Vertice con Meloni, massima attenzione ma nessun allarme gas La premier 'È una crisi pericolosa'. Tajani convoca l'ambasciatore iraniano: 'Non siamo in guerra'

Redazione • 4 marzo 2026

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L’attenzione del governo è "massima", ma per ora non filtra preoccupazione per i risvolti del conflitto sulla sicurezza energetica dell'Italia.

E se la crisi dovesse risolversi nell'arco di un mese potrebbero non essere necessari particolari interventi, anche se si stanno valutando "possibili azioni di mitigazione". Il tema è stato affrontato nelle riunioni di governo convocate da Giorgia Meloni, per fare il punto anche sulla sicurezza degli italiani nelle aree del Medio Oriente e del Golfo, a quatto giorni dall'esplosione della guerra con l'attacco di Usa e Israele all'Iran e la controffensiva di Teheran, che ha colpito anche Cipro.

 


 

 

Una reazione per cui il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l'ambasciatore iraniano, ribadendogli che "l'Italia non è in guerra". "Una nuova pericolosa crisi internazionale", l'ha definita la premier a un evento sugli 80 anni del voto alle donne in Italia, esprimendo "ammirazione e profonda gratitudine" per quelle iraniane che "con la loro tenacia ci ricordano quanto preziose siano le conquiste ottenute". Ancora non sono stati comunicati contatti diretti con Donald Trump o Benjamin Netanyahu, al termine di una giornata (agitata da falsi allarmi bomba nelle sedi di FdI e Stampa estera, a Palazzo Grazioli, nonché da quello per una valigia abbandonata vicino a Palazzo Chigi) aperta con una doppia riunione di governo. Alla prima, oltre a Meloni e Tajani, hanno partecipato i ministri Guido Crosetto (Difesa), Gilberto Pichetto (Ambiente e sicurezza energetica) e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari: sul tavolo gli "sviluppi della crisi" e le "ulteriori misure per assistere e garantire la sicurezza dei cittadini italiani presenti nelle aree coinvolte", su cui l'esecutivo assicura "massimo impegno". Poi il vertice si è allargato a Claudio Descalzi e Agostino Scornajenchi, amministratori delegati di Eni e Snam, colossi pubblici dell'energia, con cui è stata fatta "un'analisi dell'impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati dell'energia e sull'economia", nonché di "azioni di mitigazione che il governo potrebbe adottare nel breve e medio periodo". Tajani spiega che sono allo studio misure "soprattutto per le imprese che si occupano di commercio con l'estero", e con "alcune di queste" sono stati avviati colloqui "per valutare gli aiuti che si possono dare". È ancora presto, però, per pensare a portare misure in Cdm (il prossimo potrebbe essere venerdì, e potrebbe essere varato il Piano casa).

 

Sul fronte del gas "non ci sono problemi nel breve periodo", nota una fonte di governo, perché le scorte obbligatorie di opportunità sono "corpose" e lo Stretto di Hormuz per ora non è chiuso. Gli stoccaggi a novembre sfioravano il 95%, secondo i dati di Snam. E il Gnl - per cui il Qatar ha bloccato la produzione nel principale impianto mondiale - per l'Italia vale solo un terzo delle importazioni. Presto, però, bisognerà pensare agli stoccaggi per l'inverno prossimo, e si seguono con attenzione le oscillazioni del Ttf, il prezzo del gas europeo alla Borsa di Amsterdam. Non sono in vista modifiche al decreto bollette, con cui il governo punta a disaccoppiare "di fatto" il prezzo dell'elettricità da quello del gas. Domani sono convocati gruppi di crisi Ue per l'energia e Meloni si aspetta "risposte concrete" dal Consiglio europeo del 19 marzo. Alla vigilia la presidente del Consiglio sarà in Parlamento per le comunicazioni (il 13 maggio ci sarà invece il premier time in Senato), anche se le opposizioni chiedono che riferisca prima alle Camere sull'Iran. Il centrosinistra insiste anche sul caso Crosetto, che a Meloni ha creato non pochi imbarazzi. "Riguarda l'intero governo - l'affondo del Pd con Peppe Provenzano - se Crosetto dice che i Servizi non potevano non sapere e i Servizi dicono che non sapevano nulla. Se c'è un problema tra il ministro della Difesa e l'autorità delegata ai Servizi bisogna discuterne in Parlamento". Per il M5s, Crosetto deve dimettersi: "I suoi chiarimenti sulle sue ferie in zona di guerra sono contraddittori e grotteschi". E, aggiunge il partito di Giuseppe Conte, deve chiarire anche "se le basi di Sigonella e la stazione Muos di Niscemi sono già coinvolte".


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Fissati per il 20 ottobre gli interrogatori dei due ragazzi indagati per la scia di violenze nel quartiere Monteverde. La Procura per i minorenni di Roma ha ufficialmente aperto un fascicolo d’inchiesta a carico di due giovani di 16 e 17 anni, ritenuti i componenti della cosiddetta "banda della minicar", responsabile di una serie di violente aggressioni consumatesi nel quartiere Monteverde. I capi d'accusa ipotizzati dai magistrati sono di estrema gravità: tentato omicidio, lesioni personali aggravate e percosse in concorso. L’indagine, coordinata dalla Procuratrice Giovanna Lebboroni, fa seguito ai drammatici fatti avvenuti tra il 4 e il 5 ottobre scorsi. I due minorenni, a bordo di una vettura microcar, avrebbero messo in atto ben sei raid punitivi ai danni di passanti scelti a caso. Tra gli episodi più gravi figura il violento pestaggio dell'attore Davide Iacopini, ricoverato in terapia intensiva al San Camillo a causa dei traumi riportati. I due indagati, già individuati e rintracciati dalle forze dell’ordine grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e al sequestro del veicolo, sono stati ufficialmente convocati per il prossimo 20 ottobre 2026, data in cui verranno sottoposti a interrogatorio formale davanti all'autorità giudiziaria. Nel frattempo, le attività investigative proseguono a ritmo serrato. Gli inquirenti hanno disposto il sequestro dei telefoni cellulari dei ragazzi e della dashcam installata a bordo della minicar. L'analisi dei dispositivi, attualmente in corso, sarà fondamentale per verificare l'eventuale presenza di video o elementi utili a ricostruire l'esatta dinamica e la pianificazione dei raid.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 16 ottobre 2026
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è intervenuto direttamente nel dibattito sollevato dalle recenti dichiarazioni della Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, in merito all'accordo energetico sul gasolio siglato tra Washington e la Russia di Vladimir Putin. Rispondendo a una domanda posta a Washington dal collaboratore dell'Adnkronos, Iacopo Luzi, il Presidente Trump ha voluto ridimensionare la portata bilaterale dell'intesa, inserendola in un quadro macroeconomico internazionale. "Nel complesso non è una gran cosa, ma è un accordo che riguarda il mondo. Non è un accordo per noi", ha dichiarato l'inquilino della Casa Bianca. Trump ha poi sottolineato l'impatto positivo dell'operazione sulla stabilità delle forniture: "Loro immetteranno sul mercato del diesel. Quindi è una buona cosa, è una buona cosa. Ma in realtà non è un accordo che ci riguarda direttamente. È un accordo globale". La replica giunge a quarantotto ore dal discorso tenuto dalla premier Meloni al Senato della Repubblica, durante il quale l'intesa sul gasolio russo era stata definita "una scelta molto rischiosa" e dal "risultato dubbio". Pur condividendo l'esigenza di contenere i costi energetici per famiglie e imprese, Meloni aveva evidenziato come l'impennata dei prezzi del carburante fosse da attribuire principalmente al conflitto in Iran e non alla crisi in Ucraina. A sostegno della linea presidenziale è intervenuta anche la portavoce della Casa Bianca, Taylor Rogers, la quale ha ribadito l'efficacia del negoziato condotto da Trump, definendolo "un altro ottimo accordo per rifornire il mercato globale". L'amministrazione statunitense difende così la natura strategica dell'intesa, considerata uno strumento necessario per calmierare i mercati mondiali dei prodotti raffinati, nonostante i dubbi manifestati da Roma sulla tenuta e sulla reale efficacia geopolitica della misura.
Autore: REDAZIONE • 16 ottobre 2026
Il Presidente ucraino interviene a Bruxelles delineando i costi del conflitto per il prossimo anno e lancia l'allarme sulla tenuta del continente. Tensioni a distanza con Donald Trump. B RUXELLES (16 ottobre 2026) – Nel corso del suo intervento odierno al vertice del Consiglio Europeo a Bruxelles, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivolto un drammatico appello ai leader dell'Unione Europea, delineando le catastrofiche conseguenze umanitarie ed economiche in caso di un collasso del fronte difensivo contro la Russia. L'allarme umanitario e il costo della guerra Zelensky ha stimato che una sconfitta dell'Ucraina spingerebbe verso i confini europei un'ondata migratoria senza precedenti: "Se cadiamo, verranno non so quanti profughi in Europa, 20 milioni di ucraini. Ci distruggeranno, ci spingeranno fuori: per questo vi chiediamo di difendere il nostro Paese". Sul piano finanziario, il leader ucraino ha quantificato in 155 miliardi di euro il costo complessivo del conflitto per il 2027, avanzando una richiesta esplicita ai partner europei: "Abbiamo bisogno di almeno altri 70 miliardi di euro da parte vostra: per la difesa, per le armi e per la nostra resilienza. Si tratta di una cifra realistica che ci aiuterà a tenere a bada la Russia". Scudo aereo e Progetto Freja Sul fronte della sicurezza immediata in vista della stagione fredda, Zelensky ha rassicurato la stampa spiegando che l'Europa dispone attualmente del numero di intercettori Patriot necessario per permettere al Paese di superare l'inverno. Sul lungo periodo, il Presidente ha annunciato un’accelerazione sul fronte tecnologico: "Procederemo con il progetto Freja per arrivare alla nostra difesa missilistica indipendente. Se l'Europa ci sostiene unita, il futuro sarà più facile". Le tensioni internazionali e il quadro politico Il vertice si inserisce in un clima di forte pressione internazionale, acuito dalle recenti dichiarazioni di Donald Trump. In un'intervista rilasciata a Newsmax, Trump ha espresso forti critiche verso la leadership ucraina, definendo Zelensky un interlocutore "più difficile da gestire rispetto a Vladimir Putin" e ribadendo la necessità di indire nuove elezioni in Ucraina. Trump ha inoltre sostenuto che la guerra non sarebbe mai iniziata se l'esito delle elezioni statunitensi del 2020 fosse stato differente. A margine dei lavori del Consiglio Europeo, si registrano infine importanti dinamiche diplomatiche interne all'UE: fonti diplomatiche di Madrid hanno infatti confermato il raggiungimento di un’intesa tra la Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, e il Primo Ministro spagnolo, Pedro Sánchez, in merito alla revoca di determinati controlli di frontiera.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 16 ottobre 2026
Al termine del Consiglio Europeo a Bruxelles, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sulle accese mobilitazioni studentesche e sindacali che oggi hanno interessato i principali centri italiani in occasione dello sciopero nazionale della scuola. Pur riconoscendo il valore della partecipazione democratica, la premier ha espresso una netta e ferma condanna nei confronti dei disordini e degli atti di guerriglia urbana registrati durante i cortei, in particolare a Roma e a Torino. "Le manifestazioni degli studenti sono un fatto bello, perché dimostrano voglia di partecipare, ma senza violenza" ha dichiarato la presidente Meloni, ricordando la propria passata esperienza personale nella militanza giovanile. "Sono sempre contenta quando c’è la mobilitazione, penso sempre che sia un fatto bello nella democrazia che le persone vogliano dire la loro. Cosa diversa è la violenza, cosa diversa sono le bombe carta, cosa diversa è aggredire le forze dell'ordine. Su questo dobbiamo essere molto chiari". La giornata di sciopero, indetta per rivendicare salari più equi per docenti e dirigenti e dare voce alle proteste degli studenti nell'ambito del "No Meloni day", ha visto l'attivazione di massicci dispositivi di sicurezza. Nonostante ciò, si sono verificati momenti di forte tensione, culminati con il lancio di petardi contro il Ministero dell'Istruzione a Roma e cariche di alleggerimento a Torino, dove si contano tre minorenni arrestati e circa 50 identificati. Ulteriori disordini e fermi sono stati segnalati anche nelle città di Genova, Treviso e Verona. Il Governo ribadisce la totale apertura al dialogo con il mondo della scuola e al confronto democratico, ponendo tuttavia come limite invalicabile il rispetto della legalità e l'incolumità delle forze dell'ordine e dei cittadini.
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