CARCERE: LAVITOLA SCRIVE ALLA COMPAGNA, "PENTITO, ORA CHIEDO DI LAVORARE"
Valter Lavitola rompe il silenzio dal carcere di Rebibbia, dove si trova detenuto con l'accusa di essere il mandante dell'attentato contro il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. In una lettera inviata alla compagna italo-argentina – di cui il Tg1 ha diffuso i primi stralci – l'ex latitante ammette la dura condizione psicologica della cella e lancia un appello per ottenere i domiciliari o, in alternativa, l'accesso alle attività lavorative interne.
"Non sono lucidissimo, anche se sto bene", scrive Lavitola, descrivendo la detenzione come una "impotente attesa" e confessando il peso dei propri errori: "Avrei dovuto ascoltarti ma ormai è tardi. Ho provato sofferenze e frustrazioni".
Il legale dell'uomo, l'avvocato Arturo Costa, ha confermato il forte stato di prostrazione e il profondo pentimento del suo assistito, ribadendo la natura paradossale del movente: l'azione sarebbe stata un'iniziativa isolata e autonoma dello stesso Lavitola, ideata nell'assurda convinzione di costringere le istituzioni a innalzare i livelli di scorta e protezione attorno a Ranucci, giudicato "superficiale" nel valutare i propri rischi.
La partita si sposta ora sul piano giudiziario: la difesa presenterà istanza formale al Tribunale del Riesame già la prossima settimana per chiedere la scarcerazione o l'attenuazione della misura cautelare.
AGGIORNAMENTO ORE 13:00 – Fonti vicine alla difesa confermano che l'istanza al Riesame punterà principalmente sulla concessione degli arresti domiciliari, motivata dal quadro psicologico descritto nella lettera.

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