Autore: AGENZIA DIRE: Ultimo aggiornamento ore: 13.46
•
29 marzo 2026
Tajani: "Attivato il nostro Ambasciatore per manifestare la protesta del governo" Uno schiaffo alla pace e al dialogo interreligioso nella giornata della Domenica delle Palme. Un’azione che ben fa comprenderei il clima che si sta vivendo in Israele. A Gerusalemme infatti i principali rappresentanti della Chiesa cattolica in Terra Santa sono stati fermati dalla polizia israeliana mentre si recavano a piedi, in una “processione privata”, nella Chiesa del Santo Sepolcro per la Messa della Domenica delle Palme. In definitiva, il Cardinale Pierbattista Pizzaballa e Monsignor Francesco Ielpo sono stati costretti a fare dietro front. A spiegare cosa sia accaduto è una nota congiunta- e a dir poco contrariata- del Patriarcato latino e dalla Custodia di Terra Santa. “PER LA PRIMA VOLTA DA SECOLI IMPEDITO AI CAPI DELLA CHIESA DI CELEBRARE LA MESSA DELLA DOMENICA DELLE PALME” “Questa mattina, la polizia israeliana ha impedito al Patriarca latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, Monsignor Francesco Ielpo, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, mentre si recavano a celebrare la Messa della Domenica delle Palme”. Riferisce la nota ufficiale congiunta del Patriarcato Latino di Gerusalemme e della Custodia di Terra Santa, in cui si spiega: “I due sono stati fermati lungo il percorso, mentre si recavano in processione privata e senza alcuna connotazione cerimoniale, e sono stati costretti a tornare indietro. Di conseguenza, e per la prima volta da secoli, ai Capi della Chiesa è stato impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro”. “GRAVE PRECEDENTE” Si sottolinea che “questo episodio costituisce un grave precedente e manca di rispetto alla sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme. I Capi delle Chiese – continua la nota – hanno agito con piena responsabilità e, fin dall’inizio della guerra, si sono attenuti a tutte le restrizioni imposte: le riunioni pubbliche sono state annullate, la partecipazione è stata vietata e sono stati presi accordi per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, che, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Chiesa del Santo Sepolcro”. “MISURA IRRAGIONEVOLE E SPROPORZIONATA” Nella nota si commenta infine che “impedire l’ingresso al Cardinale e al Custode, che detengono la più alta responsabilità ecclesiastica per la Chiesa Cattolica e i Luoghi Santi, costituisce una misura manifestamente irragionevole e sproporzionata. Questa decisione affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie, rappresenta un’estrema violazione dei principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo”. Il Patriarcato Latino di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa “esprimono il loro profondo dolore ai fedeli cristiani in Terra Santa e in tutto il mondo per il fatto che la preghiera in uno dei giorni più sacri del calendario cristiano sia stata in tal modo impedita”. IL PAPA: “DIO RIFIUTA LA GUERRA, NESSUNO USI IL SUO NOME. DEPONETE LE ARMI, SIETE FRATELLI” Nel frattempo, da Piazza San Pietro, Papa Leone XIV lancia un appello alla pace nell’omelia della celebrazione liturgica della Domenica delle Palme e della Passione del Signore. “Fratelli, sorelle, questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: ‘Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue'”. Lo ha detto Papa Leone XIV durante l’omelia della celebrazione liturgica della Domenica delle Palme e della Passione del Signore in Piazza San Pietro. ”Guardando a Lui, che è stato crocifisso per noi – ha aggiunto il Pontefice – vediamo i crocifissi dell’umanità. Nelle sue piaghe vediamo le ferite di tante donne e uomini di oggi. Nel suo ultimo grido rivolto al Padre sentiamo il pianto di chi è abbattuto, di chi è senza speranza, di chi è malato, di chi è solo. E soprattutto sentiamo il gemito di dolore di tutti coloro che sono oppressi dalla violenza e di tutte le vittime della guerra”. E ancora: “Cristo, Re della pace, grida ancora dalla sua croce: Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!”. Lo ha detto Papa Leone XIV durante l’omelia della celebrazione liturgica della Domenica delle Palme e della Passione del Signore in Piazza San Pietro. “Con le parole del Servo di Dio, il vescovo Tonino Bello – ha aggiunto il Pontefice – vorrei affidare questo grido a Maria Santissima, che sta sotto la croce del Figlio, e piange anche ai piedi dei crocifissi di oggi: ‘Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. […] E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera’”. TAJANI: “INACCETTABILE STOP A PIZZABALLA, HO DATO MANDATO AL NOSTRO AMBASCIATORE” “Voglio esprimere la mia più sentita solidarietà al Patriarca di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo. È inaccettabile aver loro impedito di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme”. Lo scrive sui social il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Per la prima volta, la polizia israeliana – sottolinea il ministro – ha negato ai vertici della Chiesa Cattolica la possibilità di celebrare la Messa della domenica delle Palme in uno dei luoghi più sacri per milioni di fedeli nel mondo. Ho dato immediate istruzioni al nostro Ambasciatore in Israele di esprimere alle autorità di Tel Aviv la protesta del governo e confermare la posizione italiana a tutela, sempre ed in ogni circostanza, della libertà di religione”.