I segreti e le speranze della negoziazione

A Cura di Anna Maria Rengo • 21 febbraio 2026

Share this article

Nel libro “Il negoziatore” Michael Tsur racconta, con la collaborazione di Frediano Finucci, la sua storia personale che l’ha portato infine a diventare uno dei protagonisti delle più importanti trattative degli ultimi vent'anni.


“Credo che un accordo di coesistenza sia possibile, soprattutto perché la maggioranza dei gazawi non ha mai sostenuto la brutalità di Hamas contro la propria gente.”

Sono parole fiduciose, quelle che Michael Tsur esprime in merito alla possibilità, dopo il massacro del 7 ottobre 2023 e le migliaia di morti a Gaza, di arrivare, se non alla pace, almeno a una convivenza tra israeliani e palestinesi. E sono parole autorevoli, pronunciate da uno dei più famosi negoziatori al mondo e già membro della squadra di negoziazione ostaggi dell’esercito israeliano (Idf), che nel libro “Il negoziatore” (Paesi Edizioni) scritto assieme al giornalista Frediano Finucci (capo della redazione economia ed esteri del Tg de La7, rete dove conduce la trasmissione Omnibus) parte della sua personale esperienza, quella di ragazzino dislessico di Gerusalemme che da meccanico di auto diventa prima imprenditore, poi costruttore edile infine avvocato e, dopo un master ad Harvard, primo mediatore nella Corte Suprema Israeliana, per poi spiegare a fondo non solo cosa fa un negoziatore professionista (tecniche incluse) ma anche i dubbi, gli errori e soprattutto le opportunità mancate nelle trattative per la liberazione degli ostaggi a Gaza.

“Dare voce a un personaggio come Tsur, che conosco dal 2008, non aiuta a capire quello che è successo il 7 ottobre. Quello è storia, cronaca”, spiega Finucci. “Ci interessava invece approfondire il tema della negoziazione, partendo dalla sua biografia e dalla storia della sua famiglia, assolutamente straordinarie anche se per lui sono ‘normali’. Proprio partendo da lì abbiamo deciso, per motivi di chiarezza nei confronti dei lettori, di affrontare la tematica dei negoziati e su come sono stati condotti quelli per arrivare alla liberazione degli ostaggi, dalla prospettiva di chi, il negoziatore, lo fa di mestiere. Tsur ha dedicato la sua vita a pianificare metodi di negoziazione. Il tutto non in modo asettico ma con un dialogo dal quale traspare il suo coinvolgimento emotivo e il dolore per quanto è accaduto.”

 

Tanti sono gli interrogativi e le curiosità non solo sul mestiere di negoziatore, evidentemente riservato a pochissimi e qualificatissimi professionisti, ma anche su come sono state condotte le trattative per la liberazione degli ostaggi israeliani dopo il massacre del 7 ottobre.

 

Professor Tsur, che ruolo hanno svolto (o avrebbero potuto svolgere) intermediari terzi — Stati, Ong attori regionali — nella gestione dei negoziati, e quali criteri sono stati utilizzati per valutarne l’affidabilità? Ci sono intermediari che ritiene siano stati sottoutilizzati o, al contrario, sopravvalutati?

“In generale, nelle situazioni di trattative ad alto rischio l'uso di intermediari è molto comune, soprattutto perché esiste un alto livello di sospetto tra le parti coinvolte e una crescente mancanza di fiducia a causa delle circostanze dell'evento.

Esiste una regola su come selezionare gli intermediari – noi li chiamiamo qualcuno che ‘si prende cura’. Essi devono essere: capaci – hanno esperienza passata per riuscire a fare quanto richiesto, comunicare in modo costruttivo; disponibili – si tratta di agire con urgenza; affidabili – la fiducia è condizione imprescindibile; efficaci – tutto deve accadere in modo veloce ed efficace.

Nel nostro caso, c'erano chiaramente intermediari che avrebbero dovuto essere coinvolti, gli egiziani, poiché negli ultimi 40 anni sono stati loro gli intermediari più efficienti ed efficaci, soprattutto perché hanno una comunicazione diretta e, nella maggior parte dei casi, un alto livello di influenza a Gaza. Sicuramente avrebbero potuto e dovuto essere coinvolti fin dall'inizio e anche successivamente.

Perché degli intermediari possano essere utilizzati è indispensabile che comprendano la complessità della situazione e non facciano di tutta l’erba un fascio.

Un altro aspetto da considerare nella scelta di eventuali intermediari è cosa richiedano in cambio; ci sono conseguenze e può capitare che pensino di poter avanzare pretese rispetto a chi affida loro un incarico.

Ci sono ogni tipo di organizzazioni o stati che si propongono come intermediari, ma tendiamo a non accettarle principalmente per tre motivi: mancanza di esperienza, possibile conflitto di interessi, difficoltà logistiche.”

 

Qual è stata, secondo lei, l’influenza della comunicazione pubblica (media, dichiarazioni ufficiali) sul margine di manovra dei negoziatori israeliani? Avrebbe consigliato una strategia di comunicazione diversa per preservare maggiori opzioni negoziali?

“Come regola generale, la negoziazione non si fa attraverso i media; quando una negoziazione è in corso, i media non dovrebbero essere coinvolti in alcun modo. Diciamo sempre: ‘Come si sa se una negoziazione è andata a buon fine? Quando nessuno ne sa nulla’. Questo è uno dei modi per valutare il buon processo e il risultato. Purtroppo, i media vengono usati in moltissimi modi, principalmente per influenzare l’opinione pubblica e non la negoziazione stessa, e la maggior parte delle volte questo produce leve negative e rumore, danneggiando la comunicazione e spesso il processo di negoziazione. La strategia di comunicazione dovrebbe essere: ‘Una volta che le cose sono state fatte e concordate, è allora che le comunichi, usando i media’; a volte, quando la negoziazione sta per concludersi o quando sono raggiunti punti di accordo fondamentali, si può avere l’assistenza dei media per portare lentamente, ma in modo sicuro la questione al pubblico, affinché l’opinione pubblica sia più pronta e meno reattiva all’elemento sorpresa del risultato della negoziazione. Ma di solito questo avviene quando anche i dettagli sono definiti e concordati.”

 

Quali approcci negoziali le sembrano aver potuto accelerare la liberazione degli ostaggi senza compromettere la sicurezza nazionale? Tra questi approcci, quale ritiene politicamente più realistico per Israele oggi e durante la crisi degli ostaggi/guerra?

“Dovremmo sapere che esiste un pensiero secondo cui ‘ogni negoziazione è una negoziazione a sé stante, non esiste un approccio che sia ‘l’approccio giusto’, poiché le condizioni e le circostanze variano da una situazione all’altra e i dati cambiano in un nanosecondo. Tuttavia, quando parliamo di negoziazioni in situazioni di crisi o ad alto rischio, un approccio che si è dimostrato efficiente ed efficace consideriamo opportunamente quanto segue: ‘sto parlando con la persona giusta? Sto inviando la persona giusta?’ Riguardo a quest’ultimo quesito: in fin dei conti, la negoziazione si fa tra persone e con persone; la persona giusta non è colui che prende le decisioni, ma colui che può portare il risultato; cruciale è la trasparenza, l’ultima cosa a cui si vuole ricorrere è la manipolazione.

Si devono anche considerare i passaggi per costruire fiducia, l’uso di accordi intermedi, anche i più piccoli come offrire un bicchiere d’acqua, per mostrare che davvero si vuole collaborare ad una soluzione.

Ancora, occorre che la negoziazione deve essere veloce e facile da implementare, con una connessione diretta con chi decide. Quello che dobbiamo ricordare è che quando le persone non parlano fanno qualcos'altro; bisogna mantenere la negoziazione aperta. 

Non voglio fare riferimento a nessun coinvolgimento politico in questa crisi, penso e credo solo che una volta che la politica si intromette nelle situazioni di sicurezza, si possa considerare un conflitto di interessi intrinseco: siamo qui per porre fine al conflitto e trovare la soluzione migliore per le persone in pericolo, o ci sono altri interessi che possono influenzare le decisioni e il benessere degli ostaggi?”

 

In che misura l’uso di canali non ufficiali (mediatori locali, reti umanitarie, attori religiosi, attività di lobbying) può integrare le vie diplomatiche formali per ottenere liberazioni più rapide? Quali garanzie consiglierebbe per evitare abusi o manipolazioni?

“Come ho detto prima, una negoziazione di successo è una negoziazione di cui nessuno sa nulla. L'uso di canali non ufficiali può essere rilevante per individuare entità o persone che sono direttamente connesse o che sono le persone giuste con cui parlare o da inviare, dal momento che il primo tema è quello della fiducia – bisogna trovare qualcuno di cui entrambe le parti, o almeno una di esse, possano fidarsi in tre modi: ciò che viene detto sarà riferito senza traduzioni, questo canale comunicherà ciò che viene detto senza aggiungere nulla di proprio – questo porterà probabilmente ad identificare un canale non ufficiale, poiché i canali ufficiali vedono sempre coinvolte altre questioni; attraverso l'accesso che questo canale non ufficiale ha verso persone diverse, ad altre parti coinvolte e che possono darci più fiducia che le cose stiano progredendo; non trarre alcun vantaggio dalla questione in corso, l’interesse è  che il caso venga risolto.”

 

Quali tipi di incentivi o garanzie (umanitarie, economiche, giuridiche) possono essere offerti per convincere rapitori o gruppi intermedi a liberare ostaggi senza creare precedenti pericolosi? Come limitare il rischio di incoraggiare nuove prese di ostaggi?

“Gli incentivi sono molto diversi in ogni situazione, ma se stiamo pensando a cosa stava accadendo nella nostra regione, il nostro incentivo potrebbe essere di natura religiosa, per esempio, ogni persona o organizzazione è sensibile a incentivi diversi. Questo ha a che fare con una profonda comprensione del vostro interlocutore negoziale e con la trasparenza su ciò che è disposto a sacrificare per raggiungere i suoi obiettivi. A volte le persone si trovano in modalità di sopravvivenza e vogliono dimostrare qualcosa, far valere il loro punto di vista, e possono diventare estremi. In questa situazione, le persone erano trattenute da persone e gruppi molto diversi in posti diversi, quindi con incentivi diversi. Come prevenire ulteriori casi di presa di ostaggi? Quando le persone vedono cosa si è guadagnato prendendo ostaggi… ne è valsa la pena?

Non voglio riferirmi troppo alla situazione attuale, ma è stato un prezzo molto alto da pagare, per tutte le parti coinvolte. Non sono sicuro che alcuna delle parti coinvolte, nemmeno coloro che hanno pianificato l'attacco, potesse prevedere questo enorme disastro che ne è stato il risultato… di solito quando le persone comprendono le conseguenze …questo diventa il modo per limitare future idee folli …ne è valsa la pena?”

 

In base a quali criteri raccomanderebbe di dare priorità ai tentativi di liberazione (età, stato di salute, status civile/militare), e come strutturare un sequenziamento che massimizzi le possibilità di successo rapido? Esistono modelli internazionali comparabili che ritiene utili da adattare?

“Per certi versi, quando si parla di tentativi di salvataggio durante una negoziazione, si va a contraddire il processo stesso di negoziazione; durante la negoziazione infatti cerchiamo, per piccoli passi, di costruire la fiducia indispensabile per poter addivenire ad un accordo, che sia uno scambio di ostaggi o qualsivoglia altro obiettivo, una volta che si tenta un salvataggio, che di solito sarà a sorpresa, il processo di negoziazione lo si si danneggia invece immediatamente. La questione quindi è se e quando decidere di operare un tale tentativo.

A volte, negoziazioni e situazioni ad alto rischio possono essere utilizzate per ritardare o per dare alla squadra incaricata di intervenire il tempo di prepararsi. È un modo diverso di pensare, è quando parliamo di un modo tattico di negoziare; ha uno scopo diverso, quindi abbiamo bisogno di tempo, potremmo raggiungere un qualche accordo intermedio in modo da poter, come si dice, guadagnare tempo.

I tentativi di salvataggio di solito hanno a che fare con le informazioni o l'intelligence di cui si dispone e spesso, se è chiaro che ci sono vite in grave pericolo o persone ferite, questo può essere un criterio, una ragione o una motivazione per accelerare le cose al fine di tentare un salvataggio o un intervento, che, come ho detto, di solito sarà effettuato usando la forza e l'effetto sorpresa. Da ciò possiamo capire come questo influenzerà sicuramente in modo negativo il processo di negoziazione. Ecco perché, una volta deciso di tentare un'operazione di salvataggio, bisogna assicurarsi di avere buone possibilità di successo, più di quanto possa ottenere una negoziazione verbale, diretta o talvolta indiretta. Tuttavia, a volte, e dipende dalla situazione, quando si ha un grande numero di ostaggi o sono distribuiti in posti diversi, come ci siamo trovati ad avere in alcune situazioni, quando hai qualche informazione su un'area in cui puoi intervenire o condurre un'operazione di soccorso, questo può avere un'influenza sul tuo interlocutore negoziale. Come ho detto, di solito o quasi sempre la reazione sarà negativa: l’altra parte al tavolo negoziale diventerà più cauta, o anche più aggressiva, o addirittura più violenta verso le persone ancora trattenute. Un tentativo di soccorso può molte volte avere come risultato una punizione e un cambiamento nell'atteggiamento e nel prezzo da pagare per gli ostaggi o per ciò che resta di loro, le persone che non sei riuscito a salvare possono pagare il prezzo di questo tentativo. Quindi, in sintesi, un tentativo di soccorso è qualcosa che deve essere considerato molto attentamente, comprendendo che avrà comunque un effetto, principalmente negativo, sul processo di negoziazione stesso.”

 

Ritiene che il ricorso a specialisti regionali nella liberazione degli ostaggi — negoziatori professionisti, mediatori locali o unità dedicate — avrebbe potuto accelerare e rendere più sicura la liberazione degli ostaggi israeliani?

“Naturalmente credo che questo avrebbe potuto assistere e aiutare in questo disastro. Dobbiamo anche ricordare che il tempo uccide tutti gli affari e in situazioni ad alto rischio il tempo produce un effetto: nei primi giorni, nelle prime ore, puoi ottenere cose che poi non sarai più in grado di realizzare e, come professionista, di solito lo sai. Come ho detto prima, mandare la persona giusta, parlare con la persona giusta ha a che fare con le persone che hanno già dimostrato la loro capacità di assistere o risolvere situazioni come questa. Ovviamente questo tipo di situazione era del tutto nuovo per noi, ma comunque credo che tutte le circostanze, specialmente quelle estreme, dovrebbero essere gestite da professionisti, come accade in tutti i campi della nostra vita: medicina, falegnameria … più è problematica la crisi, non importa il settore, normalmente ci si rivolge agli esperti per affrontarla e anche qui avrebbe dovuto essere così.

Mi permetto di aggiungere che, in situazioni come questa, molti dicono di essere esperti o di avere competenze, perché vogliono essere coinvolti, e in realtà credono anche di esserlo; di solito lo verifichiamo attraverso le loro esperienze passate. Perché dovrebbero pensare di essere coinvolti, solo a causa del loro status, grado o professione? Diventa una questione di posizionamento: pensi che, a causa del tuo ruolo di rilievo, dovresti essere coinvolto… e proprio questo, secondo me, non è la cosa giusta. Dovresti essere abbastanza saggio da capire ciò che sai e, ancora meglio, ciò che non sai, ciò in cui non hai esperienza, e avvalerti dell’assistenza di persone che lo sanno fare. Come sai, ci sono quattro livelli di conoscenza: non sai che non sai, sai che non sai, sai che sai e non sai che sai; anche in situazioni come quella che abbiamo avuto, completamente nuova, ci sono persone che non sanno di sapere, ma che l’esperienza rende esperte… sfortunatamente esistono molte persone che non ammettono di non sapere…”

 

Per l’ultima domanda, torno a coinvolgere Frediano Finucci: lei pensa che il piano di pace di Trump per Gaza, nonostante le difficoltà che sta incontrando, potrà portare a una soluzione duratura e cosa serve per arrivare a una pace duratura?

“Io ritengo, è una mia opinione personale, che questo piano di pace sia molto debole. Per due ragioni: innanzitutto passa sopra agli interessi di israeliani e palestinesi, poi questo board of peace, inizialmente nato per Gaza, si sta configurando come un’Onu parallela dove non gli stati devono pagare un miliardo di dollari per farvi parte, ma dove si prefigura anche la supremazia di Donald Trump non come presidente Usa ma proprio come Donald Trump, dunque con la sua guida anche quando non sarà più presidente Usa. Se questi sono i presupposti le basi sono fragilissima. Come dice Tsur nel suo libro, l’unico modo per importare la pace in Palestina è la conoscenza tra palestinesi e israeliani. Se non si arriva alla conoscenza e alla comprensione l’uno dell’altro il conflitto non lo si potrà mai risolvere.”

“Forse sarò troppo ottimista – scrive Tsur nel libro - ma non credo che dovremo aspettare due generazioni. Penso che la gente del Medio Oriente, sia israeliani sia palesti­nesi, sappia bene che abbiamo già vissuto in una sorta di convivenza. Sono anche persuaso del fatto che l’istinto di sopravvivenza sia più forte di tut­to e che per sopravvivere la gente accetta, capisce e fa di tutto. Israele e Palestina, da questo punto di vista, sono entrambi popoli di sopravvissuti.”

Parole di speranza che fanno pendant con un’altra convinzione di Tsur, sempre espressa nelle pagine del libro: “Credo fortemente che la soluzione dei due Stati sia possibile e riconosco il diritto dei palestinesi ad avere uno Stato proprio. L’idea in sé è buona; il problema non è cosa fare, ma come farlo.”

Recent Posts

Autore: FRV NEWS MAGAZINE 9 luglio 2026
A vent'anni esatti da una delle pagine più gloriose della storia dello sport italiano, celebriamo oggi il ricordo della conquista della quarta Coppa del Mondo, avvenuta nella magica notte del 9 luglio 2006 a Berlino. Un trionfo indimenticabile che ha unito un intero Paese in un unico grande abbraccio, dal primo minuto della competizione fino al rigore decisivo di Fabio Grosso. I momenti simbolo della finale restano impressi nella memoria collettiva, a partire dal pareggio di testa di Marco Materazzi al diciannovesimo minuto che ha risposto al vantaggio francese. La difesa d'acciaio guidata da capitan Fabio Cannavaro e le parate di Gianluigi Buffon sono state invalicabili per tutta la partita, portando la squadra fino a una sequenza perfetta di cinque rigori impeccabili calciati con freddezza e precisione. Infine, l'urlo di Grosso sul rigore decisivo ci ha consegnato definitivamente alla storia del calcio mondiale. Il tempo passa, ma le emozioni, i brividi e l'orgoglio di quella notte restano impressi nel cuore di tutti gli italiani. Campioni del Mondo, per sempre.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 9 luglio 2026
Cresce l'attesa per la semifinale di Wimbledon 2026 che domani, venerdì 10 luglio, vedrà di fronte Jannik Sinner e Novak Djokovic sul mitico prato del Campo Centrale. Il campione azzurro sfida il fuoriclasse serbo con l'obiettivo di conquistare un posto in finale, in un match che sta già facendo discutere gli appassionati per via di una programmazione insolita. Le polemiche sul programma L'orario della sfida ha sollevato forti critiche sui social media. Sinner e Djokovic giocheranno infatti come secondo match sul Campo Centrale a partire dalle ore 14:30 italiane (13:30 locali), subito dopo la prima semifinale tra Alexander Zverev e Arthur Fery. L'inizio della sfida tra l'azzurro e il serbo è stimato intorno alle ore 18:00. La polemica nasce dal fatto che, per la prima volta nella storia del torneo, l'organizzazione ha deciso di far giocare per prima la semifinale dei tennisti che hanno disputato i quarti di mercoledì (Zverev e Fery). Sinner e Djokovic, scesi in campo già martedì, avrebbero dovuto beneficiare del turno inaugurale, ma gli organizzatori hanno preferito blindare il "piatto forte" per la fascia tardo-pomeridica e serale londinese, scatenando il malumore dei tifosi. Il cammino dei due campioni Entrambi i tennisti arrivano all'appuntamento in condizioni straordinarie: Jannik Sinner ha raggiunto la semifinale superando in sequenza Kecmanovic, Borges, Brooksby, Mochizuki e Struff. Novak Djokovic ha strappato il pass per la semifinale eliminando Wu, Tsitsipas, Rinderknech, Safiullin e Auger-Aliassime. Dove vederla in TV Il match Sinner-Djokovic sarà visibile in diretta TV in chiaro, offrendo a tutti gli appassionati italiani la possibilità di seguire gratuitamente questa grandissima sfida storica per il tennis azzurro.
Autore: Redazione 9 luglio 2026
HORMUZ SULL’ORLO DEL BARATRO: RAID USA E MISSILI IRANIANI SULLE BASI NEL GOLFO, SALTA LA TREGUA E IL GAS VOLA A 50 EURO Una massiccia ondata di raid incrociati tra Stati Uniti e Iran ha bruscamente interrotto la tregua dello scorso 7 giugno. La nuova escalation militare ha fatto precipitare il Medio Oriente in un clima di guerra aperta. Lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio mondiale, è attualmente paralizzato. I punti chiave della crisi in corso: · Hormuz bloccata: il transito delle navi commerciali è quasi del tutto fermo. · Attacchi a tappeto: Teheran ha colpito le basi americane in Qatar, Bahrein e Kuwait. · Raid di risposta: le forze statunitensi colpiscono duramente l'area per proteggere le rotte navali. · Monito di Trump: il presidente USA minaccia reazioni venti volte più dure se l'Iran non si fermerà. · Allerta Israele: lo Stato ebraico si dichiara pronto a colpire militarmente. · Mercati in shock: il prezzo del petrolio sale e il gas vola ad Amsterdam a 50 euro. L'escalation coincide con le solennità per i funerali dell'ayatollah Ali Khamenei. La Repubblica Islamica ha vincolato la riapertura dello Stretto alla stipula di nuovi accordi politici, rifiutando le minacce americane.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 9 luglio 2026
Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha presieduto questa sera a Palazzo Chigi un vertice urgente con i Vicepremier e i Ministri competenti. Al centro dell'incontro vi è la necessità di dare un'accelerazione decisiva ai principali dossier interni e di affrontare con massima priorità le recenti criticità registrate nel Paese. La riunione ha preso il via con un'analisi immediata del caos che sta colpendo la rete infrastrutturale e i trasporti nazionali. Successivamente il confronto si è spostato sul tema della sicurezza, con l'obiettivo di definire un coordinamento stretto tra i vari ministeri per blindare le misure di tutela e controllo del territorio. L'incontro prevede inoltre uno screening completo di tutti i decreti e i provvedimenti attualmente in sospeso per velocizzare l'azione dell'esecutivo. Il Governo ribadisce così la ferma volontà di completare il programma legislativo nei tempi stabiliti, superando i blocchi amministrativi per garantire risposte rapide ai cittadini.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 9 luglio 2026
L’ippodromo Federico Caprilli riapre le porte per il debutto della stagione estiva. Domani sera, venerdì 10 luglio, la pista livornese ospiterà sei corse di alto livello. Il programma ufficiale inizierà alle ore 20:30. L'entusiasmo della vigilia è confermato dai numeri: ben tre corse hanno registrato un’eccedenza di iscritti rispetto al limite massimo di 12 cavalli consentito dal tracciato. La corsa di cartello della serata, con la dotazione più alta, è il Premio Accademia Navale. Si tratta di un handicap di classe 3 sui 2.250 metri riservato ai cavalli di 3 anni e oltre. L'evento vedrà la partecipazione del Contrammiraglio Alberto Tarabotto, Comandante dell'Accademia Navale, come ospite d'onore. Sotto i riflettori ci sarà Strong Alpha, il cavallo di proprietà di Massimiliano Allegri già vincitore della Coppa del Mare dello scorso anno. Sarà affiancato dalla compagna di scuderia Media, nota per la sua grande regolarità. Tra gli sfidanti principali spiccano: Cleone Jet: il peso massimo della corsa, dotato di grande qualità ma chiamato a confermare l'adattabilità alla pista. Mr Coalville: profondo conoscitore del tracciato livornese, affidato a un allievo fantino. Man With The Plan: al rientro dopo una lunga sosta, alla ricerca della condizione ottimale in ottica Coppa del Mare. Vola Gesso: di ritorno sul tracciato che lo vide debuttare nella scorsa stagione. L'altro appuntamento centrale della serata è il Premio Marina Militare, un handicap di classe 4 sui 1.500 metri riservato ai cavalli di 3 anni. La gara sarà valida come Tris – Quarté – Quinté nazionale. I favoriti e le sorprese della vigilia includono: Offbeat: portacolori di una scuderia in condizioni eccellenti. Nefele: agevolata da una situazione ponderale favorevole. Sister in Arms: reduce da una serie di ottime prestazioni recenti. Baia Nera: la possibile sorpresa della corsa, che monterà il fantino Dario Vargiu.
Autore: Redazione 9 luglio 2026
Il Vicepremier e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, è intervenuto duramente in merito al grave blocco della circolazione ferroviaria che sta interessando la Calabria dalla prima mattinata di oggi, a causa del tranciamento doloso di cavi in diversi punti della rete. "Questo è terrorismo", ha dichiarato con fermezza il Ministro Salvini, commentando i primi accertamenti che confermano la pista dell'atto volontario e doloso all'infrastruttura di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi). I danneggiamenti, localizzati sia sulla linea Tirrenica sia su quella Jonica, hanno paralizzato i collegamenti strategici tra Salerno e Paola, oltre che sulle tratte interne regionali, penalizzando migliaia di passeggeri e turisti. Il Ministro ha poi aggiunto: "Ad oggi, circa un quarto dei disagi complessivi sulla rete è causato da danneggiamenti o veri e propri atti dolosi. Siamo in un momento storico in cui abbiamo cantieri aperti come mai prima d'ora per ammodernare il Paese. Se ai disagi fisiologici legati ai lavori si aggiunge il terrorismo di chi ruba rame o trancia deliberatamente i cavi, a farne le spese sono solo i cittadini e i lavoratori. Spero vivamente che dietro a questi atti non ci siano motivi politici". Il punto sulla situazione e il nuovo vertice FS Il Ministero sta seguendo da vicino l'evolversi della situazione insieme ai tecnici di Rfi e alle forze dell'ordine coordinate dalla Procura di Paola che stanno effettuando i rilievi per identificare i responsabili. La circolazione sta registrando una graduale ripresa, sebbene permangano forti ritardi e limitazioni. A margine delle dichiarazioni sull'emergenza in Calabria, il Ministro Salvini ha inoltre confermato la convocazione dell'assemblea di Ferrovie dello Stato Italiane: "L'appuntamento è fissato per lunedì mattina alle 10:30. In quella sede definiremo non solo il nuovo amministratore delegato, ma l'intera squadra che guiderà FS".
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 9 luglio 2026
Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha riaffermato con forza la linea geopolitica dell'Italia, ponendo l'accento sulla solidità del blocco atlantico e sulla continuità degli impegni internazionali.  Nel corso delle sue ultime dichiarazioni, il Premier ha tracciato i punti cardine dell'azione diplomatica e strategica del Governo: Asse transatlantico: nessun ripensamento o rimpianto nelle relazioni con Donald Trump, rivendicando la coerenza dei rapporti e puntando alla piena unità dell'Occidente. Spese per la difesa: confermato l'allineamento agli obiettivi di incremento degli investimenti militari, che avverranno tuttavia secondo i tempi, le tappe e le modalità sovrane stabilite dall'Italia. Supporto a Kiev: ribadito il pieno sostegno alla resistenza ucraina, con la prosecuzione dell'invio di forniture militari. Il Governo italiano si conferma così un attore centrale e stabile nello scacchiere occidentale, orientato a difendere l'unità strategica tra le due sponde dell'Atlantico senza rinunciare alla propria autonomia gestionale.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 9 luglio 2026
L'Amministratore Delegato di MFE-MediaForEurope, Pier Silvio Berlusconi, ha rilasciato oggi importanti dichiarazioni in merito agli attuali equilibri del centrodestra, alla linea politica di Forza Italia e agli scenari internazionali. Il commento su Vannacci e il futuro del centrodestra Berlusconi ha espresso cautela riguardo alla figura dell'eurodeputato Roberto Vannacci e alla sua collocazione nella coalizione: · Fase attuale: L'esponente politico sta portando avanti una fase di pura propaganda. · Linee guida: Qualsiasi valutazione concreta richiede di attendere la presentazione di un programma politico strutturato. · Ruolo di Forza Italia: Il partito fondato da Silvio Berlusconi manterrà la propria identità, decidendo ogni posizionamento in totale autonomia. Politica internazionale e stabilità di governo. L'AD di Mediaset ha poi affrontato i temi di geopolitica estera e il supporto all'esecutivo italiano: · Dichiarazioni di Trump: Berlusconi si è definito "offeso come italiano/cittadino" da alcune recenti affermazioni dell'ex Presidente statunitense Donald Trump. · Sostegno all'esecutivo: È stato ribadito il pieno appoggio all'azione di governo guidata dalla Premier Giorgia Meloni.  · Rispetto istituzionale: Berlusconi ha sottolineato di non voler dispensare consigli diretti alla Presidenza del Consiglio, confermando massima fiducia nell'operato della Premier.
Autore: Redazione 9 luglio 2026
Mario Adinolfi, a seguito dell'arresto, si dichiara totalmente innocente parlando di una "vicenda surreale" e di un'ingiustizia subita, contestando fermamente le accuse di truffa ed evasione fiscale mosse dalla Guardia di Finanza. La difesa, tramite l'avvocato Di Lorenzo, smentisce le cifre diffuse parlando di 3.000 euro anziché 3 milioni e contesta la proporzionalità della misura cautelare con l'uso del braccialetto elettronico.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 9 luglio 2026
Allargare il perimetro della coalizione, valorizzare il civismo e puntare su figure di comprovata capacità amministrativa per costruire un’alternativa solida al governo attuale. Questa la linea tracciata da Alessandro Onorato, leader di Progetto Civico Italia e assessore allo Sport e Grandi Eventi di Roma Capitale, durante il suo intervento ad AdnTalks condotto dal direttore Davide Desario. Onorato ha indicato in Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell'Anci, la figura ideale per unire le forze moderate ed europeiste: "Manfredi è il sindaco dei sindaci, sta amministrando molto bene una realtà complessa come Napoli. Può essere il garante e il federatore di tutte quelle realtà politiche, civiche, europeiste e liberali che non si riconoscono nei tre principali partiti del centrosinistra". Il leader di Progetto Civico Italia ha affrontato i nodi centrali del dibattito politico: · Primarie e Progetto Civico: Confermata la partecipazione del movimento alle future consultazioni interne. · Ampliamento della coalizione: Necessità di estendere il "campo largo" non solo ai volti, ma soprattutto ai contenuti. · Critica a Calenda: Onorato ha espresso un giudizio netto sul leader di Azione, affermando che "chi lo vota aiuta Meloni". · Riforma elettorale: Posizione netta a favore del ritorno alle preferenze, definita come una battaglia prioritaria da condurre in Parlamento. L'auspicio di un'opposizione che, unendo la durezza di PD, M5S e AVS alla concretezza del mondo civico, sappia declinare un progetto chiaro per il Paese.
Show More