Io non chiedo “permesso”

Anna Maria Rengo • 10 giugno 2026

Share this article

Oltre i luoghi comuni e i pregiudizi sulla femminilità: nella sua raccolta di racconti “Sugo” Elisa Campaci si rivela una voce narrativa forte, capace di interpretare il senso più autentico dell’essere donne.


Sarà anche un esordio nella narrativa per adulti, ma lo stile di Elisa Campaci è tutt’altro che da timida novellina. Piuttosto, in “Sugo” (Dalia edizioni), l’autrice rivela un linguaggio diretto e nitido, ponendosi sul solco della letteratura al femminile che esplora il tema della femminilità e puntando a sgretolare luoghi comuni su aspettative, doveri, diritti. Lo fa attraverso una raccolta di racconti di elegante simmetria e struttura, dove “le protagoniste”, forse, sono una sola protagonista. Chissà. Sicuramente impersonano un essere donna fuori dalle costrizioni, inopportuno secondo alcuni, disturbante per altri, profondamente vero – probabilmente – per la maggior parte delle lettrici.


Dopo i libri per l’infanzia, qual è stata la molla che ti ha spinto a scriverne uno per adulti?

“Scrivere per adultə non è stata una scelta a priori, è successo spontaneamente. Il processo creativo è stato molto istintuale, avevo diverse cose da dire sui temi della mia generazione e all’inizio non avevo un piano. Nel lavoro di scrittura per lettorə con diverse età anagrafiche, non ho trovato così tante differenze, cerco sempre di essere sincera e di non censurare esperienze più aspre. Come Sugo, anche le mie storie per ragazzə, toccano temi sociali come le diverse conformazioni che possono assumere le famiglie al di là dei modelli tradizionali. O la confusione che viene dai primi dubbi sul proprio orientamento sessuale.”

 

Nel tuo libro padroneggi con sapienza la tecnica del racconto, e in “Sugo” tutti i racconti sono, per quanto di argomento diverso, legati l’uno all’altro. Come hai sviluppato questa circolarità della narrazione e le protagoniste, che potrebbero essere anche una sola protagonista, che messaggio vogliono lanciare?

“Sugo è composto da racconti legati uno all’altro tramite una rete di rimandi, oggetti o sensazioni che compaiono più volte in contesti diversi. Ci sono gli spazzolini da denti regalati agli amanti, biglietti nella buca delle lettere, diversi tipi di ‘test’, mollette del bucato che compongono un universo comune. Volevo trasmettere ambiguità sulla quantità delle voci (sarà una sola che racconta la sua storia camuffandone i dettagli per non farsi riconoscere? Oppure sono tutte voci diverse le cui esperienze sono così simili da assomigliarsi?) e allo stesso tempo lavorare su una narrazione collettiva che restituisse di più la natura della narrazione femminile, circolare, come quella che si può trovare nei cerchi di parola.

Non avere una protagonista definita mi è servito anche per allontanarmi dall’idea che la narrativa sia il progetto di un solo individuo che di fronte a un conflitto vince o perde (quindi o è un vincente o un soccombente). Anche perché i conflitti che vivono le voci di Sugo sono strutturali, di sistema, la loro risoluzione non dipende dalla volontà di una singola persona. Sono responsabilità politiche e collettive, e come nella vita, anche nella narrativa per me è importante criticare l’impegno individuale come unica possibilità di ‘salvare il mondo’”.

 

Rispetto alla questione “femminile”, uso deliberatamente questo termine vago, come ti collochi?

“Quando ho cominciato a studiare i concetti del femminismo e a confrontarmi con altre persone socializzate donne su cosa significhi essere femminista nella vita di tutti i giorni, la mia scrittura è sbocciata. Questo perché è iniziato un processo di liberazione personale che è diventato anche espressivo. Ho iniziato a fare mia l’idea di parlare di tutto quello che volevo e l’assurdità del provare vergogna di desideri, emozioni e del mio corpo.

Prendersi lo spazio di parlare di quello che si vuole può sembrare scontato, ma per chi è cresciuta con l’insegnamento di non disturbare, di non dare fastidio, è una conquista. Forse non dicono esplicitamente che devi stare zitta, è che quando parli arrivano il senso di colpa, la critica di essere esagerata, un commento sul tuo aspetto fisico. Sugo è un libro che ha una radice molto intima e corporea, il corpo era il primo argomento su cui la mia libertà espressiva si è scatenata. Ne ho raccontato le costrizioni, il piacere e le secrezioni in maniera diretta e dalle prime reazioni delle lettrici questo ha portato tantissima identificazione.”

 

Dal tuo libro emerge un forte anelito alla libertà e al superamento di qualsiasi stereotipo e consuetudine. Secondo te le donne sono giunte a un buon punto in questa ricerca e, parallelamente, gli uomini sono sullo stesso cammino oppure fanno resistenza al cambiamento, ovviamente parlando in maniera generalizzata?

“Le persone socializzate donne amiche o che incontro casualmente si mettono in discussione, partecipano in modi diversi al dibattito, frequentano gruppi di autocoscienza. Si informano, leggono, sostengono le sorelle. Nella mia esperienza, la ricerca è viva ma non saprei dire se siamo a un buon punto. Ci sono dei concetti così radicati in noi stesse che anche riconoscendone il sessismo facciamo fatica ad agire di conseguenza. Il lavoro è molto faticoso e per quanto ci sia apertura e propensione, credo che le persone socializzate uomini pongano una resistenza verso questa fatica. Anche qui c'è uno scarto tra intenzione e azione, empatizzare con le discriminazioni che subisce una tua amica non è la stessa cosa di cambiare il tuo comportamento per evitarle. Perdere un po’ del proprio privilegio può disorientare e impaurire.”

 

 

La copertina del tuo libro, e le nove diverse immagini della stessa donna che si trovano nelle pagine interne ben descrivono lo “spirito” di “Sugo”. Ce la vuoi raccontare?

“L’urlo della persona in copertina restituisce proprio il senso di liberazione di cui parlavo, unito anche alla rabbia e all’esasperazione. L’immagine scoppia e tutto ciò che viene disegnato sopra ai visi di queste ragazze sono elementi posticci, sono ruoli e proiezioni che vengono da fuori, in cui non ci rispecchiamo più. La voce, invece, viene da dentro. Sono molto grata all’illustratrice Paola Patrizi, che ha aggiunto con il suo linguaggio artistico un’altra ‘voce’ a quelle presenti nel libro.”

 

L’AUTRICE – Elisa Campaci è nata a Padova nel 1996, ha studiato filosofia e comunicazione. Abita a Torino: frequenta spazi culturali indipendenti, femministi, che lavorano sulle narrazioni per l’infanzia. Per Dalia è autrice del romanzo per bambine e bambine “Febe e i gatti rubastorie” (2021) nella collana Gli Spericolati. Nel 2025 ha partecipato all’antologia “BookShake Pink” (Einaudi Ragazzi). “Sugo” è la sua prima opera per il pubblico adulto. Il racconto breve è la forma che ora preferisce.

Recent Posts

Autore: AGENZIA DIRE 8 settembre 2026
La mamma di Lorena Isceri, uccisa da Federico Vella, ha raccontato le ultime settimane di vita della figlia, che era molto spaventata per alcuni episodi capitati quando aveva manifestato l'intenzione di lasciarlo ROMA – Quando gli aveva detto per la prima volta che voleva lasciarlo, dopo aver scoperto ad aprile che la tradiva, Federico Vella per reazione aveva rotto i regali che lei gli aveva fatto scagliandoli sul pavimento. Uno di questi oggetti si era rotto in tanti pezzi e Lorena Isceri si era ferita ai piedi. Era stato un primo inequivocabile segnale per lei, che quell’uomo non andava bene. Perchè era troppo aggressivo e aveva mostrato reazioni esagerate . Lorena non aveva chiuso subito la storia, però. Aveva forse deciso di provare ancora per un po’ a far funzionare il rapporto, che andava avanti dalla fine del 2024 e inizialmente era stato un grande amore. E così la donna era partita con lui per una vacanza in Grecia, fatta tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. Ma neanche qui le cose vanno bene, tanto che lei in un messaggio ad una amica le confida che non sta funzionando. Circostanza, questa, che fa infuriare quello che diventerà il suo assassino neanche un mese dopo. Perchè lei non avrebbe dovuto confidare cose intime e private ad altri. “ Rispetto a prima lei aveva paura delle sue reazioni aggressive” , ha detto agli inquirenti la mamma di Lorena quando è stata ascoltata. Al ritorno dalle vacanze, lui si rifiuta di ridarle i suoi oggetti personali. È la prima settimana di agosto: Lorena lo convince a provare un percorso di psicoterapia di coppia . Vella, però, ci va polemicamente e accusa lo psicologo di aver preso soldi da Lorena per farli lasciare. La terapia si interrompe. Intorno a Ferragosto c’è un altro episodio drammatico : mentre erano a casa sua, durante una discussione, Vella aveva minacciato la donna con il coltello per evitare che se ne andasse da casa sua, sdraiandosi a terra. Lei era riuscita a scappare ugualmente: lo aveva raccontato alla mamma, che lo ha riferito agli inquirenti, pur non avendo tutti i dettagli. A questo punto delle cose la donna ha deciso di lasciarlo definitivamente e per due settimane va dai suoi genitori in Puglia. Proprio per allontanarsi da lui . In questo periodo Vella la tempesta di messaggi e telefonate , anche di insulti e minacce. “Dal 15 al 28 agosto nostra figlia rimane a casa. Ha paura. Lui la tempesta di messaggi e di telefonate”, dice la mamma. Lorena, hanno raccontato i genitori, era molto spaventata . Aveva però evitato di denunciarlo perchè aveva il timore di creargli problemi. O forse di una reazione peggiore. Il tragico epilogo è arrivato ai primi di settembre , pochi giorni dopo che la donna era tornata a Firenze. L’1 settembre Vella le aveva scritto per dire che era dispiaciuto e le aveva dato il nome di un analista da cui dice era intenzionato ad andare (ma il nome non risulta iscritto all’ordine dei medici). Il 3 settembre la sequestra e poi tragicamente la getta dal cavalcavia sull’A1 uccidendola e poi si getta a sua volta, dopo 40 minuti di trattativa con Polizia e Vigili del fuoco.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 8 settembre 2026
Si avvicina il consueto appuntamento autunnale con il cambio dell'ora. Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 farà ufficialmente il suo ritorno l’ ora solare , che sostituirà l'ora legale introdotta lo scorso marzo. Il passaggio avverrà precisamente alle 03:00 del mattino , momento in cui i dispositivi orologi dovranno essere spostati un’ora indietro , ritornando alle 02:00. Questo permetterà a tutti i cittadini di guadagnare un’ora di sonno in più nella notte del cambio. Il meccanismo di transizione oraria avverrà in modo sincronizzato in tutti i Paesi dell’ Unione Europea e nel Regno Unito . Cosa cambia in concreto con il ritorno dell'ora solare: Più luce al mattino: L'alba arriverà prima secondo l'orario ufficiale, garantendo una maggiore luminosità per chi si sposta nelle prime ore della giornata per motivi di studio o lavoro. Pomeriggi più brevi: Il tramonto verrà anticipato di un'ora, portando il buio già nel tardo pomeriggio e riducendo le ore di luce naturale a disposizione per le attività all'aperto dopo la scuola o l'ufficio. Riposo notturno: Esclusivamente nella notte del passaggio, tra il sabato e la domenica, si potrà beneficiare di un'ora di sonno in più. Consumi energetici: La riduzione delle ore di luce pomeridiane potrebbe comportare un anticipo nell'accensione dell'illuminazione artificiale domestica e pubblica rispetto ai mesi estivi. Impatto biologico e consigli utili Gli esperti ricordano che lo spostamento delle lancette può alterare temporaneamente i ritmi circadiani, provocando piccoli disturbi simili a un leggero jet-lag, come stanchezza, irritabilità o difficoltà di concentrazione. Per attenuare questi effetti, si consiglia di adattare gradualmente l'orario del sonno nei giorni immediatamente precedenti e di esporsi alla luce solare durante le prime ore del mattino.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 8 settembre 2026
Si apre uno spiraglio per Catherine e Nathan, i genitori della cosiddetta " famiglia nel bosco ". Domani, mercoledì 9 settembre , la coppia incontrerà una nuova assistente sociale incaricata di gestire il percorso finalizzato al progressivo rientro a casa dei loro tre figli. A confermarlo è il legale dei genitori, l'avvocato Simone Pillon , che ha ricevuto la convocazione ufficiale. L'incontro fa seguito alla recente decisione del Tribunale per i minorenni dell'Aquila , che ha disposto un piano di riavvicinamento progressivo tra i minori e i genitori. Per il momento, i tre bambini rimarranno temporaneamente all'interno della struttura protetta di Vasto , dove si trovano dallo scorso novembre, ma il decreto del Tribunale prevede già l'avvio dei primi pernottamenti in famiglia a partire dal prossimo mese di ottobre . Sebbene la decisione sia stata accolta con sofferenza dai genitori – che in un videomessaggio hanno dichiarato che la scelta di trattenere ancora i figli nella struttura "spezza il cuore" – gli esperti di parte leggono il provvedimento come un passo in avanti fondamentale. Il professor Tonino Cantelmi , psichiatra e perito di parte della famiglia, ha commentato positivamente la svolta: "Con la decisione del Tribunale, la famiglia resta ancora nel tunnel disgraziato ma finalmente intravede una luce. Il rientro a tappe dei bimbi, in questa situazione, è l’unica strada percorribile. Trovo inoltre significativa la possibilità che i bimbi possano incontrare i genitori nel luogo primario, dove hanno gustato la felicità dei giochi in armonia con la natura e con gli amatissimi animali". L'incontro di domani segnerà quindi il primo passo operativo del nuovo corso istituzionale per definire le tappe del reinserimento definitivo dei minori nel proprio nucleo familiare.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 8 settembre 2026
La traccia inedita sarà pubblicata da Sugar nella notte tra i compleanni dei due giganti della canzone d'autore, arricchita dai fiati di Paolo Fresu. Sugar annuncia la pubblicazione di “Quando ti rivedrò” , l'ultimo brano inedito firmato da Gino Paoli . L'opera, che rappresenta il testamento artistico di una delle penne più importanti della nostra cultura, sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali e in radio a partire dal prossimo 23 settembre 2026 . La traccia porta con sé una storia di profonda commozione e legame artistico. Concepita inizialmente da Gino Paoli per essere cantata insieme a Ornella Vanoni , la canzone non ha potuto vedere la luce nella sua forma originaria a due voci a causa della scomparsa della cantante, avvenuta nel novembre del 2025 proprio a tre giorni dalla sessione di registrazione programmata. Il brano celebra il sodalizio eterno tra Gino Paoli e Ornella Vanoni, due icone della musica italiana che ancora ci fanno sognare attraverso melodie senza tempo. Per colmare l'assenza vocale e omaggiare questo legame speciale – unito anche nel destino della scomparsa di Paoli, avvenuta nel marzo del 2026 – la produzione ha affidato la parte strumentale solista ai fiati di Paolo Fresu . Il celebre trombettista jazz, legato da una storica amicizia a entrambi, reinterpreta con il suo strumento i passaggi che sarebbero dovuti appartenere alla Vanoni, creando un dialogo ideale di rara intensità emotiva. La data scelta per la pubblicazione, il 23 settembre, possiede un forte valore simbolico: il brano uscirà infatti nella notte a cavallo tra i compleanni dei due artisti (il 22 settembre per Ornella Vanoni e il 23 settembre per Gino Paoli).  “Quando ti rivedrò” sarà inoltre inserito all'interno della nuova edizione della raccolta di Gino Paoli, “Appunti di un lungo viaggio” , la cui uscita sul mercato fisico e digitale è prevista per venerdì 25 settembre 2026 .
Autore: FRV NEWS MAGAIZNE A cura di Anna Maria Rengo 8 settembre 2026
Jean Luc Bertoni racconta la storia della casa editrice umbra che porta il suo cognome e che occupa ormai un ruolo di rilievo nel panorama nazionale. Ogni libro racconta una pluralità di storie. Certamente dei personaggi dell’opera e dell’autore o autrice che lo ha scritto. Ma anche di chi c’è dietro e che ha reso possibile la sua pubblicazione: gli editori che ogni giorno selezionano, scelgono, investono, rischiano, combattono, gioiscono o si rammaricano. Un universo di umanità accomunata dall’amore per la scrittura e per la lettura, certamente pure in un’ottica imprenditoriale, che “L’angolo del libro” vuole raccontare così sta già facendo per quanto riguarda i premi e gli eventi letterari, oltre che naturalmente gli autori. Con piacere ospitiamo dunque Jean Luc Bertoni, fondatore della casa editrice che porta il suo cognome: una realtà umbra che nel tempo si è fortemente sviluppata e che è ormai ampiamente nota fuori dai confini regionali. La casa editrice Bertoni è nata nel 2000. Quale percorso professionale e umano ti ha portato a fondarla? “Fin da ragazzo ho avuto un rapporto speciale con i libri, la carta, la grafica, la lettura: tutte passioni che si sono intrecciate nel tempo fino a portarmi a fondare una piccola casa editrice. Non è stato un percorso lineare: fondarla in una regione dove mancavano certe competenze specifiche del settore editoriale ha significato dover imparare tutto da autodidatta, spesso proprio a partire dai miei errori. È stata una formazione sul campo, fatta di tentativi, correzioni e tanta ostinazione.” Da allora come è cambiato il panorama letterario italiano e il mestiere dell’editore? “Quando ho iniziato non esisteva l’intelligenza artificiale, e persino il digitale era qualcosa di lontano: tutto era più analogico, più lento, forse più artigianale. I grandi gruppi editoriali c’erano allora come ci sono oggi, quella dinamica non è cambiata. Quello che è cambiato in me è la consapevolezza di questo mestiere — e mi piace proprio chiamarlo così, ‘mestiere’, perché richiama l’artigianalità. In fondo ogni piccolo editore, a modo suo, è un artigiano: lavora con le mani e con la testa su un prodotto che ha un’anima.” Giunti al 2026 e guardando alle sfide future, quali ti preoccupano e quali invece ti entusiasmano di più? “Ciò che mi preoccupa è la scarsa marginalità con cui un editore si trova a fare i conti: un margine così ridotto che spesso non permette di remunerare come si dovrebbe collaboratori e autori, persone che invece meriterebbero un riconoscimento economico adeguato al loro lavoro. Quello che invece mi entusiasma ancora, come ai primi giorni, è la stessa cosa che mi ha spinto a iniziare: innamorarmi delle storie, delle belle storie, e avere la possibilità di dar loro una casa.” Contrariamente a case editrici piccole o medie, tu hai fatto la scelta di spaziare a molti generi letterari. Qual è stata la motivazione che ti ha spinto a essere un editore “generalista”? “Fa parte del mio essere poliedrico: mi piace esplorare, spaziare, non fermarmi a un solo genere. Cerco — spesso invano — di dare ordine a questa varietà, ed è proprio da qui che nasce l’idea dei diversi marchi editoriali: strumenti pensati per uniformare le singole linee editoriali e aiutare il lettore a orientarsi tra le diverse anime della casa editrice.” Molti autori, soprattutto esordienti, vengono calati in un mondo dell’editoria assai variegato e talvolta, spesso, a pagamento. Quale consiglio daresti a un giovane autore che volesse pubblicare la sua opera? “Il primo consiglio è di non affidarsi mai a una casa editrice a pagamento: se l’obiettivo è semplicemente vedere il proprio libro stampato, meglio orientarsi verso l’autopubblicazione, che almeno è trasparente su costi e ruoli. Se invece si crede molto nel proprio lavoro e si punta alla massima visibilità, la strada è tentare con una grande casa editrice, capace di garantire una distribuzione e un’esposizione che i piccoli editori non possono offrire. Se invece si desidera costruire un vero e proprio percorso da autore, fatto di accompagnamento e crescita nel tempo, allora si può pensare a una realtà come la mia.” La tua attività non si “limita” all’editoria ma anche alla promozione di attività sociali. Come questi due elementi si sposano e quali sono i tuoi progetti più recenti? “Oltre al lavoro editoriale, coordino diversi festival letterari in giro per l’Italia, un’attività che mi permette di portare i libri e gli autori fuori dalle pagine, dentro le comunità. Il progetto più recente è la costituzione di una cooperativa sociale, FONT, che si occuperà di cultura e sociale, con l’obiettivo principale di dare lavoro a persone con disabilità. È un modo per far convivere la mia passione per l’editoria con un impegno concreto verso l’inclusione.” Luogo comune è che se vieni pubblicato da un piccolo editore non vincerai mai i grandi premi letterari nazionali, che sono appannaggio di pochissime e monopolistiche case editrici. È davvero così? “Sì, i grandi premi letterari nazionali restano di fatto un terreno riservato a poche grandi case editrici, che hanno il peso economico e la rete di relazioni per portare i propri titoli fino in finale. Non è una regola scritta, ma nei fatti funziona quasi sempre così: un piccolo editore può pubblicare un libro di grande valore, ma raramente riesce a competere sullo stesso piano. Questo non significa che i piccoli editori non possano regalare soddisfazioni: semplicemente, i riconoscimenti arrivano più spesso a livello locale o territoriale, dove la qualità viene valorizzata senza le logiche dei grandi numeri.”
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 8 settembre 2026
Il successo del giovane pilota italiano su monoposto tedesca accende l'ironia social tra i due colossi dell'automotive. L'esperto Davide Ciliberti (Purple & Noise PR): «Un classico della comunicazione che appassiona i tifosi, ora si attende la risposta del Cavallino». La strepitosa vittoria in rimonta di Andrea Kimi Antonelli nel Gran Premio d'Italia a Monza non ha solo fatto esplodere di gioia il pubblico di casa, ma ha anche riacceso la storica e ironica rivalità mediatica tra Mercedes e Ferrari. Subito dopo la corsa, il brand di Stoccarda ha celebrato il trionfo del proprio pilota con un post social destinato a far discutere: un’immagine di Antonelli davanti alla sua Mercedes accompagnata dalla frase “Il primo italiano a vincere a Monza dopo 60 anni... è bastato un incredibile pilota e un'auto tedesca”. Una frecciatina diretta alla scuderia di Maranello e alla sua tifoseria, la celebre "onda rossa" che ha comunque sportivamente acclamato il talento tricolore sotto il podio. L'episodio rientra perfettamente nelle dinamiche del moderno "social media banter" , la pratica ormai diffusa tra i grandi marchi globali di scambiarsi battute, provocazioni amichevoli e colpi di genio digitali per ingaggiare la propria community. «I post ironici e le frecciatine social tra Mercedes e Ferrari sono ormai un classico della Formula 1 e dell’automotive in generale» – commenta Davide Ciliberti , leader della società italiana di comunicazione Purple & Noise PR – «Si tratta di dinamiche simpatiche, con quel giusto tocco di pepe, ma sempre e comunque rispettose dell'avversario, oltre che attesissime da tutti gli appassionati. Oggi questo fenomeno viene definito "social media banter", traducibile come un battibecco o uno scherzo sui social. Una vera e propria "presa per i fondelli" via media, pratica che esiste da sempre e che affonda le sue radici nella cultura anglosassone. Ora non ci resta che attendere la risposta del social media team del Cavallino!» Ciliberti ricorda come questo genere di sfide comunicative abbia illustri precedenti nella storia del marketing automobilistico e sportivo, dove l'ironia diventa un'arma formidabile per umanizzare i brand e avvicinarli al cuore del pubblico. La palla passa ora a Maranello: la risposta dei social media manager della Ferrari potrebbe arrivare nelle prossime ore, per la gioia di milioni di tifosi.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 8 settembre 2026
Si interrompe agli ottavi di finale la splendida cavalcata di Luciano Darderi agli US Open 2026 . Sul prestigioso palcoscenico dell’Arthur Ashe Stadium, il tennista azzurro si è arreso al tedesco Alexander Zverev , prima testa di serie del tabellone, che si è imposto in tre set con il punteggio di 6-2, 6-2, 7-6 (3) dopo circa due ore e mezza di gioco. Nonostante il netto punteggio dei primi due parziali, condizionati da un servizio devastante del tedesco, Darderi ha dimostrato grande carattere e maturità nel terzo set. L'italo-argentino ha lottato punto su punto, costringendo il numero uno del seeding al tie-break e confermando i grandi passi in avanti compiuti sulle superfici rapide. Con l'uscita di scena di Darderi si chiude anche il percorso dei singolaristi italiani a Flushing Meadows, in un'edizione che ha comunque confermato l'ottimo stato di salute del movimento azzurro. Le dichiarazioni a caldo Nel post-partita, Luciano Darderi ha analizzato con grande lucidità la prestazione, rendendo onore all'avversario ma guardando già con forte ottimismo al prosieguo della stagione: "Lui è stato bravo; ha giocato una grande partita e ha sempre servito bene. Nei primi due set è stato difficile trovare le giuste contromisure, ma sono contento della reazione che ho avuto nel terzo. Lascio New York con molta fiducia: raggiungere gli ottavi qui è un risultato importante per la mia crescita. La stagione non finisce certo oggi: da qui a fine anno ho ancora tanti obiettivi da raggiungere e voglio continuare a spingere al massimo." Tabellino e Statistiche dell'incontro: Risultato: A. Zverev (GER) [1] d. L. Darderi (ITA) – 6-2, 6-2, 7-6 (3) Ace: Zverev 13, Darderi 3 Punti vinti con la prima di servizio: Zverev 86%, Darderi 61% Palle break trasformate: Zverev 4/17, Darderi 0/1
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 8 settembre 2026
L'ottantatreesima edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia si accende di pura energia pop. Dopo aver conquistato il Festival di Sanremo, Elettra Lamborghini sbarca in laguna e si prende con classe e carisma il red carpet del Lido , confermandosi una delle icone più amate e magnetiche dello show business italiano. La cantante e showgirl ha letteralmente stregato i presenti sfoggiando un meraviglioso abito gioiello arricchito da un elegante scollo alla Bardot , che ne ha esaltato lo stile unico, unendo sensualità e alta moda in un mix perfetto. Oltre a brillare davanti ai flash dei fotografi, la Lamborghini ha confermato ancora una volta la sua straordinaria spontaneità ed empatia. Tra una sfilata e l'altra, si è intrattenuta a lungo con la folla di fan accorsi per vederla , regalando selfie, sorrisi e battute fulminanti, portando quell'aria di festa e autenticità che solo lei sa trasmettere. Il Lido è ai suoi piedi.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 8 settembre 2026
Restano stabili, seppur racchiuse in un quadro di stretta sorveglianza medica, le condizioni di Alessandro Di Battista . L’ex parlamentare si trova attualmente ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Hermanos Ameijeiras dell'Avana , a Cuba, in seguito a un delicato intervento chirurgico d’urgenza eseguito lo scorso 5 settembre 2026 . Operazione riuscita, ma il rientro slitta Secondo quanto si apprende da fonti mediche locali rilanciate dalle principali agenzie di stampa, l’operazione è perfettamente riuscita . Come previsto dai rigidi protocolli post-operatori per questo genere di patologie, l'attivista e scrittore è al momento sedato e sotto costante monitoraggio da parte dell’équipe medica. Nonostante filtri un prudente ottimismo da parte dei sanitari, la situazione clinica ha imposto una totale revisione dei piani logistici per il suo rimpatrio. Il rientro in Italia, inizialmente programmato a bordo di un'aeroambulanza privata grazie anche al supporto logistico della diplomazia italiana, è stato ufficialmente sospeso e rinviato a data da destinarsi . I medici ritengono che le condizioni attuali non consentano lo stress di un volo transoceanico. Il malore durante il reportage Il ricovero di Di Battista risale alla fine di agosto. L'ex deputato si trovava nell'isola caraibica per la realizzazione di una serie di reportage e documentari quando è stato colto da una cefalea di eccezionale intensità , seguita da un malore e da una temporanea perdita di conoscenza. Dopo i primissimi soccorsi prestati nella struttura di Santa Clara, era stato disposto il trasferimento d'urgenza nella più attrezzata clinica della capitale cubana. Proprio quando il quadro clinico sembrava registrare un parziale miglioramento – tanto che lo stesso Di Battista aveva rassicurato i sostenitori tramite i propri canali social – una fluttuazione improvvisa dei parametri durante il tragitto verso l'aeroporto ha costretto i medici all'immediato blocco della partenza e al successivo ingresso in sala operatoria. Almeno un mese di degenza I tempi per le dimissioni e il successivo ritorno a Roma si preannunciano lunghi. Secondo le previsioni dei sanitari dell'Avana, la permanenza coatta in ospedale potrebbe protrarsi per almeno le prossime quattro settimane , arrivando così a circa un mese totale di degenza post-chirurgica. Dall'Italia, l'associazione politica Schierarsi, fondata dallo stesso ex esponente del Movimento 5 Stelle, ha diffuso una nota in cui invita alla massima discrezione e prudenza nella diffusione di notizie non verificate, ringraziando per le tantissime manifestazioni di affetto ricevute dal mondo politico e civile.
Autore: AGENZIA DIRE 8 settembre 2026
Boccia: "Salvini parla di 'trionfo clamoroso' e di 'un'altra Europa possibile'. Tajani di 'pessima notizia'. Qual è l'Europa della destra che governa l'Italia?" ROMA – “Sono tempi e condizioni profondamente diversi. Fare equivalenze sarebbe sbagliato. Ma chi ama la democrazia non può ignorare i segnali della storia. Il voto dei tedeschi si rispetta, sempre. Milioni di persone non possono essere liquidate con un’etichetta. Dobbiamo capire quella rabbia, quella solitudine, quella paura del futuro. Perché quando la democrazia non dà risposte, altri trasformano la paura in rancore e il rancore in consenso. Ma capire non significa tollerare. In Sassonia-Anhalt AfD ha raggiunto il 43,8%. Quando nel cuore della Germania avanzano nazionalismo radicale, xenofobia e idee di “remigrazione”, io francamente non solo non capisco chi festeggia in Italia ma mi preoccupo. E Giorgia Meloni? Salvini parla di ‘trionfo clamoroso’ e di ‘un’altra Europa possibile’. Tajani di ‘pessima notizia’. Meloni sta con Salvini o con Tajani? Qual è l’Europa della destra che governa l’Italia? Io ho sempre creduto in un’altra Europa. Quella nata dalle macerie del Novecento per sostituire al nazionalismo la cooperazione, alla paura dell’altro la convivenza, alla legge del più forte la forza del diritto. La storia ci ha insegnato che quando i democratici inseguono i nazionalisti, non li sconfiggono ma li rendono più forti. E non basta un cordone sanitario. Dobbiamo essere la speranza di chi teme di perdere il lavoro, di chi non arriva alla fine del mese, dei giovani che hanno paura di vivere peggio dei propri genitori. La democrazia deve tornare a significare una vita migliore.Il 5 marzo 1933 si tennero le ultime elezioni nazionali tedesche multipartitiche per sedici anni. La NSDAP ottenne il 43,9%. Poche settimane dopo arrivarono i pieni poteri. Il 2026 non è il 1933. E dobbiamo fare di tutto perché non lo diventi mai. I nazionalisti organizzano ogni giorno la paura del futuro. Noi dobbiamo organizzare la speranza. Costruire un domani nel quale valga la pena credere. Perché la memoria non serve a tenerci prigionieri del passato. Serve a darci il coraggio di costruire un futuro migliore”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia in un post sui suoi profili social.
Show More