Stregati dai libri: Giovanni Solimine, presidente della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, racconta i primi ottant’anni di storia del Premio Strega

A cura di Anna Maria Rengo • 21 febbraio 2026

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Giovanni Solimine, presidente della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, racconta i primi ottant’anni di storia del Premio Strega e analizza gli scenari attuali e futuri della letteratura italiana, alle prese con sfide come l’intelligenza artificiale e con nuove e vecchie forme di editoria.

 

 

Spazio ai libri: romanzi, racconti, saggi, sillogi, con interviste ai loro autori. Ma “L’angolo del libro” di Frvnewsmagazine.com vuole essere anche uno spazio di confronto e approfondimento a tutto campo sul tema “libri”: i premi letterari, le fiere di settore, il mestiere dell’editore e, perché no, anche quello dei ghost writer, nel tentativo di delineare come sta andando la letteratura, tra potenzialità e criticità, e di comprendere le principali difficoltà e soddisfazioni di chi, a vario titolo, è impegnato in questo settore.

Inauguriamo dunque questo “salotto” con l’intervista a Giovanni Solimine, docente universitario, studioso di biblioteconomia, editoria e lettura, nonché presidente della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci che è organizzatrice del Premio Strega, prestigioso riconoscimento letterario italiano che nel 2026 compie 80 anni.


Come lo Strega è riuscito a restare al vertice dei premi letterari italiani nel corso dei decenni e quali sono le novità principali per questa edizione dell’80esimo?

“Penso che il motivo per cui lo Strega sia un premio così ambito, con un impatto molto forte sulla reputazione di chi lo vince, possa essere individuato nella scelta - compiuta fin dall'inizio - di non affidarsi soltanto al giudizio dei critici, ma a una platea di votanti maggiormente rappresentativa, quella che Maria Bellonci definì ‘una giuria vasta e democratica’, formata da centinaia di personalità del mondo della cultura, dell'arte, delle istituzioni, dell'imprenditoria, delle professioni. Questo rende il premio molto rappresentativo dei gusti degli italiani e lo ha fatto diventare un riferimento per il pubblico dei lettori.

Avvertiamo molto forte la responsabilità di gestire quello che unanimemente viene considerato il principale riconoscimento letterario nazionale: all’indomani dell’annuncio del vincitore sono tanti i lettori che entrano in libreria e, a volte anche senza ricordare l’autore o il titolo, chiedono ‘il libro che ha vinto lo Strega’. Sappiamo di non poter deludere questa fiducia, confermata anno dopo anno dalle classifiche di vendita, che ci dicono che nei mesi successivi alla proclamazione i libri premiati di solito moltiplicano per quattro o per cinque il numero di copie vendute rispetto al periodo precedente.

Per questo motivo lo Strega rappresenta non solo la storia della letteratura italiana contemporanea in questi ottant'anni, ma anche l'evoluzione della società italiana. Ed è proprio questo che vogliamo valorizzare in occasione di questo anniversario, che coincide con gli ottant'anni della nascita della Repubblica e dell'insediamento dell'Assemblea Costituente. Stiamo tenendo presso l'Auditorium Parco della Musica di Roma un ciclo di appuntamenti dedicati ai temi che sono al centro dell’ordinamento dello Stato, illustrati dal costituzionalista Alfonso Celotto, seguiti ogni volta da una conversazione tra scrittrici e scrittori che in questi ultimi anni hanno raccontato da vicino il modo in cui quei principi sono presenti nella nostra quotidianità. L’obiettivo è di riscoprire il valore civile e il ruolo ancora vivo della Carta costituzionale. Organizzeremo anche una grande mostra al MACRO, il Museo romano di Arte contemporanea, attraverso la quale documenteremo le edizioni dal 1947 a oggi, i libri partecipanti, le reazioni e le polemiche, i fenomeni di costume che hanno accompagnato la vita del premio.”


Il Premio Strega è stato talvolta criticato (non unico premio in Italia a esserlo) di essere “ostaggio” delle grandi case editrici e di rispondere a esigenze di marketing o politiche più che letterarie. Cosa risponde a queste prese di posizione?

“Mi sembra naturale che una manifestazione così rilevante desti interesse e susciti polemiche. Potrei limitarmi a dire che le scelte non sempre possono trovare l'accordo di tutti: essendo più di mille i libri candidati in questi ottant’anni, coloro che non hanno vinto il Premio Strega sono molti di più di quanti lo hanno vinto. Tutti lo vogliono vincere e chi non lo vince ci rimane male. Ma non posso cavarmela così. Bisogna ammettere che nella lista dei vincitori mancano alcuni autori importanti: tra i grandi scrittori che hanno gareggiato senza vincere, possiamo citare Calvino, ma bisogna ricordare che è stato superato da Moravia nel 1952, da Cassola nel 1960, da Prisco nel 1966; Gadda ha partecipato nel 1952, nel 1953 e nel 1970, risultando battuto rispettivamente da Moravia, da Bontempelli e da Piovene; Pasolini è stato sconfitto nel 1955 da Comisso e poi nel 1959 quando vinse a sorpresa l’esordiente postumo Tomasi di Lampedusa, e si ritirò dalla burrascosa edizione del '68. Insomma, le scelte fatte dalla giuria possono non piacere a tutti, ma sono anche il risultato di alcune cinquine memorabili, oltre che dell'opinione dei votanti.

Non direi che ci siano stati condizionamenti di marketing o politici. Però il rischio di uno strapotere eccessivo dei grossi gruppi editoriali - che, è bene ricordarlo, sono comunque quelli che pubblicano anche i libri degli autori più importanti - c'è, e a più riprese sono stati introdotti accorgimenti finalizzati a rendere il premio sempre più rappresentativo, indipendente e attento alla qualità.

Limitandosi solo alle più recenti modifiche apportate al regolamento, ricordo che inizialmente era previsto che per proporre un libro servisse la presentazione di due Amici della domenica, poi ridotti a uno, con lo scopo di evitare che di fatto fossero gli editori a dare l’input alle candidature, affidando così interamente al Comitato direttivo l’onere della scelta dei dodici partecipanti all’interno di un numero di libri segnalati sempre più esteso; è stato deciso di riservare un posto tra i finalisti al più votato tra i libri pubblicati da editori medio-piccoli, anche per incoraggiare la loro preziosa attività di scouting. Scopo di questi interventi è quello di raccogliere il meglio della produzione letteraria di ogni annata e di rendere il premio davvero contendibile. Abbiamo agito anche sulla composizione del corpo elettorale, aggiungendo ai voti degli Amici della domenica quelli espressi da lettori forti, circoli di lettura operanti presso le biblioteche pubbliche e le librerie, associazioni attive nella promozione della cultura, scuole e università. Il coinvolgimento della rete degli Istituti Italiani di Cultura all’estero e delle sedi della Società Dante Alighieri consente poi di acquisire anche lo sguardo di chi – italianisti, traduttori, scrittori, personalità della cultura – anche fuori dei confini d’Italia segue la nostra produzione letteraria. Attualmente, tra voti singoli e collettivi, sono oltre mille le persone che determinano l’esito della competizione, mettendo in campo una grande varietà e vastità di competenze.” 


Saper scrivere è certamente un dono, ma è anche un’arte che si impara e che, parallelamente, si insegna. Ne sono un esempio gli Stati Uniti, dove ci sono molti corsi universitari dedicati alla scrittura. Come si posiziona l’Italia in ambito formativo, pubblico e privato, sulla scrittura?

“Insegnare a scrivere bene serve nella vita quotidiana e non sono nella letteratura: a volta capita di imbattersi in lettere sgrammaticate o norme incomprensibili, o in articoli di giornale sgangherati. Anche in Italia proliferano le scuole di scrittura creativa, ma credo poco alla loro utilità ai fini di un miglioramento della produzione editoriale: temo che servano più ad acquisire un ‘mestiere’ che a diventare scrittori ‘veri’, per i quali penso che la cosa più importante sia avere qualcosa da dire. Il modo migliore per dirlo bene è cercare di dirlo con semplicità. Leggibilità e qualità possono andare d'accordo.”


Ogni giorno in Italia vengono pubblicati tra i 200 e i 300 libri. Ritiene che il mercato sia saturo e, in questo contesto, l’editoria a pagamento e l’autopubblicazione hanno arricchito o impoverito qualitativamente l’offerta?

“In questa domanda c'è la risposta alla domanda precedente. Farei attenzione a stimolare la vanità di chi vuole diventare scrittore: non mi sembra corretto. C'è indubbiamente una sovrapproduzione, ma ciò dipende anche dalle innovazioni tecnologiche che rendono oggi molto più facile ed economica la pubblicazione di un libro e la sua circolazione attraverso l'e-commerce. Certamente vengono pubblicati tanti libri di cui non si sentiva la mancanza, ma la maggiore accessibilità consente a tanti autori non affermati di farsi conoscere. Mi sembra molto rilevante anche l'impatto della rete: si pensi al fenomeno della pubblicazione di libri a puntate su Wattpad, piattaforma di condivisione e di social reading frequentatissima da giovani e adolescenti. Se attraverso queste forme di pubblicazione esterne al mercato editoriale vero e proprio esce qualcosa di interessante, prima o poi un editore se ne accorge.”


Lei ritiene che nella società contemporanea ci sia ancora spazio editoriale/commerciale per la poesia, se sì quale?



“Guardo il mondo della poesia dal mio specifico osservatorio, che è quello del Premio Strega Poesia e prendo atto che la vincitrice della prima edizione Vivian Lamarque, che pure era già una poetessa affermata, ha acquisito una certa notorietà anche presso un pubblico più vasto e ha avuto anche un discreto riscontro in termine di vendite. 

Mi sembra che la poesia stia uscendo, anche se a fatica, dal circuito ristretto in cui era chiusa. I giovani la stanno scoprendo, magari arrivandoci attraverso i testi delle canzoni o le composizioni dei rapper; i social network e i sistemi di messaggistica possono veicolare facilmente la poesia; dal punto di vista commerciale, però, la circolazione è ancora molto limitata.”


Anche la letteratura deve confrontarsi con l’intelligenza artificiale generativa. Quali scenari immagina?

“Stiamo assistendo a una progressiva espansione delle applicazioni di intelligenza artificiale in tutte le attività umane, compresa la scrittura letteraria. Non è facile prevedere a cosa approderanno queste innovazioni, ma già ora possiamo vedere che il concetto stesso di autorialità può essere messo in discussione. Personalmente, sono contrario a un atteggiamento proibizionistico, destinato ad essere sconfitto. Lo vediamo dal modo in cui il mondo della scuola cerca disperatamente e inutilmente di contrastarne la diffusione: non ci si può illudere di mettere il bavaglio a una tecnologia così potente e penso che bisognerebbe piuttosto insegnare agli studenti a costruire prompt efficaci e ad avvalersi delle potenzialità di questi strumenti. Come afferma Luciano Floridi, uno dei protagonisti del dibattito scientifico internazionale sulla filosofia dell’informazione e sulle controverse questioni dell'etica del digitale, l'IA non pensa come un essere biologico e non possiede alcuna intelligenza, ma ha una potentissima capacità computazionale. Restringendo il discorso al nostro ambito, credo che uno scrittore - come in alcuni casi già avviene - dovrebbe dichiarare se e in che modo si è avvalso di strumenti di intelligenza artificiale generativa.”


Infine, una domanda personale. Tra i tanti Premi Strega assegnati a scrittori, poeti e saggisti ce n’è uno che le sta particolarmente a cuore?

“Mi viene in mente una delle prime edizioni del Premio Strega, quando io ovviamente non ero ancora impegnato nell'organizzazione. Nel 1959 fece irruzione sulla scena letteraria ‘Il Gattopardo’, forse il più ben libro che io abbia letto, scritto da un autore che fino ad allora nessuno conosceva, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, scomparso poco prima che il libro fosse pubblicato. Si tratta di uno dei più grandi capolavori della letteratura italiana del Novecento e la sua presenza nell'albo d'oro del Premio è ancora oggi un onore per noi.” 


L’EDIZIONE 2026 DEL PREMIO STREGA Tante le iniziative dedicate all’ottantesima edizione del Premio Strega, il riconoscimento letterario promosso da Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e Strega Alberti Benevento, con il sostegno di Roma Capitale e Camera di Commercio di Roma, in collaborazione con Bper Banca, sponsor tecnico Feltrinelli librerie e Sygla.

La serata finale si terrà eccezionalmente l’8 luglio al Campidoglio: una scelta fortemente simbolica che rende omaggio a Roma, città che ha visto nascere e crescere il Premio, e che riafferma il legame profondo con la sua storia culturale e civile.

È inoltre previsto un ricco calendario di appuntamenti che coinvolgeranno istituzioni culturali, autrici e autori, archivi, mostre e incontri pubblici, ribadendo il ruolo centrale del Premio nella storia culturale italiana e nel dibattito contemporaneo.

Al centro delle iniziative ci sarà la mostra curata da Maria Luisa Frisa e Mario Lupano che verrà inaugurata il 29 aprile al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma (Via Nizza, 138), realizzata in collaborazione con Bper Banca e Camera Nazionale della Moda Italiana. Il progetto di allestimento, firmato dallo studio di architetti Supervoid, mette in scena i diversi piani di lettura che la lunga storia del Premio Strega offrirà al visitatore. Da una parte presenta nella sua interezza la “biblioteca ideale” formata dagli oltre mille volumi selezionati per il Premio dal 1947 a oggi, organizzandoli in una sequenza cronologica che racconta, in parallelo, le vicende, i protagonisti, le polemiche e la narrazione mediatica che hanno accompagnato ogni edizione. Questa sequenza mostra per ogni anno i candidati, la cinquina e il vincitore (i libri nella versione materiale della prima edizione, secondo la sensibilità contemporanea che apprezza il publishing come forma d’arte), ritagli di giornale che narrano la drammaturgia del premio e i rituali pubblici e “spettacolari” delle votazioni (e dunque saranno selezionate fotografie che illustrano questi rituali). Per ciascun anno, dei brevissimi testi ricorderanno i fatti salienti e descriveranno i materiali esposti. Questa narrazione cronologica si svolgerà sul perimetro della grande sala che ospiterà la mostra.

Al centro della sala, in una “stanza” riscostruita, verrà restituita la dimensione più intima – domestica e al tempo stesso collettiva e relazionale – del “salotto Bellonci”, attraversato da scrittori, editori, artisti, e riproposto in mostra come un diorama popolato dalle opere e dagli oggetti che hanno abitato casa Bellonci e che hanno costruito le precise atmosfere del Premio.

Dunque la mostra si svilupperà in due momenti, uno più pubblico (la scena del premio) e uno più intimo (il laboratorio guidato dalla sua artefice). Altri materiali potranno essere prodotti appositamente e aggiungere un aspetto critico visivo grazie al coinvolgimento di artisti che sapranno interpretare alcuni momenti del premio, prendendo spunto dai collage di Leda Mastrocinque (pure presenti in mostra).

All’interno del percorso espositivo è prevista anche una rassegna cinematografica dedicata ai film tratti dai libri vincitori e finalisti del Premio Strega, curata da Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna. Le proiezioni accompagneranno la mostra a Roma e saranno presentate anche a Bologna, rafforzando così il dialogo tra letteratura e cinema.

Un ruolo centrale nelle celebrazioni è affidato anche all’Archivio della Fondazione Bellonci, preziosa testimonianza della storia culturale italiana del Novecento. Il progetto di digitalizzazione del Fondo Premio Strega (1947–1986), finanziato dall'Unione Europea - Next Generation Eu - Pnrr Transizione digitale organismi culturali e creativi, rende possibile la consultazione dei documenti che raccontano tutte le edizioni fino alla scomparsa di Maria Bellonci, includendo materiali relativi ai libri in gara, alle votazioni e agli incontri degli Amici della domenica. Il Fondo Maria Bellonci (1920–1986), pure digitalizzato, raccoglie invece il patrimonio personale della scrittrice: corrispondenze, appunti, quaderni di studio e opere manoscritte e dattiloscritte. Il progetto si completa inoltre di un Virtual Tour accessibile sul sito della Fondazione e di una serie di schede di approfondimento visualizzate tramite la lettura di Qr Code posti accanto agli oggetti di interesse (quadri, libri, foto, ecc.) scansionati da tablet messi a disposizione dei visitatori della casa museo.

Tra gli appuntamenti principali del programma, è in corso il ciclo Dialoghi sulla Costituzione. Diritti, storie, voci dell’Italia democratica, in programma all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. I primi appuntamenti si sono svolti il 18 gennaio con Silvia Avallone e Edoardo Nesi e il 1° febbraio con Anna Foa e Giovanni Grasso. Proseguiranno poi l’8 marzo con Marianna Aprile e Melania G. Mazzucco e il 12 aprile con Donatella Di Pietrantonio e Sandro Veronesi. Gli incontri riflettono sull’ottantesimo anniversario dell’Assemblea costituente e affrontano alcuni articoli fondamentali della Carta – il lavoro, il voto, il ruolo delle donne e della famiglia – attraverso le parole di scrittrici e scrittori che hanno raccontato l’Italia contemporanea. Tutti gli incontri sono introdotti dal costituzionalista Alfonso Celotto.

Tra le iniziative di respiro internazionale, i finalisti del Premio Strega saranno protagonisti a luglio di incontri e presentazioni a Città del Messico e Guadalajara, rafforzando il dialogo culturale tra Italia e Messico in vista della partecipazione del nostro Paese come ospite d’onore alla Feria Internacional del Libro (FIL) il prossimo dicembre.

L’illustrazione di questa ottantesima edizione, nell’ambito del progetto Streghe d’Artista, è di Marco Oggian, autore di progetti per numerosi brand internazionali, tra cui Nike, Zara, Apple, Vogue, Samsung. Il manifesto ruota attorno a due figure simboliche, la Letteratura e la Strega, distinte ma complementari, unite dalla bottiglia di liquore, elemento centrale che rappresenta lo scambio e la relazione. La scala, collocata nella parte inferiore sinistra, simboleggia il percorso della letteratura, sottolineando il valore del processo creativo oltre al traguardo finale. Nato nel 2016, il progetto Streghe d’artista ha visto la collaborazione di alcuni dei migliori illustratori italiani – Alessandro Baronciani, Emanuele Fior, Riccardo Guasco, Mps, Franco Matticchio, Lorenzo Mattotti, Emiliano Ponzi, Elisa Seitzinger, Andrea Tarella e Olimpia Zagnoli – i cui manifesti si sono ispirati liberamente al disegno di Mino Maccari sulla prima urna di voto del premio, utilizzata dal 1947 al 1980.

Il claim di questa ottantesima edizione è Quasi una vita, dal titolo del libro di Corrado Alvaro premiato nel 1951, un anno che per lo Strega costituisce un nuovo inizio: viene adottato per la prima volta un regolamento formale e la sede si sposta definitivamente, così come casa Bellonci, in via Fratelli Ruspoli, 2. Quella del ’51 è anche l’edizione della cosiddetta grande cinquina: oltre al vincitore, vi figuravano autori del calibro di Carlo Levi, Alberto Moravia, Domenico Rea e Mario Soldati, mentre si fermarono alla prima votazione futuri premiati come Buzzati, Comisso e Ortese. Quasi una vita, però, è anche un omaggio alla parola più presente nei titoli che hanno concorso al premio (con 23 occorrenze), 6 dei quali premiati: oltre a quello di Alvaro, La miglior vita di Fulvio Tomizza (1977), La vita ingenua di Vittorio Gorresio (1980), Bella vita e guerre altrui di Mr Pyle, gentiluomo di Alessandro Barbero (1996), Vita di Melania G. Mazzucco (2003), Due vite di Emanuele Trevi (2021).

Gli Amici della domenica possono già presentare le loro proposte di candidatura. La conferenza stampa di annuncio della dozzina del Premio Strega 2026 si terrà il 1° aprile presso il Tempio di Vibia Sabina e Adriano, ospiti della Camera di Commercio di Roma. La cinquina si terrà come di consueto al Teatro Romano di Benevento il 3 giugno.


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