Ucraina-Russia-Usa, trilaterale negli Emirati per porre fine alla guerra: resta il nodo Donbass
Ad Abu Dhabi ripartono i negoziati che puntano a trovare un accordo di pace tra Mosca e Kiev. Durante l'incontro verranno discussi quattro documenti differenti, ma il problema principale rimane la porzione di territorio nel Donetsk che Putin reclama e che Zelensky non vuole cedere
Un solo tavolo e tre interlocutori: Ucraina, Russia e Stati Uniti. Nella giornata di oggi, venerdì 23 gennaio, è previsto il primo incontro trilaterale dei negoziati per porre fine al conflitto tra Mosca e Kiev, che ormai va avanti da quasi quattro anni. Negli Emirati Arabi gli emissari di Putin, guidati dall'ammiraglio russo Igor Kostyukov, si incontreranno con Donald Trump e Volodymyr Zelensky, come confermato anche dal consigliere diplomatico del Cremlino Yuri Ushakov: "È stato concordato che già oggi si terrà ad Abu Dhabi la prima riunione di un gruppo di lavoro trilaterale sulle questioni di sicurezza. L'incontro tra Putin e Witkoff di giovedì - ha aggiunto - è stato utile sotto ogni aspetto".
Il trilaterale negli Emirati Arabi
La delegazione ucraina negli Emirati sarà composta dal capo dell'ufficio presidenziale e dal suo vice, Kyrylo Budanov e Serhii Kyslytsia, dal leader parlamentare del partito Servitore del Popolo e negoziatore, David Arakhamia, e dal capo di Stato Maggiore dell'Ucraina, Andrii Hnatov. "Gli americani hanno fatto molto per preparare questa riunione e sperano che sia un successo e apra la strada al progresso su tutte le questioni relative alla fine del conflitto - ha sottolineato Ushakov -. Siamo sinceramente interessati a una risoluzione del conflitto attraverso mezzi politici e diplomatici. Finché ciò non accadrà, la Russia continuerà a perseguire i suoi obiettivi sul campo di battaglia".
Dopo gli incontri preliminari avvenuti nelle scorse settimane, i negoziatori avrebbero una "base" di quattro documenti diversi che puntano a trovare un accordo di pace. Tra questi c'è anche quello che prevede la cessione del Donbass alla Russia, la porzione del Donetsk che Putin non è riuscito a conquistare, ma sui cui il presidente ucraino ha sempre risposto "no". Un punto sottolineato anche da Ushakov: "Soprattutto, durante questi colloqui tra il nostro presidente e gli americani, è stato ribadito che senza risolvere la questione territoriale secondo la formula concordata ad Anchorage, non c’è speranza di raggiungere un accordo a lungo termine". Donald Trump, a bordo dell'Air Force One, ha detto di essere ottimista in vista di una soluzione del conflitto tra Russia e Ucraina: "Stanno facendo concessioni entrambi. Penso che Zelensky e Putin vogliano trovare un accordo".
Il nodo del Donbass
Un nodo Donbass è cruciale anche per Zelensky: "La questione dei territori nell'est dell'Ucraina non è ancora stata risolta e continua a rappresentare la parte più difficile nei negoziati. Al trilaterale verranno discusse diverse varianti per sbloccare l'impasse". L'obiettivo di Mosca fin qui è stato molto chiaro: ottenere il Donbass, in qualsiasi modo, con la diplomazia o con le armi. In realtà, le truppe di Mosca sono lontane dall'obiettivo di controllare l'intera regione. Kiev non è intenzionata a prendere in considerazione sacrifici territoriali, soprattutto senza prima aver consultato la popolazione con un referendum. Lo stallo, inevitabile, dura da mesi, per la frustrazione di Trump che non riesce a completare la missione da pacificatore. "Abbiamo incontrato il presidente Trump e i nostri team stanno lavorando quasi ogni giorno. Non è semplice. I documenti volti a porre fine a questa guerra sono quasi, quasi pronti - ha aggiunto Zelensky -. Il dialogo con Trump non è semplice, nonostante l'incontro positivo avuto a margine del World Economic Forum".
Europa "smarrita" e "spettatrice"
Zelensky ha lanciato anche una "frecciata" ai Paesi europei, riconoscendo gli Stati Uniti come unico interlocutore occidentale: "L'Europa sembra intrappolata nel copione del "film 'Il giorno della marmotta': facciamo le stesse cose ogni giorno per mesi, anni. Non si può vivere così. L'Europa sembra ancora più una questione di geografia, storia e tradizione che una vera forza politica. Non una grande potenza. Non dovremmo accettare l'idea che l'Europa sia solo un insieme di potenze piccole e medie, condite con nemici dell'Europa. Quando siamo uniti, siamo davvero invincibili. L'Europa può e deve essere una forza globale. Non una forza che reagisce in ritardo, ma una forza che definisce il futuro".
Ma per il presidente ucraino il quadro è totalmente differente: "Invece di diventare una potenza veramente globale, l'Europa rimane un affascinante ma frammentato caleidoscopio di potenze piccole e medie. Invece di assumersi la responsabilità decisiva di difendere la libertà in tutto il mondo, soprattutto ora che l'attenzione dell'America si sta spostando altrove, l'Europa sembra smarrita. Alcuni cercano di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare rotta. Ma lui non cambierà. Il presidente Trump ama ciò che è. Dice di amare l'Europa, ma non ascolterà questo tipo di Europa. Qual è il messaggio che mandiamo a Putin, alla Cina? L'Europa resta in modalità Groenlandia, quasi spettatrice. Forse un giorno qualcuno farà qualcosa".

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