Emergenza migranti in Spagna, cosa cambia per i viaggiatori con lo stop a Schengen
Palazzo Chigi studia il ripristino dei controlli di frontiera per arginare l'effetto domino dei flussi secondari. Dai voli ai traghetti, tutte le conseguenze operative per i viaggiatori
ROMA – L’escalation della crisi migratoria nell’enclave spagnola di Ceuta rischia di produrre un’onda d’urto diretta sulle dinamiche istituzionali dell’Unione Europea. Di fronte all’arrivo di oltre duemila persone in soli dieci giorni lungo il confine marittimo con il Marocco, l’esecutivo italiano sta valutando la sospensione dell’accordo di Schengen per i collegamenti provenienti dalla Spagna. L’ipotesi, confermata da fonti di Palazzo Chigi, nasce dalla necessità di monitorare la tenuta della frontiera esterna iberica e di prevenire un potenziale incremento dei flussi migratori secondari verso la Penisola.
L’EMERGENZA A CEUTA E LE VALUTAZIONI DI PALAZZO CHIGI
La decisione di vagliare lo stop alla libera circolazione poggia sulla particolare natura giuridica di Ceuta. Pur essendo collocata sul territorio nordafricano, la città autonoma costituisce un varco d’accesso diretto al territorio dell’Unione Europea. Chi riesce a superare il frangiflutti del Tarajal entra a tutti gli effetti nello spazio Schengen. Di fronte al quadro di assoluta emergenza denunciato dal presidente locale Juan Jesús Vivas, il governo italiano intende disporre misure preventive per evitare che le rotte marittime e aeree in partenza dalla Spagna si trasformino in una via di transito non tracciata verso i confini nazionali.
CONTROLLI NEGLI AEROPORTI E NEI PORTI: COSA CAMBIA IN PRATICA
L’eventuale formalizzazione del provvedimento non comporterebbe la chiusura delle frontiere, ma il ripristino sistematico dei controlli di Polizia sui passeggeri in arrivo dalla Spagna. Negli scali aeroportuali i collegamenti dalle città spagnole e dalle isole perderebbero lo status di voli interni europei. I viaggiatori non potrebbero più accedere direttamente alle uscite o ai ritiri bagagli, ma dovrebbero incolonnarsi presso i varchi di frontiera per l’esibizione dei documenti d’identità e dei passaporti, con un conseguente allungamento dei tempi di sbarco.
Una procedura analoga verrebbe applicata negli scali marittimi italiani di Civitavecchia, Genova, Livorno e Napoli. I traghetti e le navi di linea commerciali provenienti dai porti spagnoli verrebbero sottoposti a ispezioni mirate, con la verifica dei documenti sia per i passeggeri a piedi sia per i conducenti dei veicoli sbarcati.
NORMATIVA EUROPEA E PRECEDENTI ALLE FRONTIERE
Dal punto di vista del diritto comunitario, la misura si inquadra negli articoli del Codice Frontiere Schengen che consentono agli Stati membri di riattivare temporaneamente le verifiche ai confini interni in presenza di gravi minacce per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale. L’iniziativa italiana si sommerebbe a precedenti già attuati nel contesto europeo, come i controlli disposti dall’Italia al confine terrestre con la Slovenia o le verifiche attuate dalla Francia lungo il valico di Ventimiglia, confermando la linea di estrema cautela adottata di fronte alla gestione delle emergenze di frontiera.

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