Quante e quali sono le basi militari Usa in Italia
Ci sono otto principali basi militari americani in Italia, navali e aeree. Ma ci sono anche molte altre strutture di servizio e anche basi segrete
Le principali e le più conosciute sono Sigonella, Aviano e Camp Derby. Ma in realtà le basi militari americane in Italia sono di più. Ce ne sono otto (erano nove contando quella della Maddalena, che è stata smantellata), più tutta una serie di strutture (circa un centinaio) dislocate per la penisola per un totale di quasi 13 mila militari americani che vivono e operano su suolo italiano. Centri di ricerca, depositi, poligoni di addestramento, stazioni di telecomunicazione e antenne radar nel quadro della Nato. Sempre in Italia ci sono poi anche dei siti non conosciuti, le cosiddette basi segrete, che sarebbero circa una ventina.
COME SONO REGOLATE LE BASI
Funzionano e sono regolate da una serie di accordi, in parte secretati, che di fatto le pongono sotto la diretta giurisdizione degli Usa, secondo un principio di extraterritorialità: l’Italia ha accordato all’America la possibilità di avere basi sul territorio italiano con un accordo bilaterale che risale al 1954 (il Bilateral Infrastructure Agreement), il cui testo non è mai stato reso noto nella sua interezza. L’accordo è poi stato aggiornato nel 1973 e ancora rinnovato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995. Anche si questo testo, non si conosce tutto. Si sa, però, che stabilisce che la responsabilità delle operazioni svolte nelle basi ricade sui vertici Usa. “Ci sono delle autorizzazioni tecniche per operazioni non cinetiche, non di bombardamento”, ha detto ieri mattina Giorgia Meloni su Rtl 102.5. E ha aggiunto: “Se arrivassero richieste di uso di basi italiane per fare altro, dovremmo deciderlo con il Parlamento. Al momento non abbiamo nessuna richiesta in questo senso”.
QUALI SONO LE BASI
Camp Darby (tra Livorno e Pisa): si tratta di una base logistica Usa nata negli anni Cinquanta. E’ uno dei principali depositi di armamenti e materiali militari statunitensi in Europa: ci sono missili, ordigni e munizioni di ogni tipo. È servita anche da un canale dedicato che, dal porto, arriva fino al cuore della struttura militare.
Sigonella, in Sicilia, si trova la Naval Air Station Sigonella. È forse la principale base Usa in Italia e rappresenta il principale centro operativo dell’aviazione navale americana nel Mediterraneo.
Aviano (Pordenone): qui si trova la base aerea utilizzata dalla United States Air Force. Ospita il 31esimo Fighter Wing, una delle principali unità operative statunitensi presenti in Europa. Ci sono i ‘famosi’ jet F16 del 31esimo Stormo, alcuni dei quali nei giorni scorsi sono stati traferiti in Medio Oriente.
Ghedi (Brescia): creata nel 1962, la base è utilizzata come infrastruttura per lo stoccaggio di armamenti e munizioni. Dal 2007 fornisce supporto operativo al 52esimo Fighter Wing dell’US Air Force e alle unità italiane integrate nelle operazioni Nato.
Vicenza: la caserma Ederle è sede della 173esima Airborne Brigade dell’United States Army, brigata paracadutisti impiegata nelle operazioni in Europa, Africa e Medio Oriente. Hanno già combattuto in molti scenari di guerra e potrebbero entrare in azione nel caso di un’azione sull’Iran via terra. Nella stessa area si trova anche l’installazione di Motta di Livenza.
Gaeta (Latina): il porto ospita un punto di attracco e supporto logistico per le unità navali della Sesta Flotta statunitense.
Napoli: nell’area di Lago patria ha sede l’Allied Joint Force Command Naples, uno dei principali comandi operativi della Nato in Europa. All’aeroporto di Capodichino, invece, c’è il quartier generale delle forze navali statunitensi in Europa e Africa.
Niscemi ( Caltanissetta): qui ha sede il Muos (Mobile User Objective System), un potente sistema di comunicazioni satellitari gestito dalla Marina Usa.
LE PAROLE DI CROSETTO
Con l’avvio della guerra tra Usa e Israele e Iran, il tema delle basi americane in Italia è tornato prepotentemente tra gli argomenti più dibattuti. Come possono essere utilizzate? Chi decide? L’Italia ha poteri decisionali? Il ministro della Difesa Guido Crosetto, ieri, alla Camera ha detto questo: “L’utilizzo delle basi militari sul territorio nazionale, specie quelle Usa, avviene in aderenza ad accordi quali il Nato Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995. Come si può facilmente notare, quindi, tali cornici giuridiche regolamentano queste attività da decenni e nessun governo ha avvertito l’esigenza di modificarle”.
L’ARTICOLO 11 DELLA COSTITUZIONE
L’utilizzo delle basi americane rischia in andare in conflitto con l’articolo 11 della Costituzione italiana, secondo cui “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. È proprio su questo punto che l’opposizione è più allertata vista la situazione di questi giorni. “Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”, ha detto ieri la premier Giorgia Meloni.
(nell’immagine di copertina l’ingresso della base di Campo Darby)
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