima della verticale. I temi su cui ci battiamo (trasporto, logistica, energia, infrastrutture, digitalizzazione, normative europee) li affrontiamo con la compattezza di chi sa che oggi rappresentare aziende come Grimaldi, Amazon, Ita Airways, Leonardo, Trenitalia e tanti altri grandi gruppi non è un titolo, ma una responsabilità sistemica verso l’economia del Paese. Mancano pochi giorni alla quinta edizione di LetExpo. Dopo il record di 500 espositori dell’ultima edizione, quali saranno i temi portanti che porterete nei padiglioni di Verona, specialmente in termini di digitalizzazione e transizione energetica? Sì, Let Expo arriva alla quinta edizione con numeri che raccontano una traiettoria inequivocabile: circa 550 espositori, 65.000 metri quadrati di area espositiva e una presenza internazionale in crescita. Non si tratta solo di una fiera più grande, ma di una fiera più matura, che quest'anno mette al centro ciò che il settore non può più rimandare. Il filo conduttore sarà l'intelligenza artificiale e le tecnologie digitali applicate a trasporti e logistica: dall'ottimizzazione delle flotte e delle supply chain all'automazione dei processi, dall'analisi predittiva alla sicurezza operativa, con dimostrazioni tecnologiche live e applicazioni di realtà virtuale. Le aziende non verranno a Verona a presentare brochure: porteranno progettualità concrete, casi d'uso reali, soluzioni già operative. È la differenza tra parlare di innovazione e mostrarla. Accanto alla digitalizzazione, il dibattito si aprirà ai grandi scenari che ridisegnano le regole del gioco: dazi, nuove politiche protezionistiche, tensioni geopolitiche che stanno alterando rotte commerciali e catene di fornitura. Temi che impattano direttamente sulla competitività del Made in Italy e che meritano un'analisi di sistema, non reazioni frammentate. Torna anche quest'anno il padiglione dedicato allo Stato Maggiore della Difesa, che porterà a Verona assetti operativi, uomini e donne delle Forze Armate italiane: una presenza che non è mai solo celebrativa, ma sostanziale, pensata per costruire ponti concreti tra la logistica civile e quella militare e per aprire ai giovani una finestra su percorsi professionali e vocazionali che vanno ben oltre i confini del comparto tradizionale. È confermato anche il padiglione "ALIS per il Sociale", interamente dedicato al volontariato, all'inclusione e alla solidarietà, e cresce ulteriormente l'area di ALIS Academy con migliaia di studenti da tutta Italia. Perché una fiera di sistema, per essere credibile, deve avere radici nel Paese reale, nelle imprese, nelle istituzioni, nelle persone. LetExpo non è solo una fiera di settore, ma un ponte verso il futuro. Attraverso l’impegno di ALIS Academy , come intendete supportare quest’anno l’ingresso dei giovani in un comparto che oggi richiede competenze sempre più tecniche e specializzate? Il capitale umano è la vera infrastruttura strategica del Paese. Con ALIS Academy lavoriamo per ridurre in modo strutturale il mismatch tra domanda e offerta di competenze professionali, creando un collegamento diretto tra imprese, scuole, università e soprattutto ITS. Gli Istituti Tecnici Superiori, difatti, rappresentano oggi una formula vincente, con percorsi di studi altamente specializzanti e costruiti in stretta sinergia con le aziende, che rispondono in maniera puntuale ai fabbisogni reali del mercato del lavoro. La logistica moderna richiede competenze tecniche, digitali, ingegneristiche e gestionali e investire sugli ITS significa offrire ai giovani opportunità occupazionali concrete e, allo stesso tempo, garantire alle imprese professionalità immediatamente operative. È una scelta strategica per la competitività del sistema nazionale. A LetExpo rafforzeremo ulteriormente questo ponte tra formazione e impresa, con momenti dedicati all’orientamento, al recruiting e al confronto diretto tra studenti e manager. Dopo quasi un decennio di battaglie per l’intermodalità, quali sono le nuove frontiere che Lei e il Presidente Grimaldi intendete presidiare, specialmente nel dialogo con le istituzioni europee per difendere la competitività del sistema Italia? La nuova frontiera è quella in cui si gioca davvero la partita: Bruxelles. Dopo quasi un decennio di lavoro per affermare l'intermodalità come leva di politica industriale in Italia, oggi il punto critico si è spostato sul processo decisionale europeo, dove alcune scelte rischiano di vanificare anni di investimenti e risultati concreti. Il caso ETS è emblematico e lo diciamo con i numeri in mano: nel solo 2025 le nostre imprese hanno sottratto 5,6 milioni di camion dalle autostrade, trasferito 135 milioni di tonnellate di merci su mare e ferro, abbattuto 5 milioni di tonnellate di CO2 e generato 6,5 miliardi di euro di risparmio per le famiglie italiane. Eppure l'applicazione dell'ETS e del regolamento FuelEU Maritime esclusivamente al trasporto marittimo europeo sta producendo distorsioni concorrenziali gravissime, favorendo gli scali extra-UE e innescando un preoccupante back shift modale (il ritorno dei camion sulla strada) che rappresenta un salto indietro di trent'anni. A questo si aggiunge il rischio concreto di una doppia tassazione: quella europea già in vigore e quella internazionale IMO in arrivo. La nostra risposta non è ideologica ma propositiva: chiediamo con forza il potenziamento di Sea Modal Shift e Ferrobonus fino a 100 milioni annui, uno 0,01% del bilancio pubblico in cambio di milioni e milioni di tonnellate di CO2 in meno.  Sul fronte geopolitico, l'Italia come piattaforma naturale nel Mediterraneo deve trasformare la ridefinizione delle rotte globali in un'opportunità strategica, non subire passivamente i nuovi equilibri. L'Europa deve scegliere se essere protagonista o spettatore: noi abbiamo già scelto da che parte stare.
Autore: LANCIO D AGENZIA 3 marzo 2026
In corso controlli anche negli uffici della Fondazione An e alla redazione del 'Secolo d'Italia'. In precedenza altri due allarmi scattati vicino Palazzo Chigi e all'Altare della Patria per due trolley abbandonati Allarme bomba nella sede di Fratelli d'Italia in via della Scrofa. Secondo quanto riferito da fonti del partito, i locali sono stati evacuati. Sul posto polizia e Digos. Sul posto la polizia che sta ispezionando con i cani molecolari anche gli uffici della Fondazione An e la redazione del 'Secolo d'Italia'. Durante le operazioni sono state chiusi via della Scrofa e vicolo della Vaccarella. In precedenza altri due allarmi bomba poi rientrati erano scattati oggi a Roma per due trolley abbandonati in strada. Il primo nei pressi di Palazzo Chigi, davanti al negozio Zara, a Largo Chigi ha fatto scattare i controlli degli artificieri e la chiusura temporanea della strada l'allarme è poi rientrato dopo tutte le verifiche del caso. Gli artificieri sono intervenuti anche per il secondo trolley, abbandonato vicino all'Altare della Patria. Al termine dei controlli, che anche in questo caso hanno dato esito negativo, l'allarme è rientrato. Anche Piazza Venezia è stata chiusa al traffico per il tempo necessario alle operazioni.
Autore: Redazione 3 marzo 2026
Il giudice di Perugia Natalia Giubilei si è riservata di decidere sull’istanza presentata da Luca Palamara con cui ha chiesto di revocare la sentenza di patteggiamento del settembre del 2023 nel filone di indagine che lo vedeva coinvolto insieme a due imprenditori con l’accusa di traffico di influenze. L’incidente di esecuzione per abolitio criminis sul giudicato definitivo, che si è tenuto questa mattina a Perugia alla presenza dell’ex magistrato, riguarda l’ultimo patteggiamento in ordine temporale a quattro mesi, dopo che i pm avevano riqualificato l’accusa da corruzione per l'esercizio della funzione e in atti giudiziari a traffico di influenze illecite. L’istanza è stata avanzata dai difensori di Palamara, gli avvocati Benedetto Buratti e Roberto Rampioni, alla luce di due pronunce della Consulta, l’ultima dello scorso dicembre, sulla nuova formulazione del reato di traffico di influenze illecite dopo l’abrogazione dell’abuso di ufficio. Istanza che ha avuto il parere favorevole della procura. Soddisfatti del parere i difensori di Palamara che precisano come il loro assistito “non si sia mai dichiarato responsabile - sottolineano i due penalisti - dei fatti contestati”. Nell’inchiesta, che riguarda anche l’imprenditore Federico Aureli, i pm perugini contestavano a Palamara di aver messo a disposizione "le sue funzioni e i suoi poteri" in cambio di alcune utilità, e in particolare l'utilizzo gratuito di due scooter "per diversi mesi dell’anno" e la partecipazione "a un affare molto vantaggioso", in cambio del suo interessamento per alcune procedure amministrative relative all’attività dell'imprenditore e per "favorire il buon esito del procedimento penale" nei confronti di "madre e moglie di Aureli, in corso di svolgimento presso il Tribunale di Roma". Dopo la riqualificazione dell’accusa Aureli ha deciso di procedere con il rito ordinario e il procedimento è in corso.
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento Ore: 13.11 3 marzo 2026
Pechino: "Disponibili a sostenere un dialogo tra i Paesi della Regione" La Cina condanna l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e chiede il ritorno al tavolo negoziale sul programma nucleare iraniano: a dichiararlo in conferenza stampa stamani, la portavoce del ministero degli Affari esteri cinese, Mao Ning. Come riferisce la stampa locale, secondo Mao Ning “Gli attacchi Usa-Israele, che hanno “interrotto il processo dei negoziati di Ginevra sul nucleare”, non hanno “ricevuto l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e violano il diritto internazionale”. La Cina, che registra un connazionale ucciso nei bombardamenti di Stati Uniti e Israele su Teheran a partire dal 28 febbraio, interviene così all’indomani delle dichiarazioni rese dal direttore dell’Agenzia per l’Energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, che smentisce l’esistensa di un “programma nucleare strutturato”. Ieri, al Consiglio dei governatori che si è riunito a Vienna, Grossi ha chiarito che l’Iran ha un programma nucleare “molto ambizioso, ma non abbiamo gli accessi che dovremmo avere”, a causa del continuo rifiuto delle autorità iraniane di consentire le ispezioni ai propri siti infrastrutturali” e che ad oggi “non vediamo un programma strutturato per la produzione di armi nucleari”. In conferenza stampa stamani la portavoce del ministero degli Esteri cinese è tornata a “esortare le parti a interrompere le operazioni militari e a impedire un’ulteriore allargamento del conflitto”, ribadendo che “dialogo e diplomazia” sono “la sola via per superare l’attuale crisi e preservare la sicurezza della regione”. La Cina infine si dice disponibile a “sostenere i paesi della regione per valorizzare il buon vicinato, migliorare la comunicazione e il coordinamento e lavorare congiuntamente per la pace e la stabilità”.
Autore: AGENZIA DIRE 3 marzo 2026
Il chirurgo che ha operato Domenico è stato intervistato dalla trasmissione 'Lo Stato delle cose' Al palazzo di giustizia di Napoli sono in corso il conferimento dell’incarico e la formulazione dei quesiti dell’incidente probatorio richiesto dalla Procura per l’autopsia sulla salma di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo morto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli a due mesi di distanza dal trapianto, fatto prima di Natale, di un cuore che era stato danneggiato durante il trasportato da Bolzano a Napoli. CAMBIATO UN PERITO DEL GIP Presenti i periti nominati dal giudice, quelli scelti dall’avvocato dei genitori di Domenico e dai difensori dei sette indagati. Successivamente è previsto che si svolga l’autopsia al secondo Policlinico. L’incidente probatorio ha rischiato di essere rinviato visto che la famiglia aveva sollevato problemi rispetto a uno dei periti: la cosa, però, è stata risolta dal gip Mariano Sorrentino che ha accolto l’istanza di ricusazione avanzata dal legale della famiglia Caliendo. Il perito Mauro Rinaldi (professore a Torino) è stato così sostituito con il professor Ugolini Livi: secondo la famiglia la nomina di Rinaldi non rispettava “i presupposti di terzietà”. LE PAROLE DEL CHIRURGO CHE HA OPERATO IL BIMBO Il chirurgo Guido Oppido, che ha eseguito il trapianto di un cuore danneggiato sul piccolo, è stato intervistato dalla trasmissione televisiva “Lo stato delle cose” e le sue parole, uscite in queste ore, sui giornali, hanno fatto scalpore. Il medico ha detto: “Io ho fatto le cose che dovevo fare e le ho fatte anche bene“. Il cuore malato di Domenico era stato espiantato dal piccolo prima che arrivasse quello nuovo che doveva essergli trapiantato. A quel punto, nonostante fosse arrivato danneggiato, l’organo gli è stato trapiantato comunque. Oppido si è definito anche lui una “vittima” in questa vicenda.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 3 marzo 2026
Tennis: Sinner riparte da Indian Wells, sulla sua strada ancora Mensik
Autore: REDAZIONE 3 marzo 2026
La guerra è tornata a spargere sangue nel mondo in tante sue parti, anche non lontano dalla nostra Italia" ma “non dobbiamo rassegnarci né pensare che siano derive inevitabili". E' il richiamo che arriva oggi dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della cerimonia al Quirinale per la consegna delle Onorificenze al merito della Repubblica italiana, istituite proprio il 3 marzo di 75 anni fa, a 31 cittadini distintisi per atti di eroismo e impegno civile. "No a muri di paura e indifferenza" “In questo nostro tempo - ha ammonito il Capo dello Stato - è necessario rifuggire, abbattere i muri della paura, dell’indifferenza, della rassegnazione. È necessario vincere la tentazione dell’isolamento. Si vive in una comunità non in un insieme anonimo di individui che si ignorano a vicenda, indifferenti gli uni agli altri. In più la guerra è tornata a spargere sangue nel mondo in tante sue parti, anche non lontano dalla nostra Italia. A tutti i livelli, a partire dalla vita quotidiana, fino a quella della dimensione della vita internazionale, si confrontano due modi contrapposti di pensare: quello di preoccuparsi soltanto dei propri interessi, imponendosi sugli altri e quello di condividere invece difficoltà e opportunità, per cercare di conseguire successi insieme”. Per questo, ha sottolineato Mattarella, “non dobbiamo rassegnarci né pensare che siano derive inevitabili. Al contrario, occorre avere fiducia, perché la premura per gli altri, il senso di comunità, la capacità di affrontare difficoltà che a taluno sembrano insormontabili, sono più forti delle circostanze e degli eventi negativi. E l’Italia di queste doti ne ha grande abbondanza”. “Sono storie di coraggio civile, dí superamento delle difficoltà, della capacità e della forza d’animo di affrontare eventi imprevisti, talvolta sconvolgenti, ed esserne più forti. Storie - ha ricordato il Presidente - della scelta di tradurre il dolore in aiuto e sostegno a chi ne ha bisogno. Storie che trasmettono fiducia e speranza in un tempo in cui abbiamo grande bisogno di fiducia e di speranza”. "La solidarietà rafforza le Istituzioni" “I gesti, i comportamenti di solidarietà, la scelta di non ignorare le esigenze degli altri fanno crescere la vita della società,- ha concluso Mattarella - rendono anche più forti le istituzioni. Si tratta di gesti e comportamenti di persone che non sono chiuse nel proprio io, che si assumono la responsabilità che le Istituzioni reclamano”.
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento ore: 13.48 3 marzo 2026
l ministro degli Esteri: "L'allargamento del conflitto preoccupa tutti" Stiamo lavorando senza sosta per assistere i nostri connazionali rimasti bloccati in Medio Oriente. Per rispondere all’emergenza in corso, stiamo facilitando, insieme alle Ambasciate italiane nella regione e in collaborazione con le Autorità locali, alcuni voli di rientro dei connazionali dalla regione del Medio Oriente”. Lo afferma, in una nota trasmessa dalla Farnesina, il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani. Per oggi, spiega la Farnesina, sono previsti: due voli commerciali speciali da Mascate (Oman) verso Roma Fiumicino, per un totale di circa 300 persone. Un volo da Abu Dhabi diretto a Milano con a bordo circa 200 persone, tra cui gli studenti, in larga parte minorenni, della World Students’ Connection presenti a Dubai. Il gruppo si trova già presso l’aeroporto di Abu Dhabi ed è assistito dal personale dell’Ambasciata a Abu Dhabi e del Consolato Generale a Dubai. Altri due voli Etihad da Abu Dhabi per l’Italia, uno alle ore 14:20 per Milano e l’altro alle ore 14:40 per Roma. I voli sono destinati a riproteggere i passeggeri che non erano potuti partire prima con la compagnia. Per domani 4 marzo è già stato programmato un ulteriore volo da Mascate (Oman). È stato approntato un meccanismo di trasferimento via autobus dagli Emirati Arabi Uniti all’Oman: i primi spostamenti sono già in corso. Le istruzioni per i trasferimenti sono inviati a chi si trova negli Emirati ed è registrato sulla app “Viaggiare Sicuri” o sul sito www.dovesiamonelmondo.it . Un analogo sistema è in corso di predisposizione da Kuwait, Bahrein e Qatar verso l’Arabia Saudita. La Farnesina rinnova l’invito a seguire esclusivamente le comunicazioni ufficiali e a registrarsi sull’App Viaggiare Sicuri o sul sito www.dovesiamonelmondo.it per ogni aggiornamento, che sarà comunicato attraverso questi canali istituzionali. TAJANI: PER RIENTRO IN ITALIA ATTENTI A TRUFFE BIGLIETTI “Tutte le nostre ambasciate e i nostri consolati sono pienamente operativi, come è pienamente operativa la task force alla Farnesina dove ci sono 50 persone che lavorano incessantemente per dare risposte e indicazioni agli italiani. Quello che facciamo è: rivolgetevi soltanto ai canali ufficiali, rivolgetevi alla Farnesina per avere indicazioni. Attenzione perché ci sono anche bagarini e finte notizie di vendita di biglietti, ci sono anche molte truffe in giro. Per questo abbiamo mandato questa task force con due carabinieri e due finanzieri del reparto del Ministero degli Esteri”. Lo dice il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. TAJANI: NELL’AREA DEL GOLFO CI SONO 70 MILA ITALIANI “Anche negli ultimi attacchi non ci sono italiani coinvolti. Quindi le cose, pur nell’attenzione che c’è nell’area, per quanto riguarda i nostri connazionali posso dire che vanno nella direzione giusta, cioè sono al sicuro e stiamo cercando di far rimpatriare il maggior numero possibile. Tenendo presente che solo nell’area del Golfo ci sono 70.000 italiani, quindi c’è una città intera di fatto. Più ci sono tutti quelli, migliaia, alle Maldive, Seychelles, Thailandia, India, Sri Lanka. C’è una situazione di blocco dei voli e stiamo cercando di trovare soluzioni”, ha spiegato il vicepremier Tajani. TAJANI: ALLARGAMENTO CONFLITTO PREOCCUPA TUTTI “L’allargamento del conflitto preoccupa tutti. Stiamo valutando anche i rischi terrorismo, tutto ciò che si può fare lo stiamo facendo. Stiamo lavorando 24 ore su 24: il Presidente del Consiglio, il Ministro della Difesa, il Ministro dell’Interno, il Ministro dell’Energia, il Ministero degli Esteri. Ringrazio tutti i servitori dello Stato che sono pienamente operativi per sostenere i nostri cittadini all’estero e garantire la sicurezza dei nostri cittadini in Italia”. Lo dice il vicepremier e ministro
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 3 marzo 2026
Entra nel vivo la campagna elettorale per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, previsto per il 22 e 23 marzo 2026. Lo scontro politico tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del PD Elly Schlein si infittisce, tra mobilitazioni di piazza e duri scambi verbali sul merito del provvedimento che punta, tra le altre cose, alla separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante. L'appello di Giorgia Meloni La Premier Giorgia Meloni ha rilanciato con forza le ragioni del "Sì", sottolineando che la riforma non è un regolamento di conti con la magistratura, ma una necessità per i cittadini. "Una giustizia che non funziona riguarda tutti", ha dichiarato la premier, respingendo le accuse di voler personalizzare il voto e invitando gli italiani a esprimersi su temi concreti come la terzietà del giudice e la responsabilità dei magistrati. Meloni ha citato casi di cronaca discussi come esempi di un sistema che necessita di correttivi strutturali per garantire processi rapidi e giusti. La Maratona per il Sì Parallelamente, davanti alla Corte di Cassazione in piazza Cavour a Roma, è partita la "Maratona oratoria per il Sì". L'iniziativa, sostenuta con convinzione da Forza Italia e dai comitati referendari, si protrarrà dal 2 al 9 marzo. Gli interventi si susseguono nel nome di figure simbolo come Enzo Tortora, con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di una giustizia più "giusta" e di un giudice realmente imparziale. L'affondo di Elly Schlein Di segno opposto la posizione del Partito Democratico. La segretaria Elly Schlein ha ribadito il suo fermo "No", accusando il governo di voler "indebolire le toghe" e mettere la magistratura sotto il controllo dell'esecutivo. Secondo Schlein, la riforma non affronta i veri nodi del sistema — come la carenza di personale e i tempi lunghi dei processi — ma punta solo a "colpire l'indipendenza della magistratura" per garantire "mani libere" a chi governa.  I dem, insieme a M5S, Avs e Cgil, sono impegnati in una capillare mobilitazione che vedrà il suo culmine il 18 marzo con la chiusura della campagna elettorale. Schlein ha tuttavia precisato che, in caso di vittoria del "No", non chiederà le dimissioni della premier, puntando a battere la destra nelle sedi politiche e nelle future elezioni
Autore: AGENZIA DIRE 3 marzo 2026
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull'attacco in Iran. "Usa e Israele lo hanno deciso senza coinvolgere i partner europei" ha detto in un'intervista al Tg5. I droni su Cipro? La situazione "mi preoccupa, mi preoccupa il contesto generale, una crisi del diritto internazionale che è inevitabilmente figlia della guerra in Ucraina, quando un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deliberatamente attaccato un suo vicino. Era inevitabile che avrebbe portato a una stagione di caos". "Mi preoccupa ovviamente perché sarebbe stupido ritenere che quello che accade anche lontano dai nostri confini non ci coinvolga -aggiunge è la ragione per la quale l'Italia si era molto spesa perché si arrivasse a un accordo serio sul nucleare iraniano, particolarmente in un momento nel quale vacilla il diritto internazionale". " Noi non possiamo permetterci che l'attuale regime iraniano abbia missili a lungo raggio con testate atomiche".
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