La Uefa ha votato il boicottaggio dei Mondiali, ora è guerra aperta a Infantino
La storica decisione all'unanimità delle 55 federazioni affiliate: niente tornei Fifa fino a quando non farà un passo indietro sulla cessione ai privati
ROMA – Cinquantacinque paesi, un solo verdetto: boicottaggio. L’Europa del calcio ha scelto la strada dello scontro frontale con Infantino, salterà ogni competizione FIFA se il Presidente dovesse insistere con il piano di cedere quote dei Mondiali a investitori privati.
E’ una crepa storica: tutti i membri UEFA hanno deciso in blocco di disertare i futuri Mondiali e gli altri eventi organizzati dalla federazione mondiale, respingendo – recita il comunicato ufficiale – “all’unanimità e inequivocabilmente” le proposte sul tavolo.
Sono bastate meno di due ore di riunione d’emergenza per compattare un fronte che, fino a poco prima, sembrava tutt’altro che unito: c’era il timore che i paesi più piccoli, sedotti dai finanziamenti promessi dal piano di Infantino, potessero defilarsi.
Il presidente FIFA si trova ora davanti a un ostacolo enorme. La scadenza per aderire al progetto era fissata al 19 settembre, ma la pressione per una revisione radicale – se non per un ritiro totale – è ormai fortissima. E se è vero che la maggioranza delle federazioni europee aveva già firmato lettere di sostegno alla sua rielezione di marzo, una presa di posizione così netta da parte della UEFA rischia di sgretolare quella base di consenso.
Il comunicato dell’organo di governo europeo è dritto: “A seguito della discussione odierna, nessuna nazionale Uefa parteciperà ad alcuna competizione Fifa finché queste proposte rimarranno in vigore, a meno che non vengano abbandonate nella loro interezza e non vengano fornite garanzie vincolanti che la Fifa non aprirà mai più la sua governance o le sue competizioni alla proprietà privata. Nessuno deve avere dubbi: la Uefa e le sue federazioni nazionali si opporranno a questi piani con assoluta determinazione. Ci sono momenti in cui le istituzioni vengono giudicate non da ciò che sono disposte ad accettare, ma da ciò a cui si rifiutano di cedere. Questo è uno di quei momenti. Alcune cose sono semplicemente troppo importanti per essere vendute. La Coppa del Mondo FIFA appartiene al calcio. E apparterrà sempre a esso. E finché l’Europa avrà voce in capitolo, non sarà mai in vendita”.
“Respingiamo all’unanimità e senza riserve- prosegue la nota- la proposta della Fifa di trasferire la proprietà della Coppa del Mondo e di altre competizioni Fifa a investitori privati. La Coppa del Mondo non può essere considerata un prodotto di investimento. È una delle più grandi eredità sportive del calcio. È stata costruita nel corso delle generazioni da giocatori, nazionali e tifosi di ogni continente. Nessuna parte di essa dovrebbe mai essere ceduta a investitori privati. La Coppa del Mondo non è in vendita”.
“È irresponsabile e indifendibile che una proposta di tale importanza per il calcio sia stata concepita in segreto e portata quasi all’approvazione senza alcuna consultazione significativa con coloro che sono incaricati di gestire questo sport. Non si tratta solo di una grave mancanza di leadership, ma di una vera e propria abdicazione al dovere della Fifa in quanto custode del calcio mondiale. Le federazioni nazionali di tutto il mondo si trovano ora di fronte a un ultimatum: accettare la conquista irreversibile delle più grandi competizioni calcistiche o subirne le conseguenze. Questa non è una ‘decisione democratica’, bensì un governo basato sull’intimidazione, un atto di coercizione indegno di un’istituzione a cui è affidata la gestione del calcio mondiale. Ma la nostra opposizione va ben oltre la procedura. Nel momento in cui investitori esterni acquisiscono quote di proprietà nelle competizioni Fifa, il calcio cambia per sempre. Il profitto commerciale diventa un obbligo permanente. Le aspettative degli investitori diventano una pressione quotidiana. Da quel momento in poi, ogni decisione sul calendario internazionale, ogni decisione sui formati delle competizioni e ogni decisione che plasma il futuro del calcio non è più guidata da ciò che è meglio per il gioco, ma da ciò che è meglio per gli azionisti. Questo modello non ha posto nel calcio mondiale. Il futuro del calcio non può essere dettato dalle aspettative di coloro il cui primo dovere è massimizzare il profitto finanziario. Né gli interessi delle federazioni nazionali, delle leghe, dei club, dei giocatori e dei tifosi possono essere subordinati ai profitti degli investitori. Il calcio non può ipotecare il proprio futuro per un guadagno finanziario. La posizione dell’Europa è chiara. Non daremo mai legittimità a questo modello. Nessuno ha l’autorità morale per vendere ciò che è semplicemente custodito in custodia per la prossima generazione”.
Secondo le linee guida stabilite dalla UEFA, il boicottaggio scatterebbe già a partire dalla Coppa del Mondo femminile del prossimo anno. L’organo europeo ha inoltre lanciato un appello alle altre confederazioni affinché seguano lo stesso percorso, mostrandosi fiducioso soprattutto rispetto ad alcuni paesi asiatici. Le roccaforti tradizionali di Infantino si trovano proprio al di fuori dei confini europei, e un’eventuale erosione del sostegno in quelle aree potrebbe rivelarsi un colpo durissimo per il presidente FIFA.
Parallelamente, la UEFA ha avviato colloqui con la CONCACAF, la confederazione nordamericana che ha già espresso contrarietà ai piani della FIFA senza però schierarsi apertamente a favore del boicottaggio. Le 41 federazioni della CONCACAF hanno convocato una riunione d’emergenza a loro volta, con un annuncio ufficiale atteso in serata.

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