Conte e Schlein rendez-vous a Montecitorio. Sherpa al lavoro
Le strade di Giuseppe Conte ed Elly Schlein si incrociano in uno dei corridoi della Camera...
ROMA – È un attimo. Le strade di Giuseppe Conte ed Elly Schlein si incrociano in uno dei corridoi della Camera, davanti all’ascensore che porta al primo piano. Il leader dei Cinquestelle conversa fitto con uno dei suoi vice, Michele Gubitosa, con cui ha appena pranzato al ristorante di Montecitorio. Incrociano il deputato Pd Toni Ricciardi. Si salutano sorridenti. “È un irpino come me”, lo introduce Gubitosa a Conte. Poi i due pentastellati prendono le scale che stanno davanti all’ascensore, proprio mentre la segretaria del Pd s’infila tra le porte scorrevoli assieme alla capogruppo Chiara Braga. I due, Conte e Schlein, non si vedono.
L’ex premier sale i gradini del doppio scalone e quando arriva al primo piano le porte dell’ascensore sono già aperte. Schlein è lì che cammina davanti a lui, a pochi metri, lungo il “passetto” che collega Montecitorio al palazzo dei gruppi parlamentari. Potrebbero aspettarsi, incontrarsi. La scena si svolge davanti al cronista dell’agenzia Dire. Fermiamo Schlein: segretaria, c’è Conte, perché non dire assieme una parola definitiva sulle primarie? “Mi spiace- risponde lei- ma sono molto raffreddata”, e prosegue di fretta verso gli uffici del Pd. Conte si arresta a pochi passi e liquida la situazione con una battuta: “Come facevate a sapere che abbiamo una riunione riservata proprio ora e proprio qui?”. Non è vero: insieme a Gubitosa si avvia verso gli uffici del Movimento Cinquestelle, che stanno sopra a quelli del Pd. Nessun saluto.
Non parlarmi, non ti sento. Conte e Schlein, una distanza plastica sotto gli occhi dei gruppi parlamentari e dei cronisti. Presenti alla Camera per il voto di fiducia sulla legge elettorale, il leader dei Cinquestelle e la segretaria del Pd si ignorano o quasi. Sbiadiscono le foto. Quella al ristorante con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni; lo scatto che li immortala tutti assieme a Testaccio, sul palco della festa di Avs.
I due si sono visti una settimana fa, privatamente. Un accordo di massima sulle primarie. Poi Conte rende pubblica l’offerta che ha fatto a Schlein: “Ho proposto un terzo nome e mi ha detto di no”. Una rivelazione che la segretaria del Pd non ha gradito, ed è un eufemismo. Tanto da spingerla a contrattaccare davanti alla direzione del partito: “Siamo generosi ma non ingenui. Uno non vale uno”. Poco importa che il nome sia quello di Roberto Gualtieri, che alcuni deputati a lui vicini come Claudio Mancini sponsorizzano da giorni; ci sarebbero anche dei sondaggi sul sindaco di Roma. Il timore, ragionano alcuni parlamentari del Pd, è che Conte provi a scavalcare Schlein parlando direttamente al popolo del centrosinistra in vista delle primarie. Una tattica che non piace dalle parti del Nazareno.
Ieri sera, alla presentazione del libro di
Dario Franceschini, i due si sono scambiati un saluto rapidissimo, di cortesia. Oggi, a Montecitorio, succede lo stesso. Il primo a palesarsi è Conte, intercettato davanti alla buvette. Sul tavolo c’è la proposta di Igor Taruffi, braccio destro della segretaria nelle trattative con gli alleati, di fare le primarie a inizio 2027. L’ex premier, invece, ha fretta: “Della data ne parleremo con gli alleati” premette, prima di precisare: “Non possiamo rimanere a tempo indefinito nella totale incertezza”.
I Cinquestelle, che hanno già presentato il programma di governo lo scorso 20 settembre, non vogliono tirare il freno. Mentre Conte parla con i cronisti di Pedro Sanchez, passa Schlein. Potrebbe essere un’occasione per fare chiarezza, a favore di taccuino. “Ciao Giuseppe”, grida lei, ma poi vola via verso l’aula dove si sta votando. Lui ha a malapena il tempo di risponderle. In Transatlantico ci sono anche gli altri abitanti del campo largo. Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli che punzecchia Giovanni Donzelli (“Malan dice che si vota a maggio e tu dici a novembre, state creando una distrazione di massa), Riccardo Magi che si ritaglia cinque minuti a tu per tu con Schlein nel corridoio dei fumatori.
Quando il segretario di Più Europa se ne va, lei resta sola, zainetto in spalla. Il Pd ha in programma un’assemblea di partito il 18 ottobre, lo stesso giorno in cui Avs presenterà i suoi punti programmatici, e solo dopo il partito di Schlein inizierà a lavorare al programma. Per la data delle primarie non c’è fretta. Nel cortile di Montecitorio Taruffi prova a spiegarlo agli sherpa dei Cinquestelle. Per tutto il pomeriggio i collaboratori di Conte e Schlein si confrontano, provano a ridurre le distanze, a superare il grande freddo che avvolge i leader. La giornata si spegne senza un incontro, appuntamento a domani.

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