L’ECCELLENZA FIRMATA FITETREC-ANTE AL PALACITTÀ: DAL 30 APRILE AL 3 MAGGIO TORNA TRAVAGLIATO CAVALLI 2026

FRV NEWS MAGAZINE FRN • 28 aprile 2026

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Il grande sport equestre nazionale ritrova il suo palcoscenico d’elezione a Travagliato (BS). Dal 30 aprile al 3 maggio 2026, il Palacittà si trasformerà nel cuore pulsante delle attività firmate FITETREC-ANTE (Federazione Italiana Turismo Equestre e Trec - Ante), offrendo quattro giorni di competizioni tecniche, spettacolo e cultura equestre ai massimi livelli. 

UN PALINSESTO TECNICO DI PRESTIGIO
Sotto l’egida federale, le arene di Travagliato Cavalli vedranno sfidarsi i migliori binomi in un programma agonistico che esalta la versatilità e l’intesa tra uomo e cavallo. Tra le discipline protagoniste:

  • Monta da Lavoro: nelle prove di Addestramento Classico, Attitudine, Sbrancamento e Velocità.
  • Performance Western & Outdoor: Team Penning, Mountain Trail, Gimkana Western e Gimkana Master.
  • Tradizione e Stile: Doma Vaquera.
  • Arte e Spettacolo: l’evento "Emozioni", una rassegna dedicata alla bellezza e all’espressività coreografica del cavallo. 

BUSINESS E LIFESTYLE NEL VILLAGGIO ESPOSITIVO
Non solo sport: Travagliato Cavalli 2026 si conferma hub strategico per il settore. Il villaggio espositivo ospiterà i principali brand di settore, offrendo una panoramica completa su attrezzature tecniche, innovazioni per il benessere animale e proposte lifestyle, rendendo l'evento un punto d'incontro fondamentale per professionisti e appassionati.

VANTAGGI ESCLUSIVI PER I SOCI FITETREC-ANTE
Per valorizzare la propria base associativa e promuovere la cultura equestre, la Federazione ha previsto agevolazioni speciali per l'accesso alla manifestazione:

  • Istruttori FITETREC-ANTE: Ingresso Omaggio.
  • Tesserati FITETREC-ANTE: Ingresso Ridotto a € 10,00. 

L'appuntamento di Travagliato rappresenta l’essenza dello spirito FITETREC-ANTE: un connubio perfetto tra rigore tecnico, passione sportiva e celebrazione dell'identità equestre nel cuore della Lombardia.


Recent Posts

Autore: FRV NEWS MAGAZINE 28 aprile 2026
Il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste annuncia l’apertura ufficiale del mercato brasiliano alle piante di fragola di origine italiana. Il provvedimento, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale brasiliana dal Ministero dell'Agricoltura locale (MAPA), rende le esportazioni immediatamente operative. Il Ministro Francesco Lollobrigida ha accolto la notizia definendola un “risultato di portata straordinaria”, sottolineando come questo traguardo permetta alle imprese italiane di accedere a uno dei mercati agricoli più dinamici e strategici dell'America Latina. “L’apertura del Brasile consolida la nostra presenza internazionale e valorizza l'eccellenza del vivaismo italiano”, ha dichiarato il Ministro Lollobrigida. “Ancora una volta, i rigorosi controlli fitosanitari eseguiti in Italia si confermano un modello globale capace di generare fiducia all'estero. Questo successo è il frutto di una visione chiara del Governo Meloni: garantire qualità e salubrità, superare gli ostacoli burocratici e costruire nuove opportunità concrete per chi lavora nel settore primario.” Il via libera arriva al termine di un complesso percorso negoziale iniziato nel 2017. Il risultato odierno è il frutto di una sinergia tra le istituzioni e le imprese del comparto, che hanno saputo dimostrare l’alto valore tecnologico e sanitario delle produzioni vivaistiche nazionali. Grazie agli investimenti e alle politiche di sostegno messe in campo dal Governo, la filiera italiana della fragola è ora pronta a rafforzare la propria leadership globale, portando l’eccellenza tecnologica e la biodiversità del materiale vivaistico tricolore in un nuovo, vasto mercato oltreoceano.
Autore: AGENZIA DIRE: Ultimo aggiornamento Ore: 16.47 28 aprile 2026
"Il presidente del Coni non fa lo sceriffo, e in passato quando c'era da commissariare l'ho fatto. Ma stavolta non ci sono i presupposti" “Conoscendomi, quando ci sono stati i presupposti, ho commissariato o no? Sì. Stavolta no”. E’ un vero e proprio catenaccio federale, quello a cui è costretto il presidente del Coni Luciano Buonfiglio. Il suo è un messaggio diretto al Ministro per lo sport Andrea Abodi, che sostiene il commissariamento della Figc dopo le dimissioni (forzate) di Gravina. Il governo ha già un decreto pronto, e il caos arbitrale causato dall’inchiesta milanese sul designatore Rocchi, è una leva importante. “Il presidente del Coni ha il compito di monitorare – ha detto Buonfiglio a Sky – ma questo non vuol dire fare lo sceriffo né che mi lasci influenzare da destra e sinistra, o da chi parla al mio posto. Non esiste. Sono stato eletto per far rispettare le regole ma il primo che deve rispettarle sono io”
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento Ore: 16.00 28 aprile 2026
Intanto prosegue lo stallo: gli Stati Uniti non hanno intenzione di accettare l'ultima proposta di Teheran Nessuno l’aveva ancora detto così esplicitamente. Alla fine è “crollato” Friedrich Merz: secondo il cancelliere tedesco gli Stati Uniti vengono ormai “umiliati” dalla leadership iraniana, e l’amministrazione Trump è stata “raggirata” al tavolo delle trattative da Teheran. Appena due giorni fa Trump ha annullato il viaggio della delegazione di negoziatori statunitensi a Islamabad, ufficializzano lo stallo totale che ancora perdura. Uno stallo costosissimo. Ora la lucida analisi di Merz potrebbe acuire la già grave frattura transatlantica tra gli Stati Uniti e gli alleati Nato. Parlando agli studenti a Marsberg, Merz ha detto che “gli iraniani sono ovviamente molto abili nel negoziare, o meglio, molto abili nel non negoziare, permettendo agli americani di recarsi a Islamabad e poi andarsene senza alcun risultato. Un’intera nazione viene umiliata dalla leadership iraniana, in particolare da queste cosiddette Guardie Rivoluzionarie. Spero quindi che tutto ciò finisca al più presto”. Ieri l’Iran ha presentato una nuova proposta di accordo incentrata sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, rimandando a un secondo momento le discussioni su armi nucleari, missili, sanzioni, varie ed eventuali. I mediatori coinvolti nei colloqui ritengono improbabile che questo approccio funzioni, e d’altra parte in un’intervista a Fox News il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che il programma nucleare è “la questione centrale”. La proposta iraniana di dare priorità alla riapertura di Hormuz tradisce la difficoltà che il blocco statunitense sta creando a Teheran. In precedenza, il regime aveva cercato di utilizzare il blocco delle esportazioni di petrolio, gas e altri prodotti del Golfo come leva per ottenere ampie garanzie di sicurezza. Ora ne sta pagando le conseguenze. Il Fondo Monetario Internazionale ha previsto una contrazione del 6,1% del prodotto interno lordo iraniano quest’anno, mentre l’inflazione su base annua si attesta a quasi il 70%, con prezzi dei generi alimentari di base e dell’assistenza sanitaria in aumento a ritmi ancora più elevati. Il blocco ha anche impedito alle petroliere vuote iraniane di rientrare in porto, dove potrebbero fungere da depositi. L’Iran sta esaurendo le possibilità di stoccaggio della sua produzione. E Trump in effetti è proprio su questo che punta anche la sua narrazione: in un nuovo post su Truth scrive che l’Iran ha “appena informato” Washington di trovarsi in uno “stato di collasso”. Trump ha anche detto che l’Iran vuole che gli Stati Uniti aprano lo Stretto di Hormuz “il prima possibile” mentre cercano di “risolvere” la loro “situazione di leadership”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 28 aprile 2026
Il Governo è pienamente consapevole del valore storico, sportivo ed economico dell’ippodromo di Roma Capannelle e della funzione strategica che svolge per l’intero comparto nazionale. La sua salvaguardia risponde a un evidente interesse pubblico”. Lo ha dichiarato il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Luigi D’Eramo, rispondendo in Aula alla Camera a un’interrogazione sul futuro dell’impianto romano. Il Sottosegretario ha sottolineato come Capannelle rappresenti un presidio di eccellenza e l’unico centro di riferimento per il galoppo nel Centro Italia, dove operano centinaia di lavoratori qualificati. Nonostante la proprietà dell'impianto faccia capo a Roma Capitale, il Masaf è intervenuto per scongiurare danni irreversibili al sistema. Azioni per la continuità operativa “Per il biennio 2024-2025, la collaborazione con l’amministrazione capitolina ha permesso di evitare l’interruzione delle corse”, ha spiegato D’Eramo. “Per il 2026, pur in assenza del perfezionamento dell’affidamento della gestione da parte del Comune – condizione che impedisce il riconoscimento formale della società di corse da parte dello Stato – il Ministero ha agito con responsabilità per tutelare l’attività ippica sulla piazza di Roma”. Calendario e programmazione Il Sottosegretario ha illustrato la strategia adottata per gestire l’attuale fase di stallo: Fino ad agosto 2026: Le giornate di corsa sono state ricollocate temporaneamente presso altri impianti secondo criteri di prossimità territoriale. Da settembre 2026: Il nuovo calendario provvisorio prevede l’inclusione delle giornate di corsa a Capannelle, senza redistribuzione su altri siti, per favorire il pieno rilancio dell’attività nella Capitale non appena si sbloccherà l’iter gestionale. Risorse finanziarie e riforma del settore Sul fronte economico, il Governo ha messo in campo misure concrete: Accantonamento fondi: Le risorse per le sovvenzioni 2026 sono già state riservate e saranno disponibili al ripristino dell’operatività. Contributo straordinario: La Legge di Bilancio 2026 prevede lo stanziamento di un milione di euro specifico per l’ippodromo di Capannelle. “Il Ministero sta portando avanti una riforma complessiva per rafforzare il sistema degli ippodromi e sostenere gli investimenti infrastrutturali,” ha concluso D’Eramo. “Continueremo a monitorare la situazione in leale collaborazione con Roma Capitale per giungere a una soluzione stabile e strutturale. L’obiettivo è garantire la continuità di un patrimonio nazionale che non possiamo permetterci di disperdere”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 28 aprile 2026
Il prestigioso quotidiano economico tedesco dedica un ampio ritratto all'AD di MFE-MediaForEurope nel giorno dei suoi 57 anni, sottolineando la visione paneuropea e il successo dei risultati finanziari. Proprio oggi, in occasione del suo 57° compleanno, Pier Silvio Berlusconi riceve un significativo tributo internazionale dalla Börsen-Zeitung. Il principale quotidiano finanziario tedesco dedica un approfondito profilo all’Amministratore Delegato di MFE-MediaForEurope, descrivendolo come un leader determinato, capace di guidare l'evoluzione della televisione in un mercato globale dominato dalle grandi piattaforme. LA VISIONE STRATEGICA: LA TV OLTRE LE PIATTAFORME Secondo l’analisi della testata tedesca, il cuore della strategia di Berlusconi è la ferma convinzione che la televisione mantenga una centralità assoluta. Il quotidiano descrive un manager che si muove con "pazienza e determinazione", portando avanti con coerenza un progetto industriale volto a rafforzare il ruolo della TV commerciale nel nuovo ecosistema digitale. IL PROGETTO MFE: UN GIGANTE PANEUROPEO Il ritratto mette in luce le operazioni chiave che stanno trasformando il Gruppo in un player di riferimento continentale: Il consolidamento in Germania: L’acquisizione del 75,6% di ProSiebenSat.1 è indicata come il pilastro per la creazione di un grande gruppo europeo che unisca TV e streaming. Espansione internazionale: MFE vanta oggi una presenza strutturata in Italia, Spagna, Germania, Portogallo, Svizzera e Austria. RISULTATI E PERFORMANCE La validità di questa visione è supportata dai dati: la Börsen-Zeitung evidenzia come nel 2025 il Gruppo abbia più che raddoppiato l’utile, con ricavi saliti a circa 4 miliardi di euro, confermando la solidità del modello di business. Con questo riconoscimento, la stampa finanziaria internazionale elegge Pier Silvio Berlusconi ad architetto di un nuovo polo televisivo europeo, in grado di competere con i colossi globali grazie a una strategia industriale chiara e lungimirante
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 28 aprile 2026
CASO "FAMIGLIA NEL BOSCO": DEPOSITATA LA PERIZIA PSICHIATRICA. CONFERMATA L’INADEGUATEZZA GENITORIALE. In data odierna sono stati resi noti gli esiti della perizia psichiatrica depositata presso il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila riguardante Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, la coppia anglo-australiana residente a Palmoli (CH). Il documento di 196 pagine, a firma della psichiatra Simona Ceccoli, delinea un quadro di "incapacità genitoriale", definendo i genitori come figure inadeguate rispetto ai bisogni evolutivi dei tre figli minori. I punti salienti della relazione: Fragilità psichiche: L'analisi ha individuato tratti di personalità nei genitori che hanno interferito negativamente con lo sviluppo neuropsicologico dei bambini, determinando una marcata condizione di immaturità. Diniego al ricongiungimento: La perizia stabilisce che la richiesta di immediato rientro dei minori in famiglia o di affido esclusivo al padre è "priva di fondamento clinico e giuridico". Tutela dei minori: Viene confermata la necessità di mantenere i bambini presso la struttura protetta di Vasto, dove risiedono dal 20 novembre, per garantire loro un percorso graduale di reinserimento sociale e sanitario, lontano dal precedente contesto di isolamento. Nonostante la severità del giudizio attuale, la consulente non preclude la possibilità di un futuro recupero dell’idoneità genitoriale, subordinato a un percorso di revisione delle competenze della coppia. Reazioni politiche: Sulla vicenda è intervenuta duramente la Lega, che ha definito l'attuale gestione del caso come una "inspiegabile forma di violenza istituzionale", contestando le modalità di allontanamento e chiedendo maggior tutela per il nucleo familiare
Autore: AGENZIA DIRE 28 aprile 2026
Nota del Colle dopo aver concesso la clemenza: "Provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni" In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal Presidente della Repubblica, su proposta favorevole del ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”. Così la nota dell’ufficio stampa del Quirinale in riferimento all’inchiesta del Fatto quotidiano sulla vicenda dell’adozione del bambino da parte di Nicole Minetti. “Più si scava – si legge su Il Fatto- più le ragioni della grazia traballano. A partire da un presupposto: quel bambino che nell’istanza viene presentato come ‘abbandonato alla nascita’ senza legami familiari non lo era… Gli atti del Tribunale di Maldonado consultati dal Fatto raccontano invece che ancora oggi ha entrambi i genitori viventi e identificati, tanto che Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani hanno intentato una vera e propria causa contro di loro per ottenere la ‘Separación Definitiva y Pérdida de Patria Potestad’“. Ed è proprio da queste notizie, dalle quali emergerebbero circostanze diverse da quelle rappresentate al Presidente della Repubblica con la domanda di grazia, che nasce la richiesta del Quirinale. Va ricordato che sia il Procuratore generale di Milano che il Ministro avevano dato il loro parere favorevole alla grazia in quanto l’affidamento in prova della Minetti le avrebbe reso estremamente difficile la cura e l’assistenza di un minore, sottoposto, per una grave patologia, a periodiche visite e a terapie specialistiche all’estero. Fonti del Quirinale, a questo proposito, fanno notare che la richiesta è stata rivolta al Ministero della Giustizia, competente in via esclusiva a svolgere l’attività istruttoria in merito alle domande di grazia, come affermato dalla Corte Costituzionale (sentenza 200 del 2006). Questo perché il Presidente della Repubblica non dispone di autonomi strumenti di indagine per accertare i fatti che vengono prospettati e fonda la propria decisione sui documenti che gli vengono sottoposti nonché sulle valutazioni formulate a tal proposito dall’autorità giudiziaria e dal Ministro della Giustizia. MINISTERO GIUSTIZIA AUTORIZZA PG A NUOVI ACCERTAMENTI “Il ministero della Giustizia ha rappresentato oggi alla Procura generale presso la Corte d’appello di Milano, conformemente alle sue richieste in data odierna, la necessità di acquisire ogni informazione ed elemento utile a consentire l’opportuna valutazione circa le notizie comparse su organi di stampa”. Lo scrive in una nota il ministero della Giustizia in relazione alla procedura di grazia che ha interessato Nicole Minetti e alle recenti notizie di stampa. “In relazione alla procedura di grazia che ha interessato la signora Nicole Minetti”, il ministero della Giustizia in una nota “dà notizia che nessuno degli elementi negativi presentati in recenti articoli di stampa consta agli atti della procedura“.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 28 aprile 2026
L'italiano si è imposto in due set per 6-2 7-5 Prosegue l’inarrestabile marcia di Jannik Sinner nel tabellone del Masters 1000 di Madrid. Il campione italiano ha staccato il pass per i quarti di finale superando con autorità il britannico Cameron Norrie con il punteggio di 6-2, 7-5, in un match durato circa un'ora e mezza. Dopo un primo set dominato grazie a un servizio solido e a colpi da fondo campo estremamente profondi, Sinner ha saputo gestire con freddezza il tentativo di rientro dell'avversario nel secondo parziale. Sul 5-5, l’azzurro ha piazzato il break decisivo che gli ha permesso di chiudere la contesa ed evitare il tie-break. Con questo successo, Sinner conferma il suo straordinario stato di forma nella stagione 2026, consolidando ulteriormente la sua posizione ai vertici del ranking mondiale. L'altoatesino tornerà in campo domani, mercoledì 29 aprile, sulla terra rossa della "Caja Mágica" per affrontare il vincitore della sfida tra Rafael Jodar e Victor Kopriva. L'orario ufficiale dell'incontro verrà comunicato nelle prossime ore dall'organizzazione del torneo.
Autore: Anna Maria Rengo 28 aprile 2026
La curatrice della raccolta di racconti “Omicidio, lei scrisse”, Federica Marchetti, a tutto campo sull’opera di recente pubblicazione e su un genere letterario la cui popolarità non conosce crisi. Creatività, tenacia e sorellanza, a unire, nel segno del giallo, diciannove scrittrici. La raccolta di racconti “Omicidio, lei disse” (Giulio Perrone editore) rappresenta però anche un omaggio a due icone del genere giallo. Innanzi tutto, “Omicidio, lei disse” è una frase scritta da Agatha Christie nel romanzo Istantanea di un delitto. Inoltre, Murder, She Wrote (in italiano Omicidio, lei scrisse) è il titolo originale della celebre Signora in giallo televisiva, a sua volta omaggio alla regina del giallo inglese. Una raccolta arrivata in libreria (e negli store online) dopo due anni di lavoro, avvicendamenti, vicissitudini e che è curata da Federica Marchetti, che figura anche tra le autrici, assieme a Carolina Invernizio, una delle maestre della letteratura d’appendice e anche una delle prime scrittici italiane di giallo, scelta come testimonial d’eccezione di questa impresa che non è solo in giallo, ma anche in rosa! La raccolta “Omicidio, lei scrisse” mette assieme una terna storicamente discriminata: racconto, giallo, donne. Soffermiamoci innanzitutto sul racconto: quanto è difficile condensare la complessità della trama di un giallo e mascherare l’indizio rivelatore in una forma breve? La parola alla curatrice, Federica Marchetti. “Dipende dal modus operandi dell’autore: chi è prolisso e descrittivo preferisce il romanzo, chi invece è più succinto trova la forma breve del racconto la sua misura ideale. Il romanzo, a causa della lunghezza, può rappresentare un’insidia soprattutto per il genere giallo che deve quadrare e non deludere nel finale. Nelle poche pagine di un racconto è difficile ma non impossibile rispettare le regole: occorre tenere a bada la propria creatività e limitarsi alle linee generali senza perdersi nei dettagli. Personalmente preferisco il romanzo ma tenere le fila di una storia più lunga e complessa comporta altri rischi.” Il “giallo” è spesso considerato un romanzo “di genere” con un’accezione vagamente critica e sminuente, come se si limitasse a trame avvincenti, sì, ma prive di spessore letterario, psicologico e storico. Possiamo spezzare una lancia a favore dei gialli e degli indimenticabili scrittori e scrittrici che vi si sono dedicati? “Il genere ‘giallo’ ha sofferto la sua posizione subalterna rispetto alla letteratura con la ‘L’ maiuscola dalle sue origini fino al 1980 cioè fino a quando Umberto Eco uscì con ‘Il nome della rosa’ che, dall’alto della sua caratura letteraria, offrì al genere un posto d’onore. Il giallo o poliziesco (in Italia) o mystery o detection o thriller (nei paesi anglofoni) o polar o noir (in Francia) è il genere perfetto per raccontare le pieghe della società di fronte al crimine peggiore: il delitto. L’umanità uccide per tre motivi: denaro, amore e paura. La struttura del giallo classico obbliga alla risoluzione dell’enigma e all’inevitabile cattura del colpevole: il suo finale è rassicurante e catartico. Per queste ragioni il giallo è il genere principe degli ultimi anni, quello ha raggiunto i vertici delle vendite in ogni ambito. Gli autori si sono centuplicati, gli editori non pubblicano altro, le serie televisive hanno toccato ogni ambito del genere, trame e personaggi sono scesi negli abissi della società. All’epoca delle sue origini (dalla seconda metà dell’Ottocento), i personaggi avevano poco spessore, gli autori sembravano più interessati a raccontare i vizi della società e le successive indagini che mettevano in risalto l’intuito degli investigatori (Dupin, Holmes, Poirot ecc). In tempi più recenti, invece, la psicologia è entrata a gamba tesa nei romanzi gialli/thriller trasformando le storie in vere e proprie discese agli inferi dove l’animo umano viene letteralmente sezionato a vantaggio delle indagini.” Quanto alle donne, credo che nell’ultimo secolo il loro valore e contributo alla letteratura mondiale sia stato universalmente riconosciuto, sia per qualità che per quantità. Nell’approcciare i gialli, esiste un punto di vista o per così dire una “mano” che si può riconoscere come femminile? “Le donne, si sa, sono state storicamente penalizzate nelle azioni, nei pensieri e nelle opinioni. La letteratura di tutti i tempi e di tutte le nazionalità è soprattutto maschile, le donne non studiavano e non potevano cimentarsi nelle arti senza nascondersi dietro agli uomini. Ovviamente per quanto riguarda il giallo, il primo nome femminile che viene in mente è quello di Agatha Christie, tuttora indiscussa regina del genere, la terza più letta al mondo dopo la Bibbia e William Shakespeare. Christie ha decodificato un genere prettamente maschile (codificato dai suoi colleghi) nobilitando: l’arte del pettegolezzo, usato come strumento d’indagine; il triangolo d’amore costruito come teatro di impensabili delitti; il veleno scelto come arma prediletta. Ancora oggi è vista come una maestra di contenuti, di intrecci e di genialità. Oltre a lei ci sono state anche Margery Allingham, Anna Katharine Green, Dorothy L. Sayers, Mary Roberts Rinehart, Carolyn Wells, Mignon G. Eberhart, Ngaio Marsh, Ethel Lina White che hanno scritto importanti pagine del giallo di quella che ancora oggi è considerata la sua età dell’oro. Se l’autrice vuole, il punto di vista femminile risulta prorompente e riconoscibile ma se la signora in questione si nasconde dietro uno pseudonimo maschile inganna lettori e critici: penso, per esempio, a Robert Galbraith e ai gialli con il detective Strike scritti in realtà da J. K. Rowling (l’autrice della saga di Harry Potter) intensi e ben scritti dove l’animo femminile della loro creatrice non trapela mai.” Come è nata in te l’idea di una raccolta di racconti gialli al femminile e come hai selezionato le autrici? “L’idea mi è venuta anche per fare lo sgambetto a tutti gli ‘amici’ scrittori di giallo che mi hanno spesso ignorata e tagliata fuori dai loro progetti corali dove nella moltitudine di firme maschili inserivano l’esordiente di turno (giovane e carina) o la firma prestigiosa di un’autrice conosciuta (agée). Mi è piaciuta l’idea di un progetto di sorellanza e di come donne di diversa provenienza geografica e letteraria potessero concepire brevi storie con delitti. Ho faticato a creare un gruppo coeso che arrivasse fino in fondo. Non ti nego che ci sono state controversie, defezioni, marce indietro, fraintendimenti ma alla fine la voglia di partecipare a questo progetto ha prevalso e coloro che sono rimaste si sono dette soddisfatte del risultato finale.” Tornando al giallo come supposta forma minore e ampliando questo concetto, c’è da parte di molti intellettuali o supposti tali una sorta di diffidenza verso la letteratura “facile” e verso quegli autori, alcuni molto famosi, che piacciono al vastissimo pubblico. Che cosa ne pensi di questo atteggiamento e, parallelamente, della cosiddetta letteratura d’appendice? “La nostra testimonial Carolina Invernizio, inserita di diritto tra i nostri racconti, è la dimostrazione che l’intellighenzia non apprezza la forma del giallo perché ritenuto mera letteratura di intrattenimento senza spessore né valore letterario ma autori come Eco, Sciascia, Simenon, Poe, Borges, Dürrenmatt, hanno dimostrato il contrario. Purtroppo nell’immaginario collettivo di una parte degli intellettuali la quantità è destinata a danneggiare la qualità quindi se un libro vende tante copie e diventa un fenomeno commerciale perde valore. Invernizio, derisa, criticata, osteggiata ma già ai suoi tempi capace di vendere molte copie (e all’epoca il tasso di analfabetismo era altissimo) è stata poi ignorata e solo in tempi recenti rivalutata e ripubblicata.” Tra i racconti della raccolta ce n’è anche uno tuo. Che stimoli ed emozioni dà la scrittura di un giallo? “Io amo il giallo fin da quando ero bambina. Sono cresciuta a pane e sceneggiati Rai, gialli compresi. Come lettrice ho cominciato da adolescente con i Gialli Mondadori per ragazzi e le storie di Nancy Drew, dei Tre investigatori, degli Hardy Boys. Ho proseguito con Agatha Christie, Arsenio Lupin e Sherlock Holmes. Poi sono arrivati i telefilm polizieschi e da lì il giallo mi è letteralmente entrato nel sangue. Quando ho cominciato a pubblicare libri (perché di scrivere ho iniziato fin da bambina con raccontini e poesie) mi è venuto spontaneo muovermi sul terreno del giallo: immaginare un delitto e risolverlo è un gioco stimolante e divertente che non annoia mai soprattutto chi lo crea. Per il racconto inserito nell’antologia ho scelto le mie due libraie ficcanaso che a Viterbo gestiscono la libreria-caffetteria Il Gatto Nero dove tra clienti, amici, curiosi, turisti, fidanzati, ex mariti e scrittori di passaggio, le due inciampano spesso su un delitto che dovranno risolvere … come vuole la tradizione del giallo classico, da Miss Marple a Jessica Fletcher!” LA CURATRICE - Federica Marchetti è scrittrice, freelance, blogger, webmaster e art director. Nata a Viterbo nel 1966, ha esordito poco più che ventenne con la poesia. Si è laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne con la tesi sullo scrittore francese Léo Malet. Nel 2000 ha creato la fanzine sul giallo “Il Gatto Nero” e per tre anni ha insegnato inglese nella scuola pubblica. Oltre a collaborare con siti e riviste, ha organizzato e curato numerosi incontri culturali tra cui la rassegna “Viterbo in Giallo”. Nella sua città cura club di lettura, ha collaborato con Caffeina Culture e Ombre Festival, ha organizzato cene con delitto (scrivendone anche i testi). Finora l’autrice ha pubblicato venticinque libri tra narrativa, saggistica e un curioso libro autobiografico. Il suo sito è www.ilgattonero.it. LE AUTRICI DELLA RACCOLTA - Alice Bellini, Maria Bellucci, Sonia Bucciarelli, Claudia Celé, Marina Crescenti, Patrizia Debicke, Alessandra D’Egidio, Maria Rosa Donati, Elena Invernizzi, Maria Grazia Mantovani, Federica Marchetti, Laura Marinaro, Anna Maria Pierdomenico, Alessandra Ruspoli, Stefania Sada, Monica Saraca, Monica Testi, Maria Delfina Tommasini. E la partecipazione straordinaria di Carolina Invernizio.
Autore: Pier Paolo Pinto 28 aprile 2026
Il 25 aprile non è una data qualsiasi. È una linea di confine. Un perimetro, appunto, entro cui una comunità nazionale decide cosa ricordare e, soprattutto, come ricordarlo. Eppure, anche quest’anno, tra Roma e Milano, la commemorazione ha mostrato crepe evidenti. Non tanto nei fatti in sé, quanto nel modo in cui vengono interpretati, strumentalizzati, spesso ridotti a terreno di scontro più che di riflessione condivisa. Quando la memoria diventa campo di battaglia simbolico, smette di essere memoria e si trasforma in narrazione competitiva. Ognuno delimita il proprio perimetro, escludendo l’altro. È qui che si consuma il vero rischio: non la perdita del ricordo, ma la sua frammentazione. Il 25 aprile nasce come momento di ricomposizione, non di divisione. È il giorno in cui l’Italia ha scelto di riconoscersi in un’idea di libertà che, pur nelle differenze, trovava un punto comune. Ridurlo a occasione di tensione significa indebolire quella stessa radice. Da sociologo, più che giudicare i singoli episodi, interessa osservare il clima. E il clima restituisce una società che fatica a condividere i propri simboli, che tende a vivere anche le ricorrenze come estensione del conflitto quotidiano. Forse il punto non è chiedersi chi ha ragione, ma cosa stiamo perdendo. Perché quando una comunità non riesce più a stare dentro lo stesso perimetro simbolico, il rischio non è il dissenso — che è sano — ma la disgregazione del senso. Il 25 aprile dovrebbe essere uno spazio. Non neutro, ma comune. Un luogo in cui la memoria non serve a dividere il presente, ma a renderlo più comprensibile. Recuperare questo equilibrio è una responsabilità collettiva. Non per appiattire le differenze, ma per evitare che ogni differenza diventi una frattura. Perché se anche il 25 aprile smette di essere un perimetro condiviso, allora non è solo la memoria a vacillare. È la tenuta stessa della nostra comunità nazionale. E a quel punto, non ci sarà più una ricorrenza da difendere, ma un senso da ricostruire .
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