Autore: AGENZIA DIRE Ore: 13.47 IN AGGIORNAMENTO
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13 luglio 2026
Un altro raid Usa nella notte, "leggermente inferiore" a quello precedente. La tregua ormai è solo sulla carta ROMA – L’esercito americano ha annunciato di aver colpito decine di obiettivi militari in Iran, anche nella notte tra domenica e lunedì. Teheran ha risposto rivendicando nuovi attacchi con droni contro postazioni americane in Medio Oriente, Kuwait compreso, dove le forze armate locali dicono di aver intercettato bersagli aerei ostili. E’ ormai una routine, la tregua c’è solo sulla carta. A raccontare la logica militare dietro l’escalation è il capitano Tim Hawkins, portavoce del Comando Centrale statunitense: le forze iraniane avrebbero aperto il fuoco contro navi mercantili nello stretto pressoché in contemporanea con l’avvio dell’ultima ondata di raid Usa, a conferma – secondo Hawkins – della necessità dell’offensiva americana. Nel medesimo comunicato, il portavoce ha reso noto che le difese statunitensi hanno abbattuto un missile e un drone d’attacco diretti contro il traffico commerciale nello stretto. A far detonare le ultime ostilità è stato l’attacco iraniano di sabato contro una portacontainer battente bandiera cipriota, seguito dall’annuncio della chiusura di Hormuz . Quell’episodio ha innescato una pesante rappresaglia statunitense, a sua volta seguita da nuovi attacchi iraniani contro gli stati arabi del Golfo alleati di Washington. Il Comando Centrale ha precisato domenica di non avere al momento notizia di morti o feriti tra i militari americani. Sul piano numerico, gli Stati Uniti hanno condotto 140 attacchi nella notte tra sabato e domenica, tra i più consistenti dell’intera settimana; un funzionario americano, che ha parlato in anonimato trattandosi di operazioni riservate, ha riferito che il numero di raid di domenica è stato leggermente inferiore. Il nodo resta… stretto. L’Iran lo ha ufficialmente chiuso di nuovo, Trump in un’intervista telefonica al programma Meet the Press della NBC ha insistito che no, non è vero: lo stretto è aperto. Una routine anche questa, ormai. RUSSIA: RAID SU IMPIANTO NUCLEARE È CRIMINE INTERNAZIONALE “Qualsiasi attacco contro impianti nucleari è un crimine e una grave violazione del diritto internazionale”: è il monito lanciato dal rappresentante permanente per la Russia presso le organizzazioni internazionali a Vienna, Mikhail Ulyanov. Il diplomatico, già inviato per la Russia nei negoziati iraniani all’epoca del presidente Joe Biden, è intervenuto per commentare le notizie circa un raid statunitense che in questi giorni ha sfiorato la centrale nucleare di Bushehr. Giovedì scorso, il governatore della provincia di Bushehr ha denunciato diversi raid nella zona, tra cui uno che ha interessato “l’area circostante” all’impianto. La notizie è stata rilanciata dai principali media stranieri. Ulyanov, in un post su X di ieri sera, ha condannato questo genere di attacchi, ricordando che “potrebbero avere conseguenze catastrofiche per gli Stati del Golfo e devono essere fermati”. Come l’emittente Al Jazeera ricordava a inizio aprile, dopo il quinto attacco condotto dal 28 febbraio nell’area dell’impianto, Bushehr è l’ultima centrale funzionante dell’Iran e tra le più potenti del Medio oriente in termini di produzione energetica. Il sito, dotato di un solo reattore nucleare, fu ultimato proprio tramite fondi della Russia nel 2011 ed è situato nella città costiera di Bushehr, che conta 250mila abitanti. HORMUZ, LA CINA: GARANTIRE PASSAGGI SICURI E LIBERI “Lo Stretto di Hormuz è uno stretto di navigazione internazionale. La ripresa al più presto di un passaggio sicuro e libero è nell’interesse di tutte le parti. È necessario un accordo adeguato per affrontare le questioni relative al passaggio attraverso Hormuz”: questa la posizione di Pechino in merito agli ultimi scambi a fuoco tra Stati Uniti e Iran, che stanno facendo nuovamente crollare il numero di navi cargo – in particolare petroliere e gasiere – attraverso lo Stretto, con ricadute sui prezzi di queste materie. Lo ha detto in conferenza stampa a Pechino il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian, aggiungendo che “le preoccupazioni condivise dalla comunità internazionale richiedono una risposta adeguata”. Lin ha anche assicurato che “la Cina è pronta a mantenere il dialogo su questo tema con i Paesi interessati e con la comunità internazionale”.