Ex Ilva, la corte d’appello di Milano rigetta il ricorso dell’azienda sulla sospensione delle attività
Il prossimo passaggio giudiziario sarà il 20 ottobre quando le Sezioni Unite della Cassazione esamineranno i ricorsi presentati da Ilva Spa e Acciaierie d'Italia
MILANO – La corte d’appello di Milano ha rigettato “i ricorsi proposti da ILVA Spa e da Acciaierie d’Italia Spa – Acciaierie D’Italia Holding Spa, tutte in Amministrazione Straordinaria, con i quali è stata chiesta la sospensione dell’efficacia esecutiva del decreto n.425 reso dalla Corte di Appello di Milano il 09.07. – 27.07.2026″. È quanto si legge nel dispositivo che richiama il ricorso dell’azienda che chiedeva l’immediata sospensione dell’esecutività/efficacia del decreto n. 425/2026, emesso dalla stessa Corte, che ordina a Ilva spa, Acciaierie d’Italia spa e Acciaierie d’Italia holding spa, tutte in amministrazione straordinaria, “la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento Ilva di Taranto, assegnando a queste ultime il termine di giorni novanta, decorrente dall’ultima comunicazione del provvedimento, per il completamento delle operazioni di sospensione sotto la sorveglianza dell’autorità di controllo”.
AMENDUNI (AVV. RICORRENTI): FINITA PER SEMPRE ERA CITTADINI CAVIE
“Quinto verdetto favorevole: cresce la soddisfazione dei miei assistiti, ma cresce anche lo stupore per una politica che sembra non volersi fermare a riflettere sul convergente messaggio che cinque organi giudiziali, di cui uno europeo, hanno espresso: la salute umana e la salubrità ambientale prevalgono sulla produzione industriale inquinante. L’epoca dei cittadini cavie è terminata per sempre”. Lo dice l’avvocato Ascanio Amenduni, che insieme al collega Maurizio Rizzo Striano, assiste l’associazione ‘Genitori tarantini’ nella battaglia legale che ha portato alla sospensione dell’area a caldo dell’ex Ilva entro 90 giorni (28 ottobre 2026). L’avvocato commenta la decisione, pubblicata oggi, dei giudici di Milano di rigettare il ricorso proposto da Ilva Spa e da Acciaierie d’Italia Spa – Acciaierie D’Italia Holding Spa, che chiedevano la sospensione dell’efficacia esecutiva del decreto della stessa Corte milanese che lo scorso 27 luglio ha decretato la sospensione dell’area a caldo. Il prossimo passaggio giudiziario sarà il 20 ottobre quando le Sezioni Unite della Cassazione esamineranno i ricorsi presentati da Ilva Spa e Acciaierie d’Italia contro il decreto dello scorso 27 luglio. “E’ l’ultima tappa, ci stiamo lavorando ma accada quel che accada la politica anche imprenditoriale deve riflettere profondamente”, conclude Amenduni.
CASTELLANA (GENITORI TARANTINI): SMASCHERATE MENZOGNE
“Sono state svelate le menzogne dei richiedenti, che in passato avevano fissato nel 16 settembre la data di non ritorno, passata la quale non si sarebbe più potuto invertire il processo per riavviare l’impianto di produzione a caldo. Grazie all’appassionato lavoro dei nostri avvocati, brillantemente coadiuvati dal legale di Codacons, anche questo tentativo è stato smascherato”. Lo dice alla Dire Massimo Castellana, portavoce dell’associazione ‘Genitori tarantini’ che ha iniziato la battaglia legale che ha portato alla sospensione dell’aria a caldo dell’ex Ilva. Il portavoce commenta la decisione della Corte di Appello di Milano, che ha nuovamente rigettato la richiesta di sospensiva presentata dai legali dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria e di Acciaierie d’Italia spa. “Oggi la Corte di Appello di Milano ha ritenuto che nessun danno deriverebbe agli impianti nei quindici giorni che ci separano dall’udienza in Cassazione”, spiega Castellana. “Attendiamo, quindi, la Cassazione, ricordando che già per ben cinque volte l’azione inibitoria proposta da alcuni iscritti all’associazione Genitori tarantini ha ottenuto un parere favorevole: sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea, ordinanza del tribunale di Milano, decreto della Corte di Appello di Milano e, per ben due volte, il rigetto della richiesta di sospensiva presentata dalle controparti”, conclude.

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