Stregati dai libri: Giovanni Solimine, presidente della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, racconta i primi ottant’anni di storia del Premio Strega

A cura di Anna Maria Rengo • 21 febbraio 2026

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Giovanni Solimine, presidente della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, racconta i primi ottant’anni di storia del Premio Strega e analizza gli scenari attuali e futuri della letteratura italiana, alle prese con sfide come l’intelligenza artificiale e con nuove e vecchie forme di editoria.

 

 

Spazio ai libri: romanzi, racconti, saggi, sillogi, con interviste ai loro autori. Ma “L’angolo del libro” di Frvnewsmagazine.com vuole essere anche uno spazio di confronto e approfondimento a tutto campo sul tema “libri”: i premi letterari, le fiere di settore, il mestiere dell’editore e, perché no, anche quello dei ghost writer, nel tentativo di delineare come sta andando la letteratura, tra potenzialità e criticità, e di comprendere le principali difficoltà e soddisfazioni di chi, a vario titolo, è impegnato in questo settore.

Inauguriamo dunque questo “salotto” con l’intervista a Giovanni Solimine, docente universitario, studioso di biblioteconomia, editoria e lettura, nonché presidente della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci che è organizzatrice del Premio Strega, prestigioso riconoscimento letterario italiano che nel 2026 compie 80 anni.


Come lo Strega è riuscito a restare al vertice dei premi letterari italiani nel corso dei decenni e quali sono le novità principali per questa edizione dell’80esimo?

“Penso che il motivo per cui lo Strega sia un premio così ambito, con un impatto molto forte sulla reputazione di chi lo vince, possa essere individuato nella scelta - compiuta fin dall'inizio - di non affidarsi soltanto al giudizio dei critici, ma a una platea di votanti maggiormente rappresentativa, quella che Maria Bellonci definì ‘una giuria vasta e democratica’, formata da centinaia di personalità del mondo della cultura, dell'arte, delle istituzioni, dell'imprenditoria, delle professioni. Questo rende il premio molto rappresentativo dei gusti degli italiani e lo ha fatto diventare un riferimento per il pubblico dei lettori.

Avvertiamo molto forte la responsabilità di gestire quello che unanimemente viene considerato il principale riconoscimento letterario nazionale: all’indomani dell’annuncio del vincitore sono tanti i lettori che entrano in libreria e, a volte anche senza ricordare l’autore o il titolo, chiedono ‘il libro che ha vinto lo Strega’. Sappiamo di non poter deludere questa fiducia, confermata anno dopo anno dalle classifiche di vendita, che ci dicono che nei mesi successivi alla proclamazione i libri premiati di solito moltiplicano per quattro o per cinque il numero di copie vendute rispetto al periodo precedente.

Per questo motivo lo Strega rappresenta non solo la storia della letteratura italiana contemporanea in questi ottant'anni, ma anche l'evoluzione della società italiana. Ed è proprio questo che vogliamo valorizzare in occasione di questo anniversario, che coincide con gli ottant'anni della nascita della Repubblica e dell'insediamento dell'Assemblea Costituente. Stiamo tenendo presso l'Auditorium Parco della Musica di Roma un ciclo di appuntamenti dedicati ai temi che sono al centro dell’ordinamento dello Stato, illustrati dal costituzionalista Alfonso Celotto, seguiti ogni volta da una conversazione tra scrittrici e scrittori che in questi ultimi anni hanno raccontato da vicino il modo in cui quei principi sono presenti nella nostra quotidianità. L’obiettivo è di riscoprire il valore civile e il ruolo ancora vivo della Carta costituzionale. Organizzeremo anche una grande mostra al MACRO, il Museo romano di Arte contemporanea, attraverso la quale documenteremo le edizioni dal 1947 a oggi, i libri partecipanti, le reazioni e le polemiche, i fenomeni di costume che hanno accompagnato la vita del premio.”


Il Premio Strega è stato talvolta criticato (non unico premio in Italia a esserlo) di essere “ostaggio” delle grandi case editrici e di rispondere a esigenze di marketing o politiche più che letterarie. Cosa risponde a queste prese di posizione?

“Mi sembra naturale che una manifestazione così rilevante desti interesse e susciti polemiche. Potrei limitarmi a dire che le scelte non sempre possono trovare l'accordo di tutti: essendo più di mille i libri candidati in questi ottant’anni, coloro che non hanno vinto il Premio Strega sono molti di più di quanti lo hanno vinto. Tutti lo vogliono vincere e chi non lo vince ci rimane male. Ma non posso cavarmela così. Bisogna ammettere che nella lista dei vincitori mancano alcuni autori importanti: tra i grandi scrittori che hanno gareggiato senza vincere, possiamo citare Calvino, ma bisogna ricordare che è stato superato da Moravia nel 1952, da Cassola nel 1960, da Prisco nel 1966; Gadda ha partecipato nel 1952, nel 1953 e nel 1970, risultando battuto rispettivamente da Moravia, da Bontempelli e da Piovene; Pasolini è stato sconfitto nel 1955 da Comisso e poi nel 1959 quando vinse a sorpresa l’esordiente postumo Tomasi di Lampedusa, e si ritirò dalla burrascosa edizione del '68. Insomma, le scelte fatte dalla giuria possono non piacere a tutti, ma sono anche il risultato di alcune cinquine memorabili, oltre che dell'opinione dei votanti.

Non direi che ci siano stati condizionamenti di marketing o politici. Però il rischio di uno strapotere eccessivo dei grossi gruppi editoriali - che, è bene ricordarlo, sono comunque quelli che pubblicano anche i libri degli autori più importanti - c'è, e a più riprese sono stati introdotti accorgimenti finalizzati a rendere il premio sempre più rappresentativo, indipendente e attento alla qualità.

Limitandosi solo alle più recenti modifiche apportate al regolamento, ricordo che inizialmente era previsto che per proporre un libro servisse la presentazione di due Amici della domenica, poi ridotti a uno, con lo scopo di evitare che di fatto fossero gli editori a dare l’input alle candidature, affidando così interamente al Comitato direttivo l’onere della scelta dei dodici partecipanti all’interno di un numero di libri segnalati sempre più esteso; è stato deciso di riservare un posto tra i finalisti al più votato tra i libri pubblicati da editori medio-piccoli, anche per incoraggiare la loro preziosa attività di scouting. Scopo di questi interventi è quello di raccogliere il meglio della produzione letteraria di ogni annata e di rendere il premio davvero contendibile. Abbiamo agito anche sulla composizione del corpo elettorale, aggiungendo ai voti degli Amici della domenica quelli espressi da lettori forti, circoli di lettura operanti presso le biblioteche pubbliche e le librerie, associazioni attive nella promozione della cultura, scuole e università. Il coinvolgimento della rete degli Istituti Italiani di Cultura all’estero e delle sedi della Società Dante Alighieri consente poi di acquisire anche lo sguardo di chi – italianisti, traduttori, scrittori, personalità della cultura – anche fuori dei confini d’Italia segue la nostra produzione letteraria. Attualmente, tra voti singoli e collettivi, sono oltre mille le persone che determinano l’esito della competizione, mettendo in campo una grande varietà e vastità di competenze.” 


Saper scrivere è certamente un dono, ma è anche un’arte che si impara e che, parallelamente, si insegna. Ne sono un esempio gli Stati Uniti, dove ci sono molti corsi universitari dedicati alla scrittura. Come si posiziona l’Italia in ambito formativo, pubblico e privato, sulla scrittura?

“Insegnare a scrivere bene serve nella vita quotidiana e non sono nella letteratura: a volta capita di imbattersi in lettere sgrammaticate o norme incomprensibili, o in articoli di giornale sgangherati. Anche in Italia proliferano le scuole di scrittura creativa, ma credo poco alla loro utilità ai fini di un miglioramento della produzione editoriale: temo che servano più ad acquisire un ‘mestiere’ che a diventare scrittori ‘veri’, per i quali penso che la cosa più importante sia avere qualcosa da dire. Il modo migliore per dirlo bene è cercare di dirlo con semplicità. Leggibilità e qualità possono andare d'accordo.”


Ogni giorno in Italia vengono pubblicati tra i 200 e i 300 libri. Ritiene che il mercato sia saturo e, in questo contesto, l’editoria a pagamento e l’autopubblicazione hanno arricchito o impoverito qualitativamente l’offerta?

“In questa domanda c'è la risposta alla domanda precedente. Farei attenzione a stimolare la vanità di chi vuole diventare scrittore: non mi sembra corretto. C'è indubbiamente una sovrapproduzione, ma ciò dipende anche dalle innovazioni tecnologiche che rendono oggi molto più facile ed economica la pubblicazione di un libro e la sua circolazione attraverso l'e-commerce. Certamente vengono pubblicati tanti libri di cui non si sentiva la mancanza, ma la maggiore accessibilità consente a tanti autori non affermati di farsi conoscere. Mi sembra molto rilevante anche l'impatto della rete: si pensi al fenomeno della pubblicazione di libri a puntate su Wattpad, piattaforma di condivisione e di social reading frequentatissima da giovani e adolescenti. Se attraverso queste forme di pubblicazione esterne al mercato editoriale vero e proprio esce qualcosa di interessante, prima o poi un editore se ne accorge.”


Lei ritiene che nella società contemporanea ci sia ancora spazio editoriale/commerciale per la poesia, se sì quale?



“Guardo il mondo della poesia dal mio specifico osservatorio, che è quello del Premio Strega Poesia e prendo atto che la vincitrice della prima edizione Vivian Lamarque, che pure era già una poetessa affermata, ha acquisito una certa notorietà anche presso un pubblico più vasto e ha avuto anche un discreto riscontro in termine di vendite. 

Mi sembra che la poesia stia uscendo, anche se a fatica, dal circuito ristretto in cui era chiusa. I giovani la stanno scoprendo, magari arrivandoci attraverso i testi delle canzoni o le composizioni dei rapper; i social network e i sistemi di messaggistica possono veicolare facilmente la poesia; dal punto di vista commerciale, però, la circolazione è ancora molto limitata.”


Anche la letteratura deve confrontarsi con l’intelligenza artificiale generativa. Quali scenari immagina?

“Stiamo assistendo a una progressiva espansione delle applicazioni di intelligenza artificiale in tutte le attività umane, compresa la scrittura letteraria. Non è facile prevedere a cosa approderanno queste innovazioni, ma già ora possiamo vedere che il concetto stesso di autorialità può essere messo in discussione. Personalmente, sono contrario a un atteggiamento proibizionistico, destinato ad essere sconfitto. Lo vediamo dal modo in cui il mondo della scuola cerca disperatamente e inutilmente di contrastarne la diffusione: non ci si può illudere di mettere il bavaglio a una tecnologia così potente e penso che bisognerebbe piuttosto insegnare agli studenti a costruire prompt efficaci e ad avvalersi delle potenzialità di questi strumenti. Come afferma Luciano Floridi, uno dei protagonisti del dibattito scientifico internazionale sulla filosofia dell’informazione e sulle controverse questioni dell'etica del digitale, l'IA non pensa come un essere biologico e non possiede alcuna intelligenza, ma ha una potentissima capacità computazionale. Restringendo il discorso al nostro ambito, credo che uno scrittore - come in alcuni casi già avviene - dovrebbe dichiarare se e in che modo si è avvalso di strumenti di intelligenza artificiale generativa.”


Infine, una domanda personale. Tra i tanti Premi Strega assegnati a scrittori, poeti e saggisti ce n’è uno che le sta particolarmente a cuore?

“Mi viene in mente una delle prime edizioni del Premio Strega, quando io ovviamente non ero ancora impegnato nell'organizzazione. Nel 1959 fece irruzione sulla scena letteraria ‘Il Gattopardo’, forse il più ben libro che io abbia letto, scritto da un autore che fino ad allora nessuno conosceva, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, scomparso poco prima che il libro fosse pubblicato. Si tratta di uno dei più grandi capolavori della letteratura italiana del Novecento e la sua presenza nell'albo d'oro del Premio è ancora oggi un onore per noi.” 


L’EDIZIONE 2026 DEL PREMIO STREGA Tante le iniziative dedicate all’ottantesima edizione del Premio Strega, il riconoscimento letterario promosso da Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e Strega Alberti Benevento, con il sostegno di Roma Capitale e Camera di Commercio di Roma, in collaborazione con Bper Banca, sponsor tecnico Feltrinelli librerie e Sygla.

La serata finale si terrà eccezionalmente l’8 luglio al Campidoglio: una scelta fortemente simbolica che rende omaggio a Roma, città che ha visto nascere e crescere il Premio, e che riafferma il legame profondo con la sua storia culturale e civile.

È inoltre previsto un ricco calendario di appuntamenti che coinvolgeranno istituzioni culturali, autrici e autori, archivi, mostre e incontri pubblici, ribadendo il ruolo centrale del Premio nella storia culturale italiana e nel dibattito contemporaneo.

Al centro delle iniziative ci sarà la mostra curata da Maria Luisa Frisa e Mario Lupano che verrà inaugurata il 29 aprile al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma (Via Nizza, 138), realizzata in collaborazione con Bper Banca e Camera Nazionale della Moda Italiana. Il progetto di allestimento, firmato dallo studio di architetti Supervoid, mette in scena i diversi piani di lettura che la lunga storia del Premio Strega offrirà al visitatore. Da una parte presenta nella sua interezza la “biblioteca ideale” formata dagli oltre mille volumi selezionati per il Premio dal 1947 a oggi, organizzandoli in una sequenza cronologica che racconta, in parallelo, le vicende, i protagonisti, le polemiche e la narrazione mediatica che hanno accompagnato ogni edizione. Questa sequenza mostra per ogni anno i candidati, la cinquina e il vincitore (i libri nella versione materiale della prima edizione, secondo la sensibilità contemporanea che apprezza il publishing come forma d’arte), ritagli di giornale che narrano la drammaturgia del premio e i rituali pubblici e “spettacolari” delle votazioni (e dunque saranno selezionate fotografie che illustrano questi rituali). Per ciascun anno, dei brevissimi testi ricorderanno i fatti salienti e descriveranno i materiali esposti. Questa narrazione cronologica si svolgerà sul perimetro della grande sala che ospiterà la mostra.

Al centro della sala, in una “stanza” riscostruita, verrà restituita la dimensione più intima – domestica e al tempo stesso collettiva e relazionale – del “salotto Bellonci”, attraversato da scrittori, editori, artisti, e riproposto in mostra come un diorama popolato dalle opere e dagli oggetti che hanno abitato casa Bellonci e che hanno costruito le precise atmosfere del Premio.

Dunque la mostra si svilupperà in due momenti, uno più pubblico (la scena del premio) e uno più intimo (il laboratorio guidato dalla sua artefice). Altri materiali potranno essere prodotti appositamente e aggiungere un aspetto critico visivo grazie al coinvolgimento di artisti che sapranno interpretare alcuni momenti del premio, prendendo spunto dai collage di Leda Mastrocinque (pure presenti in mostra).

All’interno del percorso espositivo è prevista anche una rassegna cinematografica dedicata ai film tratti dai libri vincitori e finalisti del Premio Strega, curata da Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna. Le proiezioni accompagneranno la mostra a Roma e saranno presentate anche a Bologna, rafforzando così il dialogo tra letteratura e cinema.

Un ruolo centrale nelle celebrazioni è affidato anche all’Archivio della Fondazione Bellonci, preziosa testimonianza della storia culturale italiana del Novecento. Il progetto di digitalizzazione del Fondo Premio Strega (1947–1986), finanziato dall'Unione Europea - Next Generation Eu - Pnrr Transizione digitale organismi culturali e creativi, rende possibile la consultazione dei documenti che raccontano tutte le edizioni fino alla scomparsa di Maria Bellonci, includendo materiali relativi ai libri in gara, alle votazioni e agli incontri degli Amici della domenica. Il Fondo Maria Bellonci (1920–1986), pure digitalizzato, raccoglie invece il patrimonio personale della scrittrice: corrispondenze, appunti, quaderni di studio e opere manoscritte e dattiloscritte. Il progetto si completa inoltre di un Virtual Tour accessibile sul sito della Fondazione e di una serie di schede di approfondimento visualizzate tramite la lettura di Qr Code posti accanto agli oggetti di interesse (quadri, libri, foto, ecc.) scansionati da tablet messi a disposizione dei visitatori della casa museo.

Tra gli appuntamenti principali del programma, è in corso il ciclo Dialoghi sulla Costituzione. Diritti, storie, voci dell’Italia democratica, in programma all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. I primi appuntamenti si sono svolti il 18 gennaio con Silvia Avallone e Edoardo Nesi e il 1° febbraio con Anna Foa e Giovanni Grasso. Proseguiranno poi l’8 marzo con Marianna Aprile e Melania G. Mazzucco e il 12 aprile con Donatella Di Pietrantonio e Sandro Veronesi. Gli incontri riflettono sull’ottantesimo anniversario dell’Assemblea costituente e affrontano alcuni articoli fondamentali della Carta – il lavoro, il voto, il ruolo delle donne e della famiglia – attraverso le parole di scrittrici e scrittori che hanno raccontato l’Italia contemporanea. Tutti gli incontri sono introdotti dal costituzionalista Alfonso Celotto.

Tra le iniziative di respiro internazionale, i finalisti del Premio Strega saranno protagonisti a luglio di incontri e presentazioni a Città del Messico e Guadalajara, rafforzando il dialogo culturale tra Italia e Messico in vista della partecipazione del nostro Paese come ospite d’onore alla Feria Internacional del Libro (FIL) il prossimo dicembre.

L’illustrazione di questa ottantesima edizione, nell’ambito del progetto Streghe d’Artista, è di Marco Oggian, autore di progetti per numerosi brand internazionali, tra cui Nike, Zara, Apple, Vogue, Samsung. Il manifesto ruota attorno a due figure simboliche, la Letteratura e la Strega, distinte ma complementari, unite dalla bottiglia di liquore, elemento centrale che rappresenta lo scambio e la relazione. La scala, collocata nella parte inferiore sinistra, simboleggia il percorso della letteratura, sottolineando il valore del processo creativo oltre al traguardo finale. Nato nel 2016, il progetto Streghe d’artista ha visto la collaborazione di alcuni dei migliori illustratori italiani – Alessandro Baronciani, Emanuele Fior, Riccardo Guasco, Mps, Franco Matticchio, Lorenzo Mattotti, Emiliano Ponzi, Elisa Seitzinger, Andrea Tarella e Olimpia Zagnoli – i cui manifesti si sono ispirati liberamente al disegno di Mino Maccari sulla prima urna di voto del premio, utilizzata dal 1947 al 1980.

Il claim di questa ottantesima edizione è Quasi una vita, dal titolo del libro di Corrado Alvaro premiato nel 1951, un anno che per lo Strega costituisce un nuovo inizio: viene adottato per la prima volta un regolamento formale e la sede si sposta definitivamente, così come casa Bellonci, in via Fratelli Ruspoli, 2. Quella del ’51 è anche l’edizione della cosiddetta grande cinquina: oltre al vincitore, vi figuravano autori del calibro di Carlo Levi, Alberto Moravia, Domenico Rea e Mario Soldati, mentre si fermarono alla prima votazione futuri premiati come Buzzati, Comisso e Ortese. Quasi una vita, però, è anche un omaggio alla parola più presente nei titoli che hanno concorso al premio (con 23 occorrenze), 6 dei quali premiati: oltre a quello di Alvaro, La miglior vita di Fulvio Tomizza (1977), La vita ingenua di Vittorio Gorresio (1980), Bella vita e guerre altrui di Mr Pyle, gentiluomo di Alessandro Barbero (1996), Vita di Melania G. Mazzucco (2003), Due vite di Emanuele Trevi (2021).

Gli Amici della domenica possono già presentare le loro proposte di candidatura. La conferenza stampa di annuncio della dozzina del Premio Strega 2026 si terrà il 1° aprile presso il Tempio di Vibia Sabina e Adriano, ospiti della Camera di Commercio di Roma. La cinquina si terrà come di consueto al Teatro Romano di Benevento il 3 giugno.


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Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 febbraio 2026
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Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 febbraio 2026
La nuova linea di Washington dopo la sentenza della Corte Suprema: "Ci aspettiamo che Paesi rispettino accordi fino a quando non troveremo nuove basi legali per misure più appropriate" Da oggi entrano in vigore i nuovi dazi di Donald Trump con tariffe del 15%. Il 24 febbraio segna l'inizio della nuova 'era commerciale' che il presidente degli Stati Uniti è costretto ad avviare dopo la sentenza della Corte Suprema. La sentenza della Corte Suprema e lo stop ai vecchi dazi I giudici hanno bocciato una fetta consistente dei 'vecchi' dazi di Trump. E il presidente, che tira dritto dopo aver scelto il piano B, invia un 'alert' ai partner: "Niente giochetti". La giornata di oggi modifica, in particolare, i rapporti commerciali tra Usa e Unione europea. La linea americana nei confronti di Bruxelles viene ribadita da un funzionario della Casa Bianca: Washington intende continuare a imporre dazi del 15% alle importazioni dalla Ue anche dopo la decisione della Corte Suprema. La base legale di questi nuovi dazi globali è fornita dal decreto firmato da Trump subito dopo la sentenza dei giudici venerdì scorso. "Questo è, comunque, solo temporaneo, mentre l'amministrazione cercherà altre autorità legali per applicare tassi di dazi più appropriati o pre-negoziati - continua la fonte -. Fino ad allora, noi ci aspettiamo che tutti i Paesi continuino a rispettare gli impegni commerciali per la riduzione delle barriere commerciali e altre concessioni, impegni - conclude - che non sono cambiati".
Autore: AGENZIA 24 febbraio 2026
La Presidente della Commissione europea ribadisce: "Siamo al vostro fianco". Il presidente ucraino: "Russia non ha vinnto la guerra". Lo scontro in Ue con Orban "La pace alle condizioni dell'Ucraina". Così la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen oggi a Kiev insieme al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa in occasione del quarto anniversario dell'invasione da parte della Russia. "A Kiev per la decima volta dall'inizio della guerra - scrive von der Leyen - Per ribadire che l'Europa è al fianco dell'Ucraina, finanziariamente, militarmente e in questo rigido inverno. Per sottolineare il nostro impegno duraturo nella giusta lotta dell'Ucraina. E per inviare un messaggio chiaro sia al popolo ucraino che all'aggressore: non ci arrenderemo finché non sarà ristabilita la pace. La pace alle condizioni dell'Ucraina". Quattro anni di una guerra di aggressione ingiusta. Quattro anni di incrollabile coraggio ucraino. Quattro anni di incrollabile sostegno europeo. Un obiettivo comune: garantire una pace giusta e duratura in Ucraina. Ecco perché oggi siamo qui a Kiev", ha scritto su X Costa. Zelensky: "Putin non ha vinto la guerra" Vladimir Putin "ha fallito". Quattro anni dopo l'inizio dell'invasione russa, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky celebra la 'resistenza' del suo popolo. In un video discorso in occasione dell'anniversario della guerra: "Putin non ha raggiunto i suoi obiettivi. Non ha spezzato gli ucraini. Non ha vinto questa guerra. Abbiamo preservato l'Ucraina e faremo tutto il possibile per raggiungere la pace e garantire che ci sia giustizia". "Oggi - ha continuato Zelensky - sono esattamente quattro anni da quando Putin ha iniziato la sua avanzata di tre giorni per conquistare Kiev. E questo la dice lunga sulla nostra resistenza, su come l'Ucraina ha combattuto per tutto questo tempo. Dietro queste parole ci sono milioni di persone, un immenso coraggio, un duro lavoro, la perseveranza e il lungo cammino che l'Ucraina sta percorrendo dal 24 febbraio" del 2022. "Ripensando all'inizio dell'invasione e riflettendo sul presente, abbiamo tutto il diritto di dire: abbiamo difeso la nostra indipendenza, non abbiamo perso la nostra statualità", ha concluso il presidente ucraino. Un anniversario amaro: lo scontro nell'Ue sul prestito all'Ucraina L'Ungheria, come ha fatto sistematicamente dal 2022 a oggi su quasi tutti i pacchetti di sanzioni contro la Russia, minacciando o ponendo il veto, oppure ritardando l'approvazione delle misure, ha bloccato sia il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia per l'invasione dell'Ucraina sia il prestito da 90 miliardi di euro a Kiev approvato nel Consiglio europeo di dicembre, dal quale pure Budapest si era chiamata fuori, insieme a Slovacchia e Repubblica Ceca, consentendo però agli altri 24 di andare avanti, mediante cooperazione rafforzata.
Autore: AGENZIA DIRE 24 febbraio 2026
Lo afferma la premier dopo aver letto "con sgomento gli ultimi sviluppi sull’uccisione di uno spacciatore nel noto 'boschetto della droga' di Rogoredo" Chi indossa una divisa e rappresenta le Istituzioni ha il dovere di farlo con il massimo del rigore. E con chi sbaglia, a maggior ragione perché indossa quella divisa, occorre essere implacabili. La giustizia farà il suo corso e confidiamo che sia determinata, anche perché a differenza di quello che leggo non esiste alcuno ‘scudo penale’ “. Lo afferma la premier Giorgia Meloni, dopo aver letto “con sgomento gli ultimi sviluppi sull’ uccisione di uno spacciatore nel noto ‘boschetto della droga’ di Rogoredo . Gli inquirenti ipotizzano che questo crimine sia legato a dinamiche connesse allo spaccio di sostanze stupefacenti, nelle quali sarebbe coinvolto anche l’agente di Polizia che ha sparato. Se quanto ipotizzato trovasse conferma nel seguito delle indagini, ci ritroveremmo davanti a un fatto gravissimo, un tradimento nei confronti della Nazione e della dignità e onorabilità delle nostre Forze dell’Ordine”. “Provo profonda rabbia all’idea che l’operato di chi tradisce la divisa possa ‘sporcare’ il lavoro dei tantissimi uomini e donne che, ogni giorno, ci proteggono e difendono la nostra sicurezza, con abnegazione, sacrificio e senso delle Istituzioni. Servitori dello Stato nei confronti dei quali, invece, dobbiamo tutti essere riconoscenti. Come dobbiamo essere riconoscenti in particolare alla Polizia di Stato che, su delega della Procura di Milano, sta svolgendo le indagini sui propri agenti coinvolti in questa tragica vicenda, al solo fine di far emergere la verità“, dice ancora Meloni.
24 febbraio 2026
William sbotta: 'Sono turbato'. E ora spuntano 'i massaggi di Stato' all'ex duca La polizia britannica ha rilasciato su cauzione Peter Mandelson, l'ex ministro ed ex ambasciatore britannico negli Usa, fermato ieri per il suo coinvolgimento nel caso Epstein. "Un uomo di 72 anni, fermato con l'accusa di negligenza nell'esercizio delle sue funzioni pubbliche, è stato rimesso in libertà su cauzione in attesa del proseguimento delle indagini", si legge in un comunicato della polizia, nel quale non viene mai specificato il nome della persona rilasciata. Secondo quanto riferito dalla Press Association, citando una fonte di polizia, l'uomo è Peter Mandelson. L'ex eminenza grigia del blairismo era finito in guardina per mano di Scotland Yard con la stessa accusa dell'ex duca di York: "Condotta illecita nell'esercizio di funzioni pubbliche", per avere nel suo caso spifferato a Epstein (e ad altri businessmen) delicate informazioni governative segrete, utilizzabili a scopo di lucro, mentre era al potere nei primi anni 2000. Ultimo anello di una catena di presunte malefatte che intanto minaccia di scuotere il trono del 77enne Carlo III. Chiamato in causa ormai direttamente da più parti, nella sua veste di capo della famiglia reale, su decenni di sospette coperture; e sollecitato qua e là sui media persino a "valutare" - al di là del coraggio riconosciuto con cui sta combattendo la battaglia contro il tumore diagnosticatogli nel 2024 - lo scenario tabù per eccellenza di casa Windsor: un'ipotetica abdicazione. Ad azzardare questo sbocco come estrema ancora di sopravvivenza per l'istituzione è ad esempio la giornalista Shelagh Fogarty, ex volto noto della Bbc, che indica la strada di un - pur non immediato - passaggio di consegne all'erede William alla stregua di un gesto "di generosità" da prendere "in considerazione", sull'esempio "delle dimissioni di papa Benedetto XIV" che aprirono le porte alla "svolta di papa Francesco". Convinta che il principe di Galles abbia se non altro il profilo generazionale giusto per provare a "modernizzare (e a salvare) la monarchia". Elucubrazioni che il 43enne William in qualche modo alimenta, facendo un passo avanti nella visibilità pubblica alla cerimonia di premiazione dei Bafta, gli Oscar britannici, dove è ricomparso al fianco della consorte dopo due anni di forfait coincisi con la drammatica sfida al cancro affrontata pure da Kate. "In questo momento non sono in uno stato di calma", le sue parole: quasi un messaggio in codice per esprimere turbamento, se non impazienza. I contorni dello scandalo che investe suo zio, fratello minore di Carlo III e figlio prediletto di Elisabetta II, vera responsabile postuma delle protezioni accordate per anni e anni al reprobo, si fanno del resto ogni giorno più imbarazzanti. Per lui, come per un'intera dinastia in calo di consensi e per un governo reso ancor più impopolare dal parallelo caso Mandelson. A partire dalla denuncia ulteriore dell'ex premier Gordon Brown sull'abuso attribuito ad Andrea di basi e velivoli della Raf sfruttati nei panni di emissario commerciale governativo per compiere in realtà visite 'private' al sodale di bisbocce Epstein. Senza tralasciare il progetto di legge senza precedenti sulla sua cancellazione formale dalla lista di successione al trono - ultimo privilegio simbolico superstite di un diritto di sangue rivendicato (invano) con protervia financo contro l'arresto di giovedì - messo in cantiere da Starmer; e accolto dal placet immediato di altri governi di Paesi del Commonwealth rimasti legati alla corona come quello australiano di Anthony Albanese. Ma soprattutto senza tralasciare le nuove accuse, estranee agli Epstein Files, sollevate da ex alti funzionari pubblici britannici secondo i quali l'ex duca si sarebbe fatto pagare dai contribuenti, nei panni di emissario commerciale del governo di Londra indossati fra il 2001 e il 2011, persino spese personali per "massaggi" e lussi vari, a costi "smodati". Vicende su cui re Carlo promette adesso la massima collaborazione agli inquirenti - al pari di Starmer - affinché "la legge faccia il suo corso"; senza poter spegnere peraltro l'ultima polemica innescata dai tabloid sui documenti che sembrano provare come lui stesso fosse stato informato almeno dal 2019 degli scambi d'indiscrezioni e d'affari allargati a suo tempo da Andrea anche ai controversi banchieri Rowland. Mentre un ex ministro Tory, Tom Tugendhat, veterano delle forze armate di Sua Maestà non certo repubblicano, evoca ormai il marchio "dell'alto tradimento": su Mandelson, come sul figlio di Elisabetta che da giovane combatté nella guerra delle Falkland.
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