Carburanti in forse e voli a rischio quest’estate? Cosa sappiamo
Carburanti in forse e voli a rischio quest’estate? Cosa sappiamo
Il blocco dei carburanti in arrivo dal Medio Oriente a causa della guerra potrebbe portare conseguenze pesanti sul mercato dei voli, tra tratte cancellate e aumenti di prezzi
La difficoltà a reperire carburante per aerei, se continua lo scenario di guerra, potrebbe avere ripercussioni sui voli programmati per l’estate. E questo significa che potrebbero saltarne alcuni, o molti. Oppure che i prezzi dei voli potrebbero aumentare e non di poco. A far scattare l’allarme è stato un articolo di oggi del Corriere della Sera, secondo cui all’incirca dalla fine aprile o dall’inizio maggio, un po’ tutta l’Europa potrebbe ritrovarsi con la metà del carburante aereo normalmente disponibile. A pesare, poi, sono state le parole di Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, che in un’intervista a Sky News non ha nascosto preoccupazioni di fronte all’ipotesi di una guerra che dovesse andare oltre la fine di aprile: “Se la guerra continua e le interruzioni persistono- ha detto il numero uno di Ryanair-, riteniamo che una quota limitata, forse il 10%, 20% o 25% delle nostre forniture, possa essere a rischio tra maggio e giugno”.
Insomma, il rischio è che le compagnie tra giugno e settembre possano vedersi costrette a operare tagli, garantendo meno collegamenti, riduzione delle frequenze giornaliere e difficoltà maggiori per aeroporti turistici e isole (le più complicati da rifornire). C’è chi, come la compagnia low cost spagnola Volotea, ha già annunciato un taglio dell’1% dei propri voli. Anche Lufthansa non ha nascosto una prospettiva difficile. Molti si aspettano che l’aumento del costo del carburante finirà inevitabilmente per riflettersi sulle tariffe. Intanto, l’unico dato certo è che la petroliera Rong Lin Wan arriverà a Rotterdam il 9 aprile con l’ultimo rifornimento dal Golfo. Si tratta dell’ultima nave piena di jet fuel partita dal Golfo Persico prima della chiusura dello Stretto di Hormuz. Quello che succederà, con i successivi approvvigionamenti in forse e le scorte che andranno man mano a esaurirsi, non è chiaro. Il problema, dicono gli esperti, sarà più complicato da gestire in particolare per i Paesi europei che dipendono maggiormente dalle importazioni di jet fuel. L’Italia è tra questi, dato che dipende dall’estero per circa metà del fabbisogno. Nel 2025, ad esempio, la produzione giornaliera è stata di 674 mila barili, a fronte di consumi pari a circa 1,3 milioni.
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