Le signore in giallo

Anna Maria Rengo • 28 aprile 2026

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La curatrice della raccolta di racconti “Omicidio, lei scrisse”, Federica Marchetti, a tutto campo sull’opera di recente pubblicazione e su un genere letterario la cui popolarità non conosce crisi.

 

Creatività, tenacia e sorellanza, a unire, nel segno del giallo, diciannove scrittrici. La raccolta di racconti “Omicidio, lei disse” (Giulio Perrone editore) rappresenta però anche un omaggio a due icone del genere giallo.

Innanzi tutto, “Omicidio, lei disse” è una frase scritta da Agatha Christie nel romanzo Istantanea di un delitto. Inoltre, Murder, She Wrote (in italiano Omicidio, lei scrisse) è il titolo originale della celebre Signora in giallo televisiva, a sua volta omaggio alla regina del giallo inglese.

Una raccolta arrivata in libreria (e negli store online) dopo due anni di lavoro, avvicendamenti, vicissitudini e che è curata da Federica Marchetti, che figura anche tra le autrici, assieme a Carolina Invernizio, una delle maestre della letteratura d’appendice e anche una delle prime scrittici italiane di giallo, scelta come testimonial d’eccezione di questa impresa che non è solo in giallo, ma anche in rosa!

 

La raccolta “Omicidio, lei scrisse” mette assieme una terna storicamente discriminata: racconto, giallo, donne. Soffermiamoci innanzitutto sul racconto: quanto è difficile condensare la complessità della trama di un giallo e mascherare l’indizio rivelatore in una forma breve? La parola alla curatrice, Federica Marchetti.

“Dipende dal modus operandi dell’autore: chi è prolisso e descrittivo preferisce il romanzo, chi invece è più succinto trova la forma breve del racconto la sua misura ideale. Il romanzo, a causa della lunghezza, può rappresentare un’insidia soprattutto per il genere giallo che deve quadrare e non deludere nel finale. Nelle poche pagine di un racconto è difficile ma non impossibile rispettare le regole: occorre tenere a bada la propria creatività e limitarsi alle linee generali senza perdersi nei dettagli. Personalmente preferisco il romanzo ma tenere le fila di una storia più lunga e complessa comporta altri rischi.”


Il “giallo” è spesso considerato un romanzo “di genere” con un’accezione vagamente critica e sminuente, come se si limitasse a trame avvincenti, sì, ma prive di spessore letterario, psicologico e storico. Possiamo spezzare una lancia a favore dei gialli e degli indimenticabili scrittori e scrittrici che vi si sono dedicati?

“Il genere ‘giallo’ ha sofferto la sua posizione subalterna rispetto alla letteratura con la ‘L’ maiuscola dalle sue origini fino al 1980 cioè fino a quando Umberto Eco uscì con ‘Il nome della rosa’ che, dall’alto della sua caratura letteraria, offrì al genere un posto d’onore. Il giallo o poliziesco (in Italia) o mystery o detection o thriller (nei paesi anglofoni) o polar o noir (in Francia) è il genere perfetto per raccontare le pieghe della società di fronte al crimine peggiore: il delitto. L’umanità uccide per tre motivi: denaro, amore e paura. La struttura del giallo classico obbliga alla risoluzione dell’enigma e all’inevitabile cattura del colpevole: il suo finale è rassicurante e catartico. Per queste ragioni il giallo è il genere principe degli ultimi anni, quello ha raggiunto i vertici delle vendite in ogni ambito. Gli autori si sono centuplicati, gli editori non pubblicano altro, le serie televisive hanno toccato ogni ambito del genere, trame e personaggi sono scesi negli abissi della società. All’epoca delle sue origini (dalla seconda metà dell’Ottocento), i personaggi avevano poco spessore, gli autori sembravano più interessati a raccontare i vizi della società e le successive indagini che mettevano in risalto l’intuito degli investigatori (Dupin, Holmes, Poirot ecc). In tempi più recenti, invece, la psicologia è entrata a gamba tesa nei romanzi gialli/thriller trasformando le storie in vere e proprie discese agli inferi dove l’animo umano viene letteralmente sezionato a vantaggio delle indagini.”

 

Quanto alle donne, credo che nell’ultimo secolo il loro valore e contributo alla letteratura mondiale sia stato universalmente riconosciuto, sia per qualità che per quantità. Nell’approcciare i gialli, esiste un punto di vista o per così dire una “mano” che si può riconoscere come femminile?

“Le donne, si sa, sono state storicamente penalizzate nelle azioni, nei pensieri e nelle opinioni. La letteratura di tutti i tempi e di tutte le nazionalità è soprattutto maschile, le donne non studiavano e non potevano cimentarsi nelle arti senza nascondersi dietro agli uomini. Ovviamente per quanto riguarda il giallo, il primo nome femminile che viene in mente è quello di Agatha Christie, tuttora indiscussa regina del genere, la terza più letta al mondo dopo la Bibbia e William Shakespeare. Christie ha decodificato un genere prettamente maschile (codificato dai suoi colleghi) nobilitando: l’arte del pettegolezzo, usato come strumento d’indagine; il triangolo d’amore costruito come teatro di impensabili delitti; il veleno scelto come arma prediletta. Ancora oggi è vista come una maestra di contenuti, di intrecci e di genialità. Oltre a lei ci sono state anche Margery Allingham, Anna Katharine Green, Dorothy L. Sayers, Mary Roberts Rinehart, Carolyn Wells, Mignon G. Eberhart, Ngaio Marsh, Ethel Lina White che hanno scritto importanti pagine del giallo di quella che ancora oggi è considerata la sua età dell’oro. Se l’autrice vuole, il punto di vista femminile risulta prorompente e riconoscibile ma se la signora in questione si nasconde dietro uno pseudonimo maschile inganna lettori e critici: penso, per esempio, a Robert Galbraith e ai gialli con il detective Strike scritti in realtà da J. K. Rowling (l’autrice della saga di Harry Potter) intensi e ben scritti dove l’animo femminile della loro creatrice non trapela mai.”


Come è nata in te l’idea di una raccolta di racconti gialli al femminile e come hai selezionato le autrici?

“L’idea mi è venuta anche per fare lo sgambetto a tutti gli ‘amici’ scrittori di giallo che mi hanno spesso ignorata e tagliata fuori dai loro progetti corali dove nella moltitudine di firme maschili inserivano l’esordiente di turno (giovane e carina) o la firma prestigiosa di un’autrice conosciuta (agée). Mi è piaciuta l’idea di un progetto di sorellanza e di come donne di diversa provenienza geografica e letteraria potessero concepire brevi storie con delitti. Ho faticato a creare un gruppo coeso che arrivasse fino in fondo. Non ti nego che ci sono state controversie, defezioni, marce indietro, fraintendimenti ma alla fine la voglia di partecipare a questo progetto ha prevalso e coloro che sono rimaste si sono dette soddisfatte del risultato finale.”


Tornando al giallo come supposta forma minore e ampliando questo concetto, c’è da parte di molti intellettuali o supposti tali una sorta di diffidenza verso la letteratura “facile” e verso quegli autori, alcuni molto famosi, che piacciono al vastissimo pubblico. Che cosa ne pensi di questo atteggiamento e, parallelamente, della cosiddetta letteratura d’appendice?

“La nostra testimonial Carolina Invernizio, inserita di diritto tra i nostri racconti, è la dimostrazione che l’intellighenzia non apprezza la forma del giallo perché ritenuto mera letteratura di intrattenimento senza spessore né valore letterario ma autori come Eco, Sciascia, Simenon, Poe, Borges, Dürrenmatt, hanno dimostrato il contrario. Purtroppo nell’immaginario collettivo di una parte degli intellettuali la quantità è destinata a danneggiare la qualità quindi se un libro vende tante copie e diventa un fenomeno commerciale perde valore. Invernizio, derisa, criticata, osteggiata ma già ai suoi tempi capace di vendere molte copie (e all’epoca il tasso di analfabetismo era altissimo) è stata poi ignorata e solo in tempi recenti rivalutata e ripubblicata.”


Tra i racconti della raccolta ce n’è anche uno tuo. Che stimoli ed emozioni dà la scrittura di un giallo?

“Io amo il giallo fin da quando ero bambina. Sono cresciuta a pane e sceneggiati Rai, gialli compresi. Come lettrice ho cominciato da adolescente con i Gialli Mondadori per ragazzi e le storie di Nancy Drew, dei Tre investigatori, degli Hardy Boys. Ho proseguito con Agatha Christie, Arsenio Lupin e Sherlock Holmes. Poi sono arrivati i telefilm polizieschi e da lì il giallo mi è letteralmente entrato nel sangue. Quando ho cominciato a pubblicare libri (perché di scrivere ho iniziato fin da bambina con raccontini e poesie) mi è venuto spontaneo muovermi sul terreno del giallo: immaginare un delitto e risolverlo è un gioco stimolante e divertente che non annoia mai soprattutto chi lo crea. Per il racconto inserito nell’antologia ho scelto le mie due libraie ficcanaso che a Viterbo gestiscono la libreria-caffetteria Il Gatto Nero dove tra clienti, amici, curiosi, turisti, fidanzati, ex mariti e scrittori di passaggio, le due inciampano spesso su un delitto che dovranno risolvere … come vuole la tradizione del giallo classico, da Miss Marple a Jessica Fletcher!”

 

LA CURATRICE - Federica Marchetti è scrittrice, freelance, blogger, webmaster e art director. Nata a Viterbo nel 1966, ha esordito poco più che ventenne con la poesia. Si è laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne con la tesi sullo scrittore francese Léo Malet. Nel 2000 ha creato la fanzine sul giallo “Il Gatto Nero” e per tre anni ha insegnato inglese nella scuola pubblica.

Oltre a collaborare con siti e riviste, ha organizzato e curato numerosi incontri culturali tra cui la rassegna “Viterbo in Giallo”. Nella sua città cura club di lettura, ha collaborato con Caffeina Culture e Ombre Festival, ha organizzato cene con delitto (scrivendone anche i testi). Finora l’autrice ha pubblicato venticinque libri tra narrativa, saggistica e un curioso libro autobiografico. Il suo sito è www.ilgattonero.it.

 

LE AUTRICI DELLA RACCOLTA - Alice Bellini, Maria Bellucci, Sonia Bucciarelli, Claudia Celé, Marina Crescenti, Patrizia Debicke, Alessandra D’Egidio, Maria Rosa Donati, Elena Invernizzi, Maria Grazia Mantovani, Federica Marchetti, Laura Marinaro, Anna Maria Pierdomenico, Alessandra Ruspoli, Stefania Sada, Monica Saraca, Monica Testi, Maria Delfina Tommasini. E la partecipazione straordinaria di Carolina Invernizio.

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