L’incerto confine tra colpa e assoluzione

Anna Maria Rengo • 4 marzo 2026

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Margherita Lollini torna con il suo ultimo libro “Il portaordini della morte” su un’altra tragica pagina di storia della seconda guerra mondiale e si sofferma su dilemmi etici di sempre dolorosa attualità.

 

Semplice ambasciatore (che come da proverbio “non porta pena”), oppure complice e, con le proprie azioni e omissioni, colpevole? Colpevole senza possibilità di redenzione e di assoluzione?

Tra passato e presente, uniti da un lungo e doloroso filo della memoria e della storia, nel suo nuovo libro “Il portaordini della morte. La lunga marcia di Hellion Graimlart” (Minerva Edizioni) trasporta il lettore a Monte Sole, teatro della strage di Marzabotto, uno dei massacri più atroci compiuti dai nazisti in Italia nel 1944. In questo paesaggio carico di memoria e dolore ritorna Hellion Graimlart, ex soldato tedesco, ormai anziano, che intraprende un viaggio fisico e interiore verso i luoghi in cui è stato protagonista, suo malgrado, di una storia di morte. Non è un reduce in cerca di pace, ma un uomo che ha scelto di ricordare, di riaprire le ferite, di guardare in faccia il proprio passato senza alibi. E i suoi interrogativi morali diventano quelli del lettore, mentre Hellion rivive vicende che bruciano ancora sotto la cenere dei decenni passati, alla ricerca di una sintesi, ossia di un perdono, che non è affatto semplice e neppure scontato.

 

Margherita, anche questo suo libro narra e riflette su una pagina della seconda guerra mondiale. Da dove nasce questo suo interesse e vocazione per questo argomento?

“Guardi, posso essere sincera? Me lo domando anch’io. Per me è proprio qualcosa di inspiegabile, non saprei motivarlo a livello conscio. Dovrei dire che gli eventi mi hanno portato su quella strada e io mi sono semplicemente trovata a percorrerla. Muovo i miei passi facendo scoperte io stessa, sapendo che in qualche modo ‘devo’ compierli. E questo ha molto a che fare con il tema di questo libro… Hellion non è molto diverso da me, in questo senso…”

 

Quanto è importante la memoria di quanto è accaduto affinché non accada di nuovo e secondo lei l’Italia e gli italiani hanno sufficientemente fatto un esame di coscienza sui tragici fatti del nazismo e fascismo?

“Secondo me la memoria in sé è importante, ma non è decisiva. Conoscere ciò che è accaduto non è un’esperienza diretta e per quanta teoria possiamo studiare o ci sembra di comprendere la realtà contiene aspetti che non possiamo prevedere. Non capita mai a nessuno che una storia si possa ripetere uguale. Se così fosse, ad esempio, abbiamo un repertorio di eventi esistenziali migliorabili nelle vite altrui che ci hanno preceduto, eppure questo non implica che ci troviamo a vivere secondo un modello di vita per noi ottimale, che ci fa essere pienamente esenti da critiche verso noi stessi.”

 

Dai portaordini alle kapò dei campi di concentramento, in tempi di guerra molte persone sono state costrette a fare, o non fare, scelte etiche che in altri tempi e luoghi non si sarebbero nemmeno poste. Qual è il confine tra etica e obbedienza agli ordini? Qual è il confine tra sopravvivenza propria e morte altrui?

“Questa è la domanda esatta che anch’io pongo nel mio libro. Non ambisco a risolvere il tema, che è troppo vasto. Mi premeva di porre una questione di bilico morale, che resta un equilibrismo. La domanda resta sospesa, quindi, senza risposta. Quello che volevo evidenziare è la stratificazione etica che compone le azioni, e le condizioni dei giudizi che si esprimono. Non è così facile agire, spesso però è assai facile giudicare. Ciò è giusto, ma possiamo per un momento fare finta che non lo sia così tanto? Possiamo cioè smettere di essere sicuri di chi siamo, di cosa faremmo, di come giudichiamo?”

 

È possibile assolversi, o essere assolti, per colpe lontane nel tempo e in contesti del tutti differenti rispetto a quelli attuali?

“La tentazione di scegliere il bene, di saperlo identificare, di sapere agire di conseguenza è una pura tentazione. Possiamo pensare a cosa sia bene, ma sappiamo davvero applicare questo pensiero alla realtà? Siamo così sicuri di essere infallibili? Anche l’autoassoluzione è un mito individuale costante. Per sfuggire ai sensi di colpa, ci assolviamo. Ma potremmo scegliere, invece, di stare in quel bilico? Di non accusarci, ma di non assolverci? Potremmo cioè semplicemente osservarci. La condizione posta nel libro è naturalmente un estremo morale, che ci porta a una definizione di equilibrio nelle nostre singole vite. Si tratta di un problema da interpretare nuovamente nel quotidiano pratico.”

 

Visti con gli occhi contemporanei, l’ascesa del nazismo e del fascismo appaiono come una sorta di follia collettiva. È davvero così e come ha voluto raccontarli?

“Volevo smontare alcuni meccanismi che rendono le certezze individuali delle abitudini che non vediamo più. Il male e il bene, così nettamente riconoscibili, sono una semplificazione narrativa o psicologica, a mio avviso, che ci rassicura del fatto che alcuni mostruosi accadimenti non si verificheranno più o che noi, certamente, ci saremmo comportati differentemente. Ma fino a che ci affidiamo a semplici classificazioni, avviciniamo la probabilità di cadere nel pericolo. La certezza deve sempre essere accompagnata dal dubbio. Ricordiamo che i fatti storici, per quanto oggi incomprensibili o folli, sono realmente accaduti. Non varrebbe allora forse la pena di considerare il fatto che occorre rifuggire dalle categorie e comprendere la necessaria ambivalenza pericolosa della realtà? Dove spesso male e bene si intrecciano mascherandosi l’uno per l’altro? Solo la storia a posteriori può illuminarci su questo. Ma il dubbio del presente ci sveglia dalla possibilità di trovarci in condizioni nuovamente indesiderate.”

 

L’AUTRICE - Margherita Lollini fa il suo esordio nel mondo della scrittura all’età di 29 anni con il volume “Lizzano: racconti di vita” (Odoya, 2013). Successivamente dà vita alla trilogia “Quaderni dell’Appennino” (Fernandel), pubblicando in sequenza “L’Appennino incantato” (2018), “L’Appennino ferito” (2019), “L’Appennino stregato” (2020). La sua passione per il territorio appenninico e per la memoria delle sue storie la conduce a pubblicare, nel 2021, il volume “Io, sopravvissuto di Marzabotto. Storia di un uomo, storia di una strage” (Longanesi) e, nel 2024, “La montagna di fuoco” (Minerva). “Il portaordini della morte. La lunga marcia di Hellion Graimlart” prosegue il suo impegno nel solco della scrittura della memoria.

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Con la direzione musicale di Umberto Tozzi, una storia originale sulla forza dei sogni e della musica, in scena dal 23 ottobre 2026. Dopo aver conquistato le classifiche internazionali ed essere entrata nelle colonne sonore di pellicole cult come Flashdance e The Wolf of Wall Street, la celebre hit "Gloria" si trasforma in un grande spettacolo teatrale. "Gloria il musical" debutterà in prima assoluta il prossimo 23 ottobre 2026 sul prestigioso palco del Teatro Arcimboldi di Milano. Lo show si sviluppa attorno a una storia originale interamente costruita sulle note dei più grandi successi di Umberto Tozzi, il quale firma personalmente la direzione musicale del progetto, garantendo la fedeltà e l'energia dello spirito pop che ha reso immortali i suoi brani. LA TRAMA La protagonista della vicenda è Gloria, una giovane donna determinata a trasformare la propria passione per il canto in una professione. Il suo progetto di vita si scontra irrimediabilmente con le aspettative del padre, che vorrebbe per lei un futuro sicuro all'interno dell'azienda di famiglia. Guidata da un amore viscerale per la musica, Gloria troverà il coraggio di voltare le spalle a una strada apparentemente già tracciata per inseguire la propria libertà e il proprio sogno. IL CAST A dare volto e voce ai protagonisti di questa storia di emancipazione e talento sono due giovani promesse del panorama musicale italiano: Valeria Mancini, nel ruolo di Gloria, e Nick Casciaro, in quello di Marco. Al loro fianco, sul palco dell'Arcimboldi, salirà un cast di grande esperienza composto da Gloria Miele (Eva), Emanuela Fresi (Sara), Toni Fornari (Luca), Elisa Marangon (Carla), Fabio Pappacena (Pietro) e Laura Ruocco (Diomira), supportati da un energico ensemble di ballerini e performer.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 16 ottobre 2026
Il documentario diretto da Dario Zonta e Carlo Zoratti sarà nelle sale italiane fino al 2 dicembre come evento speciale di 7 giorni distribuito da Plaion Pictures. Grande accoglienza alla Festa del Cinema di Roma per la presentazione di "Lorenzo - L'incredibile avventura di Jovanotti", il documentario che racconta sette anni della vita e del percorso artistico di Lorenzo Cherubini. Lontano dai classici canoni del film musicale celebrativo, il progetto nasce dalla precisa volontà dell'artista di mettersi a nudo senza esercitare il controllo totale sul racconto. "Quando è iniziato questo progetto ho detto ai registi Dario Zonta e Carlo Zoratti: 'Voi siete David Attenborough e io la giraffa della savana che non sa di essere ripresa'", ha dichiarato Jovanotti durante la presentazione. "Non volevo uno spot, ma che ci fosse un po' di cinema dentro. Non mi sento padre, ma figlio di questo film". Il documentario, che coincide con il traguardo dei 60 anni dell'artista, scava a fondo nell'anima di Lorenzo, catturando la sua costante evoluzione e quel "bambino" interiore che continua a guidarlo. Un'opera profonda e a tratti disturbante, come l'ha definita lo stesso Cherubini, che segna una linea di demarcazione netta con il passato: "Ho capito che questo lavoro metteva un punto. Coincide con il sentire incombere la fine di un mondo, di quel Jovanotti lì. Ma è un buon segno, mi costringe ad andare oltre e a chiedermi cosa inventarmi ora". L'USCITA AL CINEMA "Lorenzo - L'incredibile avventura di Jovanotti" arriverà nei cinema italiani come evento speciale per soli sette giorni, dal 26 novembre al 2 dicembre 2026, distribuito da Plaion Pictures.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 16 ottobre 2026
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